SENTENCED – Total eclipse

Pubblicato il 10/07/2005 da
 
Se una band come i Sentenced, giunta al traguardo del sedicesimo anno di onorata attività nel circuito metal, graziata da un successo sempre crescente, dedita allo humor più plumbeo, annuncia l’intenzione celebrare il proprio funerale… nessuno ci crede… o forse ci credono tutti, perchè in fondo è per loro il modo migliore di andarsene. Dalla porta principale, la musica non ancora morta nel feretro, rispettando l’immagine di chi sarebbe disposto a farsi due risate e una bevuta (e un gran rutto) sulla propria bara. La decisione pare irrevocabile, più nulla da aggiungere dunque… a Ville Laihiala, giunto in promozione in Italia per presentarci “The Funeral Album”, il disco del congedo, abbiamo fatto un bel po’ di domande, già pronti a dover distinguere tra realtà e sarcasmo. Sorprendentemente, Ville si è lasciato andare a un esame sincero delle motivazioni che hanno portato i Sentenced a questa decisione, accantonando l’immagine della rock-star depressa e finto-sesso-dipendente in favore di un più disteso uomo finlandese, che ha solo voglia di essere se stesso (e di ridere, inaspettatamente).
 
 

CIAO VILLE, GRAZIE PER AVERCI CONCESSO QUEST’INTERVISTA. COME VA? TE LO CHIEDO PERCHÉ IL TUO ASPETTO DOVREBBE PARLARE CHIARO, TEORICAMENTE DOVRESTI APPARIRE COME UNO CHE È APPENA STATO TRAVOLTO DA UN TIR… E INVECE SORRISONE GIOVIALE, ESPRESSIONE RILASSATA…
“Eh sì, con quello che è gravitato ultimamente intorno ai Sentenced dovrei avere una faccia contrita e addolorata, dovrei dimostrare un grande dispiacere, forse disperazione… ma non ce la faccio! Mi sento come se mi fossi sollevato da una responsabilità enorme”.
 
