POISON THE WELL – The Changing of Times

Pubblicato il 28/06/2007 da
 
Continua a far discutere l’evoluzione intrapresa negli ultimi anni dai Poison The Well, un tempo signori incontrastati dell’hardcore new school (poi divenuto metal-core) e oggi band completamente devota alla sperimentazione e spesso molto vicina a canoni rock e alternative. Sono lontani i tempi di un capolavoro come “The Opposite Of December”, ma bisogna ammettere che anche in un contesto musicale inusuale come quello del nuovo “Versions”, il terzetto statunitense è comunque riusicito a convincere e a dimostrarsi ancora una volta colmo di idee e di talento. Metalitalia.com ha avuto modo di parlare con il batterista Chris Hornbrook…
 

IN “VERSIONS” SORPRENDE SOPRATTUTTO L’UTILIZZO DI STRUMENTI INSOLITI, LONTANI DALLA TRADIZIONE HARDCORE E METAL…
“È stata un’idea di Ryan… volevamo provare qualcosa di nuovo in sede di arrangiamento, ma era difficile farlo rimanendo ancorati al basso e alle chitarre. Così ci siamo detti: ‘Perchè non proviamo ad utilizzare altri strumenti?’. Pelle Henriksson ed Eskil Lovstro, i nostri produttori, ci hanno supportato sin dall’inizio in questa decisione, così non abbiamo avuto paura a sperimentare soluzioni con il mandolino, il banjo o addirittura dei corni! D’altronde, volevamo tutto fuorchè far suonare ‘Versions’ come un album tipicamente hardcore, punk o metal. Abbiamo cercato di essere onesti e di includere nell’album solo ciò che davvero sentivamo nostro… quello che ci faceva venire la pelle d’oca. Pazienza se certi fan non lo capiranno, noi siamo soddisfattissimi!”.
 
OGNI VOSTRO ALBUM È DIVERSO DAL PRECEDENTE. SCELTA PONDERATA O EVOLUZIONE NATURALE?
“Assolutamente la seconda… non ci siamo mai seduti ad un tavolo a discutere su che tipo di musica avremmo dovuto comporre. I Poison The Well sono sempre stati una band composta da ragazzi che scrivono musica essenzialmente per il piacere di suonare insieme. Abbiamo sempre fatto ciò che ci passava per la testa sul momento e credo che sarà sempre così”.
 
NON CREDI CHE I NUMEROSI CAMBI DI LINEUP CHE AVETE DOVUTO AFFRONTARE IN TUTTI QUESTI ANNI ABBIANO INFLUITO SULLA STESURA DEI BRANI?
“No, non hanno influito per niente. È vero che abbiamo cambiato lineup moltissime volte, ma non devi scordare il fatto che le persone che andavano e venivano erano sempre state poco o per niente coinvolte nel nostro songwriting. L’unica separazione dolorosa è stata quella con Derek, il nostro vecchio chitarrista. Era un membro fondatore del gruppo e assieme a me, Jeffrey e Ryan rappresentava la vera anima dei Poison The Well. Quando lui se ne è andato è stata dura ricominciare a comporre, ma per quanto riguarda tutti gli altri musicisti, gli split non ci hanno danneggiato minimamente. L’unica noia è stata quella di dover cercare dei rimpiazzi per poter andare in tour”.
 
LA CONTINUA EVOLUZIONE DEL VOSTRO SOUND HA SUSCITATO NON POCHI MALUMORI ALL’INTERNO DELLA VOSTRA FAN-BASE… ANCORA OGGI C’È CHE RIMPIANGE I PRIMISSIMI LAVORI…
“Lo so, ma ormai ci siamo fatti l’abitudine. Personalmente, ogni tanto mi dà fastidio sentire della gente che ai nostri concerti continua a richiedere i vecchi pezzi ad ogni nostra pausa, ma, allo stesso tempo, ultimamente mi sto anche rendendo conto che ci sono dei ragazzi che ci hanno conosciuto con ‘You Come Before You’ e con il primo singolo di ‘Versions’ e che vogliono ascoltare soprattutto quel tipo di materiale. Inoltre ci sono parecchi fan open-minded che apprezzano ogni nostro lavoro… noi suoniamo essenzialmente per questi ultimi due tipi di fan. Se uno richiede solo ed esclusivamente un brano come ‘Nerdy’ – che comunque adoriamo e suoniamo sempre! – dall’inizio alla fine di un nostro show, non ha proprio capito l’essenza dei Poison The Well”.
 
NEGLI ULTIMI ANNI IL METAL-CORE, UN GENERE DI CUI ERAVATE LEADER QUANDO ERA ANCORA ABBASTANZA UNDERGROUND, È ESPLOSO. IL VOSTRO NOME PERÒ NON VIENE CITATO MOLTO SPESSO, QUASI COME SE CI SI FOSSE DIMENTICATI DELL’IMPORTANZA DI ALBUM COME “THE OPPOSITE OF DECEMBER”. LA COSA VI DÀ FASTIDIO O NON VI INTERESSA AFFATTO?
“Onestamente, abbiamo da pensare a cose più importanti. L’esplosione del genere mi ha lasciato abbastanza sorpreso, così come quella della cosiddetta scena emo, ma devo dire che il fatto che veniamo citati o meno come band influente non mi importa quasi per nulla… del resto, non ci tengo ad essere accostato ad un gruppo come i From First To Last, tanto per fare un esempio. Inoltre oggi i Poison The Well suonano musica completamente differente da quella di cui stiamo parlando, quindi trovo anche normale il fatto che fan e stampa siano soliti menzionare più spesso altre band”.
 
