SELVANS – More than folk

Pubblicato il 31/12/2018 da

Come leggerete nelle righe a seguire, i Selvans sono ben consapevoli e orgogliosi di non essere un banale gruppo folk metal da kilt e corni per la birra alla cintura; a parte l’approfondito approccio verso le tradizioni e le ‘storie’ del nostro Paese, anche dal punto di vista musicale procedono nella loro straordinaria evoluzione attraverso la rilettura dell’occult metal, del prog italiano, del black metal e di tutto quanto fa sapientemente atmosfera, per gettarci senza bisogno di sciocche etichette all’interno del cerchio magico di un rito pagano. Selvans Haruspex, polistrumentista e principale compositore della band, ha risposto alle nostre domande con molta franchezza su cosa sia per lui scrivere e proporre musica, dimostrando una passione pronta a travalicare i nostri confini e i limiti di un pubblico magari (per ora) ristretto; anche se il recente “Faunalia” li ha confermati senza alcun dubbio nell’Olimpo delle band ‘estreme’ italiane… sempre che questa definizione abbia ancora senso.

Artista: Selvans | Fotografo: Salvatore Marando | Data: 07 novembre 2018 | Venue: Traffic Club | Città: Roma

C’ERAVAMO SENTITI PER IL LAVORO CHE AVETE PUBBLICATO CIRCA DUE ANNI FA ASSIEME AD ANTONIO DEI DOWNFALL OF NUR. È EVIDENTE CHE NON SIETE RIMASTI CON LE MANI IN MANO, VUOI RACCONTARCI COS’È AVVENUTO QUESTI ULTIMI ANNI?
– Dopo l’album con Downfall Of Nur abbiamo portato Selvans in giro per l’Europa con due tour di cui uno da headliner e svariate date in festival, arrivando a toccare anche nazioni dove non eravamo mai stati prima d’ora. Un anno fa, la Avantgarde  ha rilasciato il live album “Hirpi” che rappresenta un po’ la summa dei primi tre anni di attività di Selvans, degna chiusura del ‘capitolo “Lupercalia”’.

IN QUESTO NUOVO LAVORO AVETE INTEGRATO UN MAGGIOR USO DELLE TASTIERE, MA SENZA PERDERE PER STRADA, PER COSÌ DIRE, L’ATTENZIONE PER GLI STRUMENTI TRADIZIONALI. QUAL È STATO IL PROCESSO CREATIVO DIETRO “FAUNALIA”?
– Ho iniziato a comporre “Faunalia” appena dopo l’uscita di “Lupercalia”. Sin dall’inizio ho avuto ben chiara la direzione in cui dovesse evolvere il nostro sound e, essendo io un tastierista, era naturale che partisse da questo tipo di strumenti. Prima di decidere quali parti ‘elettrificare’ ho composto alcuni brani con un vecchio pianoforte appartenuto ai miei nonni, altri su di un organo e poi arrangiati con Fulguriator, alcune volte usando unicamente chitarra acustica o mandolino… Un approccio ‘cantautoriale’ che ho scoperto preferire per via della forte connessione che si crea con la propria musica.

CI SONO ANCHE DIVERSE NOVITÀ DAL PUNTO DI VISTA DELL’USO DELLA VOCE…
– Sì, ammetto di averci lavorato di più rispetto a “Lupercalia”. Vedi, dopo la morte di Jonny (Morelli, primo cantante e batterista della band, ndR) mi ritrovai a dover cantare io, sostanzialmente per due motivi: ascoltando negli anni svariati sedicenti ‘cantanti’ del genere, ho spesso provato divertimento misto a pena, in più non mi andava di coinvolgere estranei. Sin dai primi concerti poi, ho iniziato a cambiare alcune parti che sugli album erano cantate in screaming. Utilizzando altri tipi di cantato, notavo come essi lasciassero ogni volta qualcosa nel pubblico, sia in Italia che all’estero, da qui la scelta di osare maggiormente in questo senso su “Faunalia”.

FIN DAL BRANO INIZIALE, CI SONO MOLTI ELEMENTI DI RICHIAMO ALLE COLONNE SONORE O AL ROCK PROGRESSIVO, E IN ENTRAMBI I CASI PENSO IN PARTICOLARE ALLE ECCELLENZE ITALIANE DEGLI ANNI SETTANTA, A RIGUARDO. COM’È NATA QUESTA PASSIONE E LA DECISIONE DI INTEGRARE QUESTO TIPO DI SONORITÀ NEL VOSTRO SOUND?
– Sono appassionato di prog italiano da quando ero piccolo, mi piacerebbe dire di aver ereditato questa passione da mio padre insieme a tonnellate di vinili, ma non è così! Fatta eccezione per la PFM, lui non sopportava quelle sonorità negli anni ’70 e non le sopporta tutt’ora! Ma è a lui che va il merito (o la colpa) di avermi fatto ascoltare l’esperimento De Andrè/PFM da giovanissimo. Ho convissuto per anni con questa passione, collezionando dischi di gruppi dimenticati, sapevo che prima o poi certe sonorità sarebbero finite in Selvans.