INTERESSANTE… SAI CHE TUTTI I FAN DEI SENTENCED SI SONO ARROVELLATI PER CAPIRE I MOTIVI E LE RAGIONI CHE VI HANNO SPINTI A TRONCARE IN MODO COSÌ IRREVOCABILE UNA CARRIERA CHE DURAVA, CON SUCCESSO CRESCENTE, DA SEDICI ANNI? IO MI CHIEDO, NON C’ERA OBIETTIVAMENTE PIÙ NULLA DA DIRE O NON VOLEVATE ASSISTERE ALLA MORTE PROGRESSIVA DELLA VOSTRA MUSICA, COL RISCHIO DI TRASFORMARVI IN STERILI EPIGONI DEL PASSATO?
“Non saprei… o meglio, non saprei come contemplare le interpretazioni che hai dato alla vicenda nelle motivazioni evidenti che hanno portato i Sentenced verso il disfacimento. È difficilissimo isolare due o tre ragioni specifiche a monte di una riflessione iniziata addirittura due anni fa. Una decisione resa pubblica dopo ben due anni di discussioni e di valutazioni non può essere stata né facile, né poco sofferta, né non ponderata. Però, nello stesso tempo, sembra di esserti liberati di un peso, è per questo che mi vedi tranquillo e sereno, pronto a parlare di queste vicende con il giusto distacco emotivo. È il risultato del percorso, a tratti doloroso, verso la decisione finale dello scioglimento. Tutto sommato, non credo possa essere scaturita dal fatto che, musicalmente, i Sentenced non avessero più nulla da comunicare al proprio pubblico. Non avevo mai valutato la questione nei termini che mi hai proposto, ma pensandoci bene credo che la tua seconda opzione si avvicini maggiormente a quello che, inconsciamente, ha influito sulla nostra decisione a livello artistico. Probabilmente c’era, latente in ogni membro del gruppo, la consapevolezza che i Sentenced si stessero avviando verso una stagione meno prolifica. Ora, dopo sette full-length di alto livello all’attivo, nessuno sa rassegnarsi di buon grado alla fase ‘bei dischi che non hanno più niente da dire’… è vero, sarebbe stato come veder morire la nostra musica giorno dopo giorno… terribile! Meglio lasciare un ottimo ricordo di sé e prendere coscienza che il capolinea artistico arriva per tutti, bisogna solo sapersi relazionare con il sentimento della fine senza stress. Abbiamo così tanto rispetto per questo senso di finitezza, per quest’avventura che termina, che ci è sembrato doveroso celebrare il tutto con un album d’addio, ‘The Funeral Album’ appunto. Tornando alle motivazioni extra-creative, la principale concerne la crescita smisurata degli impegni a cui far fronte. Negli anni, album dopo album, la popolarità dei Sentenced è cresciuta, la visibilità è aumentata; gli show, le interviste, il pubblico… tutto si è incrementato in un modo totalmente inaspettato. Proporzionalmente, crescevano anche i sacrifici da parte dei membri della band e le rinunce a coltivare la propria vita privata, anch’essa in via di sviluppo. Oggi tutti i membri del gruppo hanno un’età compresa tra i trenta e i quarant’anni; molti, come me, sono padri di famiglia che vorrebbero finalmente assumersi le proprie responsabilità. Non si può continuare a buttarsi a oltranza in un’avventura che sottrae troppo tempo alle cose importanti. Anche gli altri la pensano così”.
COMPLIMENTI PER LA CHIAREZZA DI IDEE VILLE… MA TUTTA QUESTA SAGGEZZA NON SARÀ NOCIVA? SINCERAMENTE, SIETE ANCORA TUTTI AMICI E RIMARRETE IN CONTATTO OPPURE QUESTO FUNERALE È ESTESO ANCHE AI VOSTRI RAPPORTI UMANI?
“No, no, tranquilla, niente del genere. Tutti i membri dei Sentenced resteranno amici e si frequenteranno come sempre. Tra noi, fortunatamente, non ci sono stati disaccordi pesanti o quei patetici litigi all’ultimo sangue che hanno preceduto la fine di molte band, anche della scena metal. Tutto è stato frutto di una decisione ponderata e comune, che tenesse conto delle ragioni di ognuno di noi. Quanto alla saggezza… sarà l’età che avanza! Ma non è così spiacevole”.
 
E COSA PROVI QUANDO VISITI IL GUESTBOOK E IL FORUM DEL VOSTRO SITO UFFICIALE? AVRAI LETTO I MESSAGGI DELIRANTI DEL TIPO “SONO DISPERATO, I SENTENCED ERANO LA PRIMA BAND METAL CHE HO ASCOLTATO, IL MIO GRUPPO PREFERITO DI SEMPRE, COME FARÒ SENZA DI LORO”? TI SENTI IN QUALCHE MODO RESPONSABILE PER AVER PROVOCATO QUESTO SGOMENTO GENERALE?
“Decisamente no, non mi sento responsabile in senso negativo. Anche se faccio parte di una band di successo, con largo seguito di pubblico, il mio arbitrio e la mia libertà intellettuale non devono risentirne. Ad ogni modo, non visito il sito dall’annuncio del nostro scioglimento. Per me è comunque troppo penoso leggere queste cose, anche se non lo do a vedere facilmente, anch’io sono una persona sensibile e anch’io sto male per la situazione che vivono i fan sinceramente appassionati alla band. È anche per non scontentarli in futuro che abbiamo preso questa risoluzione estrema. Ovviamente queste persone sono tristi, magari molto arrabbiate, e sono totalmente in diritto di provare sensazioni negative. Dopotutto, sono cresciuti con noi e con la nostra musica, ci hanno visti suonare in molte città, ci hanno supportati… ma devono accettare che anche noi abbiamo delle vite private, dei posti a cui tornare… insomma, che non esistiamo solo come Sentenced, ma soprattutto come individui. Comunque, finché qualche pazzo fanatico non ci impallina per la strada, la situazione sarà sotto controllo!”.
UNA COSA È CERTA, NON AVETE PERSO IL GUSTO PER LO HUMOR NERO E PER IL PARADOSSO; POSTO CHE NON ESISTANO SOLUZIONI INDOLORI PER PORRE FINE A UNA CARRIERA COME LA VOSTRA (CON TUTTO QUELLO CHE COMPORTA), SCEGLIENDO IL SUICIDIO COLLETTIVO NEL MOMENTO DI MASSIMO SUCCESSO E POPOLARITÀ, IN QUALCHE MODO NON AVETE TRADITO LA VOSTRA IMMAGINE…
“Esattamente! Non esistevano maniere né buone né cattive per dare l’estremo addio ai Sentenced, si poteva solo scherzarci sopra amaramente, come in una recita macabra. C’è qualcosa di tragico e di affascinante nell’essere padroni di una cima e nel rinunciarci volontariamente… possediamo un’auto-ironia luttuosa di cui neanche noi eravamo pienamente consapevoli, all’inizio”.
 
