SEVEROTH – E quindi uscimmo a riveder le stelle

Pubblicato il 30/03/2021 da

La scena ucraina è da sempre ricca di gruppi black metal con un suono riconoscibile, con un’attitudine fiera e con un legame inscindibile con la propria terra. Severoth, one-man band nata dalla mente di Illia Rafaskyi, musicista attivo sotto diversi moniker, riesce a combinare questi caratteri distintivi con un approccio più pacato, in cui confluiscono influenze alcestiane e psichedelia. Il quinto album del musicista ucraino, intitolato “Vsesvit”, è un lungo viaggio nell’universo, in cui l’ascoltatore si può perdere tra trame sognanti ed aggressioni black metal. Ne parliamo con il polistrumentista e cantante, un personaggio sicuramente diverso dallo stereotipo del blackster, appassionato della musica che scrive ma anche di altri generi lontani dal metal, oltre che della storia e della cultura del paese in cui è nato.

CIAO ILLIA, PUOI PRESENTARCI LA BAND? COME E QUANDO E’ NATA? QUALI SONO GLI OBIETTIVI PRINCIPALI?
– Tutto semplicemente parte dal mio desiderio di fare musica. Ho creato il concetto generale del progetto, il logo ed il nome Severoth nel 2007. Ma ai tempi non ero in grado di padroneggiare alcuno strumento, così è passato un po’ di tempo prima che imparassi a suonare e comporre musica.
Sono partito dai sintetizzatori nel 2007, registrando materiale ambient, poi nel 2008 ho continuato con la batteria. Sono stato batterista per alcune band in quegli anni (per esempio gli Endless Battle) e Severoth è diventato il mio stage name, fino al 2014 quando ho imparato a suonare la chitarra e ho registrato il mio primo album solista metal (il primo disco del mio altro progetto Морок) e nel gennaio del 2015 ho registrato “Winterfall”.
L’obiettivo principale è creare la musica che amo. Creare viaggi nello spazio e nel tempo, attraverso le foreste, le montagne e la mia mente.

SEI COINVOLTO IN MOLTI ALTRI PROGETTI. PUOI PARLARCENE? SONO ANCH’ESSI ONE-MAN BAND? COME TROVI TEMPO ED ISPIRAZIONE PER SCRIVERE COSI’ TANTA MUSICA? COME NASCONO I TUOI PEZZI? CI HAI DETTO CHE SUONI PARECCHI STRUMENTI. QUALI DI QUESTI TI HANNO SPINTO A DIVENTARE UN MUSICISTA?
– Sì, tutti i miei progetti sono one-man band e Severoth è quello principale. Galdur nasce invece dalla mia passione per il genere fantasy (libri, giochi di ruolo) e dalla mia passione per i sintetizzatori. Морок è la mia visione del black metal in generale, come penso dovrebbe suonare ed essere percepito. Bezmir è un progetto sperimentale creato in sei giorni, ho provato diverse accordature di chitarra, diversi suoni e campionamenti, così la musica che ne è scaturita è molto differente da Severoth o Морок, e ho preferito separare le band; è qualcosa che ho creato per esplorare nuove dimensioni musicali, per non avere legami dovuti all’aspettativa.
L’ispirazione può arrivare da ogni cosa, dipende solo dal tuo punto di vista sulla vita. Personalmente non faccio niente di speciale, provo solamente ad apprezzare tutto ciò che ho nella vita e ciò è sufficiente per avere abbastanza ispirazione per proseguire.
Mi piace suonare diversi strumenti. E’ sempre divertente, inoltre, imparare ed evolversi, anche in quanto a personalità. Oggigiorno principalmente compongo con la chitarra elettrica, ma in passato anche con il sintetizzatore o il piano. La batteria mi diverte molto, ma non penso si possa utilizzare per comporre della musica. La suono per registrare. E’ importante capire come la batteria funzioni e come avere delle solide parti di batteria se si vuole comporre qualcosa.