IN SEDE DI RECENSIONE ABBIAMO ANCHE CITATO LA MITICA TRADIZIONE DEL “DARK SOUND” ALL’ITALIANA (DEATH SS, MORTUARY DRAPE, ANCHE JACULA RIFACENDOMI ALLA DOMANDA PRECEDENTE, …) COME VERO PUNTO DI RIFERIMENTO POSSIBILE PER IL VOSTRO SUONO. SEI D’ACCORDO?
– Ne sono onorato.

C’È POI, USUALMENTE, UN FORTE RICHIAMO A UN CERTO APPROCCIO FOLK, NON CERTO IN TERMINI VICINI ALL’ABUSATA (E TALVOLTA BANALE) ETICHETTA FOLK METAL; MI RIFERISCO PIUTTOSTO AL NEO-FOLK O A ESPERIMENTI CHE, ANCHE IN ITALIA, AVEVANO AVUTO DIVERSE ECCELLENZE.
– Dici bene! Sin da bambino ho subito il fascino del lato noir di filastrocche, suoni e sensazioni del nostro folklore. Ora che mi capita di ‘metterli in musica’ in un certo senso, capisco che è qualcosa che proprio non riesco a prendere alla leggera. All’inizio il termine ‘folk’ associato alla nostra musica, ci ha portato scetticismo da parte dei puristi, roba del tipo: “saranno sicuramente una band di gente in kilt col  corno di plastica legato in vita”… E come glielo spiegavi ad uno prevenuto nei tuoi confronti che, se il suo cantante avesse letto uno dei miei testi, si sarebbe tagliato i capelli e iscritto agli scout?! Ho lasciato fosse la musica a parlare, i concerti, il passaparola… Dopo un po’ sono iniziati ad arrivare diversi che dicevano: “Avevo letto ‘folk’ e credevo faceste una roba da festa della birra, mi sbagliavo!”.

CI SONO VARI OSPITI, IN QUESTO ALBUM, TRA CUI AGGHIASTRU DEGLI INCHIUVATU – UNO DEI NOMI A CUI PENSAVO NELLA DOMANDA PRECEDENTE. COME SONO NATE LE COLLABORAZIONI?
– Stavo scrivendo un pezzo sulla stregoneria, per il testo avevo in mente tantissime storie sul tema, raccolte qua e la nei paesi della mia regione, l’intenzione era  quindi di cantarlo nel nostro dialetto. Quando pensi a dialetto e black metal italiano pensi ad Inchiuvatu, allora scrissi ad Agghiastru che si disse immediatamente interessato e disponibile. Ho conosciuto Mercy ad un concerto degli Ianva in Veneto e dopo essere rimasti in contatto, ebbì l’idea di fargli cantare una parte ispirata da versi di Gabriele D’Annunzio su “Magna Mater Maior Mons”, accettò subito e con entusiasmo, il risultato è stato magnifico! Grazie a lui siamo riusciti ad avere anche il trombettista degli Ianva, Gianluca Virdis, sull’ultimo brano “Requiem Aprutii”. Tumulash è un amico, in vista di un weekend di puro delirio a casa mia gli proposi di riregistrare delle parti che avevo urlato su “Phersu” e ne è uscita una catena arrugginita che ti arriva in faccia dal nulla! A prescindere dal livello di confidenza, ad ognuno degli ospiti feci la premessa che non ci sarebbero stati comunicati altisonanti ad annunciare la loro presenza sul disco in uscita. Sono ben conscio del potenziale dei nostri album per cui non abbiamo bisogno di chiamare artisti di cui sfruttare il nome per vendere due copie in più, bensì persone che apprezzino quel che facciamo e che siano felici di dare il proprio contributo.

DAI TITOLI DELLE CANZONI, SE NON BASTASSE IL NOME DELLA VOSTRA BAND, SI EVINCE E CONFERMA IL VOSTRO AMORE E L’ATTENZIONE PER LE TRADIZIONI, IN PARTICOLARE DELLA NOSTRA PENISOLA. ABBIAMO UN BRANO DEDICATO AD “ANNA PERENNA”, UN ALTRO AL MISTERIOSO “PHERSU” ETRUSCO, … VUOI RACCONTARCI NEL DETTAGLIO IL PERCORSO NARRATIVO CHE AVETE SEGUITO E DI COSA PARLANO I DIVERSI BRANI?
– Anche per quest’album ho preferito non imbrigliare l’ispirazione in un concept quindi i brani non hanno alcun legame tra loro. Sono partito dalla coppia “Ad Malum Finem/Notturno Peregrinar” due brani che parlano delle stagioni della stregoneria in Italia, dall’antica Roma ai giorni nostri. A seguire “Anna Perenna”, un brano rivolto a chi si augura o si è augurato il nostro male in questi anni, vi consiglio di tradurre il testo dal latino, o forse è meglio di no… “Magna Mater Maior Mons” è la prima di due suite dedicate al luogo in cui viviamo, essa parla delle origini mitiche della Majella e del Gran Sasso, la seconda suite “Requiem Aprutii” riguarda fatti ‘terreni’: all’inizio del 2017 la nostra regione è stata scossa da bufere, valanghe, terremoti, esondazioni di fiumi e in estate, come se non bastasse, roghi appiccati dai suoi stessi abitanti, per cui abbiamo deciso di cantarne un requiem, suddividendolo in tre atti. Rimane “Phersu”, pensata come la colonna sonora di un italo-horror degli anni 80.

