L’esordio “Damned For All Time” degli ellenici Sacred Outcry rappresenta una delle sorprese più taglienti e inaspettate di questo funesto 2020: un album scritto oramai quasi due decadi fa, ma giunto ufficialmente alla luce soltanto ora grazie all’encomiabile operato di No Remorse Records con risultati che potremmo definire straordinari, trattandosi di una vera e propria miscela a base di purissima epicità metallica, tra le più riuscite in assoluto degli ultimi anni. Un vero e proprio top con tutti i crismi insomma, soprattutto tenendo conto del background a monte; facciamo quindi una chiacchierata con il bassista George Apalodimas, che è anche uno dei due fondatori della band stessa. Sarà lui in questa sede a raccontarci quella che è di fatto una storia rimasta avvolta nel mistero per troppo tempo. Buona lettura!
PRIMA DI PARLARE DEL VOSTRO FANTASTICO FULL-LENGTH, PUOI RACCONTARCI COME SIETE RIUSCITI A TORNARE COME BAND NEL 2015 DOPO TANTI ANNI DI INATTIVITÀ?
– Ciao e molte grazie per le vostre parole gentili e il vostro interesse per la band! Per tutti gli anni in cui siamo stati inattivi, abbiamo sempre chiacchierato sul fatto che prima o poi avremmo dovuto riunirci e registrare nuovamente l’album, o anche mixare le vecchie registrazioni giusto per rilasciarlo finalmente in qualche forma. Nel 2015 ci siamo riuniti e abbiamo deciso di optare per una ri-registrazione completa, a parte le chitarre acustiche, che sono state estrapolate dalle registrazioni originali in modo da fungere da ponte tra il passato e il presente. Originariamente sarebbe dovuto essere più un incontro tra vecchi amici con l’obiettivo comune di pubblicare un album musicale, e devo dire che eravamo tutti molto entusiasti.
SAPPIAMO CHE LA SCRITTURA DI “DAMNED FOR ALL TIME” RISALE ORIGINARIAMENTE ALL’ANNO 2003. VUOI RACCONTARCI LA STORIA DI QUESTO ATTESO ALBUM?
– Esatto, l’album è stato scritto e registrato in origine tra il 2001 e il 2003, ma non siamo mai stati in grado di ‘finirlo’ curando tutto ciò che volevamo. Abbiamo avuto molti problemi poiché eravamo molto giovani ed inesperti nel processo di registrazione effettivo, e questo ha portato a molti errori che hanno ostacolato il nostro progresso. Abbiamo sostanzialmente registrato l’intero album tipo tre volte, e questo processo ci ha portato a essere piuttosto stanchi e disincentivati. Ci siamo presi una pausa per riorganizzarci e continuare a comporre nuove cose prima di mixare e masterizzare “Damned for All Time”, ma dopo un po’ di tempo il nostro vocalist è dovuto tornare nella sua città natale, e questo ha rappresentato quella che pensavamo essere la ‘fine’ della band. Abbiamo sempre parlato di finire l’album nel corso degli anni e stavolta finalmente abbiamo pensato a tutti i piccoli dettagli che avremmo potuto ‘correggere’, tuttavia ci sono voluti molti anni per poter mettere in pratica i buoni propositi.
CHE TIPO DI LAVORO AVETE SVOLTO SULLE TRACCE ORIGINALI PRIMA DELLA NUOVA USCITA? AVETE CAMBIATO MOLTO IL GUSTO E L’APPROCCIO ALLA MUSICA NEL CORSO DEGLI ANNI?