DI COSA PARLA “VSESVIT”? QUALI SONO LE PRINCIPALI DIFFERENZE CON “WHEN THE NIGHT FALLS…”? LA PRIMA IMPRESSIONE E’ CHE SIA PIU’ MELODICO E POSITIVO. LA PENSI ALLO STESSO MODO?
– “Vsesvit” non ha un concept che lega le canzoni tra loro, ognuna di esse è una sorta di viaggio a sé. Volevo dar luogo a qualcosa che potesse ispirare, che spingesse la gente a provare un’emozione. Qualcosa che li allontanasse da tutti i problemi almeno per un’ora, che li ricaricasse. Ma dal momento che la mia musica è parte di me, è difficile portare avanti un’idea per anni. Per questo motivo l’album ha sfumature più scure, ho avuto momenti bui nella mia vita e ciò si riflette nella musica che ho scritto.
Differenze fra “Vsesvit” e “When The Night Falls…”? Beh, “When The Night Falls…” era stato scritto dal vecchio ‘me’, quello del 2017/2018, “Vsesvit” dal ‘me’ attuale. Ogni album è un marcatore temporale della mia vita. La gente cambia, nelle opinioni, nelle cose, nei gusti, e nelle situazioni della vita… Così per esempio non penso che oggi potrei incidere un altro “Forestpaths” o un altro “When The Night Falls…”, poiché entrambi sono legati ad un particolare momento che non può essere ripetuto.

L’UCRAINA HA DA SEMPRE UNA SCENA BLACK METAL DI UN’IMPORTANZA FONDAMENTALE, CON BAND TRA LORO DIFFERENTI MA CON QUALITA’ PECULIARI RICONOSCIBILI. COME LO SPIEGHI? LE TUE INFLUENZE VENGONO DA QUESTA SCENA O ANCHE DA ALTROVE? IN PARTICOLARE,  SEMBRANO VENIRE ANCHE FUORI DAL METAL, CONFERMI?
– E’ importante avere una mente aperta. Se vuoi, puoi trovare qualcosa di interessante in ogni tipo di musica. Soprattutto, se sei creativo, puoi prendere qualcosa da ogni dove e usarlo nel tuo lavoro. Per esempio mi piace il glam rock degli anni ’80, e molta pop music di quel periodo, e ciò spiega perché uso un certo suono dei rullanti nei miei album. Il suono riverberato e ‘grasso’ delle ballad degli anni ’80. Inoltre mi piacciono la musica ambient ed il dungeon synth, le colonne sonore di film e giochi ( per esempio Jeremy Soule e le sue soundtrack); di certo anche il metal, ovviamente. Ma non ho mai amato il death metal o il grindcore, nei momenti in cui ho esplorato il metal sono passato dal thrash al suono melodico di band come In Flames e Dark Tranquillity direttamente al black.
Per quanto riguarda la scena black metal ucraina, di certo abbiamo grandi band, questo sia nel passato sia nel presente. E di certo mi hanno influenzato, almeno all’inizio. Band come Astrofaes, Drudkh e Nokturnal Mortum hanno aperto le porte a tutto il movimento. La ragione dell’esistenza di queste band è semplicemente la gente che sta dietro a questi moniker. Individui forti con la propria visione e l’abilità di creare, che si è evoluta in ciò che tutti sappiamo ed apprezziamo.

L’ARGOMENTO PRINCIPALE DEI TUOI TESTI SEMBRA ESSERE LA NATURA, IN UNA CONNESSIONE CON LA TERRA NEGLI ALBUM PRECEDENTI E CON L’UNIVERSO IN “VSESVIT”. CE NE PUOI PARLARE?
– Ho sempre sentito una certa connessione con la natura, e la mia musica ne fa da tramite. Adoro fare lunghe camminate e pensare semplicemente a qualcosa. O sedermi ed ascoltare il vento o la pioggia, o anche solo l’ambiente circostante. Penso che il fatto di vivere in giungle di cemento ci abbia fatto dimenticare di essere parte della Natura. Parte della Vita.

“VSESVIT” E’ GIA’ IL TUO QUINTO ALBUM. COME PENSI DI POTER EVOLVERE IN FUTURO? QUALE DIREZIONE PENSI DI PRENDERE?
– Non ne ho idea. Come non ne avevo mentre stavo lavorando a “When The Night Falls…” e agli album precedenti. Seguo solo i miei istinti e mi lascio guidare dalle onde della mia musica.

