PLATEAU SIGMA – Cupe serenate

Pubblicato il 09/01/2015 da

Tra le sorprese del 2014 appena trascorso possiamo senz’altro annoverare i Plateau Sigma, giovane realtà ligure che con il debut album “The True Shape of Eskatos” ha fatto drizzare numerose orecchie in campo death-doom. Mescolando ovvi influssi della cosiddetta Triade britannica (Anathema, My Dying Bride, Paradise Lost) con la scuola extreme metal ellenica e diversi altri input provenienti da correnti dark e new wave, il gruppo è riuscito a confezionare una prima opera ufficiale di ottimo livello, convincente tanto nella forma quanto nei contenuti. Il quartetto è ancora agli inizi e sta sfruttando al meglio la propria innata vitalità, non precludendosi nulla e, anzi, dando pieno sfogo alla propria creatività. Verrà forse un tempo in cui i brani dei ragazzi appariranno più ordinati, freddi e “calcolati”, ma per il momento godiamoci questo istrionismo e questa imprevedibilità, elementi che danno una marcia in più a “The True…” e che fanno subito segnalare i Plateu Sigma come una band intraprendente e molto determinata. Andiamo a conoscerla meglio con il chitarrista/cantante Francesco Genduso…

plateau sigma - band

CHI SONO I PLATEAU SIGMA? QUANDO E COME VI SIETE FORMATI? QUALI OBIETTIVI AVEVATE IN MENTE QUANDO AVETE AVVIATO IL GRUPPO?
“I Plateau Sigma nascono a livello embrionale dalla mente di Manuel Vicari. Nel 2010 avviene l’incontro con Nino Zuppardo e il progetto diventa ufficialmente band intorno al 2011 con l’entrata in scena di Francesco Genduso e Maurizio Avena. Fin da subito, in maniera molto istintiva, abbiamo cominciato a rimodellare il materiale proposto da Manuel ed è così che è nato ‘White Wings…’. Quello che è venuto fuori era un bel minestrone che includeva tutte le nostre influenze: il doom (la triade inglese su tutti) e il death metal, ma anche la new wave e il dark rock degli Anni ’80 dei gruppi come Dead Can Dance, Fields Of The Nephilim, Cocteau Twins, oltre che il rock progressivo”.

HO TROVATO “THE TRUE…” PIÙ OMOGENEO E FLUIDO RISPETTO ALL’EP DEL 2012. PIÙ MATURO, IN UNA PAROLA. PENSO CHE LE VOSTRE INFLUENZE SIANO STATE MEGLIO RIELABORATE E INSERITE IN COMPOSIZIONI CHE SI ASCOLTANO CON MAGGIOR FACILITÀ, NONOSTANTE LA LUNGHEZZA. COSA NE PENSATE?
“Sicuramente è un disco molto più omogeneo e compatto rispetto al primo EP. Abbiamo lavorato insieme coerentemente, più amalgamati e uniti; nella fase di composizione c’è stata molta più attenzione per ottenere il massimo di quello che volevamo trasmettere. Nonostante la durata dei brani sia forse eccessiva a volte, crediamo fermamente nelle scelte da noi operate. Siamo consci del fatto che i nostri pezzi superano sempre una durata media di 5-6 minuti, ma fa parte dell’estetica e del linguaggio del nostro genere. Anche per questo abbiamo cercato di variare il più possibile inserendo i più disparati elementi nella nostra musica, in modo da cercare di sorprendere l’ascoltatore e tenere viva la sua attenzione nonostante la lunghezza dei brani: a volte ci è riuscito bene, altre meno, ma abbiamo fatto del nostro meglio. Crediamo che questa sia un po’ una sfida e pensiamo che ci siamo inconsciamente proposti di portare questo genere così ‘pesante’ ad una maggiore fruibilità per le persone. Sentirsi dire che, nonostante la lunghezza, i pezzi scorrono con più facilità, ci rende molto contenti”.

CHI O COSA VI HA ISPIRATO NELLA COMPOSIZIONE DI QUESTO ALBUM? VI È QUALCOSA CHE AVETE DECISO DELIBERATAMENTE DI FARE O TUTTA LA VOSTRA MUSICA NASCE SPONTANEAMENTE?
“L’ispirazione per la nostra musica viene come sempre dal mondo onirico, dalla vita dopo la morte, dall’erotismo, dalla religione e dal paganesimo e in modo molto massiccio dalla storia, dai libri e dal cinema. Questi sono le principali componenti artistiche nei Plateau Sigma. Nel caso di ‘True Shape’, abbiamo voluto tenere un tono che fosse in qualche modo ‘profetico’. La sensazione che ci dà il periodo storico in cui viviamo è quella di essere sull’orlo di qualcosa di nuovo, vuoi per le crisi e gli scismi politici, per i contrasti sociologici ed ideologici, vuoi per il progresso scientifico e la globalizzazione che hanno creato condizioni mai viste in precedenza nella storia dell’uomo. Il web è una grande arma di informazione e disinformazione allo stesso tempo, e spesso contribuisce a creare allarmismo e paura. A volte ci siamo sentiti immersi in un clima apocalittico da ‘ultimi giorni’ ed è per questo che abbiamo attinto a suggestioni antiche e moderne per creare un qualcosa che avesse un senso quasi profetico, escatologico. ‘The True Shape Of Eskatos’, la vera forma della fine”.