MA COSA PROVI QUANDO PENSI A “THE OPPOSITE OF DECEMBER”? PER MOLTISSIMI FAN QUELLO È UN ALBUM FONDAMENTALE… UN VERO E PROPRIO CLASSICO!
“Quando mi capita di riascoltarlo, penso ad un gruppo di ragazzi della scena hardcore che volevano provare a suonare qualcosa di diverso, mischiando metal, melodia e, appunto, hardcore. Penso a migliaia di copie vendute e al fatto che non riuscivamo a credere al fatto che stavamo avendo un tale successo. Penso a centinaia di date tenute in mezzo mondo, in grosse arene così come in centri sociali. So benissimo che è stato un album molto importante sia per noi che per l’intera scena, ma, per quanto mi riguarda, tutti gli album da noi realizzati lo sono!”.
 
SIETE STATI ANCHE UNA DELLE PRIME BAND PROVENIENTI DALLA SCENA HARDCORE A FIRMARE PER UNA MAJOR. IL MATRIMONIO PERÒ È DURATO POCO…
“Con la Atlantic le cose non sono andate come previsto… ma, per certi aspetti, c’era anche da aspettarselo. Per loro abbiamo pubblicato ‘You Come Before You’ e attorno al periodo della sua uscita nei negozi i rapporti erano buoni: avevano fiducia in noi e ci stavano dando un grosso budget per poter promuovere l’album nella maniera migliore. Poi però i ragazzi del loro staff con cui eravamo soliti avere più a che fare se no sono andati e ci siamo ritrovati a dialogare con persone che non avevano la minima idea di che tipo di band fossero i Poison The Well. Quando abbiamo dato il via al songwriting per ‘Versions’ hanno iniziato a chiederci dei brani che potessero fare da singoli… qualcosa di orecchiabile, per intenderci. Ma noi, come ti dicevo, non abbiamo mai scritto nulla a tavolino, quindi abbiamo dato vita ad un disco molto complesso e di difficile assimilazione. Quando la Atlantic lo ha ascoltato non sapeva che farsene e ha cercato di prendere tempo. La cosa però si è protratta sin troppo, tanto che siamo stati costretti a metterli con le spalle al muro e a chiedergli di lasciarci andare. Per fortuna tutto è andato in porto e siamo riusciti a trovare un nuovo partner nella Ferret, label per la quale è finalmente uscito ‘Versions'”.
 
PER IL PROSSIMO FUTURO CHE COSA AVETE IN PROGRAMMA?
“Amiamo suonare live, quindi credo che saremo in tour per un bel po’. Non abbiamo ancora promosso degnamente ‘Versions’ in USA e Canada e di certo ci piacerebbe poter tornare a suonare presto anche nel resto d’Europa. Credo che nella seconda parte del 2007 e nel 2008 saremo quasi sempre on the road. Con il nuovo bassista e il nuovo secondo chitarrista le cose stanno andando piuttosto bene, quindi dubito che avremo problemi a concretizzare questi piani”.
 
SIETE SEMPRE ANDATI IN TOUR CON BAND MOLTO DIVERSE DALLA VOSTRA… PER QUALE MOTIVO?
“Perchè non c’è nulla di più noioso che andare in tour con band che suonano tutte la stessa cosa! Noi siamo persone dalla mentalità molto aperta e ci piace suonare con e per persone che la pensano come noi. Ecco perchè non abbiamo mai avuto problemi a suonare con qualsiasi tipo di gruppo. Di recente abbiamo persino tenuto delle date assieme ai Suffocation e le cose sono andate bene!”.
 
AVETE INFINE GIÀ QUALCHE IDEA PER UN NUOVO ALBUM?
“Solo qualche spunto… è troppo presto. Di certo, sarà un album diverso dai precedenti… è sempre stato così per noi. Del resto, suonare sempre la stessa cosa non avrebbe senso, significherebbe ridurci allo stato di quegli impiegati che purtroppo sono costretti ad andare ogni giorno in ufficio e a fare un lavoro noioso e che odiano”.
 
C’È UN PARTICOLARE OBIETTIVO CHE ANCORA VOLETE RAGGIUNGERE? UN SOGNO CHE IN TUTTI QUESTI ANNI NON SIETE ANCORA RIUSCITI A REALIZZARE?
“Quando abbiamo dato vita alla band il nostro sogno era quello di poter suonare qualche concerto fuori dalla nostra città e di vedere dei ragazzi che cantassero con noi. Con le dovute proporzioni, l’obiettivo attuale è ancora quello… non ci interessano i soldi, vogliamo solo comporre della buona musica per noi stessi e per le persone che ci sono sempre state vicine”.
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