– Abbiamo cercato di mantenere le canzoni il più vicino possibile alle loro versioni ‘originali’, perché volevamo catturare l’atmosfera dell’epoca in cui erano state composte. La maggior parte di ciò che si sente in “Damned for All Time” è esattamente come l’abbiamo pensato e messo in pratica a suo tempo. L’unica differenza pratica evidente risiede nel nuovo testo del brano “Sacred Outcry” che dà il nome alla band, poiché originariamente composto durante le nostre prime sessioni demo, e quindi piuttosto acerbo. Ovviamente questa volta abbiamo potuto fare sfoggio di una vera e propria arma nucleare dietro il microfono, e quindi abbiamo dovuto regolare la voce di conseguenza, ma per il resto direi che è tutto molto vicino. Inoltre, ciò che rende differenti le canzoni rispetto alle versioni originali è l’aggiunta dell’orchestra dietro alla band, dovuta al fatto che volevamo aggiungere un ulteriore livello di profondità alla musica e rendere un piccolo tributo a Basil Poledouris e al suo lavoro fenomenale. Infine, vi è l’ovvio miglioramento della qualità del suono per gentile concessione di Steve Lado: tieni conto che ai tempi era quasi impossibile per una band non professionista ottenere questo tipo di suono possente ed esagerato che ora ci permette di spingere le canzoni al loro limite. Per quanto riguarda il nostro approccio e il nostro gusto ti direi di sì, sicuramente siamo molto più ‘esperti’ in praticamente tutto ora, oltre ad avere vent’anni in più di influenze musicali, ma la visione e l’idea dietro la band rimane inalterata: epic metal!
AMIAMO DAVVERO TANTO YANNIS E IL SUO LAVORO DIETRO AL MICROFONO IN TUTTI I PROGETTI IN CUI PRENDE PARTE, È SEMPRE STATO LA VOSTRA PRIMA SCELTA PER LE PARTI VOCALI?
– La nostra prima scelta ideale sarebbe stata ovviamente un giovane Eric Adams, ma credo di doverti dare dare una risposta seria in merito. Durante il nostro periodo di ‘silenzio’ ho avuto modo di riprodurre le vecchie registrazioni più e più volte, pensando sempre ai piccoli ritocchi e a possibili vocalist in grado di fornire la giusta prova in caso di una nuova registrazione completa. Daniel Heiman in realtà era il soggetto che ho sempre pensato si adattasse perfettamente a ciò che avevamo in mente, poiché il suo lavoro con i Lost Horizon e gli Heed aveva raggiunto uno status leggendario e rimane ancora oggi uno dei miei vocalist preferiti; compro praticamente tutto quello in cui è presente. Quando ho sentito per la prima volta Yannis sono rimasto sbalordito e ho iniziato a seguire la sua carriera molto da vicino con la sua band originale, ovvero i Wardrum; e ovviamente anche i Beast in Black più avanti. Sapevo che sarebbe stato fantastico averlo con noi poiché può vantare una serie di abilità che non puoi trovare in qualsiasi vocalist oggi come oggi. Non si tratta di toccare una nota più alta, quanto più di essere in grado di trasmettere una vasta gamma di emozioni e di catturare letteralmente ciascun ascoltatore. Ci siamo messi in contatto con Yannis subito dopo l’uscita di “Berserker”, ovvero il disco d’esordio dei Beast In Black, e abbiamo parlato di quello che avevamo in mente e come sarebbe stato possibile farlo funzionare. Gli ho girato un paio di brani e si è dimostrato sin da subito entusiasta di ciò che avevamo, quindi è stato molto felice di poter dare il suo contributo per la buona riuscita di “Damned for All Time”.
PENSI CHE SARÀ POSSIBILE COLLABORARE NUOVAMENTE CON LUI IN UN SECONDO ALBUM IPOTETICO, O FORSE STATE GIÀ PENSANDO A UN ALTRO CANTANTE?
– Inutile dire che la porta sarà sempre aperta e se Yannis dovesse decidere di salire a bordo per il secondo, il terzo o anche il nono album, sarà sempre più che benvenuto. Capisco che è probabile che ciò possa essere molto difficile, ma abbiamo comunque voluto mettere in chiaro che avrà il diritto di prelazione quando saremo pronti. Come ti dicevo c’è una ragione molto specifica per cui abbiamo incluso Yannis come ospite nell’album, ma non vogliamo comunque inviare il messaggio sbagliato o indurre le persone a pensare che si tratti di un progetto che lo coinvolge a tempo pieno. Ha dato il massimo sull’album, ma sta letteralmente spaccando il mondo con i Beast in Black e naturalmente la sua prima priorità è giusto che sia sempre e comunque la sua band. Se non riuscissimo a mantenere la stessa formazione, ci sono alcune opzioni che potrebbero ovviamente funzionare, ma ti assicuro che l’approccio vocale sarà sempre lo stesso.