RACCONTATECI DELLA COLLABORAZIONE CON EFTHIMIS DEI NIGHTFALL. COME È AVVENUTA E PERCHÈ AVETE PENSATO PROPRIO A LUI?
“Efthimis è stato un grande della musica estrema degli anni Novanta e averlo sul nostro disco è un grande onore. La collaborazione è nata in maniera del tutto casuale e inaspettata. Manuel lo ha contattato tramite Facebook due anni fa e sono diventati amici. Ed é stato proprio Efthimis a offrirsi di cantare un brano, quando ha saputo dell’imminente uscita di ‘True Shape…’. È riuscito a dare una grande prova del suo talento sfoderando potenza e versatilità”.

TROVATE DEI PARALLELISMI FRA LA SCENA METAL ELLENICA E QUELLA ITALIANA?
“Culturalmente parlando vi è una sorta di fratellanza tra Italia e Grecia per via della storia antica di entrambi i paesi. C’è senz’altro in alcuni gruppi di metal estremo greci e italiani, una buona dose di influenza classica. Avendo partorito gruppi come Nightfall, Septic Flesh, Rotting Christ, On Thorns I Lay, tutti i gruppi che han fatto valere il proprio peso nel panorama mondiale, si può dire che la Grecia ha avuto un ruolo importante”.

QUALI SONO GLI ELEMENTI CHE SECONDO VOI NON DEVONO ASSOLUTAMENTE MANCARE IN UN BRANO DEI PLATEAU SIGMA?
“Atmosfera, sensualità, malinconia, potenza, oscurità… il tutto cercando di ottenere un giusto bilanciamento tra parti di pesante doom-death e parti più sperimentali e progressive che includono echi new wave”.

VI RITENETE UNA BAND ORIGINALE?
“Più che originali, potremmo definirci espressivi, in quanto non riteniamo di aver inventato nulla, ma solo di aver rimescolato in maniera totalmente personale elementi già esistenti. Lo scopo è quello di trasmettere le nostre visioni all’ascoltatore, che possa vedere e sentire ciò che noi vediamo e sentiamo suonando ognuno dei nostri brani. Ad esempio, in ‘Stalingrad’ evochiamo il freddo del ‘Generale Inverno’, la drammaticità di un evento storico di portata universale che ha coinvolto milioni di persone. E così negli altri brani, dove le atmosfere rimandano ad un passato onirico ed ancestrale, a visioni maestose ed oscure. Pur rimanendo di base in un’estetica assai comune nel metal, pensiamo che il nostro punto di forza sia quello di essere riusciti a liberarci di alcuni cliché e barriere che caratterizzano il nostro genere”.

I TESTI E L’ARTWORK SEMBRANO AVERE UN CERTO PESO PER IL GRUPPO. VEDETE PLATEAU SIGMA COME UN’ESPRESSIONE ARTISTICA A TUTTO TONDO? È SEMPRE STATA VOSTRA INTENZIONE DARE AD OGNI ASPETTO UNA IMPORTANZA ADEGUATA, SENZA SCADERE IN CLICHÈ?
“Siamo consapevoli del riflesso che l’artwork ha sui brani e viceversa. Plateau Sigma significa espressione artistica a 360 gradi, che ci coinvolge e che ci piacerebbe diventasse una professione. Per quella che è la nostra maniera di comporre musica, i testi sono fondamentali e inscindibili dalle parti strumentali, proprio perché è da visioni e dall’interesse per determinate tematiche che i nostri pezzi prendono vita”.

QUAL È L’ASPETTO CHE APPREZZATE DI PIÙ DELL’ATTUALE SCENA METAL E QUELLO CHE INVECE DETESTATE?
“Sicuramente la scena è cambiata molto rispetto anche a solo dieci anni fa. Ora il pubblico è più critico e selettivo ed è difficile emergere. La musica in generale è ‘inflazionata’, nel senso che sono moltissimi i gruppi che tentano di emergere e numerosi anche i generi e sottogeneri che si moltiplicano. In questo marasma, con grande tristezza,  avvertiamo venire meno il legame di fratellanza che dovrebbe unire le band, che lascia il posto ad una competitività senza senso. Ciò di cui sentiamo il bisogno è un maggiore supporto reciproco fra i gruppi, il che permetterebbe a tutti di ottenere migliori condizioni nelle quali proporre la propria musica”.

