PHILM – Arte senza paura

Pubblicato il 05/11/2015 da

La dimostrazione pratica che a volte la matematica può rappresentare un opinione è data dal fatto che non sempre, in musica, l’unione di tre elementi dà vita alla semplice addizione di essi, ma a qualcosa in più, etereo ed inqualificabile, il peso di un’anima comune condivisa simultaneamente da più parti: questo ci è sembrato l’impatto dei Philm durante la loro esibizione lo scorso settembre, e questo confermano le parole della band americana durante la nostra chiacchierata pre-concerto. Senza concentrarsi troppo su nessuna delle singole personalità che compongono il progetto, abbiamo preferito abbracciare a tutto tondo il Philm-pensiero, sviscerando insieme ai diretti interessati molti degli aspetti inerenti la loro attività come band. Quello che segue è un resoconto fedele di una dichiarazione di amore verso l’essenza stessa della musica suonata, da parte di tre menti unite ma distinte sopra e sotto il palco.

philm-band-2015-prima pagina

CIAO RAGAZZI BENVENUTI DI NUOVO SU METALITALIA.COM! AVEVAMO PARLATO CON DAVE CIRCA UN ANNO FA, POCHI GIORNI DOPO L’USCITA DI “FIRE FROM THE EVENING SUN” E POCO PRIMA CHE PARTISTE PER IL TOUR PROMOZIONALE DI SUPPORTO. AVETE FATTO ORMAI DIVERSI CONCERTI DA ALLORA, GIUSTO? COME SI È SVOLTO L’ULTIMO ANNO DEI PHILM?
Dave Lombardo: “Buona sera a te, e ben ritrovati ai lettori di Metalitalia.com! Come dicevi, abbiamo concentrato l’ultimo anno nel cercare di portare le nuove e le vecchie canzoni su più palchi possibili in giro per il mondo, partendo dall’America ed arrivando a questa nuova avventura europea: abbiamo insomma passato un sacco di tempo a suonare insieme, lavorando con nuove interpretazioni sulle canzoni già esistenti ed ovviamente su nuovo materiale. Abbiamo inoltre “sfruttato” questa occasione per affinare definitivamente il legame con “Pancho” al basso anche in sede live, raggiungendo secondo me il nostro stato di forma migliore possibile”.

DAVE STESSO CI DICEVA CHE IL NUOVO ALBUM, FIN DALLE PRIME INTENZIONI, DOVEVA SUONARE PIÙ HEAVY, PIÙ DIRETTO RISPETTO AL PRIMO, CON UNA RESA DIFFERENTE IN SEDE LIVE. COME CREDETE SIA STATO RECEPITO IN GIRO PER IL MONDO QUESTO CAMBIAMENTO NEL SONGWRITING, AVETE VISTO DELLE DIFFERENZE DURANTE I VOSTRI LIVE SHOW?
Dave Lombardo: “Sai, come ti dicevo, credo che la differenza più grande sia stata percepita nel legame, nel feeling che è andato consolidandosi concerto dopo concerto tra di noi. Siamo partiti molto impostati, ancora freschi dalle registrazioni dell’ultimo album, ed abbiamo subito un graduale processo di fluidificazione che ci ha portato a rendere molto liquide ma allo stesso tempo fisiche ed energiche le nostre prestazioni, sempre più a stretto contatto con le persone del locale venute a vederci”.
Francisco “Pancho” Tomaselli: “Per quanto riguarda il discorso delle nuove e vecchie canzoni, non credo che si percepisca uno stacco così netto tra le une e le altre quando le suoniamo dal vivo: abbiamo lavorato ad un ordine piuttosto organico nel suo svolgimento, che risalti parimenti i momenti di calma ed i momenti di follia noise che amiamo miscelare nelle nostre canzoni. Generalmente, ci sembra che il pubblico apprezzi e comprenda questa filosofia, il che rende ogni serata davvero emozionante!”

ENTRAMBI I VOSTRI ALBUM SONO CARATTERIZZATI DA SONORITÀ PIUTTOSTO RICERCATE, SIA NEL TIPO DI REGISTRAZIONE, MOLTO NATURALE E POCO EDITATA, CHE NELLA SCELTA DI STRUMENTAZIONE ED EFFETTI: IN STUDIO, PREFERITE UNA STRUMENTAZIONE VINTAGE, OGGETTI ANALOGICI DEGLI ANNI ’70 E ’80, O UTILIZZATE TECNOLOGIE MODERNE? E PER QUANTO RIGUARDA I LIVE INVECE?
Francisco “Pancho” Tomaselli: “Personalmente, adoro il suono insostituibile della vecchia strumentazione custom dei decenni passati, credo sia impareggiabile l’anima personalissima che ogni strumento dell’epoca riesce a sprigionare ogni volta che viene utilizzato: è vero anche però che non si può negare la grande comodità che le piccole misure della tecnologia moderna hanno portato nel nostro settore, con tutti i risparmi che esso ha comportato, dagli spostamenti ai cambi palco, rendendo la vita dei musicisti un po’ più pratica ed un poco meno costosa ed incasinata”.
Gerry Nestler: “Ho sempre pensato che una giusta unione tra vecchio e nuovo sia la formula migliore, ed è così che tutt’ora la penso: utilizzo una chitarra ‘vecchia’ per esempio, ma processata da numerosi effetti moderni che ritengo il massimo per il suono che io cerco: esistono alcune marche ed alcuni ragazzi che sono davvero fantastici nella creazione di sempre nuovi pedali ed effetti, sarebbe dannoso per me come chitarrista chiudermi al cambiamento e continuare ad utilizzare solo il mio fidato overdrive degli anni ’70, capisci cosa intendo”.

