SINTAGE – Inseguendo le stelle

Pubblicato il 10/01/2026 da

Ma, alla fine, cosa c’è di meglio del caro, vecchio heavy metal? È vero che molti ascoltatori della nostra musica preferita prediligono sperimentazione e innovazione, ma spesso bastano un riff ben piazzato, una voce alla Rob Halford e poco altro per entusiasmare non solo chi naviga queste acque da tanti anni, ma anche chi non vi si è mai avvicinato.
La parabola dei tedeschi Sintage sembra seguire questo adagio: dall’essere una formazione semisconosciuta a firmare per la High Roller Records, tra le etichette talent scout della cosiddetta ‘New Wave Of Traditional Heavy Metal’. In un momento di forte nostalgia verso le atmosfere degli anni Ottanta, l’uscita di “Unbound Triumph” verso la fine del 2025 è stato un momento perfetto sulla spinta che continua da parte anche di vecchie glorie come Judas Priest e Saxon.
Abbiamo raggiunto Andre, Julez e Chili proprio per parlare dell’album e della storia di questa piccola realtà che ha fatto breccia in una scena dove non è facile destreggiarsi: buona lettura!

CIAO E BENVENUTI SU METALITALIA. PRIMA DI TUTTO, POTETE DIRCI COME SI SONO FORMATI I SINTAGE?
Julez: – Ciao, grazie per averci qui! Nel 2019 ho incontrato Randy a un concerto dei GBH a Lipsia – eravamo gli unici con i capelli lunghi – e abbiamo formato una band subito, con l’obiettivo di suonare il più forte possibile. Quindi è stato semplicemente essere nel posto giusto al dannato momento giusto.
Andre: – Ho incontrato Julez per strada a mezzanotte. Dopo un anno mi ha proposto di entrare nella band!

COME SIETE PASSATI DALL’AUTOPRODUZIONE DI UNA DEMO AL CONTRATTO CON HIGH ROLLER RECORDS?
Julez: – Il nostro grande amico Henne stava organizzando una festa di compleanno in un bar di Lipsia nel 2021 e ci ha chiesto di suonare. Ovviamente l’abbiamo fatto, perché all’inizio della carriera devi suonare ogni concerto che riesci a ottenere e noi eravamo molto affamati di live. È saltato fuori che uno degli ospiti era Goetz Kühnemund della rivista Deaf Forever e che il nostro concerto gli è piaciuto davvero. Così abbiamo fatto una bella chiacchierata dopo il set, bevuto qualcosa e lui ci ha messi in contatto con HRR. Il resto è storia!

AVETE ANCHE UN NUOVO CHITARRISTA: COME SIETE ENTRATI IN CONTATTO CON CHILI E COSA HA PORTATO L’INSERIMENTO DELLA SECONDA CHITARRA AL PROCESSO DI SONGWRITING?
Chili: – Dal mio punto di vista, posso dire che incontrare i ragazzi è stata una coincidenza fortunata… e alcolica. Ho incontrato Randy alla Chemiefabrik di Dresda, abbiamo chiacchierato e, dopo alcuni problemi organizzativi, ha apprezzato che avessi i capelli lunghi, che sapessi tenere la chitarra nel modo giusto e che sapessi bere birra. Così sono stato preso!
All’inizio avevo già abbastanza da fare nel fare miei e padroneggiare i brani esistenti. Dopo di ciò, mi sono spesso seduto con Julez e ci siamo scambiati idee per i brani, che gradualmente sono diventate canzoni. All’inizio c’era un po’ di tensione e disaccordo, ma più avanti è emerso un team ben coordinato e comunicativo, che ha dato forma a queste splendide canzoni. E con team intendo naturalmente tutta la band!

PARLIAMO DI “UNBOUND TRIUMPH”: QUALI SONO LE PRINCIPALI DIFFERENZE, A PARTE LA PRESENZA DI DUE CHITARRE, CHE INDICHERESTE RISPETTO AL PRECEDENTE “PARALYZING CHAINS”?
Julez: – Ha un feeling complessivamente molto più maturo. A livello di testi c’è molto materiale personale, che abbiamo cercato di compensare con la nostra musica. Inoltre volevamo che il disco avesse più spazio e che respirasse in modo naturale. Con “Paralyzing Chains” eravamo andati a piena potenza, c’era quella particolare sensazione di aggressività.
Questa volta volevamo che fosse più posato, ma senza perdere parte dell’energia che rappresenta la band: pensiamo di aver raggiunto questo obiettivo, combinando il meglio dei nostri lavori precedenti e aggiungendo una nuova magia che abbiamo acquisito come quintetto.
Andre: – Per me, musicalmente rimane lo stesso, ma gli arrangiamenti dei brani e la qualità del suono sono molto più vari, audaci e solidi.