IL DOOM, ANCHE QUELLO PIÙ ESTREMO, NON È PIÙ UN OGGETTO MISTERIOSO O “PER POCHI” NELLA SCENA METAL. NEGLI ULTIMI ANNI SONO USCITE NUMEROSE BAND CHE HANNO OTTENUTO RISCONTRI IMPORTANTI SIA DI CRITICA CHE DI PUBBLICO. AHAB ED ESOTERIC, AD ESEMPIO. VOI VI SENTITE PARTE DI UNA SCENA? QUESTA MINI-ESPLOSIONE VI HA PORTATO QUALCHE TIPO DI BENEFICI O LA COSA NON VI HA TOCCATO?
“Certo. Ci sentiamo parte di quella tipologia di doom metal che ha fatto dell’identità e dell’originalità due punti di forza e che cerca di rimanere ‘puro’, ma allo stesso tempo di includere elementi che possano conquistare ascoltatori non necessariamente appassionati di doom o di metal estremo. Le due band sopracitate sono ormai punti fermi del panorama, oltre che essere nostre fonti principali di ispirazione, e degni successori di quella triade che ha ricostruito il doom degli Anni ‘90. Questa mini-esplosione sicuramente ci ha aiutato un po’, l’abbiamo avvertita, e vedere come questo genere di nicchia stia pian piano tornando popolare, ci rende orgogliosi di appartenere a questa scena”.

SUONERETE LIVE PER PROMUOVERE “THE TRUE…”? QUANTO È IMPORTANTE LA DIMENSIONE LIVE PER I PLATEAU SIGMA?
“Abbiamo in programma di portare in giro questo disco facendo un po’ di date nel Nord Italia; abbiamo già alcuni contatti con locali ed organizzatori e faremo il massimo per fissare un po’ di date quanto prima. Siamo appena rientrati dalla nostra prima esperienza all’estero, un mini tour in compagnia dei nostri amici (EchO) in Romania, Serbia e Croazia. L’esperienza è stata magnifica e anche l’impatto con il pubblico è stato notevolmente migliore di quello che ci aspettavamo. Speriamo di rincontrare gente come loro ai prossimi concerti. La dimensione live è molto importante per i Plateau Sigma, anche se è sempre difficile trovare occasioni per esibirsi. Purtroppo è anche scoraggiante come a volte i gestori di locali non rispettino i patti e tentino di sfruttare chi come noi porta in giro il prodotto della propria creatività. Questo è uno dei lati negativi che danneggiano la scena della musica emergente, e sinceramente ci fa arrabbiare parecchio. Allo stesso tempo, però, esistono persone che ci tengono a creare e mantenere una scena di musica indipendente e a rispettare ed avere coscienza di ciò che offriamo ed attribuirne un valore. Speriamo di collaborare sempre più con questo tipo di persone”.

DOVE VEDETE I PLATEAU SIGMA DA QUI A CINQUE ANNI? VI SONO DEGLI OBIETTIVI CHE VI SIETE FISSATI O DELLE SODDISFAZIONI CHE DOVETE ANCORA TOGLIERVI?
“Sicuramente ci impegneremo al massimo nella promozione di ‘The True Shape Of Eskatos’, per portare in giro la nostra musica: questo è l’unico vero modo per diffonderla. Ci piacerebbe pubblicare la versione in vinile, visto che questo formato ora sta tornando di moda. Abbiamo già alcuni contatti per realizzarlo e quindi siamo abbastanza ottimisti. Ci muoveremo anche per procurarci nuove recensioni e interviste, in modo da mantenere vivo l’interesse dei fan che già ci seguono e da conquistare un posticino nel cuore di nuovi ascoltatori. Abbiamo avuto un ottimo riscontro per questo album e vogliamo goderci questo nostro piccolo e primo momento di soddisfazione, sperando che possano arrivarne altri. Ci piacerebbe tornare anche all’estero visto la bella esperienza che abbiamo vissuto; non sarà facile, ma quanto meno ci proveremo, cercando di raggiungere più gente possibile e rendere ancora più solida la nostra realtà. Manuel é un vulcano di idee, ha già in mente qualcosa ed è impaziente di mettersi al lavoro, ma non abbiamo ancora rimaneggiato nulla tutti insieme in sala prove, quindi non possiamo ancora anticiparvi nulla. Ci piacerebbe anche realizzare un EP di cover con canzoni pop e new wave, cercando di dare un’interpretazione personale. Ogni tanto tra di noi si comincia a parlare del terzo disco, ma preferiamo non correre troppo. Arriverà, ma a suo tempo”.

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