SCALE THE SUMMIT – Parole non richieste

Pubblicato il 12/05/2011 da

Arrivati al ragguardevole traguardo del terzo album in carriera, i texani Scale the Summit hanno pubblicato il loro lavoro più convincente e maturo: ascoltando il nuovo “The Collective” si rimane impressionati dalla profondità della musica partorita da questi quattro ragazzi poco più che ventenni. Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con il chitarrista e mastermind della band, il biondo Chris Letchford: la dimensione totalmente strumentale dei Scale the Summit rappresenterà uno scoglio insormontabile per molti ascoltatori, ma leggendo le dichiarazioni di Chris siamo pronti a scommettere che la formazione non sia propensa a rendere il proprio suono più accessibile pur di guadagnare qualche ascoltatore in più. Ecco quanto siamo riusciti ad ottenere dal nostro scambio di battute con il simpatico Chris.

CIAO CHRIS, BENVENUTO SU METALITALIA.COM! AVETE APPENA PUBBLICATO “THE COLLECTIVE”, IL VOSTRO TERZO ALBUM: COME SONO STATI I RESPONSI SINO AD ORA?
“Il nuovo album è stato accolto con ottimo entusiasmo e tutto sta andando per il meglio. Per questo nuovo lavoro abbiamo cercato di intraprendere una direzione differente: eravamo curiosi di scoprire quali sarebbero stati i responsi dato che abbiamo fatto delle scelte stilistiche che non erano presenti nei nostri precedenti lavori. Fortunatamente tutti sembrano aver apprezzato la nuova direzione intrapresa!”. 

COME DESCRIVERESTE LA VOSTRA PROPOSTA? VI SENTITE PIU’ VICINI ALLA SCENA PROGRESSIVE O A QUELLA METAL?
“Senza alcun dubbio alla scena progressive anche se non siamo una band che prende alla lettura un’etichetta sentendosi forzatamente attaccato ad essa: siamo aperti a qualsiasi influenza. Il termine ‘progressivo’ è spesso utilizzato impropriamente e nel corso degli anni ha assunto vari significati, tanto che ormai la frase ‘siamo una band progressive’ vuol dire poco-nulla. L’espressione viene ormai utilizzata in qualsiasi genere e al giorno d’oggi è difficile riuscire a descrivere in modo specifico quale coordinate segue un lavoro: possiamo solamente dirvi che cerchiamo di essere il più attinenti possibili al vero significato del termine. Il modo migliore per farvi un’idea del nostro suono è ascoltare i pezzi gratuiti presenti sul nostro MySpace”.

“THE COLLECTIVE” HA UN SUONO PIU’ POTENTE ED OSCURO SE COMPARATO AI VOSTRI PRECEDENTI LAVORI: ABBIAMO APPREZZATO L’ATMOSFERA CHE SI RESPIRA IN OGNI COMPOSIZIONE. COSA E’ CAMBIATO NEL VOSTRO MODO DI COMPORRE? QUALI SOLO LE PRINCIPALI DIFFERENZE TRA IL NUOVO ALBUM ED IL PRECEDENTE “CARVING DESERT CANYONS”?
“Grazie mille! Il processo compositivo del nuovo album non ha subito grosse variazioni rispetto ai precedenti lavori: penso che stiamo progredendo come musicisti oltre che come band. Il suono è diventato più potente ed oscuro in modo naturale, non è stato nulla deciso a tavolino: è semplicemente successo. In molti mi hanno chiesto dettagli riguardo al nostro processo di scrittura: semplicemente ci sediamo e cominciamo a suonare e a scrivere senza preoccuparci di quali siano i risultati finali. Ogni volta che dico questa frase in un’intervista tocco ferro e spero che continui a funzionare così (ride, Ndr)!”.

