SLOUGH FEG – Intervista a Mike Scalzi

Pubblicato il 27/03/2003 da

Dopo tre album di discreto successo gli statunitensi (The Lord Weird) Slough Feg tornano ancora una volta per affermarsi sulla scena classic metal mondiale. Mike Scalzi e compagni lo fanno con “Traveller”, un album che guarda con ammirazione allo storico ed importantissimo passato di band come Iron Maiden e Manilla Road, che  trasuda moltissima passione e convinzione e che sicuramente non deluderà i vecchi fan della band. Con esso i nostri non aggiugono davvero nulla di nuovo a quanto fatto in precedenza ma, vista comunque la sua qualità,  sono pronti a dichiarare guerra a tutti gli scettici. Abbiamo avuto modo di parlare con il simpaticissimo frontman e ne è scaturita una piacevolissima conversazione…

CIAO MIKE, PER INIZIARE ILLUSTRACI COME E’ NATO “TRAVELLER”…
“Ho iniziato a comporre il nuovo album al ritorno dal nostro primo tour in Germania, avvenuto poco tempo dopo la pubblicazione del nostro terzo album ‘Dawn Among The Dead Men’. Ho scritto subito la maggior parte dei brani ma, per rifinirli e registrarli, ho dovuto attendere l’ingresso del nuovo bassista. Abbiamo iniziato a registrare il disco ad ottobre del 2001 ma abbiamo dovuto prenderci una lunga pausa a causa di alcuni seri impegni lavorativi, così il disco è stato completato solo diversi mesi dopo. Purtroppo la pubblicazione è slittata ancora di qualche mese perché non riuscivamo a trovare un disegno adatto per la copertina. Per fortuna che ci siamo imbattuti nel tipo che disegna le copertine per i Bal Sagoth… lui ci ha consegnato subito la copertina che faceva al caso nostro! Scrivere questo disco è stato per me una sorta di sfida: volevo realizzare un concept album sull’omonimo gioco di ruolo uscito negli anni Settanta e tentare di abbinare il nostro sound a tematiche futuristiche. Il risultato credo che sia buono: questo particolare concept lirico ha solo in parte mutato il classico sound degli Slough Feg… abbiamo solo accantonato le influenze celtiche ma il nostro heavy metal è rimasto quello di sempre”.

QUINDI RITIENI CHE LE DIFFERENZE TRA “TRAVELLER” E I VOSTRI VECCHI DISCHI SIANO DA RINTRACCIARSI SOLO NEL DIVERSO TIPO DI TESTI?
“No, credo che un’altra grossa differenza sia la produzione: questa volta è molto più curata e nitida. Alcune persone sono venute a dirmi che abbiamo cambiato stile e che utilizziamo dei riff per noi anomali, ma per me non c’è nulla di vero in tutto questo, le uniche differenze sono da rintracciarsi nei testi e nella produzione… tutto qui”.

PERCHE’ HAI DECISO DI SCRIVERE UN CONCEPT PROPRIO SU QUESTO GIOCO?
“Ero solito giocarci quando ero piccolo e mi ricordo che, quando mi avvicinai al metal, mi chiesi se qualcuno avesse mai scritto un album o una canzone che ne parlasse. Siccome poi nessuno ci aveva pensato ho deciso di farlo io! All’inizio scrivevo testi sulla mitologia celtica ma alla fine era diventato un po’ noioso, ho sentito la necessità di cambiare perché mi sembrava di star realizzando sempre il solito disco. Non escludo però che le prossime canzoni possano di nuovo trattare di mitologia e cose affini”.

SEI SODDISFATTO DI COME SEI RIUSCITO A SNODARE LA STORIA TRA I VARI BRANI? QUAI PENSI CHE SIANO GLI EPISODI PIU’ RIUSCITI?
“Sì, ho curato molto questo aspetto e credo che la storia sia ben rappresentata. Penso che, per essere ben apprezzato, il disco dovrebbe essere ascoltato tutto d’un fiato, però consiglio a tutti di dare un ascolto a ‘Professor’s Theme’ e a ‘Gene-ocide’: credo che questi due brani siano i più riusciti e i più rappresentativi del disco”.
 
COME NASCE UN VOSTRO PEZZO?
“Di solito l’idea base parte da me. Strimpello continuamente la chitarra e quando ne viene fuori un riff che ritengo abbastanza valido, lo registro. Passo giornate ad ascoltare musica, a suonare e a registrare riff, poi quando ne ho una discreta quantità cerco di unirli e di abbozzare una canzone. Poi registro di nuovo tutto insieme e lo sottopongo al resto del gruppo… e loro sono sempre soddisfatti dei miei demo!”.

TI PIACCIONO ANCORA I VOSTRI VECCHI LAVORI?
“Sì, ma solo per quanto riguarda il materiale in essi contenuto. La produzione purtroppo non mi ha mai pienamente soddifatto. Purtroppo quando lavori con un budget scarso devi mettere in conto anche questo, quindi non ne faccio un dramma. Mi dispiace solo che certi vecchi brani che io reputo assolutamente fantastici non rendano bene su disco quanto dal vivo. Il genere che suoniamo non è molto seguito, quindi le vendite sono scarse e, di conseguenza, non abbiamo mai i soldi  per stare in studio per lungo tempo e  registrare un disco con una produzione curatissima”.

SEI SODDISFATTO DEL LAVORO DELLA VOSTRA LABEL?
“Sì, sono molto efficienti nel promuovere il disco qui in Europa. Abbiamo una buona distribuzione e mi stanno procurando molte interviste. Purtroppo non posso dire lo stesso negli Stati Uniti, là continuiamo ad avere grossi problemi. I nostri album si trovano a fatica nei negozi ed è sempre molto difficile suonare dal vivo”.

CREDO CHE PER UN GRUPPO COME IL VOSTRO SIA MOLTO DIFFICILE TIRARE AVANTI IN AMERICA…
“Sì, hai ragione, il nostro genere non riscuote lo stesso successo che riscuote lì da voi, non c’è neppure una vera e propria scena. Abbiamo un ristretto seguito di fedelissimi, ma qui la maggior parte dei giovani è attratta da quella roba che chiamano nu metal. La cosa mi fa arrabbiare moltissimo, come si fa a chiamare quel genere metal? Quello non è metal, è immondizia!”.

AVETE IN PROGRAMMA UN TOUR O DELLE DATE QUI IN EUROPA?
“No, ma siamo stati in Europa la scorsa estate. Abbiamo partecipato all’Headbangers Open Air in Germania e, sempre laggiù, abbiamo tenuto dei concerti con i Twisted Tower Dire e i Sacred Steel. Abbiamo ricevuto ottimi responsi e abbiamo stretto molte amicizie… non vedo l’ora di tornarci!”.

OK MIKE, GRAZIE PER L’INTERVISTA, CONCLUDI COME MEGLIO CREDI…
“Grazie a te per lo spazio che ci concederete sul vostro sito. Vorrei salutare tutte le persone delle tue parti che ci seguono… vi prometto che cercheremo di scrivere della musica sempre migliore. Ciao!”.

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