SACRIFICE – Ritorno alle origini

Pubblicato il 18/03/2010 da

Cosa aggiungere a quanto è stato detto su “The Ones I Condemn”, album che ha segnato il ritorno sulle scene dei canadesi Sacrifice? A qualche mese dalla sua uscita europea, tutte le buone impressioni espresse in sede di recensione vengono tutt’oggi riconfermate: al contrario di tante acclamate reunion, i Sacrifice hanno messo sul piatto un disco sicuramente degno del loro passato e che soprattutto suona Sacrifice al 100%. Rob Urbinati, storico cantante/chitarrista della formazione, come era lecito attendersi, è ampiamente soddisfatto dei risultati ottenuti e si è dimostrato disponibile nel ripercorrere tutte le tappe che hanno segnato in maniera determinante la storia della formazione passando dall’acerbo – ma apprezzabile – esordio “Torment In Fire” sino ai due più conosciuti ed apprezzati “Soldiers Of Misfortune” e “Apocalypse Inside”. Senza alcun dubbio “The Ones I Condemn” sarà un buon motivo per rivalutare una delle tante formazioni che hanno fatto bene e che non hanno mai raccolto quando seminato: vi lasciamo al nostro scambio di battute con lo storico frontman!

 

CIAO ROB, BENTORNATO SULLE SCENE! PUOI RACCONTARCI COSA E’ SUCCESSO IN QUESTI LUNGHI SEDICI ANNI?
"Ciao, nel 2006 siamo tornati insieme per fare uno show insieme a Toronto e abbiamo sentito la necessità di non fermarci dopo quel concerto: sentivamo un forte desiderio di fare musica dentro di noi. Abbiamo sempre continuato a suonare ma nulla di ciò che abbiamo fatto in tutti questi anni è mai stato buono quanto quello che abbiamo fatto con i Sacrifice".

IL NUOVO ALBUM E’ VERAMENTE OTTIMO: COME HANNO RISPOSTO CRITICA E FAN?
"Grazie mille, i responsi sono stati veramente sensazionali. Sentiamo di aver creato forse il miglior album dei Sacrifice di sempre ma sentire queste parole dai fan ci riempie ancor di più d’orgoglio. Tutte le recensioni sono state più che positive".

QUALI SONO STATE LE RAGIONI CHE VI HANNO SPINTO A SEPARARVI DOPO "APOCALYPSE INSIDE"?
"Ai tempi eravamo stati scaricati dalla Metal Blade ed ognuno di noi sentiva che non stavamo più progredendo musicalmente. Eravamo una delle poche band thrash metal ancora in vita! Inoltre le cose erano molto differenti senza la nostra line-up originale, avevamo perso molta della nostra aggressività".

QUALI SONO REALMENTE LE RAGIONI CHE VI HANNO SPINTO A RIFORMARVI? COSA CI PUOI DIRE DI KEVIN WIMBERLEY E MICHAEL ROSENTHAL?
"Mike ed io ci sentiamo occasionalmente, ora suona jazz mentre non sento Kevin da un po’ di tempo. Questi due ragazzi erano grandi musicisti ma l’alchimia dei Sacrifice è viva solo con i quattro membri originali: il suono con noi quattro è decisamente più feroce!".

IL SUONO DISTINTIVO DEI SACRIFICE IN EFFETTI E’ INTATTO NEL NUOVO ALBUM: QUANDO AVETE COMPOSTO IL NUOVO MATERIALE?
"Il nuovo album è stato composto subito dopo la nostra reunion nel 2006. Penso che il fatto di aver suonato solo vecchio materiale per sei mesi interi prima di iniziare il processo creativo abbia contribuito parecchio a mantenere intatto il marchio di fabbrica del nostro suono".

CHI SONO COLORO CHE CONDANNI (IN RIFERIMENTO AL TITOLO DELL’ALBUM, NDR)? QUALI SONO I TEMI TOCCATI DAI TESTI DELL’ALBUM?
"Il tema principale della titletrack riguarda semplicemente tutte quelle persone di cui faresti volentieri a meno nella tua vita: coloro che ti hanno fatto del male e quelle che ti fanno provare sentimenti di vendetta. Alcuni dei temi toccati dai nostri testi riguardano la storia (‘The Great Wall’, ‘Hiroshima’), la morte (‘Tetragrammaton’, ‘Desolation Alive’), il fanatismo politico (‘Absolute Power Corrupts’, ‘Atrocity’) e religioso (‘The Devil’s Martyr’)".

