PURE WRATH – La voce della rabbia

Pubblicato il 23/04/2022 da

Autori di un black metal estremamente evocativo e malinconico, i Pure Wrath sono riusciti a confermare una bontà che era già ben evidente nei primi lavori e che anche nell’ultimo “Hymn To The Woeful Heart” ha saputo sottolineare delle ottime doti di scrittura. Il progetto indonesiano, cui fa capo il solo Januaryo ‘Ryo’ Hardy, si distingue per una tesa atmosfera volta a descrivere con drammaticità ed epicità gli eventi raccontati, con dinamiche e chiaroscuri eleganti e capaci di far sobbalzare durante l’ascolto; peraltro, i temi principali ricadono su storie strazianti del recente passato dell’Indonesia, argomenti che Ryo sembra piuttosto intenzionato a rimarcare e impedire che vengano celati – per vergogna o altro – alle nuove generazioni del suo paese. Parliamo anche di questo durante col polistrumentista: buona lettura!

FACCIAMO UN RIEPILOGO DELLA BAND PER I NOSTRI LETTORI?
– Ho cominciato un progetto black metal nella mia camera da letto nel 2012; il debut dei Vallendusk era uscito in quel periodo e mi aveva davvero scioccato. Mi ha incoraggiato a suonare esattamente quel tipo di musica. Dopo prove ed errori e variazioni dei miei gusti musicali, ho deciso di chiamare tutto il progetto Pure Wrath nel 2014, e ho così iniziato a scrivere il mio primo album, “Ascetic Eventide.”

QUAL E’ IL FULCRO DEI PURE WRATH? COSA VUOI DARE AI TUOI ASCOLTATORI?
– Per me Pure Wrath ha un significato costante, quello di buttare fuori la più profonda rabbia che si cela dentro al cuore. È un’entità che raffigura così tante idee e così tanti sentimenti nel mio animo, con una possibilità di linguaggio senza confini.

CI SONO OSPITI E MUSICISTI NEI TUOI DISCHI, MA DI FATTO PURE WRATH E’ UNA ONE-MAN-BAND. COME MAI HAI DECISO DI SUONARE DA SOLO?
– Non sono mai stato in grado di lavorare e scambiare idee con altre persone nella musica. È davvero molto difficile per me spiegare cosa voglio, creare le immagini di quello che è dentro la mia testa, se poi devo anche sforzarmi di tollerare l’esistenza di un’altra persona. La solitudine ha sempre portato pura gioia nei miei momenti di composizione e creazione.

DI COSA PARLA IL NUOVO DISCO? CI RACCONTI DELLA TEMATICA DELL’ALBUM E DEL PERCHE’ NE HAI VOLUTO PARLARE?
– Il disco parla di una donna che ha perso tragicamente suo figlio, e ha dovuto vivere la sua vita per mezzo secolo circondata dai suoi assassini. È in realtà solo una delle centinaia di storie depressive che esistono e che sono tenute ben nascoste, visto che questa orribile serie di eventi viene considerata una sorta di tabù per la nostra società, almeno per i più anziani. Io voglio parlarne, almeno per le generazioni più giovani, in modo che non permettano che queste vecchie e orribili storie vengano dimenticate.

QUALI SONO I MOMENTI CHE PREFERISCI MENTRE LAVORI A UN TUO NUOVO DISCO?
– La parte migliore, a dire il vero, è quando ho finito la parte di songwriting e posso mandare le bozze ai musicisti che suoneranno come guest. Sono sempre curioso di scoprire cosa ci metteranno sopra di proprio, visto che sono dei musicisti estremamente talentuosi che sanno sempre cosa fare con qualsiasi materiale si trovino di fronte. È come essere al ristorante e attendere un piatto delizioso.

