Una scena assai vitale, quella death metal italiana, vitale e ramificata, non concentrata su una sola modalità espressiva – una situazione bene esemplificata dagli Skulld: iIl sestetto romagnolo parte da concetti chiari e ben noti dagli anni ’90, ma li rielabora secondo una sensibilità personale molto marcata.
Il connubio di death e crust/hardcore per loro è un fatto che non riguarda solo il suono in sè, ma abbraccia le loro idee su un piano sociale/politico, retaggio dei circuiti hardcore dai quali provengono. Il forte coinvolgimento in tematiche legate al femminismo ha poi indirizzato anche la componente testuale, conducendoci a una rassegna di figure femminili legate al mondo dell’occulto.
L’atmosfera macabra/orrorifica è in fondo un altro elemento distintivo del sestetto, capace di abbracciare in modo singolare tutte quelle influenze solitamente ascrivibili al dark rock/doom italiano più datato. “Abyss Calls To Abyss”, il loro secondo album uscito a gennaio 2026, è opera che a un impatto deflagrante abbina profondità di vedute e una scrittura più meticolosa e torbida di quanto inizialmente si potrebbe pensare.
Un lavoro riuscito e ambizioso, della cui genesi ci parlano volentieri la cantante Pam e il batterista Teo.
QUELLA DEGLI SKULLD È UNA MUSICA APPARENTEMENTE SEMPLICE, MOLTO VERACE, DIRETTA, DAI POCHI FRONZOLI. EPPURE DENOTA MOLTA CURA E ATTENZIONE, SIA NEGLI INCROCI STILISTICI CHE NELLE DINAMICHE, NEL TIPO DI ATMOSFERE CHE SI VOGLIONO EVOCARE. LA PRIMA DOMANDA CHE VI FACCIO RIGUARDA ALLORA COSA AVEVATE IN MENTE QUANDO AVETE FONDATO LA BAND, OVVERO SE ERAVATE GIÀ BEN FOCALIZZATI SU QUANTO SUONATE OGGI, OPPURE ALL’INIZIO ERAVATE INDIRIZZATI VERSO QUALCOSA DI DIVERSO.
Pam: – Gli Skulld nascono nel 2019 dall’incontro tra Teo, Monti e Rappo (rispettivamente, batteria e chitarre, ndr), amici di lunga data e già attivi in altre band. L’idea iniziale era già abbastanza chiara: suonare death metal old-school, come omaggio ai grandi nomi della scena svedese quali Entombed e Dismember.
Il mio ingresso alla voce e quello di Ciuffo al basso hanno ampliato ulteriormente l’orizzonte del progetto, introducendo nuove influenze, a partire proprio dall’approccio vocale, ma non solo. In sintesi, quindi, l’idea era ben chiara fin dall’inizio, poi tante influenze, ascolti e suggestioni sono confluite e hanno creato un suono personale, violento, diretto, riconoscibile ma che è comunque sempre in evoluzione.
IN “ABYSS CALLS TO ABYSS” RIPRENDETE IL SUONO DEL PRIMO DISCO “THE PORTAL IS OPEN” SENZA STRAVOLGERLO, ANDANDO AL CONTEMPO A MUOVERSI IN UN RAGGIO D’AZIONE LEGGERMENTE PIÙ AMPIO. CHE TIPO DI NOVITÀ VOLEVATE PORTARE NEL VOSTRO SECONDO ALBUM, RISPETTO A QUANTO DI VOI GIÀ SI SAPEVA?
Teo: – Ogni disco rappresenta, secondo me, un’evoluzione, pur mantenendo alcuni elementi ricorrenti.
Nel primo EP, “Reinventing Darkness”, era forte l’urgenza di esprimersi in modo diretto, quasi primitivo. Avevamo voglia di suonare e registrare qualcosa per affermare la nostra identità.
Con “The Portal Is Open” emerge una ricerca più consapevole di un suono articolato, evidente anche a livello di produzione (per il mix abbiamo scelto Ulf Blomberg, produttore di band che amiamo come, tra le altre, i Wolfbrigade).
In “Abyss Calls to Abyss” questa evoluzione si riflette ulteriormente sul piano tecnico: l’ingresso di Moqi (chitarre, ndr), ad esempio, ha contribuito a una maggiore presenza di assoli, l’alternanza delle voci è più presente. Il songwriting si è fatto, a mio avviso, più complesso e ricercato, e se il punk è ancora presente nell’attitudine, nel messaggio e nell’urgenza, il suono è virato decisamente più verso il metal.