ROB, TI ANDREBBE DI FARE UNA VELOCE CARRELLATA SUI VOSTRI CINQUE ALBUM AI NOSTRI LETTORI? MAGARI CON QUALCHE RICORDO CONNESSO AD OGNI PUBBLICAZIONE.
"’Torment In Fire’: eravamo molto giovani, sui 17 o 18 anni, quando abbiamo scritto e registrato il nostro primo album. Moltissime band death metal mi hanno detto che questo album li ha influenzati profondamente… il nostro modo di suonare all’epoca era fiacco come molte altre band thrash al loro primo parto ma mentirei se non dicessi che amo questo album.

‘Forward To Termination’: abbiamo fatto dei grossi progressi con quest’album: penso che abbia definito il suono distintivo dei Sacrifice. Siamo migliorati come musicisti ed abbiamo affinato il processo creativo e la produzione rispetto al nostro debut: molti fans pensano che questo debba essere considerato come il miglior album dei Sacrifice.

‘Soldiers Of Misfortune’: anche qui siamo progrediti dal punto di vista strumentale, la produzione è migliorata leggermente ed abbiamo aggiunto un tocco di metal classico ad alcune delle canzoni. La titletrack è una delle mie canzoni preferite della band. Questo album è sicuramente un po’ meno aggressivo rispetto ai nostri primi due lavori ma contiene ancora molto materiale veloce: i nostri fan si dividono tra questo album ed il precedente su quale sia il migliore.

‘Apocalypse Inside’: sapevamo che il thrash stava morendo nel periodo in cui abbiamo composto questo album, ma siamo comunque rimasti fedeli alle nostre radici. E’ stato l’unico album senza la lineup originale con Mike Rosenthal alla batteria e, senza nulla togliere alla sua performance strabiliante, sentiamo che le composizioni suonano meno estreme rispetto ai nostri precedenti lavori. Un buon album, ma forse il nostro meno favorito.

‘The Ones I Condemn’: quando abbiamo deciso di provare a scrivere nuove canzoni abbiamo discusso su come avrebbe dovuto suonare per diventare uno dei nostri migliori lavori… altrimenti non avrebbe avuto senso farlo. Un’altra cosa chiara sin da subito è che sarebbe dovuto suonare Sacrifice al 100%: riff catchy, molto veloci, molto pesanti, niente voci pulite, niente cori commerciali durante i ritornelli, niente ritocchi da studio, semplicemente lo stile nudo e crudo di ‘Forward To Termination’. Penso che siamo stati in grado di portare a termine la nostra missione. Molte band si sono riunite e hanno fallito nel catturare l’essenza del loro sound: noi semplicemente non volevamo che succedesse.

LA COPERTINA DELL’ALBUM E’ STATA FATTA DA MICHAEL ‘ROZ’ ROSNER: SO CHE E’ STATO KURT BACHMAN DEI BELIEVER A PRESENTARVI A QUESTO ARTISTA. LA COSA CHE CI E’ SEMBRATA PIU’ STRANA E’ LA FORTE SOMIGLIANZA DELL’ARTWORK CON QUELLO DI "GABRIEL" DEI BELIEVER STESSI… E’ UNA COINCIDENZA?
"E’ lo stesso artista ed è il suo stile caratteristico. Kurt ci ha presentati a Roz, un ragazzo simpaticissimo. Il suo sito eyelevelstudio.com ha investito in due lunghi photoshot per arrivare al risultato che voi tutti potete vedere: ovviamente siamo soddisfatti al 100% del risultato ottenuto. Molte persone non hanno realizzato che l’immagine in copertina è una foto cruda, non c’è stata alcuna manipolazione digitale su ciò che vedete. Si tratta di body paint realizzato direttamente sulla pelle della modella, niente photoshop insomma".

LA VERSIONE CANADESE DEL VOSTRO ULTIMO LAVORO CONTIENE LA COVER DI "ANTHEM" DEI RUSH: A PARTE LA NAZIONALITA’ COSI VI LEGA AGLI INDISCUSSI MAESTRI DEL PROG-ROCK?
"I Rush sono senza alcun dubbio una di quelle band che ci hanno aiutati a diventare dei migliori compositori durante i nostri primi anni. Ovviamente anche la loro abilità strumentale è sempre stata motivo di ispirazione per noi. Ognuno di noi è cresciuto ascoltandoli e posso dire senza timore che hanno rappresentato una forte influenza del nostro suono".

