In Grecia l’epic metal gode da sempre di un pubblico appassionato e fedele, e i Reflection, con una carriera ormai trentennale e cinque album in studio, ne rappresentano una delle realtà più longeve e rispettate.
La band dei fratelli Stathis e George Pavlantis ha saputo, sin dagli esordi, fondere la ricchissima eredità mitologica e storica della propria terra con l’epic metal di scuola americana (Manilla Road, Omen, Brocas Helm), costruendo un linguaggio personale e inconfondibile.
Dopo “Bleed Babylon Bleed” del 2016, il gruppo torna con “The Battles I Have Won”, un disco epico, diretto e intriso di storie che spaziano dai miti classici a episodi storici dimenticati, senza tralasciare racconti di vita quotidiana elevati a dimensione eroica.
In questa intervista, Stathis Pavlantis, storica chitarra della compagine ellenica, ci parla della genesi del nuovo lavoro, già recensito sulle nostre pagine, delle difficoltà affrontate in questi anni, dei legami con la tradizione greca e delle sfide che hanno reso “The Battles I Have Won” uno dei capitoli più maturi e intensi della loro discografia.
SONO TRASCORSI OTTO ANNI DALL’USCITA DEL VOSTRO PRECEDENTE ALBUM “BLEED BABYLON BLEED”. LA PANDEMIA E LE TERRIBILI GUERRE CHE STIAMO VIVENDO HANNO INFLUENZATO I TEMI E L’ATMOSFERA DI “THE BATTLES I HAVE WON”?
– No. Quasi tutti i brani erano già in forma di demo grezzi prima di questo ‘Armageddon’. Durante la pandemia, l’ultima cosa che avevamo in mente era la musica. Ma non puoi restare indifferente a tutto quello che accade intorno a te. Tutta questa brutalità, tutta questa morte ovviamente ti attraversano e diventano parte di te, che tu lo voglia o no.
POTETE RACCONTARCI COME È NATO “THE BATTLES I HAVE WON” E COME SI È EVOLUTO, NEL TEMPO, IL PROCESSO CREATIVO E DI REGISTRAZIONE?
– Dopo “Bleed Babylon Bleed” avevamo già alcune ottime canzoni in versione demo: tra queste c’erano “Lord of the Wind” e “Sirens’s Song” — due brani che, col senno di poi, mancavano all’album “Odyssey“ del 2004.
All’epoca, Greg Anastasiadis, il professore di teatro che aveva creato tutti i prologhi in greco per l’album, aveva scritto e recitato due prologhi straordinari per i capitoli di Eolo e delle Sirene. Ma ho sempre pensato che forse avessimo commesso un errore a non scrivere brani per quelle storie — e i due brani appena citato forse sono nati come sfida personale per correggere quella mancanza.
Tuttavia, “Bleed Babylon Bleed” ci ha portato in tour per quasi quattro anni! Tenete presente che non siamo musicisti professionisti, abbiamo famiglie e lavori quotidiani, quindi è stato difficile registrare contemporaneamente.
Poi è arrivato il Covid-19, e dopo ancora, Thomaidis, il nostro vecchio cantante, ha lasciato la band per motivi personali. All’improvviso, ci siamo ritrovati anche senza cantante. Nel frattempo, mio fratello George e io abbiamo continuato a comporre e a mettere giù idee, quindi abbiamo avuto tutto il tempo per rielaborare e affinare ogni cosa.
Quando siamo entrati in studio avevamo raggiunto quasi il cento per cento di chiarezza sulla direzione che avrebbe preso l’album. Il processo di registrazione è stato fluido e creativo, sapevamo esattamente cosa volevamo. Voglio credere che non passeranno altri otto anni per il prossimo!
LA PRODUZIONE È GREZZA E TIENE LA CHITARRA MOLTO IN ALTO, COME UN DISCO DEGLI ANNI NOVANTA. C’È STATO UN ALBUM IN PARTICOLARE CHE VI HA ISPIRATO DURANTE LA PRODUZIONE, O VI SIETE RIFERITI PRINCIPALMENTE AL VOSTRO PASSATO?
– Dal momento che ascolto soprattutto musica degli anni ’90 — la mia decade preferita — credo che quando devo occuparmi del mix vado in modalità pilota automatico!