LE OPERE DI MICHAEL MOORCOCK RAPPRESENTANO UNA FONTE DI ISPIRAZIONE PER MOLTE BANDE EPICHE, INCLUSI CIRITH UNGOL E DOMINE. COSA RITIENI CI SIA DI TANTO UNICO NEI SUOI LIBRI? PENSI CHE ESISTA ANCORA MOLTO SUO MATERIALE ANCORA NON UTILIZZATO?
– Il lavoro di Michael Moorcock è senza dubbio un’enorme fonte ispirazione per i nostri testi e la nostra estetica generale. Il tono più oscuro dei suoi libri e il tragico antieroe che si manifesta in modo particolare in Elric è una sorta di idolo da osservare, poiché sento che corrisponda perfettamente al sentimento generale che permea la nostra musica. Non c’è happy metal qui, abbiamo scelto di dotare l’opera di un tono drammatico e in grado di suscitare brividi di un certo tipo. C’è davvero molto del suo lavoro che non è stato ancora utilizzato e siamo sicuri che visiteremo altre aree del suo multiverso nelle versioni future. C’è un capitolo molto specifico nei suoi libri che voglio trasformare letteralmente in una suite di almeno quindici minuti, ma dovrete aspettare un po’ prima di ascoltarla e vederla, in quanto sarà anche la copertina dell’album – ma basta spoiler per ora! (Ridiamo, ndr)
PARLANDO DELLA PRODUZIONE E DELL’USCITA FINALE DELL’ALBUM, SEI SODDISFATTO DEL LAVORO EFFETTUATO DA NO REMORSE RECORDS?
– No Remorse è uno dei principali attori in questa scena particolare e siamo molto contenti del loro lavoro, con noi e in generale con chi suona heavy metal nel 2020. Se dai un’occhiata alle loro pubblicazioni, diventano sempre più grandi ogni anno e molti dei nostri compagni di etichetta sono presenti nelle varie top ten annuali, quindi naturalmente ci sentiamo molto fortunati ad essere nel loro elenco. È un peccato che non ci siano esibizioni dal vivo e festival dove suonare, poiché sono sicuro che il nostro album potrebbe raggiungere più persone, anche senza che ci esibiamo noi direttamente. L’unica cosa in più che sarebbe interessante fare consisterebbe in un LP doppio, in modo da poter avere la copertina completa in versione apribile e nessuna restrizione nel rapporto suono/durata, ma non credo che per una band esordiente all’atto pratico sia un’idea facile da realizzare. Forse se “Damned for All Time” vendesse bene, potremmo inventarci qualcosa per il secondo album!
POSSIAMO CONSIDERARE I SACRED OUTCRY UNA BAND NEL SIGNIFICATO TIPICO DEL TERMINE, O SOLO QUALCOSA COME UN PROGETTO DI STUDIO CHE DI VOLTA IN VOLTA POTREBBE ESIBIRSI?
– È vero, non siamo una ‘band’ nel significato tipico del termine. Non proviamo quasi mai, non ci esibiamo dal vivo e tutto il focus è sulla scrittura delle canzoni, e di conseguenza sul secondo album e sulla qualità della musica che rilasceremo al mondo e a tutti coloro che ci hanno onorato della loro fiducia con “Damned for All Time”. Le cose però cambiano e, anche se non è nei nostri piani far letteralmente rivivere una formazione live, non si sa mai cosa riserva il futuro. Per ora ci limitiamo al lavoro in studio!
AVETE INTENZIONE DI SUONARE DAL VIVO PRIMA O POI? FESTIVAL COME IL KEEP IT TRUE O L’UP THE HAMMERS POTREBBERO ESSERE DELLE VALIDE OCCASIONI, NON CREDI?
– Entrambi questi grandi festival hanno riacceso la fiamma per questo tipo di musica, ogni band affine sognerebbe di esibirsi lì e, naturalmente, sarebbe perfetto per il nostro sound considerando la maggior parte del pubblico di destinazione. Come spiegato sopra, il pensiero iniziale e il ritorno in attività della formazione nascono solo per le registrazioni di album e non abbiamo nessun particolare programma per i live, e ad essere onesto non credo che avremo un setup dal vivo almeno fino alla pubblicazione del secondo album. Anche se, come dissero anche i Virgin Steele: “Mai dire mai”! In ogni caso, ci piacerebbe quantomeno presenziare per incontrare persone in quei festival, quando l’intera situazione di pandemia sarà finita e sarà nuovamente possibile bersi una birra in compagnia di un po’ di sana musicaccia!
