SATURNIAN MIST – Caos magico e gnosticismo

Pubblicato il 05/12/2015 da

Approdati al secondo album con “Chaos Magick”, i finlandesi Saturnian Mist hanno apportato un netto miglioramento agli stilemi di partenza: dalla selva di input del primo album “Gnostikoi ha-Shaitan” si è giunti ora a un suono più classico, che ha nel black metal old-school la sua base di partenza. Da qui s’innestano una serie di interessanti variazioni sul tema: i tribalismi e i tempi dispari di batteria e percussioni, le mutevoli harsh vocals, gli stacchi epicheggianti delle chitarre, i contrasti fra melodie chitarristiche e voci acidissime. Non stiamo quindi parlando di un gruppo che fa del revival di una determinata epoca la sua ragione d’esistenza, tutt’altro. Le sembianze poco usuali del sound e il complesso corpus filosofico sottostante ai testi, che ruotano attorno a gnosticismo, metafisica ed esoterismo, ci hanno fatto venire voglia di andare un po’ più in profondità nel conoscere questa realtà emergente del black metal nordico. Ecco quanto ci ha raccontato il cantante della band, fra. Zetekh.

Saturnian Mist - foto band - 2015

GNOSTICISMO E SIMBOLI MAGICI SEMBRANO GUIDARE LA VOSTRA VISIONE ARTISTICA. QUANDO AVETE COMINCIATO A SVILUPPARE L’INTERESSE PER QUESTO TIPO DI TEMATICHE? QUALI SONO LE VOSTRE PROSPETTIVE RISPETTO A QUESTI ARGOMENTI?
“Già da bambino avevo cominciato a pormi domande come: ‘Che cos’è Dio, esiste davvero?’, oppure: ‘Cosa succede davvero quando moriamo?’; ‘Perché esisto?’. Tutte domande che ti poni perché già quando vai all’asilo o a scuola qua in Finlandia iniziano a farti studiare religione secondo quanto afferma la Chiesa Luterana. Fin da piccolo ho considerato queste cose un mucchio di stronzate e mi meravigliavo del fatto che gli adulti ci credessero e non mettessero mai in dubbio quanto gli venisse detto. Così, quando cominci a riflettere precocemente su questi argomenti, è facile che in poco tempo ti ritroverai a leggere testi filosofici, come ho fatto io già quando avevo solo tredici anni. Successivamente sono venuto in contatto con la filosofia metafisica e non ci è voluto molto perché scoprissi misticismo e occultismo. Nulla arrivava a soddisfare fino in fondo la mia sete di conoscenza, ma queste discipline ci andavano vicine. Lo gnosticismo ha influenzato molto me stesso e tutti i Saturnian Mist, ma è solo una delle tante influenze che abbiamo e nemmeno la principale quando si vanno ad analizzare i nostri testi. La magia, secondo la concezione di Aleister Crowley, il misticismo, l’occultimo e tutto ciò che a questi termini può essere riferito guidano la nostra visione artistica. Li esploriamo attraverso le nostre espressioni musicali e l’approccio artistico”.

“CHAOS MAGICK” ARRIVA A QUATTRO ANNI DI DISTANZA DA “GNOSTIKOI HA-SHAITAN”: TUTTO TEMPO IMPIEGATO A COMPORRE MUSICA PER IL NUOVO ALBUM, OPPURE CI SONO STATI ALCUNI PROBLEMI CHE VI HANNO FRENATO NELLA SCRITTURA DI NUOVA MUSICA?
“Diverse ragioni ci hanno un po’ ritardato durante gli ultimi anni. Abbiamo avuto problemi con la line-up dopo l’uscita del primo disco, non riuscivamo a trovare dei membri stabili e questi continui avvicendamenti ci hanno dato alcune difficoltà nel portare avanti l’attività della band. Un altro aspetto che ha pesato molto era che volevo registrare il nuovo album alle mie condizioni, volevo uno studio di registrazione dove potessimo avere un accesso illimitato. Detto e fatto in poco tempo, ma una volta che abbiamo dato vita alla Saturnal Records e fondato i Blackvox Studio, che sono diventati il mio lavoro quotidiano, abbiamo dovuto formare una nuova line-up e questo ci ha richiesto un po’ di tempo. Potevamo registrare il nuovo album con membri esterni, ma io volevo che chi fosse venuto con noi in studio potesse suonare anche dal vivo: per me i Saturnian Mist sono una band vera e propria, non uno studio project. Ora che tutto è sotto controllo da ogni punto di vista, non dovrete aspettare così tanto per ascoltare il nostro prossimo disco”.