Il suono degli anni Novanta è profondamente radicato in me, non cerco di imitarlo; mi viene naturale. Amo le registrazioni dal suono naturale, con dinamiche, non il moderno muro di suono digitalizzato. Voglio sentire il vero suono della band — ed è esattamente quello che abbiamo fatto qui. Abbiamo suonato con la nostra attrezzatura, la stessa che usiamo nelle prove o nei live. Non la migliore strumentazione in circolazione, ma è il nostro suono e lo amiamo!
“LORD OF THE WIND” HA UNA MELODIA MOLTO MEDITERRANEA, NON LONTANA DA CERTI STANDARD MELODICI ITALIANI O GRECI. CI SONO MUSICISTI CHE HANNO INFLUENZATO LA VOSTRA SCRITTURA NON APPARTENENTI STRETTAMENTE AL METAL? VENITE DA UNA TRADIZIONE MELODICA RICCHISSIMA, A PARTIRE DA ARTISTI COME DEMIS ROUSSOS…
– Domanda molto bella! Sì, la melodia di “Lord of the Wind” è effettivamente molto mediterranea, anche se non intenzionalmente!
Quando abbiamo scritto i versi provvisori per il ritornello e ho provato a comporre la musica, quella melodia mi è venuta in mente all’improvviso: non mi sono nemmeno reso conto che potesse essere ‘non metal’, si adattava così bene alle parole ed era così orecchiabile che ce ne siamo innamorati subito.
Sono ovviamente influenzato dalla musica greca e da quella dell’antica Grecia. Il mio primo strumento è stata la lira pontica, uno strumento a tre corde suonato con l’archetto. Amo la musica greca degli anni Quaranta e Cinquanta — artisti come Michalis Sougioul, Theofrastos Sakellaridis, Gogos Petridis, Giorgos Amarandides e Elias Andriopoulos. Non troppo famosi, ma pionieri con un’enorme eredità.
“MARCH OF THE ARGONAUTS” E “CITY WALLS OF MALTA – THE GREAT SIEGE” SONO TRA I BRANI PIÙ EPICI E CINEMATOGRAFICI DELL’ALBUM. DI COSA PARLANO?
– “March Of The Argonauts” racconta la leggendaria impresa di Giasone e del Vello d’Oro: un viaggio epico pieno di eroi, mostri, una nave magica e innumerevoli avventure! Amiamo questo mito — o forse non è solo un mito!
“City Walls Of Malta” parla del Grande Assedio di questa magica isola nel 1565 da parte degli Ottomani. Probabilmente la più grande battaglia mai combattuta su suolo europeo, eppure quasi nessuno ne sa nulla. Fu un punto di svolta cruciale per l’Europa: se i Turchi avessero conquistato Malta, l’Europa che conosciamo oggi forse non esisterebbe.
KOSTAS REKLEITIS AVEVA GIÀ LAVORATO AGLI ARRANGIAMENTI DI “MACEDON” DEGLI ACHELOUS, DOVE MILITA ANCHE IL VOSTRO STORICO CANTANTE CHRIS KAPPAS. COME AVETE DECISO DI COINVOLGERLO NEGLI ARRANGIAMENTI ORCHESTRALI DEL NUOVO ALBUM?
– Kostas è un caro amico di lunga data. Abbiamo lavorato insieme molte volte nei nostri venticinque anni di amicizia, ma mai in un album dei Reflection. È stata una sfida, visto che vive a Los Angeles e c’è un enorme fuso orario. Ma abbiamo deciso di provarci.
Gli ho mandato “City Walls Of Malta” — solo le tracce grezze — e gli ho chiesto aiuto per gli arrangiamenti generali. Quando ci ha inviato il primo sample abbiamo detto “wow!”. Poi abbiamo pensato: perché non provare un altro brano, giusto per sentire come suona? Credo fosse “Sirens’s Song”, e ne siamo rimasti entusiasti. Abbiamo iniziato lunghe riunioni online dove io, per lo più, lo guidavo su cosa non fare! È stato un processo molto creativo per entrambi, e penso che abbia davvero fatto la differenza nell’album.
KOSTAS TOKAS ORA HA UN RUOLO CENTRALE DOPO LA SUA APPARIZIONE COME OSPITE NEL PRECEDENTE ALBUM. COME HA INFLUENZATO LA SUA INTEGRAZIONE NELLA BAND LA SCRITTURA E LA DIREZIONE VOCALE DEL NUOVO DISCO?
