PHARAOH – Agonia e miseria

Pubblicato il 08/07/2015 da

“Negative Everything” degli americani Pharaoh è stato uno dei dischi più strani e particolari del 2014.  Parliamo di un disco uscito fuori da ogni regola, sfuggito ad ogni senso comune, che ha preso l’hardcore e lo ha sfigurato in un abisso di depressione e miseria senza fine. L’hardcore solitamente fa dei toni belligeranti e della purezza di intenti dei veri e propri cavalli di battaglia ma i Pharaoh, dal canto loro, hanno deciso invece di fare scempio di tutte queste convenzioni, hanno preso il genere e se lo sono portato dietro nella loro profonda malinconia, soffocandolo in una introversione morbosa e malata che gli ha strozzato ogni impulso alla vita e a voler lottare, passando da bastione della lotta e dell’emancipazione a veicolo per una negatività, un pessimismo e una rassegnazione davvero senza fine.  Nella musica dei Pharaoh non ci sono né eroi né nemici da combattere, né morali né ideali, né vincitori né vinti. Tutti perdiamo, tutti siamo miserabili e ogni cosa è degna solo dell’agonia più totale. Trovare un simile approccio in una band hardcore non capita tutti i giorni, ed è per questo che ci sentiamo di dire che, pur nel loro lento e agonizzante abisso mosso al rallentatore, i Pharaoh rimangono una delle band hardcore più uniche e speciali in cui abbiamo mai avuto il (dis)piacere di imbatterci.

PHARAOH - band - 2014

CIAO RAGAZZI, CI RACCONTATE LA STORIA DELLA BAND SINO AD OGGI? SBAGLIO, O LA BAND NASCE DA EX-MEMBRI DEI THE BANNER?
Rich: “I Pharaoh a dire il vero sono nati in seguito allo scioglimento della nostra band precedente, i Chokepoint, scioltisi nel 2008. Erano una band hardcore in pieno stile ‘nineties’. Io mi unii ai The Banner come chitarrista dal 2007 al 2008, per un periodo di tempo molto breve dunque, e ormai lontano, per cui non posso dire che i Pharaoh siano molto ‘imparentati’ con i The Banner”.

HAI SUONATO SU QUALCHE ALBUM DEI THE BANNER?
Rich: “Solo qualcosa su ‘Frailty’, ma la scrittura in quel disco era tutta opera di Joey SS. Lui sapeva cosa scrivere e registrare per cui il mio apporto è stato minimo, l’ho solo aiutato a realizzare il progetto. Lui è molto impegnato nei The Banner, e quella band è essenzialmente il suo progetto personale, la sua creatura”.

QUALI SONO LE PRINCIPALI FONTI DI ISPIRAZIONE DEI PHARAOH?
Frank: “Senza citare solo influenze musicali, devo dire che i brani dell’ultimo disco sono stati rimaneggiati talmente tante volte che forse col passare del tempo tantissime influenze si sono infiltrate. Solitamente la fonte di ispirazione sono film – film disturbanti, per la precisione – notizie drammatiche dalle news, libri incasinati, e anche ovviamente esperienze personali. Musicalmente invece c’è un sacco di roba vecchia nella nostra musica: Moody Blues, Fleetwood Mac, Neil Young, eccetera. Noi nasciamo dal punk, per cui il punk è ovviamente una componente indissolubile del nostro sound, ma band come Black Sabbath, Botch, Vision of Disorder, Deftones e Acid Bath sono le quelle che ci hanno spinto a voler suonare”.
Rich: “Si ci sono un sacco di influenze nella nostra musica. In tour ascoltavamo Bill Withers, Blue Cheer, Talking Heads, Moody Blues, Neil Young e anche roba come Murder City Devils, SunnO))), Black Sabbath, Porcupine Tree, Butthole Surfers, eccetera. Si potrebbe discutere per giorni delle nostre influenze. Ci piace sia la visceralità di artisti come Neil Young, sia band che fanno dell’attenzione al dettaglio e della complessità il loro punto forte. Per noi si tratta principalmente di essere più aperti possibile e approcciare la musica da quante più angolazioni diverse possibile”.

QUESTO VOSTRO “HARDCORE DEPRESSIVO” COME E’ NATO?
Rich: “Non credo che abbiamo inventato nulla, ma l’hardcore è il nostro humus di provenienza, poi ci piace il doom, e tendiamo ad essere attratti da aspetti della vita deprimenti e negativi, forse sta lì il motivo del perché siamo finiti con questo sound…”.