VALUTIAMO LA CARRIERA DEI SENTENCED DA QUESTO PUNTO DI VISTA RETROSPETTIVO. QUALE PENSI SIA STATO L’APPORTO DELLA BAND ALLA SCENA METAL? E UN’IPOTETICA EREDITÀ?
“Durante questi anni, sinceramente, non ci siamo mai posti il problema di quanto avremmo contribuito a cambiare significativamente la scena metal. Pensavamo solo a comporre e a suonare buona musica. Ci interessava riuscire, e bene. Ora, arrivati a questo punto cruciale, questa riflessione ha un senso. Penso che i Sentenced abbiano creato un loro sound, originale e peculiare, il che è già molto in un’epoca in cui non è più così semplice creare qualcosa di nuovo. Certo, anche noi abbiamo le nostre radici e le nostre ascendenze musicali, ma un nostro brano risulta sempre riconoscibile e facilmente individuabile. È già un grande traguardo. A proposito dell’eredità, proprio non so cosa rispondere… forse qualcuno sarà particolarmente felice che noi spariamo dalla circolazione, lasciando un posto vacante…”.
NIENTE DI PIÙ FACILE… TRA I TANTI GRUPPI CHE SI ISPIRANO AL VOSTRO MODELLO, CE NE SARANNO ALCUNI PIUTTOSTO AGGUERRITI NEL TENTARE DI RIEMPIRE IL VUOTO CHE LASCERETE…
“Mi auguro che riempire il nostro vuoto non sarà semplice, dopotutto abbiamo creato album che ancora oggi sono una pietra di paragone esemplare per certe sonorità. Che molti musicisti teen-ager si siano accostati alla musica metal grazie ai Sentenced mi fa solo piacere. Certo, poi dovranno trovare una strada propria e personale, non limitarsi a copiare le band preferite. Bisogna mettere nella musica ciò che proviene dall’interno del nostro essere, non quello che sentiamo all’esterno e che appartiene ad altri”.
 