– Kostas Tokas è un amico da oltre venti anni e abbiamo lavorato insieme in studio molte volte. Quando Thomaidis ha lasciato la band, non volevamo fare audizioni. Le canzoni erano già pronte al 95% e avevamo bisogno di un cantante dalla voce gloriosa.
Fin dall’inizio sapevamo che Kostas era l’uomo giusto. Quando gli abbiamo mandato alcuni brani, è stato entusiasta e ci ha detto che gli sarebbe piaciuto unirsi a noi. Non ha influenzato la direzione generale o la scrittura, ma ha portato idee eccellenti ed elevato i brani a un altro livello.
QUANDO CI SI AVVICINA A UNA BAND EPIC METAL GRECA, CI SI CHIEDE SPESSO SE I TESTI SIANO ISPIRATI DALLA MITOLOGIA GRECA. È COSÌ?
– Sì e no! La Grecia ha una storia praticamente infinita, con migliaia di re, guerrieri, regine, dei e semidei. Naturalmente, quando vivi in un luogo dove la storia ti circonda ovunque, non puoi restare indifferente. Ma alcune band, e noi siamo tra queste, sono ispirate anche dalle storie quotidiane della gente comune, che traduciamo in un contesto epico. Brani come la title-track, “Lady In The Water” o “Once Again” sono così. Storie reali, avvolte in un manto epico.
L’ARTWORK È STRAORDINARIO — MI RICORDA UN PO’ CERTE COSE DEI MANILLA ROAD. C’È UN LEGAME CON QUALCHE BRANO IN PARTICOLARE?
– Per questo album volevamo un vero dipinto di un vero artista. Alex Vasilopoulos è stato il nostro uomo fin dall’inizio. Abbiamo parlato dell’album e lui ci ha chiesto testi e title-track. Due giorni dopo mi chiama e dice: “Ce l’ho!”. Non avevamo idea di cosa aspettarci! Quando ci ha mandato il primo schizzo a matita, siamo rimasti folgorati. Non avevamo alcun commento da fare.
Alex ci ha detto: “Quando ascolto la canzone e leggo i testi, è questo che mi viene in mente”. Ed era esattamente ciò che volevamo. Non siamo grafici o pittori e non vogliamo esserlo. Non è il nostro lavoro. Il nostro lavoro è suonare e registrare musica, non dire agli esperti come fare il loro. E lui ci ha preso in pieno. Ha creato una copertina meravigliosa!
LA GRECIA È SEMPRE STATA RICETTIVA VERSO L’EPIC METAL. USCITE COME “DEMO 1987“ DEI SARISSA, “MYTHOLOGY ” DEI NORTHWIND, I PRIMI TRE ALBUM DEGLI ΕΞΌΡΙΣΤΟΙ, E IL LEGGENDARIO E UNICO ALBUM DEI CRUSH, COSÌ COME BAND SUCCESSIVE COME AIRGED L’AMH, HANNO CONTRIBUITO A CREARE UN AMBIENTE MEDITERRANEO UNICO. COSA RICORDATE DEI PRIMI GIORNI DEI REFLECTION? COM’ERA ALLORA LA SCENA EPIC METAL E COSA VI MANCA DI PIÙ?
-Oddio… domanda molto emozionante, dato che porto quell’epoca nel cuore. Eravamo parte di quel movimento ed eravamo molto attivi. Le cose erano genuine allora.
Non c’era internet o promozione moderna — solo scambi di cassette e buste piene di volantini infiniti che leggevamo con foga (li ho ancora quasi tutti!). I concerti e le condizioni dei locali non erano nulla di paragonabile a oggi, ma l’atmosfera era così elettrizzante che non ci facevi caso!
L’epic metal non era un genere ben definito, almeno non in Grecia. Per noi era tutto semplicemente ‘metal’. Onestamente, mi manca quasi tutto. La purezza e l’energia del pubblico erano incredibili. Guardo i video dei concerti del 1998 o 2000 e non riesco a credere ai miei occhi!
COME VEDETE LA SCENA EPIC METAL DI OGGI? VI PIACCIONO NUOVE BAND?
– La scena epic metal non è mai stata così forte. E la scena metal greca si è giustamente guadagnata quel titolo dopo anni di impegno, sudore e lacrime — con band come Achelous, Dragonskull, Battleroar e molte altre. Vediamo un sacco di festival e attività soprattutto in Europa, a dimostrare che questo genere è vivo e vegeto. Negli ultimi anni ho amato tantissimo i Sellsword dal Regno Unito!

