SKEPTICISM – Un lungo calvario

Pubblicato il 06/05/2016 da

Il ritorno discografico dopo sette anni di silenzio non avrebbe potuto essere migliore per gli Skepticism. “Ordeal” non ha nulla da invidiare all’eccellente discografia passata dei finlandesi, ne rappresenta una naturale evoluzione, un’ulteriore stazione in una via crucis pressoché infinita, dove una fine delle tristezze sopportate a questo mondo non è assolutamente contemplata. Fedeli a un certo gusto per i colpi di teatro, gli Skepticism hanno registrato l’ultimo disco durante un concerto tenutosi a Turku a inizio 2015. Il feeling live e le imperfezioni dovute alla speciale situazione sono un tema di contesa nell’apprezzamento del nuovo full-length, in ogni caso collocabile tra i le opere più importanti rilasciate in campo estremo nella scorsa annata. Dalle parole del cantante Matti Tilaeus traspare grande convinzione e la sicurezza di aver rilasciato del materiale di ottimo livello, conferendogli un taglio unico, molto distintivo, nelle atmosfere e nei significati. Di seguito i suoi pensieri su “Ordeal” e l’intero percorso artistico e umano compiuto dalla sua band dagli esordi ad oggi.

Skepticism - foto band 1 - 2015

“ORDEAL” ARRIVA DOPO SETTE ANNI DI SILENZIO DISCOGRAFICO. NEL FRATTEMPO, AVETE TENUTO SOLTANTO QUALCHE CONCERTO ISOLATO. CI PIACEREBBE SAPERE COME ABBIATE UTILIZZATO IL LUNGO PERIODO TRASCORSO FRA “ALLOY” E L’ULTIMO ALBUM, E QUALI CAMBIAMENTI SONO INTERVENUTI NELLA BAND PRIMA DELLA REALIZZAZIONE DELL’ULTIMO DISCO.
“Nessun mistero da nascondere. Siamo stati soltanto impegnati a comporre nuovo materiale e a vivere le nostre vite di tutti i giorni. Le canzoni si sono evolute in questo periodo e quando abbiamo ritenuto che fossero pronte siamo riusciti a focalizzarci al meglio sul  metodo di registrazione più adatto. L’unico cambiamento intervenuto nella band è stata l’aggiunta di un altro chitarrista, necessario proprio per la decisione di registrare direttamente dal vivo”.

LA PRIMA COSA CHE VIENE DA CHIEDERSI SU “ORDEAL” È PERCHÈ ABBIATE DECISO DI REGISTRARLO DURANTE UN CONCERTO. NON RICORDIAMO UN’OPERAZIONE SIMILE NELLA STORIA DEL METAL! PUOI SPIEGARCI COME È MATURATA QUESTA DECISIONE?
“Abbiamo contemplato questa idea pensando agli show tenuti negli ultimi nella nostra carriera, ci siamo resi conto che volevamo catturare al meglio il nostro live feeling in ‘Ordeal’. Questa volta non volevamo recarci in studio di registrazione, la decisione a questo punto è stata facile da prendere e fortunatamente abbiamo avuto l’aiuto necessario e i professionisti a disposizione che ci hanno aiutato a portare a termine il progetto”.

COME VI SIETE ORGANIZZATI PER IL GIORNO DEL CONCERTO? PUOI RACCONTARCI QUALCOSA SULLA STRUMENTAZIONE UTILIZZATA, COME VI SIETE PREPARATI PER ESSERE NELLE MIGLIORI CONDIZIONI POSSIBILI PER L’OCCASIONE, E QUALI ERANO LE VOSTRE SENSAZIONI PRIMA, DURANTE E DOPO L’EVENTO?
“La nostra casa discografica, la Svart, è riuscita a prenotarci un ottimo club a Turku, in Finlandia. Abbiamo fissato la data con un certo anticipo e iniziato a lavorare con in testa quella scadenza. Nella mattinata del giorno del concerto abbiamo suonato l’intero set per intero come prova generale. I ragazzi del D-Studio, che si sono occupati di ogni cosa, hanno portato tutto il materiale che potevano nella venue, in pratica era come essere in un studio di registrazione con il pubblico ad assistere. Nelle settimane precedenti abbiamo provato un po’ più spesso del consueto, le emozioni sono state le stesse di sempre per i nostri live: ansia prima di cominciare, calma durante, gioia alla fine”.