BENE VILLE, ORA CHE ABBIAMO FATTO UN PO’ DI CHIAREZZA NELLA SITUAZIONE, PARLIAMO DEL NUOVO NATO (MORTO)… COSA DIRESTI PER PRESENTARE “THE FUNERAL ALBUM”? A ME È SEMBRATO UNA SUMMA PUNTUALE DI TUTTO QUELLO CHE HA CARATTERIZZATO IL SOUND DEI SENTENCED FINORA…
“Sono assolutamente d’accordo con te. ‘The Funeral Album’ è un lungo viaggio che va dallo stile grezzo e prima maniera dei Sentenced a quello attuale. In realtà, questo percorso non è stato così premeditato, c’era a priori l’idea di dare al materiale un taglio, se non innovativo, almeno d’impostazione fresca. Però, come tu fai notare, la cosa che attira l’attenzione sono questi richiami e rimandi a tutto il passato discografico della band. Pensa che a volte su questo disco mi sembra di risentire le chitarre di ‘Amok’ e altre componenti dimenticate di chissà quali lavori! Questa release di commiato è un po’ una sorta di collegamento tra tutti i dischi dei Sentenced, i cui elementi non sono stati riuniti a caso, ma seguendo un progetto globale che è caratteristica esclusiva di ‘The Funeral Album’. Per questo confermo che è un album-riassunto, che però possiede una sua freschezza e una sua unicità. Trovavamo che fosse un buon modo per dire addio, per mantenere vivo nei fan il ricordo della nostra musica precedente. Siamo noi al nostro apice attuale, immortalati nell’istante che precede la caduta”.
COSA RAPPRESENTA “WHERE WATERS FALL FROZEN”? L’IGNARO ASCOLTATORE STA SENTENDO LA TRACCIA PRECEDENTE E IMPROVVISAMENTE SI TROVA CATAPULTATO ALL’EPOCA DI “NORTH FROM HERE”… PER POCO MENO DI UN MINUTO! TIPICO HUMOR À LA SENTENCED O LIEVE TRIBUTO ALLE OMBRE DEL PASSATO?
“Pensa, questo breve intermezzo è stato una sorpresa anche per me. Un giorno sono arrivato in ritardo in sala prove e ho trovato gli altri che lo stavano improvvisando. Sembra uscito da uno dei primi album dei Sentenced, ma è stato composto recentemente, non è materiale di recupero. All’inizio sembrava uno scherzo, nato tra le risate generali della sala prove, ma preso abbiamo pensato che meritasse un posticino nel disco, e così l’abbiamo inserito. È un vero shock inaspettato per l’ascoltatore e, nello stesso tempo, un modo per non dimenticare da dove i Sentenced sono partiti”.
 
QUALI SONO I TUOI BRANI PREFERITI DI “THE FUNERAL ALBUM”? PER QUALE MOTIVO?
“A dire il vero, è ancora troppo presto per me per scegliere due o tre brani favoriti, estrapolandoli da tutto l’insieme dell’album. Solitamente mi capita di preferire la canzone in ultima posizione, perché è quella di cui si mantiene più a lungo l’atmosfera alla fine dell’ascolto, quella di cui si conservano il ricordo più profondo, le emozioni più fresche e nitide. Dunque, oltre alle sensazioni che mi dà ‘End Of The Road’, citerei ‘May Today Become The Day’ e ‘Ever-Frost’. Ma dovrei riascoltare l’intero disco molte altre volte per decidermi e fare una personale classifica attendibile. Al momento mi piace tutto, sono soddisfattissimo del risultato che abbiamo ottenuto! E anche gli altri adorano ‘The Funeral Album’, interamente e senza graduatorie!”.
IN QUEST’ULTIMA FATICA LA TUA VOCE È DIVENTATA MOLTO PIÙ RUVIDA E CUPA, SE POSSIBILE. A COSA È DOVUTA QUESTA SCELTA?
“Beh, mi sa che è colpa della mia gola, che sta andando progressivamente a farsi fottere! Cerco comunque di cantare meglio che posso! Dà una brutta impressione?”.
 