DAL PUNTO DI VISTA DEL SUONO, IL NUOVO ALBUM È ABBASTANZA DIVERSO DAL PRECEDENTE: PIÙ BILANCIATO, CON MENO INFLUENZE, MA MEGLIO RIUSCITO DEL PREDECESSORE, SECONDO DETTAMI CARI AL BLACK METAL VECCHIA SCUOLA MA CON UN APPROCCIO PERSONALE MOLTO DISTINTIVO. COME DESCRIVERESTI “CHAOS MAGICK” A CHI NON HA MAI ASCOLTATO PRIMA LA VOSTRA MUSICA?
“’Chaos Magick’ è un concentrato di pericoloso, caotico, black metal primitivo, con un tocco di death metal e di rock’n’roll (come lo rielaboravano nella loro musica Venom e Celtic Frost). Questo dal lato musicale, mentre dal punto di vista lirico è la colonna sonora del ‘caos magico’ (un movimento occulto e un settore che, dal punto di vista ideologico, può essere visto come un sottoinsieme dell’occultismo), occultismo e la ricerca di illuminazione e liberazione. ‘Nulla è vero e tutto è concesso’, questa è la nostra vera legge”.

HO APPREZZATO MOLTO LA PERFORMANCE VOCALE, CHE RITENGO IL PUNTO DI MAGGIOR INTERESSE DELL’ALBUM: LA VOCE RISULTA ESSERE DISTURBANTE, DISTORTA DA MOLTI EFFETTI, MODULATA SECONDO UNA METRICA CHE NON LASCIA MAI SOLA LA MUSICA, SE NON PER POCHISSIMI ISTANTI. LE LINEE VOCALI PRINCIPALI SONO MALVAGE E PERVERSE IN UN MODO ABBASTANZA DIFFERENZE DA QUANTO SIAMO SOLITI ATTENDERCI IN AMBITO BLACK METAL. COME HAI LAVORATO SU QUEST’ASPETTO? HAI CONDOTTO UNO STUDIO SU QUALE TIPO DI FEELING LA TUA VOCE DEBBA EVOCARE, O HAI SEMPLICEMENTE SEGUITO L’ISTINTO?
“Mi piace sperimentare con la mia voce, il mio vero strumento. Cerco di testare i miei limiti, infrangerli e trovare modi differenti di esprimere ciò che voglio comunicare. C’erano così tanti stati d’animo che volevo tirar fuori in ‘Chaos Magick’ e dato che la voce è l’unica parte immateriale del corpo umano, mi sono esercitato per farla rendere al massimo. È tutto basato sull’istinto, alla fine. L’unico limite che posso avere e di cui debbo sempre tenere conto è che ogni linea vocale registrata deve poi essere riproducibile anche sul palco”.

UN ALTRO ASPETTO INTERESSANTE È QUELLO DEI PATTERN DI BATTERIA: CE NE SONO ALCUNI DAL SAPORE TRIBALE, RITMICHE SGHEMBE, IL SUONO STESSO DI QUESTO STRUMENTO È ABBASTANZA ANOMALO IN UN CONTESTO BLACK METAL. PUOI RIVELARCI QUALCHE ‘SEGRETO’ RIGUARDO ALLA PERFORMANCE DEL VOSTRO BATTERISTA?
“Su ‘Chaos Magick’ abbiamo due batteristi, uno diciamo ‘regolare’, e un percussionista. Volevamo che il nostro materiale suonasse e avesse un feeling primitivo, caotico e catchy; siamo stati ispirati dalla religione voodoo e dallo sciamanesimo, dove ci sono preti che utilizzano tamburi e percussioni per raggiungere stati mentali trascendenti, al contrario della cristianità, nei cui riti si cerca di portare tutti al silenzio esteriore ed interiore. Esprimo la mia gratitudine a Conrad Isidore, l’ex drummer di Joe Cocker che ha suonato anche con Jimi Hendrix, per le sue parole di ispirazione quando mi è successo di passare il Natale con lui, una volta che aveva suonato la batteria nella band del padre della mia ragazza e abbiamo finito per jammare assieme alle percussioni. In quell’occasione egli mi disse: ‘Ricordati, le percussioni sono il primo strumento che sia mai stato costruito, tutto il resto deriva da esse’. Stavo già pensando di aggiungere ulteriori percussioni al suono dei Saturnian Mist, ma quello che mi ha detto Isidore in quell’occasione mi ha convinto del tutto. Recentemente abbiamo aggiunto un altro membro alla nostra line-up, ora siamo in sette e abbiamo due percussionisti in formazione. Avendo anche un normale batterista e visto che nelle ultime date mi sono cimentato anch’io ai tamburi, di fatto ci sono ben quattro batteristi all’interno del gruppo”.

