PILGRIMAGE – Viaggio dell’anima

Pubblicato il 15/01/2026 da

I Pilgrimage nascono nel 2018 dall’incontro tra tre musicisti provenienti dalla piccola ma sempre vivace scena maltese – ossia il cantante Dario Pace Taliana, il bassista Sean Pollacco, il batterista Dino Mifsud Lepre ed il chitarrista Zain Vermin Gauci – con l’altro chitarrista olandese Eric Hazebroek.
Il debutto “Sigil Of The Pilgrim Sun”, pubblicato tre anni dopo la nascita della band, permette al quintetto di farsi notare grazie ad un doom/death metal che ha come punto di riferimento i classici degli anni Novanta e di girare l’Europa suonando in alcuni festival prestigiosi quali Metal Days e Metal Gates.
E’ dello scorso agosto, invece, la seconda uscita “From Amber To Sun”, che conferma i Pilgrimage come una solida realtà in un genere che, a trent’anni dalla sua creazione, sembra trovare sempre nuova linfa.
Ne parliamo con il chitarrista del gruppo Zain Vermin Gauci.

BENVENUTO SU METALITALIA.COM E CONGRATULAZIONI PER IL NUOVO ALBUM.
CI POTRESTI RACCONTARE COME VI SIETE INCONTRATI E COME SONO NATI I PILGRIMAGE? ALCUNI DI VOI RISIEDONO IN OLANDA E ALTRI A MALTA, DEVE ESSERE DIFFICILE LAVORARE INSIEME DA UN CERTO PUNTO DI VISTA…
– Ciao e grazie per averci contattato per questa intervista.
Come hai giustamente detto, i Pilgrimage sono composti da quattro musicisti maltesi ed uno olandese.
Il progetto è nato circa otto anni fa, quando Eric e Sean si sono incontrati a un festival nei Paesi Bassi, dove entrambi suonavano con altre band, e hanno discusso l’idea di formarne una nuova. Il piano è progredito con rapidità e altri musicisti sono stati reclutati, mentre Eric scriveva le prime bozze.
La band ha trovato velocemente il modo di provare senza Eric, per poi incontrarsi poco prima dell’inizio di un concerto o di un tour. Per noi questo metodo funziona e troviamo che sia un modo efficace per prepararsi agli eventi.

AVETE PUBBLICATO IL VOSTRO PRIMO DISCO “SIGIL OF THE PILGRIM SUN” DURANTE IL PERIODO DELLA PANDEMIA. È STATO DIFFICILE LAVORARCI? CHE TIPO DI REAZIONI AVETE RICEVUTO?
– Non è stato facile. Avevamo programmato diversi concerti in concomitanza con l’uscita, e la maggior parte di essi è stata cancellata. Questo, in parte, ha influenzato la promozione del nostro debutto. Tuttavia, non possiamo lamentarci.
È stato un periodo molto difficile per tutti, eppure ce l’abbiamo fatta. Purtroppo, molte persone intorno a noi hanno sofferto a livello di salute, emotivo ed economico.

QUALI SONO LE PRINCIPALI DIFFERENZE TRA “SIGIL OF THE PILGRIM SUN” E “FROM AMBER TO SUN”? SEMBRA CHE CI SIA UN LEGAME TRA I DUE DISCHI, FORSE NON SOLO NEL TITOLO…
– C’è sicuramente un collegamento tra i titoli: musicalmente e liricamente, sia “Sigil Of The Pilgrim Sun” sia “From Amber To Sun” raccontano un viaggio.
La differenza principale tra i due dischi risiede nella struttura dei brani e nella produzione, con un’influenza death metal molto più marcata in “From Amber To Sun”. Non abbiamo avuto paura di sperimentare, soprattutto nel mixare growl, voci pulite inquietanti, musicisti ospiti e molta doppia cassa. È questo che rende il nuovo album davvero diverso dal suo predecessore.

VI CHIAMATE PILGRIMAGE E IL PELLEGRINAGGIO SEMBRA ESSERE ANCHE UNA TEMATICA CHE AMATE TRATTARE NEI VOSTRI PEZZI. QUAL È IL MOTIVO? COSA RAPPRESENTA PER VOI LA PAROLA PELLEGRINAGGIO?
– Il tema del pellegrinaggio permette agli ascoltatori di interpretare il viaggio musicale. Per noi, come singoli membri della band, questa esperienza musicale è un’altra fase della nostra vita.
Il soggetto del testo è un racconto fittizio e non strutturato, liberamente costruito attraverso singole canzoni che cercano di catturare scorci di una cometa in viaggio nello spazio. A volte la canzone racconta questa storia attraverso gli occhi di un immaginario osservatore sulla Terra, forse in epoca preistorica, quando tali eventi venivano vissuti senza le conoscenze scientifiche disponibili oggi. Probabilmente, secoli o addirittura millenni fa, a questi eventi stellari fu attribuito un significato, spesso soprannaturale, per spiegarli. In altre canzoni, catturiamo questa esperienza dal punto di vista della cometa, attribuendole caratteristiche antropomorfe, mistiche o divine, immaginandone i viaggi o gli scontri con altri corpi celesti.

