PONTE DEL DIAVOLO – Lasciatevi avvelenare

Pubblicato il 10/02/2026 da

Quando abbiamo ascoltato per la prima volta “Fire Blades From The Tomb”, qualcosa ci ha ‘risuonato’ dentro, tra la testa e la pancia. È una sensazione che tutti gli appassionati di musica provano prima o poi – quella di essere davanti a qualcosa che non è semplicemente ben fatto, ma che ha quel ‘quid’ in più, quella specie di aura che buca la quarta parete e fa drizzare le antenne.
Due anni dopo, i Ponte Del Diavolo sono tra i più apprezzati nuovi interpreti del metal italiano, con una carriera in costante ascesa e i piedi ben saldi nell’underground. C’era quindi una comprensibile attesa intorno alla loro prossima uscita e con “De Venom Natura” hanno ampiamente soddisfatto le aspettative (alte) dei loro estimatori. 
Abbiamo scritto parecchio su questo ottimo nuovo album ed è davvero giunto il momento di lasciare che siano loro stessi a parlarne. Non ci dilunghiamo oltre e lasciamo la parola a Erba Del Diavolo (voce), Abro (basso) e Nerium (chitarra).

L’ULTIMA VOLTA CHE CI SIAMO SENTITI È STATO ALL’USCITA DI “FIREBLADES FROM THE TOMB”: DA ALLORA SONO SUCCESSE TANTE COSE. COME STATE? COME SONO STATI QUESTI DUE ANNI?
Abro: – Siamo più vecchi e belli, abbiamo suonato in quasi tutta l’ Europa su palchi davvero prestigiosi, abbiamo visitato posti belli e mangiato cibo brutto, il primo disco ci ha dato grandi soddisfazioni, quindi tutto bene.

C’È UN TRAGUARDO DI CUI SIETE STATI PARTICOLARMENTE ORGOGLIOSI? O UN MOMENTO CHE VI HA PARTICOLARMENTE EMOZIONATI?
Abro:
– Fare un doppio show al Roadburn in cui abbiamo suonato tutto il disco, anche con Davide Straccione degli Shores of Null, che ci ha raggiunti sul palco per la cover di “The Weeping Song”.
Nerium:– Anche per me i due show al Roadburn sono stati parecchio emozionanti, ma anche aver suonato all’Inferno Festival ad Oslo o al Kilkim Zaibu in Lituania devo dire ha regalato emozioni niente male.

RISPETTO A DUE ANNI FA, STAVOLTA C’ERANO DELLE ASPETTATIVE SU DI VOI – ANCHE PIUTTOSTO ALTE, VISTO L’OTTIMO DEBUTTO E IL RISCONTRO CHE AVETE AVUTO. È UNA SITUAZIONE CHE VI HA MESSO PRESSIONE O È STATA ‘BENZINA’ PER LA CREATIVITÀ?
Abro:
– Personalmente direi che no, non mi sono sentito sotto pressione: è un periodo sia storico che personale molto frenetico e questi due anni mi sembrano davvero volati. Direi che non abbiamo avuto tempo di avvertire pressioni, per assurdo c’è stata quasi più pressione alla vigilia delle registrazioni di “Fireblades”.
Erba: – Abbiamo scritto e registrato “De Venom Natura” tra un live e l’altro, e questo ha sicuramente contribuito a tenere viva la creatività in un flow costante. Per quanto riguarda una certa ansia da prestazione, dopo ogni testo scritto mi chiedo se io sia nuovamente capace di creare delle altre liriche che soddisfino il mio sentire. Detto questo, siamo tutti molto curiosi di sapere come il disco verrà recepito dal pubblico.

COM’È STATA LA COMPOSIZIONE DI “DE VENOM NATURA”? QUANDO LO AVETE SCRITTO? AVEVATE GIÀ UN’IDEA PER IL SEGUITO DI “FIRE BLADES…” O AVETE LASCIATO CHE L’ISPIRAZIONE FACESSE LIBERAMENTE IL SUO CORSO?
Abro:
–  Solitamente, quando entriamo in studio a registrare abbiamo già delle idee per il disco successivo: siamo molto prolifici e abbiamo diversi riff che aspettano di diventare pezzi. Direi comunque che è stato scritto nelle pause fra i live e sì, abbiamo lasciato libero spazio all’ispirazione come sempre fatto.

