SCARS ON BROADWAY – Ricomincio Da… Broadway

Pubblicato il 06/10/2008 da

Pochi giorni prima della pubblicazione del debutto discografico degli Scars On Broadway di Daron Malakian e John Dolmayan, Metalitalia.com ha avuto l’opportunità di sedere negli uffici della Universal e chiacchierare col batterista del gruppo. Un artista eclettico e una persona estremamente gioviale, che ha parlato senza problemi sia dell’interessante presente che del passato (e futuro) della sua band madre, quei System Of A Down che hanno lasciato milioni di fan col fiato sospeso. Ecco il resoconto della nostra conversazione…

COME DESCRIVERESTI IL SUONO DEGLI SCARS ON BROADWAY?
“Mi piace definirli come una semplice rock band. Il gruppo stupirà molti fan dei System, abbiamo elementi tipici del rock anni sessanta/settanta, una punta new wave e altre particolarità inedite. Quel che è certo è che abbiamo un suono e una personalità nettamente distinta dalla nostra band originaria”.

CREDETE DI AVER TROVATO UNA VOSTRA IDENTITA’ DUNQUE?
“Lo crediamo profondamente. Gli Scars sono molto diversi dai System, e diversi dalla musica contemporanea in generale. Potete accorgervene da soli dopo aver ascoltato l’album di debutto, senza che io sprechi parole per descrivervelo. C’è molta melodia, ingrediente che ritengo fondamentale”.

PENSI CHE IL FAN MEDIO DEI SYSTEM OF A DOWN APPREZZERA’?
“Gli intenditori e i fan della musica apprezzeranno. Quelli dei System potrebbero non apprezzare, ma non sono necessariamente loro il nostro obiettivo. Ci saranno persone che apprezzano gli Scars On Broadway a cui non piaceranno i System Of A Down”.

QUAL E’ STATO IL VOSTRO OBIETTIVO FONDANDO GLI SCARS ON BROADWAY?
“Solo scrivere un album di cui potessimo andare orgogliosi. E’ una nuova sfida, che abbiamo abbracciato con passione e cercando di mantenere completamente la nostra identità di musicisti. Volevamo poi fare un album, non solo una manciata di canzoni, un disco che si possa ascoltare dall’inizio alla fine”.

HAI PRESO PARTE ALLA STESURA DELLE CANZONI O DARON HA COMPOSTO DA SOLO?
“Daron ha scritto tutta la musica. Mi ha proposto le canzoni complete al 95%, non ho dovuto fare altro che metterci le parti di batteria e dare un paio di consigli”.

COME AVETE SCELTO I RIMANENTI MEMBRI DELLA BAND?
“Uno ci è stato consigliato dal nostro manager, il suo nome è Frankie ed è un ragazzo splendido. Conoscevamo Danny da tempo e anche Dominic, che suonava in un gruppo chiamato Pulse Ultra. La motivazione per la quale sono stati scelti, a parte ovviamente essere grandi musicisti, è l’essere persone incredibilmente gioviali: dovendo condividere con loro parecchio tempo durante il tour non basta aver rispetto reciproco, devi scegliere la persona più vicina ad un amico”.

GLI SCARS ON BROADWAY SONO RIMASTI PER MOLTO TEMPO NEL CASSETTO…
“Nella sua ultima incarnazione Daron ha lavorato al disco per più di due anni. Dopo la pausa dei System Of A Down gli Scars sono diventati la sua attività principale. Ha provato diversi musicisti, e circa un anno e mezzo fa mi ha chiamato e mi ha chiesto di far parte del progetto. Ovviamente sono stato felicissimo di partecipare”.

NEL 2005 CASEY CHAOS DEGLI AMEN GIA’ MI CITAVA IL PROGETTO: COSA E’ SUCCESSO NEL FRATTEMPO?
“Semplicemente non ha funzionato del tutto. Su questa esclusione non ti so dire molto, Casey è un artista sempre molto impegnato…”.