IL PUNK, LO STONER, L’ALTERNATIVE E NATURALMENTE IL METAL SONO SOLO ALCUNE DELLE INFLUENZE CHE MISCHIATE CONTINUAMENTE NELLA VOSTRA MUSICA: SONO QUESTI I GENERI DI CUI VI PIACE ‘NUTRIRVI’ ANCHE FUORI DAL PALCO, SEGUITE QUESTO TIPO DI SCENA? COSA ASCOLTATE INVECE ULTIMAMENTE PER STACCARE LA SPINA DAI PHILM?
Dave Lombardo: “Wow, credo che per questo dovresti chiedere al nostro driver, è lui che decide cosa passa lo stereo durante gli spostamenti in tour (ride, nda)! Ascoltiamo comunque un sacco di musica classica, di samba, i Faith No More, che sono tornati alla grande ultimamente, tutto ciò che possa significare una sfida, nel senso positivo del termine, a tutto quello che abbiamo ascoltato fino ad oggi e consideriamo come normale”
Francisco “Pancho” Tomaselli: “Non conta poi tanto il tipo di musica a cui ti rapporti, ma l’intenzione, l’attitudine che puoi assimilare da qualsiasi brano che ascolti. Può essere un beat di batteria, una linea di basso o di voce, tutto può funzionare da stimolo iniziale per ideare e comporre qualcosa di nostro. In questo senso, siamo delle vere e proprie spugne assetate di nuove sensazioni musicali, da scomporre e ricomporre continuamente a modo nostro”.

“HARMONIC” È STATO RILASCIATO DALLA IPECAC RECORDINGS DI MIKE PATTON, MENTRE IL NUOVO “FIRE FROM THE EVENING SUN” ESCE SOTTO LA TEDESCA UDR MUSIC DI ULRIKE RUDOLPH. A COSA È DOVUTO QUESTO CAMBIAMENTO, E PERCHÉ LA SCELTA DI USCIRE PER UN ETICHETTA EUROPEA INVECE CHE AMERICANA?
Dave Lombardo: “Certo, Mike (Patton, cantante dei Faith No More e fondatore della label americana , nda) ha preso a cuore il progetto fin dagli inizi ed era naturale che il primo lavoro sarebbe uscito per la sua etichetta, visto la grande amicizia che ci lega. Onestamente, ci sarebbe piaciuto poter nuovamente lavorare con lui anche per “Fire From The Evening Sun”, ma come immaginerai ha un’agenda davvero infuocata quell’uomo, e avrebbe potuto occuparsi di noi solamente più avanti nel tempo. Noi invece ci sentivamo carichi, non vedevamo l’ora di far sentire alla gente le nuove canzoni, ed abbiamo deciso di guardare altrove. Conosco Ulrike sin dai tempi in cui lavorava sotto Steamhammer, ed abbiamo accettato di buon grado la proposta che ci ha fatto. In questo nostro momento, abbiamo deciso di puntare ancora di più sul mercato europeo rispetto al passato, da qui la scelta di uscire per qualcuno che abbia le proprie radici qua nel vostro continente. Abbiamo fatto qualcosa come cinque o sei tour da queste parti, e ci piace continuare questo tipo di legame con l’Europa”.

ENTRAMBI I VOSTRI LAVORI HANNO UNA DURATA MOLTO LUNGA, SCOSTANDOSI DALLA RECENTE TENDENZA A RILASCIARE PRODOTTI BREVI ED ECCESSIVAMENTE CONCENTRATI. RITENETE NECESSARIO QUESTO TIPO DI TEMPI PER ESPANDERE A DOVERE LA VOSTRA PROPOSTA MUSICALE?
Gerry Nestler: “Potrà sembrare banale, ma semplicemente ci prendiamo i tempi più consoni e di cui abbiamo bisogno per sviluppare adeguatamente ogni nostra idea, lunghi o corti che siano. Non ci curiamo affatto se una nostra canzone possa risultare sgradevole o brutta, troppo lunga o troppo corta: quello che cerchiamo di trasmettere è un flusso di emozioni che proviamo sinceramente, un’evocazione continua che non è possibile misurare a priori, ma che trova invece un suo naturale inizio, progresso e fine a prescindere dal tempo”.
Dave Lombardo: “Cerchiamo continuamente di superare quei dogmi accademici che incatenano la musica in forme fisse e definite, ed anche da quel punto di vista abbiamo preferito non porre freno a quello che ci passava per la testa. Ora che ci penso, non avevamo nemmeno fatto caso alla durata generale delle canzoni e dei due album, confermando quanto poco questo fattore abbia influito durante il processo creativo”.