ASCOLTANDO IL DISCO, PER ALCUNE SETTIMANE ABBIAMO AVUTO OPINIONI CONTRASTANTI SUL SOUND DI “ORDEAL”: QUELLO CHE GUADAGNATE IN FEELING, LO PERDETE IN PROFONDITÀ E CONSISTENZA. MA, ALLA FINE, PENSIAMO CHE I PREGI DI QUESTA SCELTA DI REGISTRAZIONE SIANO SUPERIORI AI PUNTI NEGATIVI CHE HA COMPORTATO. TU COSA PENSI DELLA QUALITÀ DI SUONO COMPLESSIVA? SEI SODDISFATTO DELLA PRODUZIONE?
“Il suono è differente da quello che hai solitamente a seguito di un normale processo in studio di registrazione, quello lo sapevamo fin dal principio. ‘Ordeal’ suona esattamente come lo volevamo, non ci è sembrato il caso di aggiungere altro a quello che è stato catturato quella sera a Turku. Il suono è ruvido e grezzo per una ragione ben precisa. C’è sempre qualcosa che può essere migliorato, ma questo è un discorso che si fa anche per gli studio album. Complessivamente siamo soddisfatti di come ‘Ordeal’ si presenta al nostro pubblico”.

PERCHÈ AVETE SCELTO DI SUONARE E REGISTRARE IL DISCO PROPRIO A TURKU? COME AVETE SCELTO IL GADGET DA REGALARE AI FAN ALL’ENTRATA NELLA VENUE?
“Come ti ho detto, la scelta in questo caso è stata fatta dalla Svart e noi ci siamo preparati in funzione del luogo prescelto. Il gadget? Abbiamo ristampato alcune copie del nostro primo 7” e lo abbiamo dato a chi ha partecipato all’evento”.

PARLANDO DELLA COMPOSIZIONE, NELLA VOSTRA MUSICA SONO SEMPRE PRESENTI MOLTA TRISTEZZA E DISPERAZIONE: VOI ESPRIMETE QUESTE EMOZIONI ANCHE TRAMITE UN CORPOSO TAPPETO DI TASTIERE, CHE CALMA LA POTENZA DI CHITARRE E BATTERIA. COME LAVORATE PER BILANCIARE FORZA E GENTILEZZA, BRUTALITÀ E ROMANTICISMO?
“Per noi la musica, in qualsiasi forma, è un viaggio e ‘Ordeal’ in questo senso non fa differenza. La composizione segue il suo flusso e fa scaturire determinate emozioni. Noi cerchiamo di catturarle e di farle emergere nelle canzoni. Senza cercare di compiere nulla di speciale o forzarci a scrivere e comporre cose che non sono nel nostro stile”.

“ORDEAL” È MOLTO LUNGO E HA AL SUO INTERNO MOLTI MOMENTI CHE FUNGONO DA PAUSE, CHE PERMETTONO DI RIFIATARE NEL LUNGO VIAGGIO NEL PROFONDO DELLE NOSTRE ANIME. QUESTA IDEA DI VIAGGIO È DATA ANCHE DALLA CONTIGUITÀ FRA LE TRACCE, CHE FLUISCONO L’UNA NELL’ALTRA SENZA INTERRUZIONI. SI È ARRIVATI A QUESTO RISULTATO AL TERMINE DI UN PROCESSO CONSAPEVOLE, OPPURE CI SI È GIUNTI SENZA FARE AFFIDAMENTO AD ALCUNA PIANIFICAZIONE?
“Comporre ‘Ordeal’ è stato in sé e per sé un vero calvario (il termine ‘ordeal’ indica proprio un’esperienza che mette a dura prova, anche dolorosamente, ndR), quello che puoi sentire è la conseguenza di una lunga gestazione e di un approccio differente rispetto al passato. Tutte le canzoni sono state scritte per formare un blocco unico, l’una legata all’altra. È qualcosa che volevamo assolutamente ottenere in questo disco. Nei nostri concerti suoniamo spesso alcune tracce assieme, senza interruzioni, così chi ci ascolta rimane per lunghi periodi nel suo mondo, indisturbato”.