“DE VENOM NATURA” SI DIREBBE UN LAVORO PIÙ MULTIFORME E STRATIFICATO DI “FIRE BLADES…”. I MARCHI DI FABBRICA DEI PONTE DEL DIAVOLO CI SONO TUTTI, MA L’IMPRESSIONE È CHE ABBIATE ESPLORATO PIÙ A FONDO IL VOSTRO SOUND E ALZATO L’ASTICELLA DELLE SPERIMENTAZIONI – PUR CONSERVANDO INTATTA LA VOSTRA ATTITUDINE PUNK. VI RITROVATE IN QUESTA DESCRIZIONE?
Abro:
– Intanto grazie. Credo di essere ancora poco lucido rispetto a “De Venom Natura” per poter rispondere concretamente. L’attitudine punk sicuramente è rimasta, non so se abbiamo alzato l’asticella, abbiamo semplicemente seguito il flow.
Una cosa ragionata, della quale sono soddisfatto è l’evoluzione nel trattare i due bassi, e questo è stato possibile grazie al nostro fonico Dano e grazie all’ingresso nella band del nuovo bassista Kratom che ha anche iniziato a comporre.

TRA LE INFLUENZE DI QUESTO NUOVO LAVORO SEMBRA ECHEGGIARE – SOPRATTUTTO NELLE LINEE VOCALI – LA GRANDE CANZONE ITALIANA DEL PASSATO, QUELLA DEI DECENNI D’ORO TRA GLI ANNI SESSANTA E OTTANTA. È UN’IMPRESSIONE O C’È DAVVERO UN VOSTRO INTERESSE PER QUELLA STAGIONE MUSICALE?
Erba:
–  Non so bene come rispondere a questa domanda perchè negli anni ho ascoltato così tanta musica diversa da probabilmente mescolare anche un certo tipo di musica italiana, ma non è uno stile che ho ricercato.
Sono passata dalle The Andrews Sisters agli Slayer con scioltezza semplicemente perchè entrambi mi piacciono. Posso ascoltare Antonella Ruggiero e i She Past Away nella stessa mezz’ora.

PER “DE VENOM NATURA” AVETE CHIAMATO A RACCOLTA DIVERSI OSPITI DI ALTO PROFILO. CI VOLETE PARLARE DI COME SONO NATE QUESTE COLLABORAZIONI? SUL DISCO CI SONO QUATTRO OSPITI, DI CUI DUE HANNO SUONATO ANCHE SU “FIREBLADES” (LUCYNINE, SYNTH E THEREMIN, E VITTORIO SABELLI, CLARINETTO BASSO).
Abro: –
Come dici tu, Lucynine e Vittorio Sabelli avevano già collaborato con noi per “Fire Blades”. Siamo buoni amici e abbiamo voluto coinvolgerli anche per De Venom Natura.
Il terzo ospite è Gionata Potenti. Eravamo tutti già fan dei Darvaza ma abbiamo conosciuto Gionata durante l’House of the Holy in Austria qualche anno fa. Dopo aver visto il suo live con Nubivagant, siamo rimasti molto affascinati dal suo stile,e durante la composizione di “Silence walk with me”, ci è subito venuto in mente e gli abbiamo proposto la collaborazione.
Ultimo ospite da citare è Francesco degli Ottone Pesante. Quando abbiamo composto “Spirit, Blood, Poison, Ferment!”  la linea vocale richiamava una qualche ‘annunciazione’ che abbiamo pensato di sottolineare con dei fiati, per la precisione con il trombone di Francesco. Gli Ottone Pesante sono una band che stimiamo tutti e Francesco ha compreso immediatamente l’intenzione.

AVETE PRESENTATO IL NUOVO ALBUM CON UNO DEI SUOI PEZZI PIÙ AMBIZIOSI, “SPIRIT, BLOOD, POISON, FERMENT!”. COME È NATA QUESTA SCELTA? VI VA DI RACCONTARCI QUALCOSA DEL VIDEO?
Erba:
– Abbiamo scelto quel pezzo perché ha sia gli elementi classici del Ponte del Diavolo che una buona dose di novità, quindi ci sembrava perfetta per presentare il disco. E’ stata oltretutto la prima canzone che abbiamo composto per “De Venom Natura”. Per il video ci siamo affidati ad Underroom Studio che aveva già realizzato in precedenza quello di “Demone”. L’attore protagonista è Davide Straccione degli Shores of Null.
Mi annoia molto dover spiegare il significato di questo girato perchè preferirei un impatto più emotivo che intellettuale. Che ognuno ci veda ciò che i suoi occhi suggeriscono.

