PSYCHOTIC WALTZ – L’atteso ritorno

Pubblicato il 15/03/2020 da

Gli Psychotic Waltz ci hanno sinceramente emozionati con il loro nuovo tanto atteso album, lo splendido “The God-Shaped Void”, che ha riportato la band americana ai fasti del passato. Abbiamo avuto modo di raggiungere telefonicamente il cantante Devon Graves (al secolo Buddy Lackey): dobbiamo dire che le battute iniziali sono state un po’ strane, perchè avendo finalmente occasione di parlare con lui degli Psychotic Waltz, ci sarebbe piaciuto parlare un po’ anche del loro passato. La nostra impressione, tuttavia, è che Devon non avesse affatto voglia di parlare della storia del gruppo: come noterete, di fronte a qualsiasi domanda di questo genere, soprattutto nelle battute iniziali, non farà altro che schermirsi e tirare in ballo il nuovo album; una situazione che ci ha sinceramente colpiti, come se ci fosse la voglia di mettere una pietra sopra su quegli anni e pensare solo al presente. Ancora di più però ci ha colpiti la grande e sincera umiltà da lui dimostrata, come se davvero non si spiegasse come possano ancora oggi essere così amati, nè come possa esserci stata tanta attesa per questo disco. Ad ogni modo, pian piano Devon comincia ad essere sempre più disteso e rilassato nelle risposte, specialmente quando poi, ovviamente, abbiamo cominciato a parlare appunto anche dell’ultimo “The God-Shaped Void”.


PENSO CHE GLI PSYCHOTIC WALTZ SIANO STATI UNA DELLE MIGLIORI BAND NEGLI ANNI ’90: AVETE PUBBLICATO ALCUNI CAPOLAVORI, MA PER ALCUNE CIRCOSTANZE SFORTUNATE NON AVETE OTTENUTO IL MERITATO SUCCESSO. TU COME LA VEDI?
– Beh, è difficile dirlo, perchè abbiamo avuto una carriera strana, non siamo diventati i nuovi Led Zeppelin; magari ci sarebbe piaciuto, ma quello che è successo è che dopo tutto questo tempo, ventiquattro anni dopo il nostro ultimo album, la gente sta ancora parlando di noi, vuole ancora ascoltare la band, sta aspettando questo disco e questo per me è una specie di miracolo.

INFATTI SIETE ANCORA MOLTO AMATI E SIETE DI NUOVO QUI INSIEME DOPO COSI’ TANTI ANNI: OGGI, PROPRIO ALLA LUCE DI TUTTO CIO’, PENSI CHE IL VOSTRO SCIOGLIMENTO NEGLI ANNI ’90 SIA STATA LA MIGLIORE ED UNICA SOLUZIONE O HAI QUALCHE RIMPIANTO?
– Ovviamente mi avrebbe fatto piacere proseguire ciò che avevo cominciato con la band, ma dopo tutti questi anni lontani dalle scene, penso che sia fantastico avere un nuovo album e nuove canzoni come quelle di questo disco. Se fossimo rimasti insieme questo avrebbe potuto essere il ventesimo disco e non sono così sicuro che una band abbia bisogno di così tanti lavori.

RICORDO CHE, PER ALCUNI ANNI DOPO IL VOSTRO SCIOGLIMENTO, ERA PRATICAMENTE IMPOSSIBILE TROVARE I VOSTRI ALBUM SIA IN EUROPA CHE IN AMERICA, FINCHE’ LA METAL BLADE NON LI RISTAMPO’ PER L’EUROPA NEL 2004: PENSI CHE QUESTO POSSA ESSERE STATO UN PASSAGGIO FONDAMENTALE PER IL VOSTRO FUTURO RITORNO E LA VOSTRA FUTURA REUNION? DICO QUESTO PERCHE’ LA MIA SENSAZIONE ERA CHE SI STESSERO PERDENDO LE VOSTRE TRACCE, MA DA ALLORA CHIUNQUE HA AVUTO LA POSSIBILITA’ DI RISCOPRIRE LA VOSTRA MUSICA.
– In realtà non so molto a riguardo, penso che ne abbiamo parlato ma credo che allora mi piacesse di più l’idea di un nuovo inizio. Non ero più negli Psychotic Waltz, ero nei Deadsoul Tribe; sai che mi ero trasferito in Europa e tuttora vivo in Austria, così all’epoca ero più concentrato su quello che stavo facendo con la mia nuova band. Ma avendo materiale degli Psychotic Waltz, era una buona idea tornare e renderlo disponibile in qualche modo.