AVETE PUBBLICATO QUESTO ALBUM IN UN MOMENTO MOLTO DIFFICILE E STRANO. QUALI SONO GLI OBIETTIVI PER IL FUTURO E LE SPERANZE INTORNO A QUESTA PRODUZIONE?
– Come detto, un secondo album è quanto di più definito si possa trovare nei nostri piani. Con quello che sta succedendo in giro ora come ora, ci sono buone opportunità per iniziare a lavorare prima di quanto inizialmente previsto e portare a termine il tutto con qualcosa di speciale. La nostra speranza era ultimare “Damned for All Time”, e ora vogliamo invitarvi ad ascoltarlo a volume alto divertendovi! Il feedback fino ad ora è stato travolgente e non possiamo che essere immensamente grati. Ovviamente speriamo davvero che l’album continui a raggiungere un pubblico sempre più ampio, rendendo con il tempo il nostro nome un po’ più ‘familiare’ all’interno dell’underground. Se riuscissimo a ottenere un piccolo seguito sarebbe fantastico, poiché è sempre bello sapere che ci sono persone che si aspettano qualcosa di nuovo dalla band: promettiamo che non ci vorranno altri vent’anni questa volta.
HAI QUALCHE ALBUM IN PARTICOLARE CHE ETICHETTERESTI COME IL TUO ARCHETIPO PERSONALE? L’USCITA ‘PERFETTA’ O QUASI? COSA RENDE L’EPIC METAL DEGNO DI FOCALIZZAZIONE STILISTICA NELLA TUA MENTE?
– Personalmente il mio santo graal del metal è “Into Glory Ride”. Quando abbiamo iniziato, l’idea approssimativa per la band era di combinare gli elementi delle nostre line-up preferite e creare qualcosa che suonasse fresco e con una propria identità. Le chitarre e i pattern di batteria dei Warlord, insieme al basso e all’uso vocale tipici dei Manowar, abbinati alla velocità e varietà melodica dei Domine erano il progetto su cui volevamo costruire. Album come “Hail To England”, “Deliver Us” o “Champion Eternal” rappresentano ancora oggi una pietra angolare del nostro sound, insieme a vari altri diamanti della nostra musica preferita, come le opere di Crimson Glory, Blind Guardian, Virgin Steele o persino dei primi Helloween o Heaven’s Gate. ‘Epic metal’ è un termine molto ampio e non esattamente un genere limitato in sé, in quanto può ramificarsi in un’immensa gamma di variazioni e diverse interpretazioni dello stesso obiettivo. Se confronti tre enormi band del genere, come appunto i vari Manowar, Warlord e Manilla Road, ci sono volte in cui difficilmente riesci a trovare qualcosa in comune, eppure rientrano tutte sotto il medesimo termine. Quindi, avvalendomi di una visione più ampia, direi che il terreno comune in tutti i suoi aspetti è l’immersione e l’escapismo che può fornire all’ascoltatore: devi lasciarti trasportare in queste terre a lungo dimenticate per apprezzare appieno ciò che ogni band sta cercando di trasmetterti. D’altronde la fantasia è l’alleato più potente! A volte sembra che non ci siano più acque inesplorate in cui navigare, ma credo che ci sia sempre spazio per la creatività, non necessariamente reinventando la ruota, ma con amore, passione e rispetto per i grandi si può trovare il proprio posto sul campo di battaglia e restituire qualcosa di veramente unico.
GRAZIE RAGAZZI, SPERIAMO DI AVERE PRESTO VOSTRE NOTIZIE. STAY METAL E STAY SAFE!
– Grazie mille per questa opportunità e per le tue fantastiche domande! Metalitalia.com è senza dubbio una delle poche roccaforti rimaste a sostenere con impegno effettivo i fasti dell’heavy metal ed è stato un autentico piacere essere qui. Vorremmo ringraziare tutti per l’immenso supporto e per favore ricordate: ogni commento, ogni recensione, ogni copia venduta ci dà un enorme impulso e una spinta a lavorare ancora di più. Sostenete sempre l’underground! E ovviamente, sperando di poterci presto vedere per una birra, state attenti alla salute e stay metal!