INFATTI NON E’ FACILE NEANCHE STABILIRE SE SIETE UNA BAND SLUDGE O HARDCORE…
Frank: “Sì, infatti ci sono tante influenze sludge e doom nella nostra musica. A dire il vero credo che si potrebbero riassumere le nostre influenze con i videoclip che si vedono in Beavis e Butthead (ride, ndR), insieme a tutto ciò che è lento e pesante. Lento, grasso e brutto…”.
Rich: “Esatto, come detto prima, il doom e lo sludge ci hanno influenzato tantissimo. Ci piace molto scrivere riff semplici e ripetitivi senza finire nella noia ma senza cercare di strafare o fare cose troppo complesse. Essere semplici e diretti è sempre stato il nostro obiettivo primario in fase di scrittura. E’ un fattore essenziale per creare atmosfera e musica stratificata. Forse ci sono pochi riff nelle nostre canzoni ma le atmosfere e qualche buon riff che ti arriva come un pugno allo stomaco sono alla base della nostra formula. Forse c’è poca complessità nella musica, ma gran cura nel modo in cui la arrangiamo”.

LA VOSTRA MUSICA ESSENZIALMENTE TRATTA TEMI “DEPRESSIVI”?
Frank: “Credo tratti di avvenimenti ed esperienze che abbiamo osservato nelle nostre vite. Altre volte cose più astratte e meno reali. Non è che ci siamo messi a decidere a tavolino di essere una band ‘depressa’, è solo ciò che siamo diventati spontaneamente”.
Rich: “I nostri testi non trattano la depressione direttamente. Credo che la musica e le atmosfere veicolino un modo di sentire più che le parole effettive. Io e Frank collaboriamo alle liriche e ogni volta si trattano cose diverse. Alcune liriche sono più astratte e aperte all’interpretazione individuale, altre parlano direttamente di certi avvenimenti o di esperienze ben precise. A volte semplicemente ci piace urlare al mondo determinate parole in maniera arrabbiata e disperata perché certe cose del mondo ci fanno schifo o ci fanno incazzare”.

COME E’ NATO IL CONTRATTO CON A389 RECORDS?
Rich: “Un mio amico chiamato Steve Belmont ha una lave nel New Jersey che si chiama FreeCake. Lui è amico di Dom della A389, e i due si scambiano spesso le loro rispettive release. Così un giorno Steve ha mandato a Dom il nostro primo demo che aveva appena pubblicato, e a Dom è piaciuto subito per cui ci ha contattati e chiesto se poteva pubblicare la nostra futura release. Ovviamente noi gli abbiamo detto subito sì”.

“NEGATIVE EVERYTHING”: UN TITOLO CHE LASCIA POCO SPAZIO  A INTERPRETAZIONI…
Rich: “Sì, credo sia anche sin troppo facile parlare della negatività dell’esistenza. La vita è piena di merda e tragedie che succedono in continuazione ogni secondo e ogni giorno in tutto il mondo, ma per noi la questione reale è parlare di come il mondo potrebbe essere migliore al cospetto di tutta la merda che accade ogni giorno. I testi del disco sono come un pianto disperato, che supplica l’esistenza di migliorarsi in qualche modo e farla finita con tutta questa merda che ci circonda. Altri aspetti del disco parlano semplicemente di oscurità e buio, cose che ci interessano. Ci sono sempre piaciuti il macabro, il deforme, l’oscuro, o altre cose che sconfortano le persone o che le fanno sentire offese. Se si scrivono liriche che disturbano e inquietano allora il tuo intento comunicativo ha trovato compimento. Tutti possono fraintenderti o non capire cosa intendi e questo è un aspetto molto positivo dell’essere in una band, ovvero che puoi far passare il tuo messaggio come ti pare”.

ANCHE LA COPERTINA DEL DISCO E’ MOLTO PARTICOLARE…
Rich: “Lo ha fatto una nostra amica, Andy Paerels. Io ho seguito a lungo il suo lavoro prima di chiederle di lavorare per noi. All’inizio non sapevamo cosa volevamo di preciso, così le abbiamo semplicemente buttato là qualche idea. Alla fine abbiamo trovato l’ispirazione determinante in un dipinto Hokusai giapponese chiamato ‘La Cascata’ che, unito ad immaginari della luna piena con quelli tratti da una strada dissestata di un quartiere malfamato, ha creato una sintesi perfetta del nostro immaginario. Abbiamo unito i due concetti insieme e apportato qualche miglioria, e alla fine la copertina è venuta da sé. Frank ha avuto l’idea di inserire gli umanoidi che cercano di ‘scavalcare’ il nero che avvolge tutto per ‘esistere’ nell’immagine. Alla fine ne è uscito qualcosa che amiamo, siamo davvero felici del risultato finale”.