IL BRANO CHE CI HA IMPRESSIONATO DI PIÙ È “CUTTING THE STARS”: COM’È NATA LA CANZONE?
Julez: – Il tema principale di “Cutting the Stars” è in realtà la primissima musica che abbia mai scritto (insieme ad alcune cose punk rock che facevo con band precedenti), molto prima che i Sintage si formassero.
Da allora questa canzone non mi ha mai lasciato, ma non era mai il momento giusto per finirla. Forse dovevamo crescere come band per portarla a termine, perché è anche molto più complessa in termini di dinamiche e armonie rispetto a cose più vecchie che abbiamo fatto. Insieme a Chili abbiamo finalmente finito il brano ed è venuto fuori ancora meglio di quanto mi fossi mai aspettato!
Per me, personalmente, contiene anche una delle migliori performance vocali che Randy abbia mai registrato. In combinazione con il testo, che parla dell’inseguire i propri sogni senza lasciarsi distrarre dai fallimenti del passato e cercando sempre di mirare più in alto, è uno dei miei brani preferiti del disco!

L’ALBUM PRESENTA ALCUNI MOMENTI QUASI IN STILE “TWISTED SISTER”, COME “ELECTRIC WALLS”: DA DOVE DERIVA L’ISPIRAZIONE PER QUESTI BRANI PIÙ AIR METAL/SLEAZY?
Julez: – Abbiamo sempre avuto questa vibrazione più hard rock integrata nel nostro sound, che deriva da grandi influenze come AC/DC, Rose Tattoo, Accept, Battleaxe e naturalmente le leggende dei Twisted Sister. Combinare heavy metal con un’atmosfera hard rock ha questa spinta speciale e ci si addice molto.
Andre: – In realtà sento la stessa vibrazione che sente lui e che sentite voi. È fondamentalmente AC/DC e Twisted Sister con una parte un po’ thrash nel mezzo del brano!
Chili: – Per me è stato un bel esperimento dividere “Electric Walls” in tre parti, facendo suonare le prime due in modo molto contrastante, per poi unirle. Questo è esattamente l’approccio che abbiamo adottato originariamente nello scrivere i brani per il nuovo album: combinare il meglio della prima EP e della LP.

VI SENTITE PIÙ LEGATI ALL’HEAVY METAL EUROPEO O A QUELLO AMERICANO? E IN ENTRAMBI I CASI, QUALI BAND CONSIDERERESTE LE VOSTRE PRINCIPALI INFLUENZE?
Andre: – Personalmente penso che questo non conti davvero. Amo band e scene metal di entrambi i continenti, dove per lo più hanno origine le band metal. Mi sento anche molto legato alle band heavy metal dei Paesi asiatici. Negli ultimi tempi hanno anche grandi band heavy metal come Tumenggung e Nattmaran dall’Indonesia, Kryptos dall’India, Demonslaught 666 dalla Cina e Witchseeker da Singapore.
Julez: – Andre lo riassume piuttosto bene. Per me personalmente ho sempre avuto un legame profondo con la scena britannica, forse perché lì c’era l’origine di tutto ciò che è heavy metal. Sabbath, Priest, Maiden, tutto il movimento NWOBHM con band come Mendes Prey, Tysondog, Saxon, Satanic Rites, Persian Risk, cose del genere.

COSA POTETE DIRCI DELLA VOSTRA ‘MASCOTTE’, IL COBRA CHE APPARE SEMPRE SULLE VOSTRE COPERTINE?
Andre: – Non ne parliamo molto, ma dal mio punto di vista il serpente simboleggia le sfide della vita che potresti o devi affrontare. E va avanti senza fine.
Julez: – Non ci siamo mai concentrati sul serpente come nostra mascotte. È stata più una coincidenza che Randy abbia abbozzato la copertina di “The Sign” quando stavamo cercando qualcosa che potesse rappresentare visivamente la band. Da allora siamo rimasti alla cosa del rocker/serpente in lotta, perché potevamo sviluppare una sorta di storia attorno a quel tema. Ora che quella storia è finita, vedremo cosa metteremo sui dischi futuri!

IN UN’EPOCA DOMINATA DA PRODUZIONI PULITE E ALTAMENTE LEVIGATE, ANCHE ALL’INTERNO DELLA SCENA HEAVY METAL TRADIZIONALE, PENSATE CHE ADOTTARE UN SUONO PIÙ RUVIDO E SPORCO POSSA ATTIRARE CHI SI È STUFATO DELLA ‘PERFEZIONE’ A CUI MOLTE ETICHETTE CI HANNO ABITUATI?
Andre: – Per me non ci sono regole per questo. Dipende dall’umore, dalla preferenza di stile musicale, dalla sensazione e dai costi o dal budget.

CHE TIPO DI FEEDBACK AVETE RICEVUTO A LIVELLO INTERNAZIONALE RIGUARDO AL NUOVO ALBUM? VI SONO STATI PROPOSTI CONCERTI FUORI DALLA GERMANIA NEL 2026?
Julez: – Le risposte sono state molto forti finora, ne siamo molto orgogliosi, perché ci siamo spaccati il culo su questo disco. Prima di tutto lo facciamo per noi stessi e per il nostro appagamento musicale, ma se anche agli altri piace il risultato, tanto meglio! Ora sosterremo il disco nel miglior modo possibile con molti concerti. Ci sono già alcuni grandi show programmati per il prossimo anno, ma niente all’estero. Promoter, contattateci, abbiamo fame di voi!
Andre: – Finora tutto bene, ma non abbiamo ancora ricevuto inviti per concerti all’estero. Quindi, potreste organizzare qualche concerto per i Sintage in Italia? (Risate, ndr)

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