RABID DOGS – Schiaffi a mano aperta

Pubblicato il 23/03/2022 da

Passati dal grindcore degli esordi a un’interessante miscela di death metal, stoner e hard rock, i Rabid Dogs hanno pubblicato il loro quarto disco, “Black Cowslip”, lasciando un’ottima impressione del proprio stato di salute all’interno del panorama tricolore. La loro musica conferma basi solidamente metallare, ma la capacità di filtrare più generi senza suonare forzati li ha resi piuttosto interessanti, e non per niente è stato sui nostri lettori per un po’ dalla sua uscita. A tutto questo uniamo una passione cinematografica di genere che trasuda sin dal nome, ma anche nei solchi dell’ultimo CD, e abbiamo una realtà che pur non prendendosi per forza troppo sul serio, riesce a lasciare un bel marchio dopo il proprio passaggio. Di questo ed altro parliamo con Doc, chitarra del gruppo!

PARTIAMO SUBITO PARLANDO DEL DISCO NUOVO! COME SIETE ARRIVATI ALLA PUBBLICAZIONE DI “BLACK COWSLIP”?
– La realizzazione di “Black Cowslip” non è stata facile, la pandemia ci ha complicato notevolmente i piani ed è stato pubblicato con quasi un anno di ritardo dal previsto. Ma va bene così: i tempi dilatati ci hanno permesso di dedicarci con più calma alla registrazione ed all’arrangiamento dei pezzi nuovi, di curare l’artwork nei minimi particolari e di scegliere con attenzione la label che lo avrebbe pubblicato.
Dopo quattro anni dal disco precedente dovevamo alzare il livello e fare tutto al massimo delle nostre potenzialità: credo che con quest’album ci siamo riusciti.

CI SONO DIVERSI RIFERIMENTI CINEMATOGRAFICI NELLA VOSTRA MUSICA (E IL VOSTRO STESSO NOME CREDO DERIVI DALL’OTTIMO ‘CANI ARRABBIATI’ DI MARIO BAVA), E’ SEMPRE STATO COSI’? COME MAI AVETE DECISO DI SEGUIRE QUESTA SCIA?
– La band è nata sull’entusiasmo di quel capolavoro di Mario Bava, tanto da omaggiarlo con nome e nickname vari. Non siamo dei tipi che si prendono troppo sul serio e ci piace variare molto, sia nei testi che nella musica, ma l’influenza del cinema è e sarà sempre presente nei Rabid Dogs: siamo grandi fan dei poliziotteschi, spaghetti western, horror settantiani e tutti i film di Bud e Terence Hill. Anni fa abbiamo dedicato un intero mini per omaggiare “La Piovra” e non escludiamo di fare altri lavori interamente dedicati a serie o generi cinematografici.
La cosa è nata in maniera spontanea, ci piace semplicemente parlare delle cose che ci appassionano, come il cinema o la storia criminale della nostra penisola, magari stimolando l’interesse nell’ascoltatore verso queste storie. Ci è sembrata la cosa più naturale del mondo trasferire questa passione nella nostra musica.

C’E’ COMUNQUE UN TEMA COMUNE NEL DISCO?
– Non proprio. A differenza de precedente disco, quasi esclusivamente incentrato sul marciume italiano di fine secolo, questo è più eterogeneo. Le storie di malavita la fanno sempre da padrone (“The Crown & The Fist”, “Angel Face”, “Black Cowslip”, “The Theban”, “Charlie Lucky”), ma trovano spazio anche pezzi come “Frisco Joe” e “Sgt. Kempfer”, ispirati dai film di Bud & Terence; “Raw Deal”, tratto da “Codice Magnum”, ed altri come “Fucking Spaced Out” e “The Law Of The Strongest”, nati invece dalla nostra fantasia.

PARLIAMO DELLA MUSICA: IL VOSTRO E’ UN GENERE CHE SEBBENE ABBIA DELLE RADICI BEN PRECISE, SPAZIA IN MANIERA MOLTO ECLETTICA TRA VARIE ALTRE FORME MUSICALI. COME SIETE ARRIVATI A QUESTO SUONO?
– Ci sono voluti anni e voglia di andare oltre gli schemi: siamo partiti come una band grindcore che puntava ad andare a mille all’ora e adesso ci ritroviamo a suonare dei pezzi stoner/doom con soli di armonica. E’ stato il frutto di anni di ascolti differenti, in quanto più o meno consapevolmente nella nostra musica riproponiamo i nostri gusti del momento, quindi nel tempo al grind originario si è aggiunto il d-beat, lo stoner, l’hard rock ed il blues. I puristi della  musica estrema sicuramente storceranno il naso ma noi ce ne sbattiamo ed andiamo dritti per la nostra strada. Ora siamo arrivati ad un punto che noi stessi non sappiamo bene a quale filone appartenere: troppo leggeri per il grind, troppo pesanti per lo stoner. E questa cosa, ad essere onesti, ci piace parecchio.

