PINK CREAM 69 – The Children of the Dawn

Pubblicato il 15/04/2007 da
 
Con “In10sity” i tedeschi Pink Cream 69 festeggiano il loro ventesimo anniversario come band ed il decimo studio album pubblicato. La formula è sempre quella, ovvero una miscela di hard rock e di melodia, da sempre distintivo di una band che ha fatto dell’integrità un punto di forza. La parola al batterista, Kosta Zafiriou, non un mostro di simpatia ma comunque preciso nelle risposte…
 
 

 
“IN10SITY”, IL DECIMO ALBUM DELLA BAND, E L’OCCASIONE PER CELEBRARE IL VOSTRO VENTESIMO ANNIVERSARIO. COSA SI PROVA AD ESSERE ANCORA “VIVI” DOPO TUTTO QUESTO TEMPO?
“Molto, molto bene! Ti dico con tutta onestà che all’inizio della nostra cariera non avremmo mai immaginato una tale longevità, ma non ti nascondo che anche oggi il fatto di divertirci ancora a fare musica insieme ci stupisce un po’. Siamo orgogliosi della band, tanto, al punto che in tutti questi anni di carriera i Pink Cream 69 hanno avuto un solo cambio di line-up, con la fuoriuscita di Andi Deris, destinato a diventare il nuovo cantante degli Helloween, come voi ben sapete”.
 
QUALE CREDI CHE SIA L’ASPETTO MIGLIORE DI “IN10SITY”, E PERCHE’ CREDI CHE DEBBA ESSERE ASCOLTATO?
“Mi è molto facile rispondere a questa tua domanda: credo che ‘In10sity’ sia un grande mix di musica potente, piena di riff chitarristici davvero buoni, parti vocali melodiche e ottimo songwriting. Niene di più semplice!”.
 
SE DOVESSI SCEGLIERE UN PAIO DI PEZZI CHE POSSANO MEGLIO RAPPRESENTARE QUELLO CHE SONO I PINK CREAM 69 OGGI, QUALI SCEGLIERESTI?
“Innanzitutto sceglierei ‘Children of the Dawn’, perché contiente molti elementi, che rappresentano al meglio la band. In aggiunta, sceglierei ‘No Way Out’, così diretta e rock, ‘The Hour of Freedom’ con quel suo fantastico mid tempo e ‘Crossfire’, la canzone più pop dell’album. Con queste tre scelte chiunque può avere una idea trasversale di tutte le sfaccettature che caratterizzano il nostro sound attuale”.
 
COME AVETE GESTITO IL SONGWRITING DELL’ALBUM? VI SIETE AFFIDATI ALLA SCRITTURA INDIVIDUALE O AVETE JAMMATO INSIEME IN SALA PROVE?
“Non vi è praticamente nessuna parte improvvisata. Ovviamente abbiamo jammato in sala prove, ma questo avviene sempre dopo che ognuno di noi ha elaborato le proprie parti e dopo che il tutto è stato arrangato dall’intera band. Prima di questo, i nostri tre songwriter, Koffl, David e Dennis, raccolgono le idee, scrivono le parti ed i testi e registrano il tutto in forma base”.
 
LA COPERTINA DI “IN10SITY” E’ MOLTO SIMILE A QUELLA DEL VOSTRO ALBUM DI DEBUTTO. COME MAI QUESTA SCELTA?
“Abbiamo provato a connetterci al primo album, e soprattutto abbiamo voluto esprimere la nostra volontà di chiudere il cerchio dopo venti anni. Secondo me è semplicemente puro, originale Pink Cream 69”.
 
TEMPO FA IL VOSTRO CHITARRISTA HA ACCUSATO ALCUNI PROBLEMI FISICI, TALI DA METTERE A RISCHIO IL FUTURO DELLA BAND. COME STA ORA?
“Alfred ha ancora problemi alla sua mano, ed è per questo motivo che abbiamo deciso di prendere un secondo chitarrista, Uwe Reitenauer. Prima si trattava di un semplice supporto per i tour, mentre a partire da quest’ultimo album Uwe è un membro della band a tutti gli effetti. Questo è di enorme aiuto per Alfred, che si può concentrare completamente sul songwriting senza particolari preoccupazioni”.
 
QUINDI LA VIRATA VERSO UN SUONO PIU’ CHITARRISTICO E’ FIGLIA DI QUESTO CAMBIAMENTO?
“Con Uwe nella band, in questa produzione abbiamo usato molte volte le chitarre, là dove in passato avremmo usato le tastiere. Automaticamente, siamo diventati una band più guitar-oriented, e ti confesso che la cosa mi piace molto!”.
 
COSA RICORDI DEGLI INIZI DELLA CARRIERA DELLA BAND?
“E’ strano, ma ricordo perfettamente praticamente tutti gli show, conosco ogni tour per mese ed anno e alcuni dettagli dei quali non voglio parlare ora (ride, ndR)”.
 
LE VENDITE DELLA BAND VI PERMETTONO DI VIVERE DI MUSICA?
“Fortunatamente non abbiamo necessità di guadagnare con la band per sopravvivere. Abbiamo tutti altre attività in qualche modo collegate con la musica, e pur essendo la band una parte importante, non è tutto. Questo costituisce un enorme vantaggio, in quanto ci permette di fare quello che vogliamo invece che obbedire a determinate leggi che permettano alla band di vendere tanto da permetterci di pagare le bollette”.
 
AVETE SUONATO IN ITALIA CON BRUCE DICKINSON E CON I WHITE LION. AVETE INTENZIONE DI TORNARE DA NOI?
“L’Italia è la patria di alcuni tra i fan più folli ed entusiasti, e ci piacerebbe molto tornare da voi per divertirci insieme. Ricordo con piacere alcuni show con gli Europe, e la nostra partecipazione al Tradate Festival. Che dire, mi piacerebbe davvero molto vedervi tutti nella prossima data italiana. Spero davvero che si possa organizzare qualcosa”.
 
 
 
 
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