QUANTO TEMPO AVETE IMPIEGATO A COMPORRE ED ARRANGIARE LE CANZONI DEL NUOVO LAVORO? LAVORATE INDIVIDUALMENTE O COME UN VERO E PROPRIO TEAM?
“Scrivo e compongo da solo tutte le parti di chitarra: i tempi per produrre una canzone non sono mai gli stessi. Per alcune canzoni il processo produttivo è nettamente più lungo e complesso, mentre altre vengono composte nel giro di qualche giorno. Quando ho concluso tutte le parti di chitarra giro tutto il materiale al nostro batterista e bassista raccontandogli cosa ho in mente per ogni parte lasciando che diano il loro tocco ai brani. Se li vedo in difficoltà su qualche parte cerco di dare il mio supporto anche se ormai, arrivati al traguardo del terzo album, ognuno di noi sa esattamente quale risultato vogliamo ottenere in ogni composizione. Il processo di composizione è andato liscio come l’olio: è stato un vero sollievo arrivare alla conclusione del lavoro senza grossi intoppi o preoccupazioni. Conosco molte bands in cui ogni membro cerca di fornire il proprio apporto creando discussioni inutili e rallentando inutilmente il processo produttivo: preferisco stare in tranquillità assoluta in una stanza a scrivere nuovo materiale, senza distrazioni. Ho una memoria pessima, quindi cerco di scrivere il più velocemente possibile: se rimando il processo di scrittura sono certo che il giorno successivo avrò dimenticato tutto quello che ho composto il giorno precedente”.

SIAMO CERTI CHE NON AVETE INTENZIONE DI ABBANDONARE LA NATURA STRUMENTALE DEL VOSTRO PROGETTO. SOLO PER CURIOSITA’: SE DOVESTE SCEGLIERE UN CANTANTE, CHI SCEGLIERESTE?
“Penso che la scelta ricadrebbe sul cantante dei Karnivool: dovremmo comunque stravolgere e riscrivere buona parte del nostro materiale dato che dovremmo rimuovere alcune parti strumentali per fare spazio al nuovo elemento vocale. Ian Kenny è veramente un cantante strepitoso, mi piace moltissimo il suo tono di voce”.

SIETE DEGLI OTTIMI MUSICISTI: A QUALE ETA’ AVETE INIZIATO A SUONARE? FATE MUSICA A TEMPO PIENO O RIMANE COMUNQUE UN HOBBY?
“Grazie mille, apprezzo molto le tue parole. Ho iniziato a suonare a sei anni imbracciando il sassofono, passando al basso a undici anni per arrivare alla chitarra all’età di tredici anni. Ho preso lezioni private, mi sono esercitato facendo corsi e stage estivi durante la scuola oltre che ovviamente ad aver intrapreso studi musicali al college. Sin dai primi anni della mia vita ho sempre cercato di allenarmi e spronarmi a crescere musicalmente: suono la chitarra a tempo pieno, insegno professionalmente, scrivo libri didattici e suono dal vivo a tempo pieno. E’ la mia vita, il mio lavoro e la mia più grande passione”.

COME SIETE SOLITI SCEGLIERE UN TITOLO SENZA AVERE DEI TESTI CONNESSI ALLE CANZONI?
“Concluso il processo di scrittura ci sediamo tutti insieme e ascoltiamo più volte ogni composizione cercando di assimilare le emozioni e le vibrazioni che ci trasmette: a quel punto scegliamo il titolo che secondo noi più si avvicina al pezzo. Trattandosi di pezzi esclusivamente strumentali siamo liberi di pensare e visualizzare nella nostra mente quello che vogliamo, senza alcuna costrizione. Con le parole di mezzo viene spontaneo associare i propri pensieri ai testi del brano: questa è una delle cose che adoro della musica strumentale, la considero il mezzo più puro ed organico di espressione esistente”.

AVETE REGISTRATO IL NUOVO ALBUM ALL’AUDIO HAMMER STUDIO AD ORLANDO INSIEME A MARK LEWIS (ALL THAT REMAINS, THE BLACK DAHLIA MURDER): SEI SODDISFATTO DELL’ESPERIENZA?
“Assolutamente, penso che ripeteremo sicuramente l’avventura anche per il prossimo album. Mark si è dimostrato una persona stupenda, un ottimo chitarrista ed è stato molto divertente lavorarci insieme. E’ riuscito ad ottenere esattamente il suono che avevo in mente sin dall’inizio: siamo contenti di aver fatto la scelta giusta”.