AVETE SEMPRE AVUTO PIU’ SUCCESSO IN EUROPA CHE NEGLI USA: COME SPIEGHI QUESTA COSA?
– Gli USA sono un grande Stato, l’Europa ha persone che vivono in molti piccoli stati, ciò che va forte in un Paese potrebbe non andare in un altro, ma l’America è una e tendenzialmente ciò che va forte piace un po’ ovunque. Penso che ci sia stata una sorta di progressione naturale di quello che c’era nella musica rock e nel metal, c’erano Black Sabbath, Judas Priest, Iron Maiden, Queensryche e allora alla gente piaceva quel genere. Ma penso che quel periodo sia giunto al termine soppiantato da una cultura pop e di conseguenza era diventato molto difficile che una band metal potesse diventare famosa. Noi speravamo di essere il passo successivo rispetto a quanti si approcciavano a quel genere di band, invece sono venuti fuori il grunge, poi l’hip-hop, poi tutta roba pop ed elettronica, così sono cambiati i gusti delle persone. In Europa è diverso e così noi abbiamo ancora fan metal e scene metal in tutti i vari Paesi. Io penso che in America le masse tendano a seguire i trend; ci sono piccoli gruppi di persone che ascoltano musica che non è mainstream e che vogliono fortemente trovare qualcosa come il metal o il punk, ma non si tratta mai di molte persone che vivono in una stessa area, quindi è difficile per una band che sia agli inizi poter emergere.

SIETE DA MOLTI CONSIDERATI TRA I FONDATORI DEL PROGRESSIVE METAL E MOLTE BAND VI CONSIDERANO UN’IMPORTANTE FONTE D’ISPIRAZIONE, MA COSA NE PENSI TU DEL PROGRESSIVE METAL? CI SONO BAND CHE TI PIACCIONO?
– In realtà io sono più appassionato di metal old school, amo molto i Black Sabbath, tutte le band old school ed anche un po’ di progressive. Diciamo che possiamo essere inseriti nel genere progressive, forse perchè quando abbiamo iniziato con “A Social Grace” molto di quel materiale era tecnico e complesso, ma ci sono sempre piaciute band più dark che progressive, perciò eravamo più come i Sabbath che non i Dream Theater; il genere che noi volevamo suonare era più come i Sabbath e i Pink Floyd e ci piacevano cose come quelle che aveva fatto Randy Rhoads, per esempio. Quel genere di progressive comunque conta ancora nella visione musicale che Dan, Brian e io abbiamo, ma mi sentirei più a mio agio nel considerarci non una band progressive ma la progressione delle vecchie band rock e metal con cui siamo cresciuti. Per quanto riguarda la seconda parte della tua domanda, direi che mi piace una band come gli Opeth e in modo particolare il loro album “Sorceress”, penso che quel disco offra delle immagini magnifiche di musica progressive: quando canti le loro canzoni riescono veramente a scuoterti e ci sono passaggi musicali che suonano con tempi strani. Apprezzo davvero quel disco.

ARRIVIAMO DUNQUE AL VOSTRO NUOVO ALBUM, “THE GOD-SHAPED VOID”, CHE ESCE BEN VENTIQUATTRO ANNI DOPO “BLEEDING”: SO CHE AVETE INIZIATO A LAVORARCI DAL 2012, COME MAI LA SUA REALIZZAZIONE VI HA PORTATO VIA COSI’ TANTO TEMPO?
– È solo che quando vogliamo scrivere, quando pensiamo che le parti sono pronte, ci riuniamo e proviamo insieme e anche allora quando scrivevamo del materiale ci prendevamo poi dell’altro tempo per gli arrangiamenti. Ora i ragazzi sono già fortunati se riescono a ritrovarsi anche un solo giorno a settimana, poi ci è voluto il tempo per registrare questo materiale in studio e così sono passati anni, senza contare il fatto che ci sono stati periodi in cui bisognava provare per concerti o festival. Per scrivere tutto il materiale ci sono voluti parecchi mesi e a questo si deve aggiungere che diventa molto più arduo gestire le cose tramite e-mail, come dicevo ora c’è l’Atlantico di mezzo perchè vivo in Europa e questo ha reso le cose più complicate. Se penso ad un gnieooow (imita il suono di una chitarra distorta, ndR), non posso rendere questo per e-mail e, insomma, ci abbiamo impiegato più del previsto. D’altra parte, ho uno studio e posso dedicare tempo a migliorare qualcosa o comunque posso dedicare del tempo per lavorare su cose che, onestamente, non potrei realizzare altrimenti.