POSSIAMO RITENERE I PHILM IL VOSTRO PRIMO IMPEGNO O AVETE ALTRE PRIORITÀ DA CONSIDERARE? DAVE, SIAMO ABITUATI A VEDERTI IMPEGNATO IN MILLE ATTIVITÀ, HAI QUALCOSA IN PROGRAMMA CON ALTRI PROGETTI?
Dave Lombardo: “Posso risponderti nella maniera più affermativa possibile, i Philm sono e saranno ancora per molto l’esperienza più eccitante della mia vita, una sorta di sottofondo anche ai vari altri progetti a cui prendo parte. Stasera eseguiremo per la prima volta in Italia un brano inedito, ancora indefinito e dai contorni poco chiari, ma dotato di un groove ed un energia che, ti giuro, non ho mai percepito in nessuna delle canzoni su cui abbia mai suonato in tutta la mia vita: è fantastico poter trovare ancora delle nuove situazioni stimolanti, fresche, capaci di reinventare il mio ruolo di batterista rispetto agli altri ragazzi, è fenomenale davvero l’alchimia che si è creata tra di noi, cercheremo di preservare questo intreccio di personalità a tutti i costi”.
Francisco “Pancho” Tomaselli: “È proprio così, condividiamo costantemente le nostre vite in un flusso armonico che si manifesta pienamente non appena imbracciamo gli strumenti, una speciale simbiosi che ci permette, talvolta, di vanificare le regole del tempo, dell’armonia e semplicemente del buon gusto continuando comunque a produrre qualcosa di credibile e sincero. Adoro chiamarla Artcore, arte fino al midollo, in ogni momento delle nostre esistenze. Si tratta di un processo davvero intenso e bellissimo”.

QUALE RITENETE CHE SIA L’ELEMENTO CHE NON PUÒ ASSOLUTAMENTE MANCARE NELLA FORMULA DEI PHILM E NELLA BUONA MUSICA IN GENERALE?
Dave Lombardo: “Come band, non potremmo assolutamente fare a meno dell’improvvisazione e della componente casuale che gioca un ruolo così importante nella nostra formula compositiva. In generale, credo non possa esistere musica davvero di qualità senza uno slancio adeguatamente intimo e personale, una parte dell’anima che prende “corpo” sotto forma di musica. Senza questo, si riduce tutto ad una questione di tecnica e conoscenza teorica, elementi necessari ma non sufficienti alla creazione di qualcosa di davvero unico ed interessante”.
Gerry Nestler: “Il drumming di Dave ed il tiro pazzesco di Pancho sono gli elementi senza cui i Philm non avrebbero ragione di essere!”
Francisco “Pancho” Tomaselli: “Anche qualche altro tipo di sostanza “miracolosa” gioca il suo ruolo non trascurabile nella nostra creatività, ma credo sia meglio non approfondire il discorso in questo contesto (ride, nda)!”

VI RINGRAZIO RAGAZZI E VI CHIEDO DI CONCLUDERE CON UNA SOLA PAROLA O AGGETTIVO CHE RAPPRESENTI PER OGNUNO DI VOI AL MEGLIO IL CONCEPT CHE ANIMA I PHILM
Francisco “Pancho” Tomaselli: “Per me non ci sono dubbi, Artcore è il concetto fondamentale che lega ed anima i Philm”.
Dave Lombardo: “Senza paura, come la nostra musica, la nostra attitudine: come la nostra vita”.
Gerry Nestler: “Un ponte sul crepuscolo dell’ignoto”.

0 commenti
I commenti esprimono il punto di vista e le opinioni del proprio autore e non quelle dei membri dello staff di Metalitalia.com e dei moderatori eccetto i commenti inseriti dagli stessi. L'utente concorda di non inviare messaggi abusivi, osceni, diffamatori, di odio, minatori, sessuali o che possano in altro modo violare qualunque legge applicabile. Inserendo messaggi di questo tipo l'utente verrà immediatamente e permanentemente escluso. L'utente concorda che i moderatori di Metalitalia.com hanno il diritto di rimuovere, modificare, o chiudere argomenti qualora si ritenga necessario. La Redazione di Metalitalia.com invita ad un uso costruttivo dei commenti.