COMPONETE CANZONI DALLA LUNGHEZZA MOLTO DIVERSA: SI PASSA DAGLI OLTRE NOVE MINUTI DI “WHITE VOID OF ALL-BEING” AI MENO DI TRE MINUTI DI “VOODOO SATAN” E “YOGA, HATE, FUCK”. E OGNUNA DI ESSE È UNA CANZONE COMPLETA, NON UN FILLER. PUOI SPIEGARCI COME CAMBIATE LA VOSTRA PROSPETTIVA QUANDO COMPONETE BRANI DALLE STRUTTURE TANTO DIFFERENTI?
“Quando componiamo un disco, voglio raccontare una storia o una collezione di storie che siano legate tra di loro da uno o due concept principali. Quindi un album è una sola grande storia e le buone storie hanno sempre delle svolte, degli imprevisti, dei passaggi inaspettati mentre si sviluppano e non puoi mai sapere esattamente come procederanno. Quando scrivo, scrivo canzoni basate su quello che sento in quel momento e ti confesso che ho molte tracce già scritte nel mio archivio, che aspettano soltanto di essere completate con i testi più indicati. Lo stesso succede anche per fra. Ptahaz e fra. Chaoswind, che hanno a loro volta composto canzoni per i Saturnian Mist. Nella maggior parte dei casi, sono i testi e le loro tematiche a farci decidere quali sono i pezzi da utilizzare, in molti casi le liriche nascono molto prima della musica. Non c’è una logica precisa a guidarmi, cerco soltanto di incanalare nella musica i miei pensieri e le mie sensazioni, evitando che sia la parte intellettiva del mio io a prevalere sugli istinti primordiali. ‘L’arte va cercata in una specie di mondo delle idee, non creata’, diceva Platone”.

IL COVER ARTWORK RAPPRESENTA UN INCROCIO FRA MOLTE FIGURE GEOMETRICHE DAL SIGNIFICATO OCCULTO: PUOI DESCRIVERCI COSA MOSTRA L’INTERO DISEGNO E QUAL È L’INTERPRETAZIONE PERSONALE CHE DAI A QUESTI SIMBOLI?
“L’aspetto tematico di ‘Chaos Magick’ è nascosto nel simbolismo della copertina, che per metà è opera mia e per metà del mio amico ed eccellente illustratore V-A Puumalainen, che si era occupato anche della copertina del nostro esordio. L’aspetto fondamentale di questo disegno è che non è un esagramma, non è nemmeno una stella di Thelema a sette punte, nemmeno una tradizionale stella a otto punte, piuttosto una stella a dieci punte. E no, non rappresenta due pentagrammi combinati tra di loro in modo semplice, ma secondo uno schema asimmetrico che, per un gioco visivo, prende le sembianze di una forma diversa e finisce per sembrare una raffigurazione simmetrica. Come nel caos magico, la confusione è solo apparente e c’è un ordine rigoroso nascosto al suo interno. Cosa rappresentino poi gli angoli, e le figure stesse disegnate in quei punti, è un qualcosa che vi lascio scoprire in autonomia, secondo quanto vi suggerisce la vostra esperienza personale”.