NON ERA UNA CRITICA: HAI USATO UN CANTATO CHE RENDE BENISSIMO ASSOCIATO ALLE LYRICS E ALLA MUSICA, ESPRIME ODIO, ANSIETÀ E DESOLAZIONE IN MODO MOLTO SENTITO. VOLEVO SOLO SAPERE SE C’ERA INTENZIONALITÀ IN TUTTO QUESTO…
“Ti ringrazio dei complimenti, è molto bello sentirsi dire di aver dato una buona prova delle proprie capacità! Dopo averle lette con attenzione e associate alla musica, ho cercato di rendere il più credibili possibile le parole delle lyrics. Ogni volta è come riportare alla luce un mondo grazie alla propria voce. Poi c’è anche una percentuale di fortuna e di istinto, non è tutto calcolo. Alle volte le cose vengono come vengono, fortunatamente anche bene!”.
COM’ERA L’ATMOSFERA DURANTE LE REGISTRAZIONI DI “THE FUNERAL ALBUM”?
“Abbiamo deciso che quello sarebbe stato l’ultimo album più o meno a metà del processo di songwriting. Chiaramente questa risoluzione ha cambiato non poco le prospettive quando siamo entrati in studio a registrare. Avevamo la piena consapevolezza che quello era il disco finale, si respirava un’atmosfera strana, tuttavia non la sapevamo descrivere. Quando poi abbiamo ascoltato la versione definitiva dell’album, tutti le tessere del puzzle sono tornate al loro posto. Ci sentivamo sommersi da un’insolita tristezza gioiosa… una specie di nostalgia felice… solo a lavoro ultimato abbiamo realizzato che, fisicamente era stato come registrare qualunque altro nostro album, ma mentalmente è stato dieci volte più pesante. In studio, per la concentrazione, non ci siamo accorti di niente. Penso fosse una specie di auto-preservazione inconscia dallo stress”.
 
COSA PENSI DEGLI ALBUM DELLA CARRIERA DEI SENTENCED? CON IL TUO ARRIVO, COS’HAI AGGIUNTO ALLA BAND?
“Che domanda impegnativa! Per me è difficilissimo dirti personalmente cosa ritengo di aver portato alla band… i Sentenced erano, a mio parere, una realtà di qualità già ai tempi di Taneli Jarva. Ma il mio arrivo ha cambiato non poco le carte in tavola, avendo una vocalità così differente rispetto al mio predecessore. Penso di aver contribuito in modo significativo all’evoluzione del sound della band verso la melodia. Il mio apporto è stato un quinto di questo ottimo collettivo, ho solo cercato di trasferire le mie miserie e le mie gioie in buona musica e in buone interpretazioni. Ma non mi sento molto a mio agio a parlare di me stesso, del mio apporto personale alla musica dei Sentenced. Spero solo di aver fatto delle cose valide!”.
DUNQUE, NON TI VA NEMMENO DI PARLARCI DI COME SCRIVI LE TUE CANZONI…
“…non molto, ma farò un’eccezione! Nei Sentenced, come saprai, la maggior parte delle canzoni vengono scritte in coppia da Sami (testi) e da Miika (musica). Io mi occupo prevalentemente delle lyrics di brani di mia composizione. Non mi sono mai intromesso tra loro due, che insieme lavorano benissimo. Io propongo solo i miei brani al resto della band, che decide se inserirli o meno nell’album. In più partecipo con gli altri alla fase di rifinitura dei pezzi e do il mio parere e il mio contributo sulle linee vocali. Non c’è nulla di particolarmente mistico nel mio modo di comporre, mi siedo con la chitarra, prendo un pezzo di carta e scrivo. Cerco di far emergere le idee da dentro di me, ma non so spiegare come esattamente. È difficile, nonostante sembri un processo semplice quando lo si compie. In quei momenti non ci pensi davvero, ti lasci trasportare, per descriverlo a parole dovresti ricordarti e poter attraversare a ritroso tutti gli imprevedibili percorsi del tuo cervello”.
 