SIETE MUSICISTI CON ESPERIENZE DIVERSE ALLE SPALLE. COME RIUSCITE A COMBINARE LE VOSTRE STORIE PASSATE E TROVARE UNA CONVERGENZA QUANDO SCRIVETE NUOVA MUSICA?
– Quando ci incontriamo per scrivere canzoni o arrangiare, per provare o per chiacchierare, crediamo sia una buona idea esprimere le nostre idee musicali separatamente.
I nostri background si fondono facilmente nel nostro suono, perché come musicisti apprezziamo le influenze che abbiamo in comune, indipendentemente dallo stile. Ogni musicista dei Pilgrimage ha un passato diverso che si riflette nel modo di suonare e scrivere canzoni, ed è molto facile per noi combinare le nostre storie e i nostri stili, seppur differenti. Questo conferisce un certo livello di personalità al nostro modo di interpretare la musica e lo rende più carico di emozione.

SULL’ALBUM CI SONO DUE IMPORTANTI OSPITI. POTRESTI PRESENTARCELI? COME SIETE ENTRATI IN CONTATTO CON LORO?
– Conosciamo Heike (Langhans, cantante in Remina, Sojourner, Light Field Reverie, ex Draconian, ndr) soprattutto per averla incontrata diverse volte ai festival nel corso degli anni.
Elianne (Anemaat, violoncellista nei Celestial Season, ndr) è amica di Eric, quindi anche lì c’è un legame.
Sono entrambe artiste e persone eccezionali. Sono umili, generose e professionali. Non avremmo potuto chiedere di più e le ringraziamo ancora una volta per il loro contributo.

PARLANDO DELLE CANZONI, LA PIU’ INTENSA E IN QUALCHE MODO DISPERATA E’ PROPRIO “FROM AMBER TO SUN”. COME È NATA? DI COSA PARLA?
– La traccia che dà il titolo all’album racconta una storia filtrata attraverso gli occhi di un popolo antico immaginario.
L’idea è che un oggetto stellare che si schianta sulla Terra porti con sé ogni sorta di calamità: nuvole e oscurità, tuoni e pioggia, incendi, malattie e così via. L’evento, vissuto senza una moderna comprensione scientifica, assume un significato soprannaturale, con immaginari poteri magici, e di conseguenza diventa simbolico, profetico o generalmente mistico a tal punto da poter essere scambiato per divino, il che potrebbe attrarre seguaci, o forse pellegrini, con credenze in una vita ultraterrena dopo l’evento catastrofico.
La musica è intensa, insolitamente veloce, almeno in certi momenti, ma poi cambia e si fa delicata, grazie al contributo di Heike.

CHE TIPO DI EMOZIONE O MESSAGGIO VOLETE TRASMETTERE AI VOSTRI ASCOLTATORI?
– La sensazione che l’ascoltatore prova è totalmente soggettiva e molte persone provano emozioni diverse attraverso la musica.
Questo è un album doom/death metal: a tratti può risultare aggressivo e altre volte malinconico. Può trasmettere solitudine e poi eccitazione. E’ sempre qualcosa in divenire.

LA VOSTRA MUSICA È RADICATA NEGLI ANNI NOVANTA E SOPRATTUTTO NELLA SCENA DOOM/DEATH METAL DI QUEL PERIODO. QUALI SONO LE BAND CHE CONSIDERI UN’INFLUENZA?
– Ci sono così tante buone band, sia degli anni Novanta che contemporanee!
Abbiamo influenze varie, dalle vecchie band di Peaceville ad altre come Officium Triste, Opeth e persino gruppi al di fuori del metal.
“From Amber The Sun”, pur essendo un disco doom/death metal, porta con sé anche l’atmosfera e l’ispirazione di band come Alcest e Katatonia, ad esempio. L’uso di chitarre a otto corde nel nuovo album e nei concerti dal vivo potrebbe ricordare anche i Meshuggah. Alcune parti di batteria e riff si avvicinano forse al death metal svedese, in particolare agli Entombed.
Tuttavia, le influenze sono davvero infinite.

C’È QUALCHE NUOVA BAND DELLA VOSTRA SCENA MUSICALE CHE VORRESTI CONSIGLIARE?
– Consigliamo ai lettori di Metalitalia.com di dare un ascolto ad altre band con cui suonano alcuni dei nostri membri, come Halcyon, Weeping Silence, Victims Of Creation, Hemplifier, Ditch e Vetrar Draugurinn.

AVETE GIÀ UN’IDEA DELLA DIREZIONE CHE POTREBBE PRENDERE IL VOSTRO PROSSIMO ALBUM?
– Non proprio, è difficile dirlo. La composizione è ancora agli inizi. Musicalmente e liricamente potrebbero esserci dei cambiamenti, ma vedremo come andrà.

PROMUOVERETE IL VOSTRO NUOVO DISCO CON UNA SERIE DI CONCERTI O UN TOUR?
– Sì. Abbiamo iniziato con il Darken The Moon Festival in Belgio a settembre. Successivamente suoneremo al Church Of Crow Festival in Italia, e poi in Belgio e a Malta all’inizio del 2026.
Speriamo anche di aggiungere un buon numero di spettacoli in tutta Europa.

 

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