DIRESTI CHE IL VOSTRO SUONO ODIERNO E’ QUELLO CHE VI CARATTERIZZERA’ ANCHE NELLE PROVE FUTURE?
– Come detto prima, non posso prevedere che strada prenderà la band. Siamo estremamente liberi, potremmo aver ancora voglia di cambiare, ma sarebbe da pazzi non tenere in considerazione questo suono anche per i lavori futuri: credo che siamo arrivati ad un mix ottimo, maturo, bilanciato nei generi e che funziona alla grande. E per questo dobbiamo ringraziare Cinghio del Kick Recording Studio: cambiare studio non è mai una cosa facile ma lui è stato veramente prezioso nel farci sentire sempre a nostro agio, nel dare il suo contributo con arrangiamenti ed idee brillanti. Si è così creato un giusto equilibrio e sarà sicuramente il punto di partenza per i prossimi lavori.

COME DEFINIRESTE EFFETTIVAMENTE IL VOSTRO GENERE?
– Uhm… sludge ’n’ roll? Death blues? Non saprei… In realtà non ci interessa nemmeno. Siamo arrivati a questo suono proprio perché ce ne infischiamo delle etichette, non ne vediamo la necessità. Se dovessi descriverlo a qualcuno, direi che è roba forte che merita un ascolto.

MI DITE TRE BRANI CHE CONSIGLIERESTE A UN NUOVO ASCOLTATORE?
– Te ne elenco quattro, non tre: “The Crown & The Fist”, “Straight To Jail!”, “Death Wish” e “Rabid Dogs”. Sono i brani che meglio riassumono l’evoluzione della band.

“BLACK COWSLIP” E’ IL VOSTRO PRIMO LAVORO CON TIME TO KILL, COME SIETE ARRIVATI AL CONTRATTO CON QUESTA ETICHETTA? SIETE SODDISFATTI DELLA COLLABORAZIONE?
– Siamo molto soddisfatti di questa collaborazione. Enrico ci ha voluto fortemente ed è stato subito chiaro che la Time To Kill era l’etichetta giusta per pubblicare il disco. Siamo nell’underground da abbastanza tempo per sapere che un disco senza adeguata promozione non fa molta strada, soprattutto in questo periodo in cui non è possibile suonarlo in giro. Scegliere quindi un’etichetta che sappia curare la promozione, la distribuzione, che ti aiuti nel lancio dei singoli, nella realizzazione dei videoclip, fa la differenza. Tutto questo la Time To Kill lo sa fare e lo fa anche bene, quindi direi che è stata una scelta felice.

QUALI NOMI SONO QUELLI CHE HANNO PIU’ ISPIRATO LA VOSTRA MUSICA? SIA NELLA CONFORMAZIONE ORIGINARIA, PIU’ VOLTA AL GRIND, E A QUELLA ODIERNA?
– Blood Duster, Sayyadina, Entombed, Disfear, Fu Manchu, Down, Kvelertak.

CON CHI VORRESTE CONDIVIDERE IL PALCO, IDEALMENTE?
– Bella domanda… Io direi con i Kiss, la più grande rock band dell’universo. Ma non c’entreremmo un cazzo, quindi più realisticamente direi tutte le band citate prima oltre ovviamente ai Carcass… Tutti nel metal estremo vorrebbero condividere il palco con i Carcass!

– AVETE ASCOLTATO QUALCHE DISCO USCITO DI RECENTE? COSA CI CONSIGLIATE?
– Devo confessarti che ultimamente non sono molto attento alle nuove uscite, ma ho apprezzato molto “In Carne Persona”, l’ultimo disco dei Duel. E’ una band che adoriamo ed anche questa volta hanno pubblicato un ottimo lavoro.

COVID PERMETTENDO, CI SARA’ UN TOUR A SUPPORTO DEL NUOVO ALBUM O E’ PIU’ PROBABILE DATE ‘SECCHE’ E FESTIVAL?
– Tornare on the road sarebbe un sogno. E’ troppo tempo che siamo lontani dai palchi e qualsiasi opportunità è la benvenuta. Io sono un romantico e preferisco sempre il tour alla data secca, ma combinare date ed impegni personali non è sempre possibile, quindi anche se fossero solo date secche o festival sarei felicissimo lo stesso. Vogliamo suonare! Quindi chiunque legga questa intervista e voglia fare festa con noi, ci contatti sui social o via mail a booking@rabiddogs.it!

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