“ORDEAL”, A PARTIRE DAL TITOLO, È UN DISCO CHE CHIAMA A SÈ UNA GRANDE QUANTITÀ DI SOFFERENZA. ARRIVATI A QUESTO PUNTO DELLA VOSTRA CARRIERA, SEI IN GRADO DI DESCRIVERE LA DIFFERENZA FRA IL TIPO DI NEGATIVITÀ PERCEPITA OGGIGIORNO RISPETTO ALLE EMOZIONI PROVATE NEGLI ANNI DI “STORMCROWFLEET”?
“Le emozioni possono essere diverse e ognuno ha il suo modo di relazionarsi con esse. Per quanto mi riguarda le canzoni degli Skepticism non hanno a che fare con sofferenza e dolore. La felicità può anche essere un calvario, no? C’è disperazione nei nostri pezzi, una disperazione molto introspettiva, connessa alla percezione che le cose siano andate bene o male per un singolo individuo. Abbiamo frequentato lo stesso spettro emotivo fin dai primi giorni degli Skepticism”.

GETTANDO UNO SGUARDO AL PASSATO, QUAL È IL VOSTRO DISCO CHE POTREBBE ESSERE ACCOSTATO A “ORDEAL”?
“Non saprei, se devo darti per forza una risposta ti direi ‘Farmakon’. La ragione è che l’ultimo è un album un po’ particolare come lo fu ‘Farmakon’ a suo tempo, in termini di approccio e di stile della musica”.

DAL VIVO INDOSSATE ABITI D’EPOCA E NON FATE ECCEZIONI NEMMENO QUANDO SIETE COSTRETTI A SUONARE A TEMPERATURE MOLTO ELEVATE, COME ACCADUTO AL MARYLAND DEATHFEST DEL 2015. QUANDO AVETE OPTATO PER QUESTO “DRESS CODE” PER I VOSTRI SHOW? CHI HA DISEGNATO QUESTI ABITI E PERCHÉ AVETE UTILIZZATO IL TUO PER LA COPERTINA DELL’ULTIMO DISCO?
“È un’idea che ci è venuta molto tempo fa. Penso sia stata un’idea di Eero (Pöyry, il tastierista, ndR), se non sbaglio. Non ci piaceva l’idea di suonare in maglietta o comunque vestiti come capitava. Lasse, il nostro batterista, ha scovato il vestito che utilizzo in queste occasioni in un mercato dell’usato. Il punto centrale del presentarci in questo modo è che noi ci esibiamo di fronte a persone che hanno piacere a vederci e noi li onoriamo vestendoci eleganti. Proseguiremo a suonare con tali abiti in qualsiasi condizione, sia che faccia caldo, sia che faccia freddo. Per la cover di ‘Ordeal’ ci sembrava fosse la scelta grafica più adatta”.

NELLA BAND, QUAL È IL RUOLO DI OGNI SINGOLO MEMBRO? COSA VI HA PERMESSO IN QUESTI ANNI DI NON CAMBIARE ALCUN ELEMENTO DELLA LINE-UP DALLA FONDAZIONE AD OGGI?
“Siamo amici, amici che suonano assieme in una band e prendono decisioni tutti insieme. Jani, il nostro chitarrista, si occupa di mettere a punto i riff su cui poi lavoriamo in sala prove, a volte prendono un’evoluzione molto diversa da quella pensata all’inizio. Ogni canzone ha in qualche misura l’impronta di ciascuno di noi. L’essere rimasti così uniti negli anni dipende esclusivamente dalla forte amicizia che ci lega, non ci sono altri motivi”.

