SCORCHED – I racconti della cripta

Pubblicato il 24/02/2017 da

Non tutto l’old school death metal viene per nuocere. E’ il caso degli statunitensi Scorched, autori sul finire del 2016 di un esordio notevolissimo come “Echoes of Dismemberment”, concentrato di visioni orrorifiche che guarda senza troppe distinzioni a ciò che il genere ha saputo offrire tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90, a prescindere dalla sua collocazione geografica. Un’opera che è ben distante dagli stilemi triti e ritriti dei seguaci di Incantation e Dismember, forte di una maturità compositiva e di un gusto per il macabro che ne hanno già decretato il successo all’interno dei circuiti underground, trampolino di lancio (si spera) per una carriera ricca di soddisfazioni come quella dei connazionali Horrendous. 

BENVENUTI SULLE PAGINE DI METALITALIA.COM. DATO CHE QUESTA E’ LA VOSTRA PRIMA INTERVISTA PER IL NOSTRO SITO, VI ANDREBBE DI PRESENTARE LA BAND AI LETTORI?
“Ciao! Siamo gli Scorched, suoniamo death metal e veniamo dallo stato del Delaware”.

PUR RIFACENDOSI ALLA TRADIZIONE DEATH METAL DEGLI ANNI ’80/’90, LA MUSICA DEGLI SCORCHED SUONA PIUTTOSTO PERSONALE. A DIFFERENZA DI MOLTI VOSTRI COLLEGHI, NON SEMBRATE INTERESSATI A SCRIVERE UN “SEVERED SURVIVAL PT.2”…
“Questo è vero. Ci rifiutiamo di guardare all’operato di una sola scena/band per diventare delle specie di cloni. Amiamo la semplicità schiacciasassi dei primi album dei Bolt Thrower, ma anche la tecnica di Morbid Angel, Demilich e dei Death di fine carriera. L’ispirazione arriva anche da gruppi più recenti come Disma e Vastum”.

L’ATMOSFERA RIVESTE UN RUOLO FONDAMENTALE NELLA VOSTRA MUSICA, E IN ALCUNI EPISODI STRUMENTALI (COME AD ESEMPIO “TO THE CHAMBER”) HO SENTITO L’INFLUENZA DEI VECCHI GOBLIN. VI ANDREBBE DI APPROFONDIRE L’ARGOMENTO?
“Certamente! Tutti noi adoriamo i film dell’orrore, e fin dalla composizione del primo demo abbiamo scelto questo tema come sfondo per la nostra musica. Ci siamo rivolti al nostro amico Mikael Simpson, detto Phantasma, per creare alcune intro e intermezzi. Lavora sui set cinematografici da diversi anni e non è nuovo a colonne sonore di questo tipo. Ha fatto un ottimo lavoro! Contiamo di rivolgerci a lui anche per le prossime release”.

COME NASCE SOLITAMENTE UN VOSTRO BRANO?
“Ognuno porta le sue idee sul tavolo. Anche se due di noi magari hanno già ultimato un brano, gli altri possono dire la loro e contribuire con opinioni, riff, suggerimenti, ecc. Facciamo in modo che tutti siano orgogliosi e soddisfatti del risultato finale”.

COSA POTETE DIRCI DEI TESTI? VI E’ UN CONCEPT ALLA BASE DI “ECHOES OF DISMEMBERMENT” O SONO SOLTANTO TANTE STORIE DIVERSE?
“I testi si concentrano sulle gesta di un serial killer che rapisce le sue vittime e le rinchiude in un seminterrato, torturandole, uccidendole e facendo esperimenti sui loro corpi”.

HO PARTICOLARMENTE APPREZZATO LO STILE DELL’ARTWORK. CHI SE NE E’ OCCUPATO?
“Jeff Zornow, un artista horror straordinario”.

CHE COSA VI AFFASCINA DI PIU’ DI QUESTO GENERE MUSICALE? CHE OPINIONE AVETE DEL COSIDDETTO REVIVAL OLD SCHOOL?
“E’ crudo e brutale, ma anche intricato e ricco di atmosfera. Mi fa piacere che sempre più gruppi stiano abbracciando la formula classica. E’ un po’ un peccato che alcuni se ne stiano approfittando per diventare delle copie carbone di Dismember e Bolt Thrower”.

DA DOVE ARRIVA QUESTA PASSIONE PER L’HORROR? QUALI SONO I VOSTRI FILM PREFERITI E COME VEDETE IL GENERE OGGIGIORNO?
“E’ da quando siamo piccoli che nutriamo una forte fascinazione nei confronti dell’horror. Penso sia per il brivido della visione… sai, ‘entrare’ nel film e sentire veramente la paura scorrerti in corpo. Molti film recenti hanno un che di annacquato, che non regge il confronto con i grandi classici, ma proprio come per il death metal è possibile scovare delle perle. Basta avere la mente aperta e non fermarsi alla superficie”.

COME SIETE ENTRATI IN CONTATTO CON L’UNSPEAKABLE AXE?
“Un nostro amico, una volta sentito il nostro demo e saputo che eravamo in cerca di un’etichetta, ci ha suggerito di parlare con Erik dell’Unspeakable Axe. Aveva già messo una buona parola per noi, e le cose hanno subito preso la giusta direzione. Adoriamo Erik e tutto il roster dell’etichetta”.

PENSATE SIA POSSIBILE SUONARE DEATH METAL SENZA RIPETERE QUANTO FATTO NEGLI ULTIMI 25 ANNI? SECONDO VOI IL GENERE HA ANCORA MOLTO DA DIRE?
“Dipende tutto da come la si guarda. Ovviamente non è semplice trovare il proprio stile, essere personali… ma quando un gruppo riesce effettivamente a scrivere un disco ‘suo’, che suoni come un marchio di fabbrica, allora il risultato è speciale. Solo quest’anno sono usciti un sacco di grandi album death metal, il genere è più forte che mai”.

CHE PROGRAMMI AVETE PER IL FUTURO? AVREMO MAI LA POSSIBILITA’ DI VEDERVI SUONARE IN EUROPA?
“Proprio in questi giorni stiamo pianificando un tour lungo la West Coast, ma non posso darvi dettagli. Vorremmo che la nostra prossima destinazione fosse l’Europa, ma non siamo ancora sicuri che la cosa sia fattibile”.

IN CONCLUSIONE, QUALI SONO SECONDO VOI GLI ALBUM DEATH METAL PIU’ IMPORTANTI DI SEMPRE?
“Questa è difficile, sono troppi. Eccone alcuni in ordine assolutamente casuale: ‘Altars of Madness’ dei Morbid Angel, ‘Considered Dead’ dei Gorguts, ‘Mental Funeral’ degli Autopsy, ‘Effigy of the Forgotten’ dei Suffocation e ‘Leprosy’ dei Death”.

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