HAI COLLABORATO ANCHE CON SERJ SU “ELECT THE DEAD”: TI E’ STATO CHIESTO DI ANDARE IN TOUR CON LUI?
“No. Non si è mai parlato di fare delle date live. Quando abbiamo deciso di prenderci una pausa ho detto a Shavo, Daron e Serj: ‘se aveste bisogno di una mano sarò sempre disponibile per voi’. Così ho suonato qualche canzone sul suo solista, ma non si è mai parlato di andare in tour assieme. Daron invece mi ha interpellato diversamente, dicendomi ‘voglio che tu sia parte della band’. E’ un impegno ben maggiore, con una grande responsabilità, ma dopo aver sentito la musica non ho esitato un secondo. La cosa buffa è che io e Daron non siamo mai andati troppo d’accordo. Non so nemmeno dirti il perché. Ora le cose sono diverse, conviviamo in maniera splendida e ci divertiamo un sacco. Cinque anni fa se mi avessi chiesto se avrei mai preso parte ad un altro progetto con Daron avrei risposto di no. Se c’è un vuoto, la musica può creare un ponte d’unione”.

C’E’ QUALCHE TIPO DI RIVALITA’ ORA CHE TUTTI I MEMBRI DEI SYSTEM HANNO UN PROGETTO DIFFERENTE?
“Non abbiamo mai avuto rivalità con nessuna band esistente. Figurati con le nostre band. E’ come avere una casa nuova, continui ad amare la tua vecchia casa ma ne hai un’altra nuova”.

COSA RISPONDI ALLA GENTE CHE CONTINUA A CHIEDERTI RIGUARDO AL FUTURO DEI SYSTEM OF A DOWN?
“Non mi irrita, sapere che amano il gruppo è un complimento. Ma è probabile che esca un altro album degli Scars prima che i System tornino assieme. Siamo ancora in contatto, ho passato recentemente quattro giorni con Shavo a Las Vegas. Sta lavorando con RZA del Wu Tang Clan ed è parecchio impegnato al momento. Ho passato anche del tempo con Serj prima che partisse per l’Europa. Ci sentiamo tutti regolarmente, almeno al telefono”.

HAI AVUTO L’OPPORTUNITA’ DI CALCARE PALCHI ENORMI E DI RIEMPIRE ARENE E PALAZZETTI: TI MANCA IL CALORE DEI PICCOLI CLUB?
“Sono eccitatissimo all’idea di suonare nei club. Probabilmente tra un po’ mi mancherà suonare nelle arene, sono una persona fortunata a potermi permettere entrambe le cose!”.

UNA DOMANDA PERSONALE: HO LETTO SU INTERNET CHE POSSIEDI MILIONI DI ALBI A FUMETTI, E HAI DECISO RECENTEMENTE DI LANCIARE IL TUO NEGOZIO CHIAMATO TORPEDO COMICS. HAI ANCHE UNA COLLEZIONE PRIVATA?
“Si, ma è composta solo da qualche centinaio di pezzi. Allo stesso tempo possiedo quindici milioni di albi, ora in vendita. C’è un magazzino enorme, se fate un giro sul sito ufficiale potete vedere qualche foto, è pazzesco, anche per un appassionato come il sottoscritto. Mi servono 20 dipendenti per gestire l’intera situazione. La mia collezione privata comprende anche action figures, giocattoli, illustrazioni originali… magari potrei appassionarmi anche di card da collezionare in futuro. Sono un nerd, puoi scriverlo”.

HAI ANCORA QUALCHE SODDISFAZIONE DA OTTENERE COME MUSICISTA?
“Penso che la soddisfazione definitiva è sempre il prossimo album, una cosa non raggiungibile realmente, è più l’idea che può trasportarti avanti e spingerti a dare il meglio. La tua prossima volta deve essere sempre la migliore che tu abbia mai fatto. Fisicamente avrò ancora 15 anni di musica, ora ho 36 anni, non penso di poter continuare in eterno”.

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