DEATH METAL E CRUST/HARDCORE SONO I GENERI DI RIFERIMENTO PER VOI, MISCELATI SECONDO DIVERSE GRADAZIONI ALL’INTERNO DELLE SINGOLE CANZONI. QUALI SONO LE CARATTERISTICHE DEI DUE GENERI CHE VI PIACCIONO MAGGIORMENTE E COME SIETE ARRIVATI A SINTETIZZARLI NEL VOSTRO MODO DI SUONARE?
Teo: – Al di là del fatto che i due generi vadano spesso a braccetto — soprattutto nella scuola svedese, dove uno richiama naturalmente l’altro, anche se non in modo scontato — ciò che ci viene più spontaneo è fondere la velocità e gli accordi grezzi del crust con le ‘spedalate’, le parti più rifinite e un riffing di chitarra matrice tipicamente metal. Da questa commistione nasce il suono-Skulld, che, unito a liriche esoteriche, contribuisce a creare l’atmosfera che ci rappresenta.
UNA CARATTERISTICA CHE VI DISTINGUE, RISPETTO AD ALTRI GRUPPI CHE FANNO DIALOGARE DEATH/THRASH METAL E SONORITÀ DEL MONDO HARDCORE, È QUESTA OSCURITÀ CHE SA MOLTO DI DOOM/DARK METAL DEL NOSTRO PAESE, LA SUA TRADIZIONE NELL’HEAVY ROCK/METAL ORRORIFICO E DANNATO – ASPETTO, QUESTO, CHE SI RIFLETTE ANCHE NEI TESTI.
VOLETE PARLARCI DI QUESTA VOSTRA INFLUENZA E COME PENSATE ABBIA CONTRIBUITO A DEFINIRE QUANTO SUONATE?
Pam: – È una sfida, ma è esattamente l’obiettivo che ci siamo sempre posti come band. Tutti noi proveniamo politicamente dalla scena punk, dove abbiamo imparato e interiorizzato che la musica non è solo intrattenimento, ma può essere un mezzo comunicativo potente. È ciò che continuiamo
a fare, unendo — come giustamente sottolinei — un suono aggressivo ed estremo a tematiche altrettanto radicali, come il femminismo, la lotta al patriarcato e l’antifascismo. Il tutto condito con una buona dose di oscurità che non guasta mai, come hai giustamente evidenziato.
PARLANDO PROPRIAMENTE DEI TESTI, SU COSA VI SIETE BASATI E CHE TIPO DI EMOZIONALITÀ VOLEVATE TIRARE FUORI, NEL CONNUBIO TRA PAROLE E MUSICA?
Pam: – Fin dall’inizio, Skulld è stato concepito con una forte identità concettuale, radicata nello sciamanesimo femminile, nello studio della mitologia e nella lunga tradizione di figure femminili storicamente associate a ciò che, in epoche successive, è stato definito ‘occulto’. Tutti i nostri brani prendono forma a partire da ricerche approfondite, e il booklet dell’album contiene un’introduzione e una spiegazione dedicate per ciascun pezzo.
Per noi l’occulto non è un’estetica, ma un linguaggio: una memoria e uno strumento attraverso cui confrontarsi con gli aspetti visibili e invisibili dell’esistenza. Il cuore emotivo dell’album vive in questa tensione, nell’idea dell’abisso come spazio di pericolo ma anche di possibilità. Come nella Torre dei Tarocchi, la crisi si manifesta come un passaggio al tempo stesso distruttivo e rigenerante. Il concetto di “Abyss calls to abyss” richiama un’antica visione mistica, secondo cui qualcosa di profondamente radicato in noi risponde ai misteri del mondo: il vero potere può emergere dall’abbracciare quelle profondità, anziché temerle.
UNA LINE-UP A SEI ELEMENTI COME LA VOSTRA, CON TRE CHITARRE, COME RIESCE A TROVARE IL SUO EQUILIBRIO TRA LE DIVERSE IDEE DEI MEMBRI DELLA BAND, ARRIVANDO A QUALCOSA CHE SODDISFI TUTTI QUANTI, SENZA SCENDERE A COMPROMESSI?
Teo: – Siamo principalmente una band di amici che amano passare del tempo insieme facendo quello che più ci piace: suonare. La band inizialmente vedeva Monti e Rappo alla chitarra. Con la maggior frequenza di concerti e tour abbiamo iniziato ad avere difficoltà nell’organizzarci con Rappo, che vive stabilmente a Berlino.
