PHOBIC – Seguendo la luce

Pubblicato il 01/03/2013 da

Ci è voluto più di un decennio per vederlo concretizzato, ma il ritorno dei death metaller nostrani Phobic ha effettivamente ripagato la lunga attesa. “The Holy Deceiver”, disponibile da pochi mesi per Punishment 18 Records, ha rinverdito e rimesso in luce tutte le qualità del combo guidato dal chitarrista/cantante Theharian, abile a produrre un suono che certamente paga dazio ai dettami della scuola death metal dei primi anni Novanta, ma che, tuttavia, non risulta mai noioso e stantio. Metalitalia.com fa luce su quanto bolle in pentola in casa Phobic con la seguente intervista, alla quale ha risposto il frontman Jericho…

phobic - band - 2013

BENVENUTI SU METALITALIA.COM! PER INTRODURRE LA BAND AI NOSTRI LETTORI, VI ANDREBBE DI PRESENTARVI E DI RIASSUMERE LA VOSTRA STORIA?
“Benvenuto a te! Nati nel 1997 nel sud Italia, dopo svariati cambi di lineup e un disco targato 1999 poi uscito nel 2001 abbiam trovato successivamente la stabilità solo nel 2007 in Lombardia, quando al gruppo si unisce il cantante Jericho (Wargore, ex Collapse Within) e, nell’ultimo periodo, il bassista Maso Alastor (Blasphemer, ex Undead Creep), vero anello mancante al progetto”.

“THE HOLY DECEIVER” È SOLO IL VOSTRO SECONDO ALBUM IN CIRCA QUINDICI ANNI DI ATTIVITÀ: VI ANDREBBE DI DESCRIVERNE NEI DETTAGLI LA GENESI? QUANDO E DA CHI SONO STATI COMPOSTI I BRANI?
“Cazzo, hai ragione quindici anni! Bisogna recuperare! Noi crediamo molto nell’impatto fisico, ovvero gli album si compongono totalmente in sala prove. Tutti i componenti danno il loro contributo per arrivare all’obiettivo che ci si prefissa attraverso minuziose scelte mai date al caso. La parte musicale viene creata principalmente da TheHarian e Hate, ma poi rodata con tutta la band; per quanto riguarda i testi, è Jericho che se ne occupa ma sempre con il contributo di tutti i Phobic. Non esiste un capo; siamo un unico embrione”.

QUALI SONO GLI ELEMENTI CHE SECONDO VOI NON DEVONO ASSOLUTAMENTE MANCARE IN UN BRANO DEI PHOBIC?
“Beh, sicuramente la componente essenziale, ovvero l’old school death metal, principalmente di matrice Swedish ma, da come si può apprezzare durante l’ascolto del full, anche sprazzi fortemente made in USA”.

NEL DISCO COMPARE COME OSPITE TYA DEGLI ANTROPOFAGUS. COME SIETE ENTRATI IN CONTATTO CON LUI?
“Conosco Tya da moltissimi anni, ancor prima che entrasse a far parte degli Antropofagus. Ne abbiam passate di innumerevoli insieme e non solo nell’ambiente e in circostanze musicali; è in quella categoria dei ‘fratelli’. Appena scrissi il testo di ‘Christianized’ pensai subito ad una sua partecipazione che si è poi, come pensavo, rivelata perfetta”.

IL VOSTRO SOUND PUO’ ESSERE INDUBBIAMENTE DESCRITTO COME DEATH METAL VECCHIA SCUOLA, SIETE D’ACCORDO? QUALI SONO LE VOSTRE PRINCIPALI INFLUENZE? DISMEMBER, MORGOTH…?
“Come sottolineato nelle risposte precedenti, la Vecchia Scuola, soprattutto svedese, è più che presente nei Phobic. Noi facciamo e siamo della Vecchia Scuola. Le band che ci hanno influenzato sono sicuramente quelle della nostra adolescenza… non cerchiamo nulla nel ‘nuovo’ e non vogliamo innovazioni. Ci ispiriamo solo a quello che abbiamo da sempre dentro di noi”.