CI SONO COSE CHE CAMBIERESTE DEL DISCO?
Rich: “No, perché ci abbiamo lavorato per molto tempo. Ci siamo già presi il tempo di pensare a cosa poteva essere migliorato prima di finire il disco proprio per evitare ripensamenti. Credo che lavorare in questo modo sia molto più gratificante. Magari aspetti di più prima di vedere il lavoro uscire, ma alla finse sei molto più felice del risultato finale. Abbiamo anche registrato e fissato tutto da soli eccetto per il mastering. In quel modo lavori come ti pare, ti gestisci da solo tutti gli spazi e il tempo, e se qualcosa non ti va bene lo rifai o lo modifichi perché sei privo della pressione che deriva dal pagare qualcun altro e avere soldi limitati per fare aggiustamenti. Abbiamo imparato molto dalla creazione di questo disco e dunque credo che in futuro qualunque cosa faremo sarà ancora meglio”.

CI DICI QUALCOSA IN PIU’ SUL PROCESSO DI SCRITTURA E REGISTRAZIONE DI “NEGATIVE EVERYTHING”?
Rich: “Alcune canzoni esistevano persino da prima che decidessimo di far uscire il disco. Nel 2012 abbiamo continuato a scrivere e a suonare dal vivo ma già stavamo pensando ad un disco. C’era tanto lavoro da fare ma sapevamo che sarebbe arrivato prima o poi. Incredibilmente abbiamo deciso di iniziare a registrare ciò che avevamo mentre continuavamo a scrivere pezzi nuovi. Un approccio senza dubbio molto diverso dal solito… a tutti gli effetti stavamo cercando di riversare tutti noi stessi nel progetto e creare quanto più potevamo con fare quasi ossessivo. Credo che nelle otto canzoni finali questo senso di oppressione si percepisca. Quel senso di agonia credo sia palpabile. Abbiamo passato parecchie notti insonni cercando di fare il disco migliore che potessimo realizzare. E’ passato quasi un anno da quando il disco è stato terminato nelle registrazioni a quando è finalmente uscito, ma credo ne sia valsa la pena alla fine”.

CHI SI OCCUPA DELLA SCRITTURA NELLA BAND?
Rich: “Di solito le cose più interessanti nascono quando siamo nella stessa stanza a jammare, ma ogni volta ci presentiamo con delle idee. Siamo tutti coinvolti nella scrittura e canzoni diverse sono scaturite da ognuno di noi e poi elaborate insieme. A volte partono da un riff, a volte da un beat, a volte da un giro di basso. Sarebbe raro nel nostro caso che uno di noi finisca per scrivere un’intera canzone da solo, ma credo anche questo sia ciò che rende le nostre canzoni speciali per noi”.

QUALI SONO STATI I VOSTRI DISCHI PREFERITI DI RECENTE? E LE VOSTRE BAND PREFERITE?
Rich: “Devo dire che sono stato davvero troppo preso dalla mia, di musica, negli ultimi tempi per poter seguire bene cosa stanno facendo gli altri. Non sono neanche sicuro cosa sia uscito nell’ultimo anno, di sicuro mi sono perso un sacco di bella roba, ma come detto avevo altre priorità, ovvero la mia musica. Comunque sia, alcune cose che non mi sono sfuggite sono state ‘Foundations of Burden’ dei Pallbearer, ‘Oxymoron’ degli Schoolboy Q, ‘Circle of Death’ degli Homewrecker, ‘The Fact Facer’ dei Holy Sons, ‘Guilty of Everything’ dei Nothing e ‘Empress Rising’ dei Monolord”.

CHE PIANI AVETE PER IL FUTURO?
Rich: “Vogliamo fare più tour ma questo richiederà pianificare con largo anticipo, mettere da parte i soldi, trovare il tempo. Di sicuro vogliamo andare in certi luoghi degli USA che apprezziamo e portare la nostra musica in giro per il paese. Inoltre io ho costruito uno studio di registrazione nel mio scantinato e lo sto continuamente migliorando nella speranza di poter presto registrare altre band”.

GRAZIE RAGAZZI, FINITE PURE COME VOLETE!
Rich: “Grazie a voi, siamo davvero riconoscenti del fatto che abbiate trovato la nostra musica interessante. Vorrei approfittare di questa opportunità per consigliarvi alcune band che meritano davvero e credo vi possano interessare: Razorheads (New Jersey), Homewrecker (Ohio), Sick/Tired, Ghast, Monolord, Nothing, Seven Sisters of Sleep e Ilsa. Grazie e a presto!”

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