Per questo motivo nel 2022 è entrato alla terza chitarra Moqi, inizialmente come sostituto per i live, ma in seguito ha partecipato sempre di più al processo compositivo di quello che poi è stato “Abyss Calls To Abyss”, diventando quindi membro effettivo della band. Per ora funziona, non abbiamo ancora sperimentato i live a tre chitarre, ma per quanto riguarda invece la parte compositiva del disco siamo riusciti a trovare un equilibrio molto efficace.
PER VIA DEL CANTATO FEMMINILE – E NON SOLO PER QUELLO – IN “ABYSS CALLS TO ABYSS” AFFIORANO ANALOGIE CON IL PIONIERISTICO METAL ESTREMO AL FEMMINILE DEGLI ANNI ’80, STIAMO PARLANDO DEI PRIMI SACRILEGE, OPPURE I DÉTENTE. SUGGESTIONI CASUALI, OPPURE È QUALCOSA CHE È SALDAMENTE NEL VOSTRO BACKGROUND?
Pam: – Come dicevo prima, abbiamo tutti un background musicale diversissimo e variegato. Per quanto mi riguarda, ovviamente, guardo queste band con grande ammirazione e fanno parte dei miei ascolti, abbastanza recenti a onor del vero, insieme ad altre band con musiciste donne (Bolt Thrower, Mythic ma anche Crisis, ad esempio).
Teo: – i Sacrilege fanno decisamente parte dei nostri ascolti, insieme a mille altri.
FACCIAMO QUALCHE PASSO INDIETRO: LA BAND NASCE NEL 2019, IL PRIMO EP “REINVENTING DARKNESS” È DEL 2020. DA QUEL PERIODO AD OGGI IN COSA PENSATE DI ESSERE CRESCIUTI MAGGIORMENTE? QUALI SVILUPPI PENSATE DI POTER DARE AL VOSTRO SUONO IN FUTURO?
Teo: – Sicuramente abbiamo preso un po’ più di confidenza e consapevolezza in quello che vogliamo fare e sappiamo che possiamo farlo, perché all’inizio, come già detto, era una sfida. Poi si nota un’evoluzione in quanto a qualità di tecnicismi e impatto sonoro.
In futuro speriamo intanto di goderci l’uscita di questo disco con Time to Kill, avere delle soddisfazioni dopo tanti sforzi fatti, di evolverci sempre di più in tutto il nostro progetto, perché ci crediamo e vogliamo divertirci.
Il panorama musicale odierno è indubbiamente molto affollato e non è per nulla facile emergere. A tal proposito, quali pensate siano le caratteristiche per riuscire a farsi ricordare, a diventare un gruppo che possa avere una sua base di fan e che si distingua in mezzo alle decine di band che suonano metal estremo?
Pam: – Siamo una band che ha molto da dire sia musicalmente, sia per quanto riguarda il messaggio politico che portiamo avanti. Rimane nostra salda convinzione che la musica sia un potente mezzo comunicativo e non abbiamo paura a portare avanti determinati discorsi. Io considero questo uno degli aspetti più distintivi della nostra identità di band.
GUARDANDOVI ATTORNO NEL PANORAMA NAZIONALE, QUALI SONO I GRUPPI CHE SENTITE PIÙ AFFINI A VOI, E IN GENERALE QUELLI CHE SEGUITE CON MAGGIOR INTERESSE, QUELLI PER CUI POTETE CONSIDERARVI DEI ‘VERI’ FAN?
Pam: – Per quanto riguarda il metal italiano sono fan del Messa. Trovo che l’ultimo disco sia incredibile e non vedo l’ora di suonare con loro al Rock Planet (locale di Pinarella di Cervia, provincia di Rimini, dove Messa e Skulld hanno condiviso il palco il 21 febbraio di quest’anno, ndr). Mi piacciono tantissimo anche i progetti Marthe e Kariti, portati avanti da due validissime musiciste e amiche.
Teo: – Tra i gruppi italiani che mi vengono in mente citerei Fulci, Hobos, Caged, Feral Forms che son tutti gruppi di amici con i quali abbiamo condiviso palchi e serate.
PER CHIUDERE, VI CHIEDO QUALI SIANO I PROGRAMMI PER PROMUOVERE AL MEGLIO “ABYSS CALLS TO ABYSS” IN QUESTO 2026.
Pam: – A breve (l’intervista si è svolta a inizio febbraio, ndr10) partiranno una serie di date italiane (Bologna, Milano, Cervia, delle date in Sardegna, Roma, Napoli, Modena, Treviso…), qualche festival estivo e un tour europeo nei mesi di luglio e agosto. Siamo una band che dà il meglio live, quindi non vediamo l’ora di portare sul palco “Abyss Calls To Abyss”.