È ABBASTANZA FACILE NOTARE COME NEGLI ULTIMI TEMPI LA SCENA DEATH METAL ABBIA PARTORITO TANTISSIME BAND DEDITE A SONORITÀ VECCHIO STAMPO. QUALI SONO SECONDO VOI I MOTIVI DIETRO LA RINASCITA E LA NUOVA “ESPLOSIONE” DI QUESTO SOUND ORIGINARIAMENTE NATO NEI PRIMISSIMI ANNI ’90?
“Sinceramente non vediamo, almeno per quanto riguarda la nostra tanto amata penisola, tutta questa ondata di proposte ‘vecchio stampo’. Alla fine le band che fanno realmente questo genere pensiamo che non si contino oltre le cinque dita di una mano. Parliamo ovviamente di band che fanno del vero old school. Quando eravamo ragazzini noi quello che ora si chiama old school era semplicemente death metal”.

COSA CI DITE INVECE DELLA SCENA ITALIANA? COME LA GIUDICATE? È FACILE MUOVERSI ALL’INTERNO DI ESSA? AVETE CONTATTI CON QUALCHE GRUPPO IN PARTICOLARE?
“Non siamo soliti giudicare nessuno, quantomeno in pubblico o mediante interviste o similari; la scena italiana la troviamo comunque molto complessa e incasinata al giorno d’oggi. La situazione attuale non c’entra nulla con quella di almeno una decina di anni fa… non staremo a spiegarti quali siano i motivi, ma sicuramente di problemi ce ne sono di svariati. Contatti con band se ne hanno ogni giorno, ma ci sentiamo in dovere di nominarne tre in particolare, in quanto composte da nostri cari amici, ovvero Antropofagus, anche loro tornati in grande spolvero, Onirik, di cui attendiamo con piacere l’uscita della loro prima release, e Warmblood ,con cui abbiam avuto il piacere di condividere il palco”.

SUONERETE LIVE PER PROMUOVERE “THE HOLY DECEIVER”? QUANTO È IMPORTANTE LA DIMENSIONE LIVE PER I PHOBIC?
“Direi che l’emisfero live per noi è fondamentale. E’ lì che si vede se sei un coglione o un chiacchierone. Ovviamente è bello poter suonare la propria musica in giro e (si spera) davanti a gente competente e vogliosa di ascoltare il nostro messaggio”.

STATE GIA’ PENSANDO A DEL NUOVO MATERIALE? CI SARANNO DELLE SVOLTE DAL PUNTO DI VISTA STILISTICO? QUALI?
“Posso dirti che in cantiere c’è già parecchio materiale nuovo; di sterzate stilistiche e innovazioni non se ne parla neanche… forse qualche decibel verrà maggiorato, ma niente di più. Quindi tutti coloro che trovano la categoria old school solo una risma ripetitiva, sempre uguale e priva di novità, sono avvisati. State alla larga”.

SUONATE ANCHE IN ALTRE BAND? I PHOBIC SONO UNA PRIORITA’ OPPURE UN PROGETTO DA PORTARE AVANTI NEI RITAGLI DI TEMPO?
“Come già citato in precedenza, il nuovo bassista Maso Alastor fa parte anche del roster della brutal death band milanese Blasphemer; per quanto riguarda me e Hate, unico fondatore del gruppo peraltro, stiam portando avanti il suo progetto Wargore, brutal band culto vecchio stampo riesumata dopo anni di silenzio. A breve ci saranno peraltro news sul nuovo materiale, ma questa è un’altra storia. Non si parla comunque di priorità, si parla di far vera musica nel miglior modo possibile e come piace a noi”.

QUALI OBIETTIVI VI SIETE FISSATI COME PHOBIC? QUALI SONO LE VOSTRE AMBIZIONI ORA CHE IL VOSTRO NUOVO ALBUM È STATO FINALMENTE PUBBLICATO? DOVE VEDETE LA BAND DA QUI A CINQUE ANNI?
“Obiettivi e ambizioni non ne abbiamo alcuni. La nostra intenzione è unicamente suonare, portar più possibile in giro la nostra musica, divertirci e non farci rompere i coglioni. Non siamo qui per dimostrare niente a nessuno. Tutto quello che c’è da sapere su di noi lo si trova nel full e lo si vede in sede live. Se tra cinque anni o più ci vedrai ancora in giro, vorrà dire che è ancora tutto ok”.

QUAL È, PER CONCLUDERE, L’ASPETTO MIGLIORE DEL FAR PARTE DEI PHOBIC?
“Guarda, la band è basata sul principio di fratellanza, fiducia, competenza, serietà, conoscenza del genere e voglia di portar avanti in tutto e per tutto il progetto Phobic”.

GRAZIE MILLE PER L’INTERVISTA! LE ULTIME PAROLE FAMOSE?
“L’umiltà paga”.

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