MOLTE CANZONI HANNO TITOLI CURIOSI: “612”, “THE HEART OF SHIVA”, “MARTIAL THEOSIS”. DI COSA PARLANO I LORO TESTI? PENSI CHE ALMENO UNA PARTE DEL PUBBLICO METAL POSSA COMPRENDERE TESTI COSÌ COMPLESSI COME I VOSTRI?
“Il 612 è il numero del caos, secondo l’interpretazione della gematria, un sistema numerologico ebraico, influenzato anche dal misticismo numerico. Al di là delle strutture tematiche, in ‘Chaos Magick’ parlo di molti argomenti diversi, come il controllo e la sua perdita e come questi si connettono alla ricerca di una spiegazione più profonda delle cose e della verità racchiuse in esse. Oppure indago su come il dolore e la sofferenza possano elevare l’animo umano, così che tu riesca a sopportare quanto ti accade di negativo invece di lasciare che ti distrugga. Gli argomenti affrontati toccano idee e pensieri che chiunque ha avuto nella sua testa almeno una o due volte in tutta la sua esistenza, ma io ne racconto utilizzando un linguaggio formale, simbolismi e allegorie derivate appunto dall’occultismo, dal misticismo, dalla filosofia, dalla mitologia. Filtrate da questo linguaggio espongo la mia esperienza e le mie impressioni sul mondo. Non ce la faccio a entrare più nel dettaglio nello spiegare cosa ci sia scritto nei testi, ci sono così tanti significati al loro interno che mi è impossibile darne un riassunto esaustivo. Nonostante le nostre liriche siano ostiche, ho notato con piacere che molte persone hanno mostrato vero interesse per quanto ho scritto ed è sempre una soddisfazione quando le persone vengono a raccontarti le loro interpretazioni su quello che hanno letto, anche se nella maggior parte dei casi hanno compreso un significato ben diverso da quello che io gli avevo dato, cosa che non è assolutamente sbagliata, tutt’altro! L’obiettivo dell’arte è quello di ispirare e incoraggiare a pensare con la propria testa. Quando il disco è ultimato, sono sullo stesso piano dell’ascoltatore che formula le sue impressioni su quanto abbiamo composto. Si tratta sempre di discorsi molto astratti, ma nella musica e nei testi ci sono sempre più significati di quelli che il suo autore intendeva mettercene, perché sia le parole che le note vivono di vita propria, in quanto forme di energia incontrollabili”.

NELLE FOTO PROMOZIONALI VI MOSTRATE CON UN FACE-PAINTING MOLTO ARCIGNO E IN ESPRESSIONI SEVERE, DA CUI TRASPARE UN ANIMO CARICO DI MALEVOLENZA. QUANDO SUONATE BLACK METAL, IMPERSONATE SEMPLICEMENTE UN RUOLO, FA TUTTO PARTE DELL’IDEA DI SHOW CONNESSA ALLA MUSICA, OPPURE SIETE COSÌ FORTI NELLE VOSTRE CONVINZIONI CHE IL MUSICISTA SUL PALCO E LA PERSONA NEL QUOTIDIANO SONO PRATICAMENTE INSCINDIBILI?
“Ora potrei risponderti che non c’è differenza fra quello che siamo su un palco e il nostro modo di essere nella vita quotidiana ed è così, per noi, già da quando eravamo degli adolescenti. La ragione per cui si cerca di impersonare un certo ruolo e si usano degli pseudonimi al posto dei nomi che ci sono stati dati alla nascita deriva dal volere essere qualcuno di diverso, e che se ti comporterai in una determinata maniera alla fine diventerai quel personaggio che volevi essere. Non è solo ‘teatro’ per noi, ma un vero e proprio esercizio mistico ed occulto. Questo perché l’arte, nel nostro caso la musica, in sé è una forma di esercizio occulto e di sviluppo di noi stessi. Ora come ora, potrei dirti che il rapporto fra come siamo quando suoniamo e come ci comportiamo di solito è invertito rispetto a quanto mi hai chiesto. Infatti, la personalità che offriamo quando non suoniamo si connette all’idea al recitare una certa parte, a nascondere ciò che siamo veramente. Chi siamo davvero lo puoi vedere quando stiamo suonando dal vivo, quando siamo liberi da qualsiasi restrizione: l’obiettivo di lungo termine è quello che un giorno, chissà quando, possa non esserci più alcuna distinzione fra queste due diverse situazioni e non si debba mai fingere alcun comportamento”.