IN ANNI RECENTI IL FUNERAL DOOM È USCITO DALLA NICCHIA IN CUI È SEMPRE STATO RELEGATO ED È ARRIVATO ALLE ORECCHIE DI UN PUBBLICO RELATIVAMENTE AMPIO. QUALI SONO SECONDO TE LE RAGIONI DI QUESTO “SUCCESSO”, SEPPUR LIMITATO A UN CONTESTO UNDERGROUND?
“Non ti saprei dire. Penso possa dipendere da un cambio di vedute da parte degli organizzatori dei grossi festival, ma è solo un’ipotesi. Di questi tempi sono aumentati parecchio i gruppi doom presenti nel festival principali, accanto ad act heavy metal classico, black, death e altri generi. Di questo cambiamento però non saprei spiegarti le motivazioni”.

IN OCCASIONE DEL ROADBURN 2016 (L’INTERVISTA È AVVENUTA QUALCHE MESE PRIMA DELLA MANIFESTAZIONE OLANDESE, NDR), AVETE RICHIESTO AI FAN DI VOTARE LA SETLIST DEL CONCERTO. PERCHÉ QUESTA SCELTA? QUALE SIGNIFICATO ASSUME PER VOI QUESTO EVENTO?
“Non siamo mai stati al Roadburn, non sappiamo cosa aspettarci. Abbiamo sentito molti commenti e impressioni su quella che è la particolare atmosfera a Tilburg. Siamo onorati di parteciparvi quest’anno e ci piaceva dare ai fan la possibilità di scegliere di farlo diventare qualcosa di speciale e non usuale rispetto agli altri nostri concerti. Non è stata una richiesta d’aiuto, quanto la volontà di far scegliere cosa volesse ascoltare chi ci segue da tanto”.

IN PASSATO AVETE SUONATO IN UNA CHIESA, LA ST. GILES DI LONDRA, NEL 2012 ASSIEME AI PANTHEIST. COME SIETE ARRIVATI A TENERE UNA PERFORMANCE COSÌ ATIPICA? CHI VI HA AIUTATO NELL’ORGANIZZAZIONE?
“Avevamo già suonato in precedenza coi Pantheist e ci avevano parlato di questa possibilità. L’idea ci è piaciuta, loro si sono occupati di ogni aspetto organizzativo e hanno permesso che tutto ciò accadesse. La venue era eccellente e lo show è stato qualcosa degno di essere ricordato”.

NEGLI ULTIMI ANNI AVETE SUONATO POCO, SOLAMENTE DURANTE ALCUNI SELEZIONATI APPUNTAMENTI FESTIVALIERI. POSSIAMO PENSARE CHE IN FUTURO SARETE COINVOLTI IN UN TOUR VERO E PROPRIO, OPPURE CONTINUERETE A SUONARE CON QUESTA CADENZA RIDOTTA?
“Non è detto, non abbiamo a problemi a suonare né in grandi festival né in club di dimensioni più ristrette. Ci stiamo muovendo per un tour negli Stati Uniti e stiamo vagliando l’idea di fare qualcosa di simile anche in Europa”.

SE GUARDI A QUELLO CHE AVETE CREATO COME SKEPTICISM, QUAL È IL TUO GIUDIZIO COMPLESSIVO SULLA VOSTRA CARRIERA? C’È QUALCOSA CHE AVRESTE POTUTO FARE MEGLIO, QUALCHE RIMPIANTO?
“Non ci possiamo lamentare, le cose per noi sono andate bene in questi anni. Non c’è nulla per cui dispiacerci. Siamo ancora attivi e siamo in grado di creare e suonare la nostra musica senza condizionamenti. Cercheremo di migliorarci ancora e, se possibile, realizzare un nuovo album più velocemente dell’ultimo, tenendo un intervallo di tempo non superiore a tre-quattro anni rispetto a ‘Ordeal’”.

SCRIVERE E SUONARE FUNERAL DOOM È UN PROCESSO DI CONFESSIONE, CATARSI, O COS’ALTRO?
“Per me, rappresenta un viaggio dentro me stesso. Essere parte della musica, percepire gioia e tristezza, quasi toccando la bellezza della natura e del mondo. È un’esperienza travolgente”.

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