COSA PUOI DIRE, ORA CHE SIAMO ALLA FINE CONCLAMATA DELL’AVVENTURA, DI COME SI SONO SVILUPPATE LE DUE ANIME DEI SENTENCED? DA UNA PARTE LA TRAGEDIA E LA DISPERAZIONE, NELL’AMORE, NELL’AUTUNNO, NELL’ALCOL, NELLA MORTE; DALL’ALTRA LO HUMOR NERO, IL VILIPENDIO (DALLA DONNA ALLA BARA) DI CIÒ CHE, FINO A UN ATTIMO PRIMA, ERA SEMBRATO ARGOMENTATO IN MODO SERIO.
“Direi che queste tematiche e questi approcci che hai citato sono caratteristici della vita in generale. Dunque anche della nostra. Ovviamente come Sentenced le estremizziamo nella dimensione della musica, le ingrandiamo, le universalizziamo e poi le esorcizziamo con l’umorismo macabro tipico della nostra terra. È più semplice affrontare la vita con una risata, seppure necessariamente amara. Ma, nascoste dall’umor nero, ci sono riflessioni anche molto serie, che noi abbiamo mascherato perché vogliamo che l’ascoltatore le colga individualmente e secondo la sua sensibilità. Non vogliamo diventare un gruppo cervellotico e macchinoso! Per quanto riguarda l’amore, penso che abbiamo del coraggio a trattarlo come facciamo, dove c’è l’estasi c’è sempre il fango”.
QUALI SONO I TEMI CHE TI APPARTENGONO MAGGIORMENTE? ALCUNE DELLE TUE CANZONI SONO TRA LE PIÙ DISPERATE DEI SENTENCED, ANCHE AL DI LÀ DEL TUO GUSTO DEMISTIFICANTE…
“Sì, è vero. Molte delle mie canzoni sono desolate e dominate da un senso di sconfitta profondo e insormontabile. Anche il senso di perdita è una mia ossessione, sono preda della bellezza tragica dell’addio… un attimo in cui si può scorgere qualcosa di eterno, che ci sopravviverà per sempre. Spesso sono sorpreso della facilità con cui scrivo brani con soggetti simili o incentrati sul supremo congedo del suicidio. Sarà anche questo un modo per dare corpo ai miei desideri e alle mie paure”.
 
COSA SIGNIFICA “KARU”?
“È una parola finlandese molto significativa, che noi usiamo per designare il senso di vuoto. Vuol dire arido, sterile, senza vita”.
QUALE ALBUM DEI SENTENCED TI FA EMOZIONARE MAGGIORMENTE SE LO ASCOLTI OGGI?
“Beh, ‘Down’ è certamente l’album che avrà sempre un posto speciale nel mio cuore, se non altro perché è il primo lavoro dei Sentenced a cui ho partecipato e lo ritengo tuttora qualitativamente molto buono. Detto questo, non mi capita frequentemente di riascoltare la discografia della band; suonando dal vivo molto spesso, mi annoierei davvero ascoltando gli stessi brani anche nei momenti di pausa. L’album che però ho ascoltato di più, in assoluto, è ‘Frozen’. Non ti so dire esattamente il perché, forse mi sembra il lavoro assolutamente migliore del mio periodo alla voce, lo trovo bellissimo ancora oggi. Poi, se tu mi chiedessi qual è il mio preferito di sempre, non potrei mai risponderti. Cambio idea ogni cinque minuti, a seconda del periodo. Inoltre, secondo me, costituiscono una discografia variegata, che differisce in parecchi punti. Sono lavori poco paragonabili uno all’altro in funzione di una classifica univoca e definitiva”.
 
PENSANDO A QUELLO CHE AVETE FATTO IN QUESTI ANNI, CAMBIERESTI QUALCOSA?
“No, assolutamente! Rifarei tutto esattamente come prima. Bisognerebbe rivivere con la memoria lo spirito di quei momenti, magari ero decisamente più stupido di oggi, ma quello che ho fatto, anche di sbagliato, mi ha permesso di diventare quello che sono ora. No, non si cambia. Altrimenti si rischia di rimuginare da pazzi sulla propria vita e su quella del prossimo, schiavi di un’utopia possibilistica distruttiva. Io sono del parere che, nella vita, se le cose non riescono al primo colpo come ci si immagina, è inutile correggerle, cambiarle, snaturarle. Ci si impegnerà maggiormente e si starà più attenti la volta successiva”.
COSA SI AUGURANO I SENTENCED PER “THE FUNERAL ALBUM”?
“Speriamo che i fan ci supportino massicciamente, che apprezzino il nostro lavoro, nonostante sia l’ultimo, e che sappiano godersi la nostra musica come sempre, fino in fondo”.
 