L’ARTWORK DI COPERTINA È BELLISSIMO E LA MANO DI FRANCESCO DOSSENA MOLTO RICONOSCIBILE. SIAMO DAVVERO CURIOSI DI SAPERNE DI PIÙ, ANCHE PERCHÉ CI SONO DIVERSI APPASSIONATI DI DYLAN DOG IN REDAZIONE!
Abro: –
Tempo fa mi ero messo in testa di proporre un albo di Dylan Dog con il Ponte del Diavolo. Ovviamente è un progetto davvero complicato da realizzare, però da lì è rimasta nell’aria questa associazione, che trovo anche originale. Abbiamo passato in rassegna i nostri artisti preferiti in Dylan Dog e abbiamo scelto Francesco. Ha uno stile assolutamente unico, riconoscibile e creepy.
Per noi questa cosa ha anche e soprattutto un valore affettivo: siamo letteralmente cresciuti con questo fumetto, che è sempre stato il fumetto dei metallari, dei dark o comunque spesso e volentieri degli outsider.

APPROFITTO DEL GANCIO OFFERTOMI DA DYLAN DOG E DALLA MUSICA ITALIANA PER CHIEDERVI UN PARERE SU UNA QUESTIONE PIÙ AMPIA.
DIREI CHE ESISTE UNA SORTA DI ‘SCUOLA ITALIANA’ DELL’OSCURO, CHE PASSA PER LA NOSTRA TRADIZIONE CINEMATOGRAFICA, PER I FUMETTI MA ANCHE, IN QUALCHE MODO, PER LA MUSICA UNDERGROUND. SECONDO VOI PERCHÉ È UN GENERE CHE CI RIESCE COSÌ BENE?
Abro: –
  In Italia abbiamo sicuramente un ottimo background da questo punto di vista. Poi credo ci sia un lato più sottile e romantico: siamo un popolo romantico circondato da bellezza, arte, situazioni vere e alcune volte molto estreme.
Evidentemente qui in Italia abbiamo un nostro modo di fare arte, e nel bene o nel male questa cosa emerge. Succede di passeggiare di notte in certe strade di Torino dopo essere stati ad un live e dover correre a casa per comporre un nuovo riff, ispirati dal posto in cui si vive o dipingere ascoltando un certo tipo di musica, fortemente influenzati dall’ambiente circostante.
Nerium: – Personalmente credo che quando nasce un ‘fenomeno’, inteso come un momento culturale molto forte, crei automaticamente influenza nei vari ambiti artistici. Come dici tu, ritroviamo questa influenza nel cinema, nei fumetti e nella musica e – appunto perchè è diffusa – si autoalimenta, creando nuove forme di espressione. Forse è tutta colpa (o merito, ndr) di Dario Argento (risate, ndr).

VI ASPETTA UN ANNO INTENSO: QUALI APPUNTAMENTI ATTENDETE CON MAGGIORE ENTUSIASMO?
Abro: – 
Ci basta dirti Hellfest, hai visto che bill?

CHIUDO CON LA MIA DOMANDA DI RITO: COSA STATE ASCOLTANDO IN QUESTO PERIODO? E VISTO CHE SIAMO ANCORA ALL’INIZIO DELL’ANNO, C’È QUALCHE ALBUM, OLTRE AL VOSTRO, DI CUI ASPETTATE L’USCITA?
Abro: –
Sto ascoltando molto jazz sia vecchio che moderno e dungeon synth, Old Sorcery è il mio preferito al momento. Ascolto fondamentalmente musica vecchia comunque, dagli anni ’40 agli ’80. Come novità in ambito metal quest’anno ho ascoltato poca roba ma ho apprezzato molto i nuovi lavori di Helloween, Messa, Bianca, Nel Buio, Darvaza, Unviar, El Capro, Hällas.
Erba: – Abysmal Grief, Perturbator, Viagra Boys, Satyricon, Dalila Kairos, Lucifer’s Child, Cataphiles, Linea77. Attendo l’uscita del primo album per il nuovo progetto di Davide Straccione, i Corvin.
Nerium: – In questo periodo sto ascoltando molto Alcest, Russian Circles, Dool, poi ogni tanto ritorno ai Beatles, faccio qualche deviazione per il manouche del Rosenberg Trio e di Django Reinhardt e ho scoperto da poco i Deathsomnia. Aspetto il nuovo album degli Oathbreaker.

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