C’E’ UNA CONTINUITA’ IN SENSO TEMATICO ALL’INTERNO DEI TUOI DISCHI?
– Non proprio, a dire la verità. Scrivo semplicemente quello che mi va. Di solito si tratta di qualcosa che mi attrae personalmente e che ho bisogno di tradurre in linguaggio musicale. E credo che continuerò così, mettendo nella mia musica idee che vengono in maniera naturale, senza selezionare i concetti o i temi.

LA TUA MUSICA SA ESSERE AGGRESSIVA E MALINCONICA, COSA ISPIRA LA TUA SCRITTURA NELL’ASPETTO PRETTAMENTE MELODICO?
– Sono ispirato dalla dinamica drammatica della musica classica. Per fare un piccolo esempio, il “Requiem” di Mozart può essere oscuro e attraente allo stesso tempo. Per me, una musica triste o malinconia deve essere bilanciata, alzare il mento verso qualcosa che la tiri su, con un sentimento di crescita. O anche il contrario. Insomma, la dinamica è fondamentale.

COSA SEGUI FUORI DALLA MUSICA? LIBRI, FILM?
– Non ho davvero tempo di leggere libri, ultimamente. Sono più orientato verso i film, di solito ne guardo al venerdì con mia moglie. O nuovi film, un po’ a caso, o i nostri horror anni ’70 preferiti. Per noi, i film horror di quegli anni sono sempre giusti. Se invece non siamo dell’umore per qualcosa di particolare, ci guardiamo qualche commedia slapstick indonesiana.

QUALI SONO LE TUE RADICI MUSICALI? E LE TUE INFLUENZE ATTUALI? HAI COMPRATO QUALCHE BEL DISCO DI RECENTE?
– Sono cresciuto con cassette e CD, soprattutto dei miei genitori. Non credo di avere mai avuto una mattina senza musica nella mia infanzia. I miei sono dei fanatici della musica. Sono cresciuto con le classiche combinazioni di Chicago, Genesis, Scorpions, anche i Metallica, sono stati un po’ il mio pane quotidiano. Ricordo la mia prima cassetta, “Machine Head” dei Deep Purple. L’ho avuta da mio papà quando ero in prima elementare, e l’amai immediatamente. Indirettamente, ho anche imparato a suonare la chitarra da mio padre. È un chitarrista che si sottovaluta molto, tiene un profilo basso.

COM’E’ LA SCENA METAL NEL TUO PAESE? CLUB DA MENZIONARE? SI TRATTA PIU’ DI UNA SCENA CLASSIC METAL O PIU’ ESTREMA?
– Il metal in Indonesia è un’ottima industria. Molti miei amici si guadagnano da vivere col metal. È davvero promettente, specialmente avendo qualche connection con l’ambiente più mainstream. E per rispondere alla tua domanda, direi che la scena sia prettamente estrema, visto la maggioranza delle band suonano death metal! I club sono piuttosto diversi rispetto a quelli in Europa o USA: qua di solito si suona in qualche stadio, o comunque in qualche grande spazio aperto per organizzare eventi. Non si organizzano eventi per duecento persone, si organizza dai mille spettatori in su, di solito.

A PROPOSITO: SUONERAI LIVE PER PROMUOVERE IL DISCO? CI SARA’ UN TOUR?
– Si, sto promuovendo il disco in Indonesia, al momento. Abbiamo fatto due chiacchiere con un promoter europeo per un primo tour dell’Europa nel 2023. Speriamo non ci siano intoppi, visto che vorremmo riprendere in mano tutti i piani che si sono dovuti interrompere nel 2020.

STAI SCRIVENDO QUALCOSA DI NUOVO O TI PRENDI UN MOMENTO PER GODERTI QUELLO CHE HAI FATTO SINORA?
– No, non sto scrivendo niente visto che mi sto concentrando nei live e nell’organizzare tour localmente. Il prossimo step è essere in grado di venire in tour in Europa con i miei membri ucraini (l’intervista è stata fatta prima dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, NdR). Non sono interessato a scrivere musica per altri progetti, peraltro non so se ce la farei; ho realizzato che la mia testa non è più buona com’era una volta.

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