REGARDE LES HOMMES TOMBER – Lontano dalla luce

Pubblicato il 29/03/2020 da

Il successo di “Exile”, il loro secondo album, ha portato i Regarde Les Hommes Tomber a firmare per Season Of Mist e a muovere i primi passi al di fuori del circuito strettamente underground. “Ascension”, il nuovo lavoro della formazione francese, tuttavia non fa nulla per tradire le proprie origini, mettendo anzi ancora più a fuoco la componente aggressiva e ‘nera’ della proposta dei ragazzi di Nantes. Una prova eclettica e visionaria che mescola e riassembla non tanto dei generi musicali, ma delle suggestioni, dei sedimenti, in cui non vi è solo un’alternanza tra registri black metal e doom/sludge, ma appunto la forza vivace di una creatività che non si pone troppi limiti. Parliamo dell’idea alla base del disco e dell’intera carriera della band con il cantante T.C..

I REGARDE LES HOMMES TOMBER SONO STATI DESCRITTI COME POST METAL, SLUDGE, BLACK METAL. VI CAPITA MAI DI FERMARVI E DI RIFLETTERE SU CHE GENERE DI MUSICA STIATE SUONANDO?
– Per noi questa è semplicemente musica. Non ci interessa catalogare ciò che realizziamo. È vero, alcuni media tendono a inserirci nel calderone ‘post’, ma per noi questo termine non ha quasi significato. I Regarde Les Hommes Tomber sono un gruppo composto da amici con gusti diversi, cosa che reputo sia uno dei nostri punti di forza. Alcuni di noi hanno un background puramente black metal, altri sono grandi fan del doom e del gothic rock. Per noi è importante avere una mente aperta e non chiudersi in un solo genere, per questo la nostra musica è un mix di tante influenze diverse. La base del nostro sound è la diversità. Guardiamo a band come Drudkh, Amenra, Sargeist, Mgla, Dead Congregation, Forteresse, ecc… realtà diverse fra loro, ma accumunate da una forte identità. Componiamo senza pensare ad un modello specifico, cercando soltanto di trovare il modo migliore per mettere in musica il concept alla base di ogni lavoro. Quando scriviamo non vogliamo porci limiti: la regola è essere intensi e spontanei.

“ASCENSION” È IL TITOLO DEL VOSTRO NUOVO ALBUM: PARLACI DELLA SUA GENESI.
– All’inizio del 2018, dopo un tour europeo con I Der Weig Einer Freiheit, abbiamo sentito la forte necessità di prenderci una pausa da tutto. Abbiamo tenuto decine di concerti di supporto a “Exile”, il quale è stato pubblicato nel 2015; si è trattato di un’esperienza magnifica, ma alla lunga ci ha lasciato stremati. Così abbiamo deciso di fermarci e ci siamo ritrovati solo dopo svariati mesi. Quando abbiamo iniziato a comporre nuovo materiale, l’idea ovviamente era di portare a termine la trilogia avviata con “Regarde Les Hommes Tomber” e “Exile”. Devo confessare che non è stato facile comporre questo nuovo album: non siamo riusciti subito a scrivere qualcosa che rappresentasse un passo in avanti rispetto alle opere precedenti. Per noi è vitale non ripeterci, quindi abbiamo dovuto più che mai uscire dalla nostra comfort zone per confezionare queste canzoni. Siamo ora molto soddisfatti del risultato ottenuto: l’esperienza è stata faticosa, ma davvero appagante e ci auguriamo che tutto l’impegno riversato in “Ascension” possa essere notato. Ci sarebbe piaciuto pubblicare qualcosa in tempi più brevi, ma non siamo un gruppo bravo a scrivere on the road. La nostra musica è atmosferica e per confezionarla necessitiamo di un ambiente tranquillo e di una versa sala prove: non possiamo essere creativi sul divano di un backstage. Ci sentiamo quasi dei monaci in ritiro spirituale a volte.

I NUOVI BRANI SONO LEGGERMENTE PIÙ LUNGHI E AGGRESSIVI RISPETTO AL VECCHIO REPERTORIO. PENSI CHE, PIÙ O MENO INCONSCIAMENTE, VI SIATE SPOSTATI SU SONORITÀ MAGGIORMENTE BLACK METAL?
– È la musica che componiamo all’inizio del processo a indirizzare quello che segue, ma, in generale, credo che un’evoluzione verso un sound più aggressivo sia notabile già a partire dal primo album. Molte band tendono a rallentare e a diventare più melodiche con il passare del tempo, mentre noi abbiamo fatto l’opposto, aggiungendo sempre più violenza ed epicità ad ogni appuntamento. Sul debut album vi erano parecchi momenti lenti e inquieti, mentre “Ascension” è un disco molto brutale. Riteniamo che sia la nostra opera più completa, ma non posso dirti come gli ascoltatori reagiranno davanti ad essa.