APPUNTO, IL FATTO CHE LAVORI A DISTANZA CON I TUOI COMPAGNI DI BAND NEGLI USA, PENSANDO A COME LAVORAVATE IN PASSATO, PUO’ IN QUALCHE MODO ANCHE AVER INFLUENZATO IL PROCESSO COMPOSITIVO DI “THE GOD-SHAPED VOID”?
– È lo stesso processo che abbiamo sempre utilizzato, perchè loro mi presentano una nuova canzone a cui hanno lavorato – io non riuscirei a stare senza far nulla mentre loro stanno cercando di scrivere una canzone: io l’ascolto dal vivo e, sebbene sia la prima volta, registro qualcosa con il microfono, mettendo quanto basta su un registratore e provo a scrivere le mie linee vocali su un’armonia vocale, canticchiando un “gogo” o qualcosa del genere. Così ottengo un’armonia su cui scrivere, poi porto loro i testi e facciamo sempre così, loro danno a me le loro parti e io mostro le mie a loro, è proprio una negoziazione e questo porta via molto tempo per allestire tutto, richiede parecchie e-mail.

LA MIA IMPRESSIONE E’ CHE IL SOUND DI “THE GOD-SHAPED VOID” SIA MOLTO VICINO AL SOUND E AL MOOD DI “BLEEDING”, QUASI COME SE L’AVESTE PUBBLICATO POCHI ANNI DOPO: SI E’ TRATTATA DI UNA PRECISA SCELTA?
– No, infatti tutti dicono cose diverse riguardo questo, alcuni dicono che ricorda loro “Into The Everflow”. Noi abbiamo cercato di fare quello che ci piace e allo stesso tempo provato a crescere e a fare qualcosa che fosse riconoscibile. Abbiamo uno stile caratterizzato dalle chitarre ‘gemelle’ di Dan e Brian e penso appunto che quello che fanno sia riconoscibile; lo stesso vale per me quando provo a comporre una canzone e a cantare le parti vocali, cercando di fare qualcosa che possa essere facile da capire.

AVETE LAVORATO DI NUOVO CON TRAVIS SMITH E ANCHE STAVOLTA IL RISULTATO E’ UN ARTWORK STUPENDO.
– Sì, Travis non delude mai. Ha lavorato per l’album “Bleeding” ed ha lavorato con me per tutto il materiale dei Deadsoul Tribe e The Shadow Theory. Sì, ha svolto un ottimo lavoro con “Bleeding” ed è sintonizzato con il mio gusto. Io provo a trasmettergli le mie idee musicali e di solito gli dò un titolo, il titolo dell’album o in qualche caso accenniamo alla musica, al ritmo delle liriche in modo che possa avere più elementi per il suo artwork.

AVETE INCLUSO UNA BONUS TRACK, “SEASON OF THE SWARM” PER ALCUNE VERSIONI DELL’ALBUM: COSA MI DICI RIGUARDO QUESTA CANZONE?
– In realtà doveva esserci una bonus track per contratto. Loro volevano una canzone in più, allo stesso tempo quella è una canzone che non avevamo intenzione di tenere più nel cassetto. Dovendone però includerne una, è stata una scelta difficile, una specie di sacrificio per noi, perchè il contenuto delle liriche non si legava particolarmente con la parte centrale del disco, con quelle atmosfere dark; l’abbiamo inserita comunque e la storia è tutta lì.

I VOSTRI PROGETTI PER IL FUTURO? POSSIAMO ASPETTARCI ALTRI ALBUM DAGLI PSYCHOTIC WALTZ?
– Chissà, dipende se questo andrà bene; al tempo stesso sono sicuro che ne faremo un altro ed anzi è auspicabile, dopo aver aspettato tutto questo tempo. Da parte nostra ce n’è davvero l’intenzione.

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