LA FINLANDIA È UN PAESE CON UNA FORTE TRADIZIONE IN CAMPO BLACK METAL ED EXTREME METAL IN GENERALE, MA SPESSO RISCHIAMO DI SOTTOVALUTARE LA SCENA DEL VOSTRO PAESE, A FAVORE DI QUELLA NORVEGESE O SVEDESE. SECONDO TE, IL VOSTRO PAESE PUÒ VANTARE LO STESSO LIVELLO QUALITATIVO DI SVEZIA E NORVEGIA IN FATTO DI METAL? QUALI SONO LE DIFFERENZE FRA LA SCENA FINLANDESE E QUELLA DEGLI ALTRI DUE PAESI SCANDINAVI?
“Ci sono sicuramente un maggior numero di band mainstream in Svezia e Norvegia quando si parla di black metal, ma la scena underground della Finlandia secondo me è una delle migliori del pianeta. Dove viviamo noi, a Tampere, ci sono quasi ogni settimana concerti black metal e nella maggior parte dei casi sono molto partecipati. Non bisogna sottovalutare l’underground, perché è in questa scena che ci sono ancora persone che comprano dischi e vanno ai concerti. Le grandi label stanno soffrendo grosse perdite di profitti, mentre quelle più piccole stanno andando bene. Sono degli strani giorni quelli che stiamo vivendo in questo momento”.

QUAL È PER VOI LA MIGLIOR DEFINIZIONE POSSIBILE DI “BLACK METAL”? C’È QUALCOSA DI CIÒ CHE VIENE NORMALMENTE ASSOCIATO A QUESTA ESPRESSIONE CHE NON VI PIACE?
“Di solito non mi piacciono i tremolo-picking infiniti e i blast-beat senza soluzione di continuità, accompagnati da un cantato in screaming monotono. Ritengo questo modo di suonare noioso e poco movimentato. Ci sono delle eccezioni anche in questo senso, ma se si deve suonare in questa maniera, bisogna farlo davvero ai massimi livelli! Perà preferisco di gran lunga materiale più roccioso, oscuro e tagliente. Tra le band black metal finlandesi, la mia preferita sono i Barathrum, mentre se guardo ai miei gruppi preferiti, mi piacciono moltissimo Celtic Frost, Satyricon, Venom, i vecchi Bathory, i primi Darkthrone e Mayhem. In generale, apprezzo tutti quegli act che hanno preservato le radici rock’n’roll ed heavy metal e vi hanno aggiunto oscurità, sperimentazione, cupezza, orrore, satanismo ed occultismo. Ascolto in egual misura molto death metal, anche in questo genere ci sono molte realtà valide. Nonostate se le tematiche del black metal abbiano su di me un fascino e un’attrazione che nessun altro tipo di musica può avere”.

IL BLACK METAL È PROBABILMENTE IL SOTTOGENERE DELL’INTERO PANORAMA METAL DOTATO DI MAGGIORE ELASTICITÀ, MOLTE BAND LO HANNO CONTAMINATO CON IL DEATH METAL, IL NOISE, IL POST-ROCK, L’INDUSTRIAL, L’HARDCORE, IL PROGRESSIVE… C’È QUALCUNO DI QUESTI GRUPPI DI BLACK METAL, DICIAMO, ‘NON CONVENZIONALE’, CHE HA CATTURATO LA TUA ATTENZIONE? DI SOLITO, QUAL È LA TUA OPINIONE SU QUESTO TIPO DI COMMISTIONI?
“Fino a un po’ di tempo fa ero interessato a questo tipo di suoni, mentre ora voglio solo cercare di concentrarmi sulla mia musica. Non mi curo granché dei trend e in generale dell’evoluzione della musica attorno a me, perché le mode vanno e vengono e solo il materiale frutto di vera creatività è destinato a rimanere. Ti confesso, però, che queste black metal band sperimentali normalmente mi piacciono più di quelle tradizionaliste e standardizzate su un suono vecchio stampo: ho questi gusti da ben prima che gli incroci fra black metal ed altri suoni venissero ‘accettati’ dall’audience black metal. I pionieri di determinati suoni finiscono sempre per essere rifiutati dalla massa all’inizio, salvo poi essere rivalutati dopo qualche tempo e diventare infine uno status quo per tutti quanti, prima di essere a loro volta spazzati via da un’altra serie di newcomer. Questo non accade soltanto nel black metal, succede nell’arte in generale, nella cultura, nella vita. Non bisogna mai bloccare la pazzia, il caos è l’unica legge da seguire!”.

