POVERTY’S NO CRIME – Intervista a Marco Ahrens

Pubblicato il 05/09/2001 da

Era un bel po’ che un album del territorio heavy/aor/prog riuscisse a far leva su di me come nel caso di questo “One In A Million” dei tedeschi Poverty’s No Crime; partiti sulla lunga distanza con degli album tutt’altro che notevoli, figli di un hard n’ heavy ottantiano, i nostri sono giunti all’attenzione dei più con il precedente “Slave To The Mind”, decisamente più maturo e moderno per poter essere digerito dall’audience dei giorni nostri, e finalmente riescono a raggiungere l’ambita consacrazione con l’ultimissima fatica in studio. “One In A Million” è un sapiente miscuglio di progressive, heavy metal e melodie di casa AOR, un po’ come se i Ten si irrobustissero e prendessero spunto dalle figure ritmiche dei Rush.
Non posso negare di aver pensato fin dal principio che “One In A Million” sia a tutti gli effetti il vostro miglior album di sempre….
Si penso di poter essere d’accordo con te, “One In A Million” è a tutti gli effetti il nostro miglior album di sempre, nonostante durante la lavorazione ci siamo lasciati prendere dallo sconforto più di una volta a causa della dipartita dei nostri vecchi bassista e tastierista; poi alla fine siamo riusciti ad ottenere dei risultati molto avvincenti, e noi stessi non potevamo credere alla qualità dei nuovi brani. In passato non eravamo mai contenti al 100% del nostro materiale, mentre stavolta siamo davvero sicuri di aver composto un ottimo album.

Ho riscontrato molte differenze tra il precedente (ed ottimo) “Slave to the Mind” ed il nuovo album, ma vorrei fossi tu stesso a parlarne ai nostri lettori
Certamente; credo che la differenza sostanziale dei ‘nuovi’ Poverty’s No Crime sia in un approccio più ‘heavy’ e riff- orientated. Per farti capire, posso dire che mentre in “Slave To The Mind” c’erano solo due brani con le chitarre abbassate di un tono rispetto all’accordatura standard, nel nuovo “One In A Million” sono praticamente tutti i brani a beneficiare di un sound più pesante, suonando pressoché tutti i riff con una chitarra accordata in Re (ad eccezione delle prime due song, in cui si sente chiaramente il basso della chitarra accordato in Mi, nda); prendi ad esempio “Point Of View”, con il suo riff iniziale ‘staccato’, o “Ancient Lies” con le sue atmosfere molto ‘heavy’. Alla fin dei conti, non abbiamo di molto stravolto il nostro sound, rimanendo come al solito legati al nostro approccio melodico e ricco di parti di atmosfera.

E che cosa vi ha spinto ad indurire il sound?
In realtà avremmo sempre desiderato possedere un sound di chitarra così granitico come quello attuale, ma purtroppo in passato ogni volta che entravamo in studio non riuscivamo mai a beneficiare di un engineering che ci soddisfacesse al meglio; già sul precedente album, avevamo avuto un sound più pesante, ma in confronto agli standard attuali della musica metal, era ancora un po’ troppo debole per poter essere considerato il nostro un ‘power riffing’, non so se mi spiego.

Ma quindi sui primi due album non fu una vostra scelta quella di avere delle chitarre molto più hard rock nel sound…
No affatto, fu essenzialmente un errore di produzione, unito però anche alla nostra incapacità a quei tempi di entrare in uno studio ed ottenere davvero il suono che avevamo in testa; stavolta però non possiamo proprio lamentarci.

Sostanzialmente quindi lo status di ‘progressive metal band’ non dovrebbe suscitarvi molta antipatia, sebbene a mio avviso vi sia un po’ stretto…
Guarda, non mi importa come la gente vorrà definirci, se progressive hard rock, progressive metal, power metal o semplicemente ‘good metal’, eheheh… L’unica cosa che ci interessa è di comporre buona musica, con dei bei arrangiamenti, belle melodie e soprattutto tanta emozionalità.

E sulla definizione di ‘Adult Orientated Heavy-Rock’ che qualcuno ha pensato di ritagliarvi cosa ne pensi?
Beh, di solito ber AOR si intende un rock adulto che non ha bisogno di scrivere dei singoli per le radio, o per le televisioni seguite per lo più da un pubblico di adolescenti; in parte credo che i Poverty’s No Crime si possano riconoscere in questa definizione, essendo tutto sommato il nostro modo di comporre indirizzato ad un ascoltatore prevalentemente adulto.

Parlando ora del titolo dell’album, credo che “One In A Million” sia una frase dalle molteplici sfaccettature
Beh il titolo potrebbe in effetti riferirsi anche ai Poverty’s No Crime, nel senso che noi siamo ‘una band su un milione’, ed il che potrebbe essere essenzialmente vero; in realtà il titolo si riferisce ad un concept che attraversa le liriche dell’album. Si tratta di una riflessione sull’uomo moderno, e sulla persona che si trova continuamente in conflitto tra compromesso ed indipendenza della propria libertà di pensiero; il tema principale è l’individualità della persona, che deve essere riconquistata attraverso l’affermazione del sé, in una società che cerca di spersonalizzare l’individuo e di farlo sentire parte di una massa. “Point Of View”, ad esempio, è proprio il brano in cui il protagonista vuole affermare la propria volontà e la forza del proprio intelletto, come a dire che nel personale ‘punto di vista’ esista un mondo intimo che discende dalla persona stessa.

Ed essere ‘uno in un milione’, può essere considerato solo un ‘punto di vista’?
Beh certo, si tratta di una decisione, il voler essere parte del gregge, della società, il meccanismo di un orologio che continua a contare le ore senza che le rotelline possano sottrarsi al loro compito; io credo che ‘uno in un milione’ sia chi riesce a sottrarsi ai meccanismi che la società cerca di imporre fin dalla nascita: e ciò concretizza solo ragionando con la propria testa, avendo delle proprie opinioni, sentimenti, comportamenti.

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