AVETE REGISTRATO L’ALBUM AI ROUGE VALLEY STUDIO A TORONTO CON DARIUS SZCZEPANIAK, FAMOSO PER AVER LAVORATO CON BAND COME I MOTHER EARTH, SUM 41 E EDWIN: BAND LONTANE DAL VOSTRO SUONO E DAL METAL IN GENERALE. COME MAI VI SIETE AFFIDATI A LUI?
"Dubito che potresti trovare un produttore che lavori in uno studio dove si registra solamente metal. Come produttore ti posso dire che si ha a che fare con qualsiasi tipo di musica. Darius è un metalhead puro, sapevo che avremmo registrato con lui già dopo averci parlato insieme per dieci minuti. E’ in assoluto il miglior produttore con cui abbiamo mai lavorato".

IN TUTTI QUESTI ANNI SIETE SEMPRE RIMASTI LEGATI ALLE SCENA METAL? QUALI SONO LE DIFFERENZE CHE NOTATE TRA LA SCENA DEGLI ANNI ’80-’90 E QUELLA ATTUALE?
"Principalmente penso che la scena si sia divisa in tanti sottogeneri che prima non esistevano o semplicemente erano in via di formazione all’epoca. Le persone all’epoca tendevano ad ascoltare un po’ di tutto mentre ora tendono a focalizzarsi su un singolo genere. Mi piace tutto il metal: death, black, thrash, grind… tutto insomma, mi piace un po’ di tutto".

LA SCENA CANADESE E’ PROLIFICA IN OGNI GENERE METAL, DALLA SCENA CLASSICA A QUELLA ESTREMA: QUALI SONO LE TUE BAND PREFERITE?
"Le mie band Canadesi preferite sono gli Strapping Young Lad, Rush, Slaughter, Exciter, Anvil, Razor, sHeavy, Putrescence, Voivod… solo per citarne alcune".

"THE DEVIL’S MARTYR" VEDE LA PARTECIPAZIONE DI JED SIMON E DAVE HEWSON: COME LI HAI CONOSCIUTI E COME LI HAI COINVOLTI NEL PROGETTO?
"Sono entrambi vecchi amici, Dave era negli Slaughter e ci conoscevamo sin dai primi concerti a cui partecipavamo da ragazzi. Jed invece suonava in una band chiamata Armoros che ha fatto da supporto ai Sacrifice tanti anni fa: siamo semplicemente rimasti in contatto in tutti questi anni. Ho semplicemente pensato che erano le persone giuste per questa canzone: lo stile fa venire alla memoria i primi Sacrifice/Slaughter e Jed ha fatto un lavoro superbo sulla sei corde".

PARLIAMO DEL VOSTRO RECENTE DVD "LIVE REANIMATION". QUANDO È STATO REGISTRATO? CI PUOI DARE QUALCHE INFORMAZIONE AGGIUNTIVA AL RIGUARDO?
"Il DVD include lo show della nostra reunion avvenuta nel settembre 2006 a Toronto. Non avevamo pianificato alcun DVD ma il nostro amico Brian Shelton ha registrato degli spezzoni e li ha messi insieme a formare un rappresentazione nuda e cruda dello show".

SIETE QUINDI PRONTI A SALTARE SU UN BUS E ANDARE IN TOUR? AVETE PIANIFICATO ANCHE QUALCHE DATA IN EUROPA?
"Assolutamente no. Non ci saranno tour ma penso che suoneremo in qualche show in Europa. Mi piacerebbe molto suonare in Italia, i miei nonni abitavano nelle Marche".

QUALI SONO STATI I TUOI LIBRI E FILM PREFERITI DEL 2009?
"Per il libro posso sicuramente dirti ‘The Rocker’ di Phil Lynott, mentre se dovessi citare un film direi ‘District 9’".

QUANDO È NATA LA TUA PASSIONE PER LA MUSICA METAL?
"Ho quattro fratelli più grandi ed ero solito ascoltare i loro dischi quando ero un ragazzino: solo più tardi ho iniziato a sviluppare una passione particolare per la musica più pesante. Sono passato da Alice Cooper ai Focus, ai Kiss, Black Sabbath, Priest, Maiden, Motorhead e Venom, solo per fare un esempio".

L’INTERVISTA È FINITA, BOB, GRAZIE PER LA TUA PAZIENZA, LASCIA UN MESSAGGIO A TUTTI I NOSTRI LETTORI!
"Grazie a tutti quelli che ci hanno supportato durante questi anni, e anche ai nostri nuovi fan! Grazie ancora per lo spazio dedicatoci!".

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