HAI QUALCHE PIANO PER I LIVE? UTILIZZI DEI GUEST?
– Sì, Severoth ha una line-up fin dal 2018. E’ costituita da musicisti di fiducia che conosco da anni. Abbiamo suonato in Polonia, Slovacchia ed ovviamente in Ucraina. In generale è una grande esperienza e con la stessa formazione suoniamo anche come Морок.
Riguardo ai piani per future live show, a causa del Covid tutto è stato cancellato o rimandato, inoltre molti locali in Ucraina, dove abbiamo suonato in passato, hanno chiuso o sono stati venduti per le conseguenze del lockdown. Per il momento quindi non ho alcun piano. Vedremo in futuro.

UNO DEGLI ASPETTI CHE PIU’ COLPISCONO DELLA TUA MUSICA E’ L’ABILITA’ DI CREARE UNA SORTA DI VIAGGIO. E’ UN EFFETTO RICERCATO? C’E’ UNA CANZONE, DAL PASSATO O DAL PRESENTE, CHE PENSI POSSA INCARNARE ALLA PERFEZIONE LO SPIRITO DI SEVEROTH?
– Tutta la nostra vita è un viaggio. E Severoth è la colonna sonora del tuo viaggio. Se lo accetti, ti porterà lontano. Quindi sì, è intenzionale.
Non penso ci sia una canzone in particolare che possa descrivere tutto questo. Per me ogni mio album è differente.

I VERSI DEL PEZZO “Порожнеча (EMPTINESS)” SONO STATI PRESI DA UN POEMA UCRAINO. CE LO PUOI DESCRIVERE? MOLTE BAND UCRAINE HANNO UNA FORTE CONNESSIONE CON LA LORO TERRA. LO SENTI ANCHE TU?
– Prima di tutti, amo la poesia ucraina classica. E secondo, ai tempi dell’URSS tutto ciò che era ucraino, soprattutto la poesia, era proibito e veniva sistematicamente distrutto. Volevano cancellare la nostra lingua, le nostre tradizioni e la nostra identità. Molti poeti ucraini furono mandati nei gulag o assassinati. E i loro nomi dimenticati. O almeno il governo sovietico voleva che lo fossero. Così, utilizzando le parole di poeti ucraini, faccio conoscere i loro nomi a persone che non li hanno mai sentiti nominare  e che possono entrare in contatto con la bellezza della poesia ucraina.
In “Emptiness” ho usato i versi del dissidente Vasyl Stus. Quoto ciò che dice Wikipedia al riguardo: “A causa delle sue convinzioni politiche, i suoi lavori furono proibiti dal governo sovietico e fu incarcerato per tredici anni, fino alla sua morte in un campo di lavoro per prigionieri politici, dopo aver dichiarato uno sciopero della fame”.
Il poema ha un’aura oscura e descrive il disappunto dell’autore per la vita stessa.

ALCUNI ANNI FA HAI COMPOSTO UN PEZZO PER UN TRIBUTO AI SUMMONING. SENTI DI AVERE AFFINITA’ CON LA BAND AUSTRIACA? SEI APPASSIONATO DELLE OPERE DI TOLKIEN E DELLA LETTERATURA FANTASY IN GENERALE?
– Sì, assolutamente amo Tolkien, la letteratura fantasy e i Summoning. Non amo invece fare cover. Allora mi sembrò un’idea interessante realizzare una cover in compagnia di ottime band come Evilfeast e Midnight Odyssey. Ma poi ho pensato che avrei potuto spendere il mio tempo a comporre qualcosa di originale… Così ho deciso di non partecipare più a nessuna compilation o tributo e concentrarmi in modo totale sui miei album.
Il genere fantasy ha avuto un grande impatto sulla mia vita e sulla mia personalità, e ogni tanto provo a rileggere “Il Signore Degli Anelli”. Questi libri sono incredibili: ritornare da loro è come far visita ad un vecchio amico.

I TUOI ARTWORK SONO SPESSO REALIZZATI DA TUA MOGLIE. AVETE UN FORTE SODALIZIO CREATIVO FRA DI VOI?
– Sì, gli artwork dei miei album sono stati tutti creati da mia moglie Julia. E spero che ciò avvenga anche in futuro. Mi piace la sua visione della mia musica e come vede le cose. Perciò sì, la nostra collaborazione a livello creativo è veramente stretta.

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