COME TI IMMAGINI IL TOUR D’ADDIO?
“Dovrà essere una cosa molto sentita, dovranno essere show speciali, proprio perché saranno l’addio alla nostra carriera. Noi tutti confidiamo in un gran numero di persone, vogliamo che questi concerti rappresentino un’ultima, enorme emozione per tutti. Per questo vorremmo che i fan non vi partecipassero per disperarsi, ma per sorridere e godersi un’altra volta la nostra musica e la nostra energia live. Dopotutto, la dimensione dello spettacolo dal vivo è stata una delle ragioni che ci hanno spinto a cominciare a suonare (e che ora vi spinge a smettere… Ndr), non possiamo negare ai fan un’estrema possibilità di partecipare attivamente al nostro funerale! Agli inizi fare concerti era una scarica di adrenalina, un modo per stare a contatto con la folla, misurarsi con lei, conquistarla, avere a che fare con i mille imprevisti del palcoscenico. Adesso la vediamo in modo diverso. Personalmente mi mancherà, ma allo stesso tempo è un’attività devastante che ho cominciato a odiare, se si eccettua il tempo trascorso on stage. Se ti ubriachi lo sopporti meglio, ma nel tour d’addio cercheremo di restare sobri (le ultime parole famose, Ndr). Sembro abbastanza serio?”.
TANTISSIMO… MOMENTI BRUTTI E BELLI CHE RICORDI DEL TUO PERCORSO CON I SENTENCED?
“Ci sono successe moltissime cose divertenti, altre un po’ meno, ma siamo sopravvissuti. Comunque, il ricordo più bello che ho è quando abbiamo suonato al Dynamo del 1997, davanti a 50.000 persone… e pensa che eravamo abituati a un migliaio di spettatori al massimo! È stata un’esperienza grandiosa, non me la dimenticherò mai… il primo, vero concerto in cui ci siamo sentiti grandi! Il momento peggiore… vediamo… non saprei dirti. Man mano che il tempo passa si tende a ricordare con ironia anche le disavventure più inopportune. Ormai abbiamo sminuito tutto a forza di riderci sopra! Ma la cosa migliore, in assoluto, per me rimane l’aver potuto passare tutti questi anni come membro ufficiale di una band unica, formata da persone davvero eccezionali”.
 
ALLORA… NESSUN RIMPIANTO?
“Niente trappole nostalgiche! Siamo perfettamente consapevoli che il nostro tempo debba finire, vogliamo usare al meglio ciò che resta per lasciare ai nostri fan un ricordo indelebile, che li accompagni sempre”.
RINUNCIO… METTI TU, COME PREFERISCI, LA PAROLA FINE A QUEST’ULTIMA INTERVISTA…
“Ringrazio dal profondo del cuore tutti i fan (quelli italiani in particolar modo) che ci hanno supportato, che hanno seguito la nostra attività live, che hanno apprezzato i nostri album. Spero siano motivati a godersi la nostra musica, per l’ultima volta dal vivo, alle date del ‘Funeral tour’!”.
 
E ORA CHE FARAI VILLE?
“Mah… penso che dormirò per qualche anno! Purtroppo per farlo dovrò aspettare l’estate del 2006, ho ancora in sospeso dei progetti con i Poisonblack, il cui secondo album dovrebbe uscire entro la fine di quest’anno. Poi mi eclisserò per un po’!”.
TI RINGRAZIO MOLTISSIMO PER LA TUA DISPONIBILITÀ E GENTILEZZA…
“E io ringrazio te e metalitalia.com per lo spazio dedicato alla celebrazione della morte dei Sentenced. Non dimenticate i suicider di Oulu!”.
LO SPETTACOLO È FINITO PER DAVVERO… REQUIEM.
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