NEL 2014 AVETE REALIZZATO UN SINGOLO, “THE TRUE LAW”, SU VHS, USCITO PER SATURNAL MUSIC E CONTENENTE TRE VIDEO DI VOSTRE CANZONI: “THE TRUE LAW”, “GOLDEN AGE OF SATURN” E “AURA MYSTICA”. QUALI SONO LE RAGIONI DI QUESTA USCITA? IL FORMATO SCELTO, DI QUESTI TEMPI, È ABBASTANZA INUSUALE…
“Sono una fan delle vhs, perché i filmati con quella qualità hanno un feeling pericoloso e sinistro, specialmente oggi, quando si fa il confronto con la visione in hd. Guarda solo ‘Apocalypse Now’ con la vhs e puoi renderti conto di quanto ti sto dicendo. Ad ogni modo, sono impegnato anche nella realizzazione di filmati, sono un video-maker diplomato in cinematografia. La pellicola, la vhs, i formati analogici in generale, non solo per i video, mi affascinano da sempre e credo abbiano un feeling speciale che non si può rintracciare nei nuovi formati digitali. Così, quando abbiamo creato i video musicali per i Saturnian Mist, ho sempre sognato di poterli rendere disponibili in vhs, perché quello è il formato per i quali li ho diretti ed editati, il mio obiettivo ultimo è che un giorno fossero disponibili in vhs o altri formati analogici. Non è facile realizzare una vhs nel 2015, hanno smesso di produrle nel 2004, ma siamo riusciti a superare anche questa difficoltà (risate, ndR)”.

PERCHÈ I VIDEOCLIP SONO COSÌ IMPORTANTI PER VOI? QUALI SONO LE IDEE DIETRO L’ULTIMO CHE AVETE REALIZZATO, “BLOODSOAKED CHAKRAMENT”?
“I video possono aggiungere profondità e un approccio diverso alla musica. Quando guardavo i film di Alejandro Jodorowsky, David Lynch, Darren Aronofsky e Kenneth Anger mi veniva subito voglia di realizzare un video per una canzone dei Saturnian Mist. La prima volta che mi ci sono cimentato, per ‘Aura Mystica’, dal nostro primo album, non avevo alcuna esperienza in questo campo. Abbiamo semplicemente girato le scene, non avevamo alcuna idea di quello che dovessimo fare, abbiamo imparato la tecnica man mano che ci lavoravamo sopra. Visto che l’idea di rappresentare la nostra arte occulta in immagini mi era piaciuta, mi sono iscritto a una scuola di cinematografia per imparare come si potessero girare video in modo professionale. Il filmato di ‘Bloodsoaked Chakrament’ è basato sui testi del pezzo: racconta di un viaggo astrale verso le profondità della tua mente. Se tu vai in profondità, vedrai che a un certo punto non troverai più alcuna intelligenza umana, ciò che andrai ad esplorare sarà molto diverso dall’Io che sei abituato a conoscere nella tua vita di tutti i giorni”.

COSA CI PUOI DIRE SULLE VOSTRE LIVE PERFORMANCE? SEI SODDISFATTO DEI CONCERTI TENUTI QUEST’ANNO? QUALE TIPO DI EFFETTI ARTISTICI USATE DURANTE I CONCERTI?
“I nostri show sono pieni di caos e misticismo. Non rinneghiamo le nostre radici nell’heavy metal e nel rock’n’roll, ma cerchiamo di enfatizzare il carattere mistico e ritualistico più che possiamo, cerchiamo quindi di combinare questi due aspetti, quelli di puro intrattenimento e quelli cerimoniali e celebranti l’occulto. Non puoi mai sapere cosa accadrà durante i nostri spettacoli, lasciamo che sia il caos a prendere il sopravvento e a parlare tramite le nostre persone. Sono molto soddisfatto dei concerti tenuti dopo l’uscita di ‘Chaos Magick’, si sente che siamo risorti come live band dopo aver realizzato della nuova musica. Al proposito, ti voglio raccontare di quello che è stato con ogni probabilità il nostro show più bello: durante un concerto un musicista degli industrial/black metaller Hecate, che ha rapporti anche coi Belphegor (entrambe le band sono austriache) si è sposato con la sua compagna, fan dei Saturnian Mist. Mi hanno chiesto prima di suonare se potessimo celebrare un matrimonio seguendo il rito nuziale del ‘blood magick’ e che io fungessi da ministro. Non potevo dirgli di no, così durante lo spettacolo abbiamo tenuto la funzione nuziale. È stato in tutto e per tutto un matrimonio secondo la concezione del ‘blood magick’, è stato il più grande onore che potessimo immaginare: i due sposi sono arrivati da noi appena dopo essersi recati a formalizzare le nozze!”.

 

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