DI COSA TI SENTI PIÙ ORGOGLIOSO QUANDO PENSI AD “ASCENSION”?
– Sono fiero del concept di questo disco, anche se è quasi impossibile riassumerlo in poche righe. Vi sono tuttavia degli indizi nell’artwork. Tutte le copertine dei nostri album sono state realizzate dal duo Førtifem: amiamo le loro creazioni ed eravamo loro fan ancora prima che iniziassimo a collaborare. Ci sentiamo ispirati da artisti come Gustave Doré, John Martin e Albrecht Dürer… Come per il sound, abbiamo sempre avuto un’idea precisa di cosa volessimo per l’artwork: cercavamo qualcosa che rimandasse facilmente al concept generale alla base della nostra musica e che al contempo fosse unico e semplice da ricordare. Un senso di continuità è molto importante per noi, dato che narriamo storie con vari capitoli collocati in ordine cronologico. “Exile” si concludeva con “The Incandescent March”, nel quale le forze diaboliche marciavano verso il paradiso; “Ascension” inizia con “A New Order”, il cui testo è la fonte di ispirazione principale per la copertina del disco. Il fuoco simboleggia la celebrazione dell’arrivo di Lucifero e Lilith nel regno di Dio e la battaglia fra arcangeli e demoni. Puoi anche vedere una nuova torre di Babele sullo sfondo, ricostruita dopo essere stata distrutta da Dio su “Exile”. Ciò simboleggia la presunzione e la vanità degli uomini e il loro astio verso quel Padre che disprezzano. All’inizio vi è un indizio su chi vincerà la battaglia, ma poi la storia ha innumerevoli colpi di scena.

CHI SI OCCUPA DELL’ASPETTO LIRICO DELLA PROPOSTA DEI REGARDE LES HOMMES TOMBER?
– Il concept è opera del nostro amico Henoch. Il tutto parte dal nome della band, che può essere tradotto come ‘Guarda gli uomini cadere’. Tutti i nostri testi hanno riferimenti biblici e religiosi.
I primi due album si sono concentrati su un tema principale: la caduta degli uomini, respinti e torturati da Dio nonostante la loro devozione e il loro amore per il divino. I dischi hanno illustrato sia questa caduta, sia la nascita di una coscienza che porta gli uomini a rifiutare il Signore e tutti i principi di adorazione per diventare finalmente delle divinità a loro volta e ‘sedersi sul trono’, come l’ultima canzone di “Exile” sostiene. “Ascension” termina la trilogia, ma in un modo molto speciale: i testi dei due primi album erano molto vicini alla ‘teologia classica’, mentre quelli del nuovo lavoro sono per lo più una creazione originale, una nuova storia, un nuovo mito. Henoch lo ha fatto a modo suo, scrivendo una storia appassionata, profondamente filosofica, ispirata da antichi miti. Ma non voglio raccontare troppo e rovinare tutto! Ad ogni modo, i testi sono davvero importanti per noi, anche se non c’è alcun messaggio ideologico nella nostra musica: trattiamo questi temi solo in modo creativo. Quei simboli sono intensi e riassumono i concetti che vogliamo mostrare nella nostra musica, ecco perché li usiamo. Siamo atei che raccontano storie, non facciamo propaganda. Nessuno di noi è religioso, ma siamo tutti affascinati dalle religioni monoteiste. Questa è una fonte inesauribile di ispirazione per noi, anche perché i miti non descrivono solo epoche remote, ma il mondo in cui viviamo ora. Sono stati scritti in passato per descrivere la realtà di oggi e prevedere il futuro.

NEL CORSO DEGLI ANNI AVETE AVUTO MODO DI CONDIVIDERE IL PALCO CON NUMEROSE BAND DI DIVERSA ESTRAZIONE. CIÒ È ANCHE SFOCIATO IN UNA COLLABORAZIONE…
– Sì, abbiamo tenuto un concerto con noi e i nostri amici Hangman’s Chair a Le Trianon, un magnifico locale parigino. Eravamo in nove sul palco e abbiamo suonato delle nuove interpretazioni di brani di entrambe le band, il tutto supportato da delle proiezioni realizzate da Førtifem. La musica e gli artwork si sono davvero uniti quella sera. Abbiamo lavorato duramente prima di quello spettacolo e il risultato finale è stato sorprendente. Il concerto è stato intitolato “Major Arcana” ed è stato filmato dal canale televisivo Arte: potete trovarlo su YouTube. Avremo l’onore di ripetere questa esperienza al Roadburn Festival di quest’anno.

SENTITE DI TROVARVI AD UN PUNTO CRUCIALE DELLA VOSTRA CARRIERA ORA CHE AVETE FIRMATO PER UNA LABEL IMPORTANTE E PUBBLICATO IL TERZO ALBUM? VI SENTITE PIÙ SEGUITI E REALIZZATI?
– Per noi firmare per Season Of Mist ha rappresentato un grosso cambiamento. La nostra etichetta precedente, Les Acteurs De L’Ombre, ha fatto un lavoro egregio sfruttando una enorme rete di contatti underground e ci ha portato al massimo dell’esposizione per le sue possibilità. Siamo cresciuti con loro e non finiremo mai di ringraziarli per tutti i loro sforzi. Ora per noi si apre un nuovo capitolo, con più attenzione e pressione addosso, ma anche con la consapevolezza di dovere fare ancora meglio. Vogliamo che la band continui ad evolversi e per fare ciò dovremo solo cercare dentro noi stessi.

AVETE GIÀ AVUTO MODO DI ESIBIRVI SU GRANDI PALCHI. CONTINUATE A PREFERIRE GLI AMBIENTI UNDERGROUND PER SUONARE LA VOSTRA MUSICA O VI AFFASCINA IL NUOVO CONTESTO DEI FESTIVAL?
– Siamo una live band e amiamo ogni contesto. Ogni show è diverso e affrontiamo ogni appuntamento con il massimo impegno, cercando di fare vivere all’ascoltatore un’esperienza mai provata prima. Suonare davanti a diecimila persone all’Hellfest 2017 è stato fantastico, ma non possiamo rinunciare ai piccoli club. Ogni volta l’atmosfera è differente e noi non facciamo altro che dare il massimo. Se ci impegnassimo all’80% non sarebbe giusto nei confronti di coloro presenti in sala. Per noi è vitale esprimerci e dare tutto in ogni situazione.

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