CI SONO MOLTI BUONI PROGETTI STRUMENTALI NEL METAL COME I PELICAN, GLI ANIMALS AS LEADERS O I GORDIAN KNOT. QUALI BANDS TROVI INTERESSANTI?
“Ultimamente ascolto molta musica jazz strumentale, roba come Front Page ‘Front Page’, Guthrie Govan’s ‘Eroctic Cakes’ e Tony Grey’s ‘Chasing Shadows’. Pur apprezzando molto bands come Necrophagist, Black Dahlia Murder, Periphery, Meshuggah e Dream Theater ultimamente mi sento più vicino a generi distanti dal metal”.

L’ARTWORK DEL NUOVO ALBUM SI DISCOSTA IN MANIERA SOSTANZIALE DAI PAESAGGI NATURALISTICI SCOLPITI NELLE PRECEDENTI COVER: COSA VI HA SPINTO A MUOVERVI IN QUESTA DIREZIONE?
“Anche se non abbiamo incluso un paesaggio anche la copertina del nuovo lavoro si rifà alla natura: il tema è basato sulla fillotassi, una spirale che ricorre spesso in natura. Si tratta di una disposizione particolare di foglie in alcune piante, un insieme di piccoli elementi atti a formare qualcosa di più grosso: ecco la spiegazione del titolo ‘The Collective’. Il nostro artista e webmaster David Hopper, mi ha dato una mano alla realizzazione della grafica del lavoro. Penso che possa essere considerata una riuscita prosecuzione del discorso naturalista dei nostri precedenti lavori e che rappresenti in maniera convincente l’anima pesante ed oscura del nuovo album”.

AVETE MAI PENSATO DI AGGIUNGERE ALTRI STRUMENTI ALLA VOSTRA MUSICA?
“Mi piacerebbe inserire altri strumenti a corde e un piano vero. Non dico no a priori riguardo ad altre strumenti dato che non ho idea di come si evolverà il nostro suono nei prossimi dieci anni. La scelta di rimanere un progetto strumentale non pone limiti alla nostra voglia di sperimentare”.

AVETE UN GROSSO TOUR SCHEDULATO PER GLI STATI UNITI: C’E’ QUALCHE SPERANZA DI VEDERVI IN EUROPA?
“Stiamo parlando ora con un agente per schedulare una serie di date in Europa per questo autunno. Le ultime notizie che ho avuto parlavano di circa sei settimane in giro per l’Europa a Settembre: dita incrociate dunque, speriamo che tutto vada per il meglio!”.

QUAL E’ LA TUA POSIZIONE SU VIDEOGAMES COME GUITAR HERO O ROCK BAND? PENSI CHE AIUTINO LE NUOVE GENERAZIONI AD ACCOSTARSI AD UNO STRUMENTO?
“Penso che si tratti di un’ottima idea, anche se ultimamente il fattore novità di quei giochi è andato scemando: il maggior pregio di entrambi i giochi è stato esporre alcune bands minori all’attenzione di molti teenagers. Sul network di Rock band è disponibile anche un nostro brano, ‘The Great Plains’: non l’ho mai suonata ma vedendo qualche video su youtube mi è piaciuta l’idea di vedere qualcuno giocare su una nostra canzone. Ho numerosi studenti che mi hanno confessato di aver imbracciato uno strumento dopo aver giocato a Rock Band o Guitar Hero”.

QUALI OBIETTIVI VORRESTI RAGGIUNGERE NELLA TUA CARRIERA?
“Sarebbe bello continuare ad avere una carriera (ride, Ndr)! Sto passando la maggior parte del mio tempo suonando musica davanti ad un pubblico ogni notte e per me si tratta di un’ottima riconpensa. Più tour, più album e poi altri tour: non chiedo altro!”.

CHRIS, TI RINGRAZIO PER IL TEMPO CONCESSOCI. COME SEMPRE LE ULTIME PAROLE SONO TUE.
“Vi ringrazio tantissimo per l’intervista. Per tutti coloro che non ci hanno ancora sentito consiglio di ascoltare il nostro nuovo album ‘The Collective’ su Prosthetic Records. Partite da canzoni come ‘Whales’, ‘The Levitated’ o ‘Black Hills’. Dai nostri album precedenti vi consiglio ‘The Great Plains’… sembra essere una delle favorite dei nostri fans. Spero di vedervi numerosi in Europa questo autunno!”.

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