SEETHER – Guerra e pace

Pubblicato il 15/09/2020 da

Non sono molte le band sudafricane ad avere sfondato, quindi almeno questo aspetto va riconosciuto ai Seether fin dal debutto (“Disclaimer”) ormai divenuto maggiorenne. Il successo immediato sembrava aver portato ad una parabola artistica discendente, ma da tre dischi a questa parte la formazione guidata da Shaun Morgan sembra aver ritrovato la strada maestra, in bilico tra il caro vecchio grunge e l’alternative. Visto il gradimento nei confronti dell’ultimo “Si Vis Pacem Para Bellum”, abbiamo scambiato volentieri quattro chiacchiere con il bassista Dale Stewart, compagno di lunga data del mastermind Shaun Morgan e con un talento anche ai fornelli, come testimoniato dalle dirette social durante il lockdown…

 

CHE SENSAZIONE SI PROVA A VEDERE USCIRE UN DISCO SENZA POTERLO PROMUOVERE LIVE?
– E’ decisamente frustrante, perchè abbiamo lavorato tanto nei mesi scorsi per registrare il disco e non vediamo l’ora di far sentire i nuovi pezzi live, ma ovviamente ciò non è possibile e non sappiamo quando lo sarà di nuovo, quindi non possiamo che portare pazienza. Al momento non abbiamo nulla di pianificato a livello live, speriamo verso la fine dell’anno le cose si muovano, ma temo che andremo al 2021.

IN ATTESA DI TORNARE IN TOUR, COME PASSATE IL TEMPO LIBERO?
– Non sono mai stato a casa così tanto da quando ho cominciato questa vita, quindi in qualche modo la cosa è rilassante. Non avendo nuova musica da scrivere ho staccato la spina, quindi vado a pesca, cucino, lavoro il legno…diciamo che mi tengo impegnato anche perchè non potrei passare la giornata a guardare la TV.

HO VISTO I TUOI TUTORIAL DI CUCINA: SEI PRONTO A DIVENTARE UNO YOUTBER?
– Non credo di essere abbastanza interessante per diventare un influencer (risate, ndr), ma di sicuro mi piace unire le mie passioni come la caccia / pesca e la cucina: se poi alla gente sui social piace tanto meglio, ma il tutto resta ovviamente un divertissement in attesa di tornare a suonare.

QUAL E’ IL TUO PIATTO FORTE IN CUCINA?
– Ai miei amici piacciono molto le ali di pollo, tipico piatto americano per accompagnare gli eventi sportivi. A parte questo, l’altra mia specialità è lo stufato fatto con una ricetta sudafricana: un mix di carne, patate, vino e qualche altro ingrediente che cambio di volta in volta. In generale mi piace cucinare piatti sudafricani che non si trovano negli States, è un modo per restare legato alla mia terra di origine.

QUAL E’ IL SENSO METAFORICO DEL TITOLO? E COME MAI IN LATINO, PER NON CONFONDERSI CON LA VERSIONE INGLESE DEGLI ADELITAS WAY?
– E’ un titolo provocatorio rispetto alla situazione nel mondo, dove ormai c’è un sacco di rabbia che il lockdown non ha fatto che amplificare, come se fossimo sull’orlo di una guerra mondiale. Ovviamente nessuno si augura uno scenario di questo tipo, ma c’è la possibilità che la situazione possa degenerare ancora di più, quindi il titolo vuole riassumere questi sentimenti, anche con una chiave di lettura più personale. Riguardo agli Adelitas Way ci abbiamo suonato insieme qualche volta e sono un’ottima  band, ma onestamente non avevo idea avessero usato lo stesso titolo… Giuro che non li abbiamo copiati (risate, ndr).