LA LINGUA, PER I SELVANS, SEMBRA POTER OSCILLARE SERENAMENTE TRA ITALIANO, LATINO, INGLESE SULLA SOLA BASE DELLE ESIGENZE NARRATIVE E METRICHE, COL RISULTATO DI AUMENTARE IL FASCINO ESPRESSIVO COMPLESSIVO E, A NOSTRO PARERE, DI NON RAPPRESENTARE PIÙ UN POTENZIALE ‘LIMITE’ NEL FARVI APPREZZARE ANCHE ALL’ESTERO. SEI D’ACCORDO?
– Sì e ti dirò di più, rispetto a “Lupercalia”, su quest’album la sola “Phersu” è cantata in inglese! Non c’è una ragione particolare, è uscito fuori così. Per il futuro, al momento sinceramente non mi sentirei incentivato ad utilizzare lingue che non siano ‘nostre’, proprio perchè credo che esso non rappresenti un limite per farci apprezzare anche dagli stranieri ma potrebbe cambiare tutto tra qualche mese!

MI RICOLLEGO TANTO AL DISCORSO SULLE TRADIZIONI, QUANTO A QUELLO SULLA LINGUA. QUANTO CONTANO PER I SELVANS LE RADICI CULTURALI? DOVE VI SENTITE PIÙ A VOSTRO AGIO, IN UN’ERA GLOBALE? INTENDO SIA IN TERMINI DI VITA CHE DI ETICHETTE MUSICALI, SE HA ANCORA UN SENSO DARE DEFINIZIONI RESTRITTIVE E INCASELLANTI.
– Mi sentirei a mio agio in un mondo dove le radici culturali di ognuno fossero valorizzate e preservate e non sotto costante attacco da parte di sentimenti globalisti e standardizzanti della persona, dove non esistessero milioni di inutili e ridondanti etichette per definire uno stesso genere musicale.

SEMPRE IN TERMINI DI DEFINIZIONI: COME VEDI E COSA SIGNIFICA PER TE IL BLACK METAL NEL 2018?
– Per me è attitudine, se ce l’hai non è neanche necessario utilizzare per forza tremolo picking, blast beat e screaming, che col tempo sono diventati semplici ingredienti di un trend. Sì, perchè parliamo della moda del momento: citazioni nei film, grandi marchi, pop star che ne usano lo stile visivo ecc. Sento parlare di black metal da gente che non ne ha realmente idea, che fino a ieri rideva degli stilemi del genere, e musicisti che stimo per altri generi mi arrivano dicendo: “Il mio prossimo album suonerà più black metal”… Che cazzo vi prende?! Dal canto mio, posso assicurarti che Selvans suonerà sempre meno black metal ma lo sarà sempre più, se capisci cosa intendo.

SIETE FEDELMENTE ACCASATI PRESSO AVANTGARDE, UN’ETICHETTA CHE HA FATTO MOLTO PER IL GENERE, SIA PER LA DIFFUSIONE E LA PROMOZIONE AGLI ALBORI, SIA PER QUANTO RIGUARDA IL SUPERAMENTO DI (STERILI) RESTRIZIONI. COM’È LAVORARE CON LORO?
– Stimolante. Sin dall’inizio ha assecondato ogni nostra richiesta, cosa per nulla scontata quando si parla di etichette!

COME VERRÀ PRESENTATO DAL VIVO “FAUNALIA”? AVETE IN MENTE NOVITÀ RISPETTO AI VOSTRI PRECEDENTI TOUR?
– Certo, ci sono novità ma dovrete scoprirle assistendo ad uno dei nostri prossimi concerti!

 

0 commenti
I commenti esprimono il punto di vista e le opinioni del proprio autore e non quelle dei membri dello staff di Metalitalia.com e dei moderatori eccetto i commenti inseriti dagli stessi. L'utente concorda di non inviare messaggi abusivi, osceni, diffamatori, di odio, minatori, sessuali o che possano in altro modo violare qualunque legge applicabile. Inserendo messaggi di questo tipo l'utente verrà immediatamente e permanentemente escluso. L'utente concorda che i moderatori di Metalitalia.com hanno il diritto di rimuovere, modificare, o chiudere argomenti qualora si ritenga necessario. La Redazione di Metalitalia.com invita ad un uso costruttivo dei commenti.