QUEST’ANNO IL VOSTRO DEBUTTO COMPIE DICIOTTO ANNI: COM’E’ DIVENTARE MAGGIORENNE, COME MUSICISTA E COME BAND?
– Personalmente credo di essere cambiato, com’è giusto che sia viste le differenti priorità di ieri e di oggi. L’aspetto musicale va di pari passo alla persona, ma quello che non è cambiato è l’amore per la musica, l’adrenalina durante lo show, l’amore per il pubblico…. Ho cominciato a suonare da adolescente e ormai sono  vent’anni che sono nella band, pensa che il mio primo contratto lo aveva firmato mio padre perchè ero minorenne. Quando ho cominciato ovviamente la priorità era fare casino e bere; ora che ho quarant’anni e ho messo su famiglia ovviamente vedo le cose in altro modo, mi piace pensare di essere un po’ più saggio, ma ugualmente appassionato.

QUEST’ANNO ABBIAMO AVUTO MOLTI VENTENNALI DELLA SCENA NU-METAL: QUALCOSA IN CANTIERE PER QUANDO SARA’ IL TURNO DI “DISCLAIMER”?
– Non ne abbiamo ancora parlato ma credo sarebbe una buona idea, magari qualcosa come un’edizione speciale in vinile, come forma di festeggiamento. Direi che abbiamo ancora un po’ di tempo per pensarci insieme ai ragazzi della band, ma sicuramente ne parleremo.

TU E SHAUN SIETE ENTRAMBI SUDAFRICANI: CUCINA A PARTE, COME PENSI QUESTO ABBIA INFLUENZATO LA VOSTRA MUSICA?
– Entrambi siamo cresciuti ascoltando band americane, inglesi ed europee: c’erano alcune band locali che ci piacevano, ma sicuramente le nostre ispirazioni vengono dagli USA. Quando poi ci siamo spostati qui abbiamo sicuramente assorbito la cultura americana, tanto che da qualche anno sono ufficialmente un cittadino americano, ma mi piace pensare che abbiamo portato qualcosa della nostra cultura d’origine, così come abbiamo influenzato alcune band connazionali, ad esempio facendo vedere che è possibile emergere anche partendo dal Sudafrica.

CON L’INGRESSO DI COREY LOWERY SIETE PASSATI DA TRIO A QUARTETTO…
– E’ sicuramente un cambiamento nelle nostre abitudini, ma nulla di rivoluzionario. Con Corey ci conosciamo da tanti anni, abbiamo già suonato insieme, quindi la vera novità è che ora siamo diventati conviventi nel bus e sul palco. A livello personale è stato un ingresso molto agevole, e anche a livello musicale penso ci abbia dato una marcia in più con la sua esperienza e la sua presenza scenica.

SHOW ACUSTICI IN PRESENZA , CONCERTI A PORTE CHIUSE, VIDEO IN  SALA PROVE, DRIVE-IN: QUAL E’ SECONDO TE LA STRADA MIGLIORE AI TEMPI DEL COVID?
– Per il momento abbiamo fatto qualche video dallo studio, ma niente di serio. Come dicevo non credo faremo dei veri e propri tour per quest’anno, ma sono sicuro che quando l’anno prossimo si ‘apriranno le gabbie’ ci sarà un macello: tutti i musicisti saranno in giro e affamati di palco, i fan anche saranno in crisi d’astinenza da concerti… Ci sarà da divertirsi! Per quanto riguarda gli show acustici abbiamo fatto qualcosa in passato ma non credo lo faremo ora, mentre i drive-in non fanno per me, ho bisogno di sentire l’energia del pubblico.

COS’HA GIRATO DI PIU’ NEL TUO STEREO DURANTE IL LOCKDOWN?
– Ultimamente sono in fissa con la musica strumentale ed elettronica, come ad esempio gli Explosions in the Sky, o qualcosa di più tradizionale come i Mogwai. Nel tempo libero mi piace scrivere un po’ di musica strumentale e chill-out: suonando in genere musica heavy credo sia un modo naturale di compensare le mie orecchie, anche se non c’è nessuna velleità artistica particolare.

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