SONS OF APOLLO – Sound moderno e anima old-school

Pubblicato il 14/11/2017 da

Derek Sherinian stabilizza i suoi ritrovati rapporti con l’ex compagno nei Dream Theater Mike Portnoy, formando insieme a lui i Sons Of Apollo, coinvolgendo altri importanti musicisti, con l’intento di renderlo un gruppo a tutti gli effetti e non un semplice progetto estemporaneo. Abbiamo sentito il tastierista americano per fargli qualche domanda e ci ha parlato così di questo suo nuovo lavoro, raccontando vari aspetti legati alla nascita del gruppo e alla realizzazione del disco, senz’altro ben riuscito e a nostro parere peraltro decisamente più orientato verso il metal prog di quanto lo stesso Sherinian non voglia far credere. Ci ha parlato inoltre del suo amore per la musica degli anni ’70, mentre ha diplomaticamente preferito glissare quando gli abbiamo chiesto (inevitabilmente) la sua opinione riguardo lo split tra Portnoy e gli altri membri dei Dream Theater e i loro attuali rapporti.

SONS OF APOLLO È IL NOME DELLA TUA NUOVA BAND: COM’È NATO QUESTO PROGETTO?
– Io e Mike parlavamo da cinque anni di formare una nuova band e così finalmente nel 2017 nascono i Sons Of Apollo. Abbiamo cominciato la ricerca di una nuova etichetta e abbiamo scelto InsideOut Records che ci è sembrata la migliore, abbiamo iniziato ad essere una vera band con Billy Sheehan, Mike ha trovato Bumblefoot e Jeff Scott Soto e così è nata la band.

IN UN PRECEDENTE TOUR CON UNA LINE-UP CONOSCIUTA COME PSMS C’ERA TONY MACALPINE: COME MAI NON È PARTE DELLA NUOVA BAND? È STATA UNA SCELTA BEN PRECISA O ERA IMPEGNATO IN ALTRI PROGETTI?
– Tony è un chitarrista fantastico ed era perfetto per altre cose, ma per i Sons Of Apollo volevamo un sound differente e volevamo un chitarrista rock duro e per questo abbiamo scelto Bumblefoot che era il tipo perfetto per questa band.

IN PARTICOLARE, JEFF SCOTT SOTO E RON BUMBLEFOOT SI SONO RIVELATE A MIO AVVISO DELLE OTTIME SCELTE, MA MAGARI INIZIALMENTE SI POTEVA PENSARE CHE NON FOSSERO AVVEZZI PIÙ DI TANTO A SUONARE METAL PROG, PERCIÒ COME MAI AVETE PENSATO A LORO QUANDO CERCAVATE UN CANTANTE ED UN CHITARRISTA?
– Sì, quando Mike e io abbiamo iniziato, abbiamo pensato che il progetto sarebbe stato più metal, ma quando abbiamo iniziato a scrivere la musica, le cose sono cambiate, anche per la presenza di Scott Soto e Bumblefoot è diventato più hard rock e classic rock e ho pensato a qualcosa di diverso, il nostro gruppo è più una rock band, con momenti metal e di rock classico, ma alla fine siamo un gruppo rock.

COME SI È SVOLTO IL SONGWRITING? TI SEI OCCUPATO PRINCIPALMENTE TU DEL LAVORO O AVETE LAVORATO INSIEME CON GLI ALTRI MEMBRI DELLA BAND?
– Sì, abbiamo lavorato insieme sugli strumenti e Mike e io abbiamo parlato insieme a lungo su come realizzare il disco. “God Of The Sun” è l’opener del disco e questo è l’unico pezzo che ho scritto da solo, ma per il resto abbiamo lavorato insieme collaborando.

A VOLTE CAPITA CHE CI POSSANO ESSERE SUPERGRUPPI CON GRANDI MUSICISTI MA CON UN BACKGROUND DIFFERENTE E IN TAL CASO SPESSO C’È IL RISCHIO CHE NON CI SIA UNA BUONA MISCELA DI TUTTI GLI ELEMENTI E DELLE DIVERSE INFLUENZE. PENSO CHE PERÒ QUESTO NON SIA STATO IL CASO DEI SONS OF APOLLO, DOVE I RISULTATI SONO MOLTO BUONI: COME AVETE OTTENUTO TUTTO CIÒ? È STATO UN PROCESSO NATURALE O AVETE DOVUTO LAVORARE DURAMENTE IN QUESTA DIREZIONE?
– Mike e io la pensiamo allo stesso modo, abbiamo la stessa visione, la stessa idea, abbiamo pensato che il miglior disco si ottiene quando tutti hanno l’opportunità di fare le cose insieme, di avere il proprio spazio e dare il proprio contributo, è stato un ambiente davvero molto creativo.

MI HA INCURIOSITO LA COPERTINA DELL’ALBUM, DOVE È RAFFIGURATO UNO STEMMA CON UN’AQUILA CHE TIENE UNA TASTIERA E UN LEONE CHE IMPUGNA DELLE BACCHETTE, MA IL TUTTO È CARICO DI DIVERSI SIMBOLI: PUOI DIRCI QUALCOSA A RIGUARDO DI QUESTA COPERTINA COSÌ INSOLITA?
– Mike ha cominciato a lavorarci e ha proposto uno stemma come i Queen, quello stemma ha due leoni, ma io ho suggerito di sostituire un leone con un’aquila, sono due animali molto forti, che esprimono due forti personalità, e inoltre lo stemma armeno (che ricorda le mie origini armene), raffigura un’aquila e un leone, perciò abbiamo scelto questo come nostro simbolo.

SÌ, IN EFFETTI RICORDAVA ANCHE A ME UN PO’ I QUEEN. SUONI STRUMENTI COME L’ORGANO, IL MELLOTRON E NON SOLO NEI TUOI ALBUM CON I BLACK COUNTRY COMMUNION, MA ANCHE CON I SONS OF APOLLO POSSIAMO ASCOLTARE UN SOUND DAL FLAVOUR SETTANTIANO, QUANTO MAI EVIDENTE IN UN BRANO COME “DIVINE ADDICTION”, DOVE IL SOUND RICORDA MOLTO QUELLO DEI DEEP PURPLE: SEI DUNQUE UN AMANTE DELLA MUSICA DEGLI ANNI ’70?
– Sì, mi piace la musica degli anni ’70, perchè c’è un’anima in quella musica e anche se i Sons Of Apollo hanno un sound più moderno, hanno un’anima old-school, è possibile sentire questo nel nostro disco. In “Divine Addiction” ho voluto inserire tastiere come quelle che usava Jon (Lord, ndR), un tastierista fantastico e il mio preferito di sempre e voglio continuare questo tipo di musica, questo sound, non c’è nulla di elettronico, computer, tutte le tastiere hanno un sound old-school.

PENSI CHE POTRESTI FARE ANCHE UN INTERO ALBUM CON UN SOUND ORIENTATO AGLI ANNI ’70?
– Non lo so, in questo momento sono concentrato solamente sui Sons Of Apollo, andare in tour, suonare grandi show, suonare dal vivo e fare un altro disco.

HO ASCOLTATO IL TUO CONTRIBUTO COME GUEST NELL’ALBUM DI DEBUTTO DI UNA BAND ITALIANA, GLI OVERKHAOS, MA SEI ANCHE UN PRODUTTORE: DUNQUE TI PIACE AIUTARE GIOVANI BAND O PRODURLE? PUOI DIRCI QUALCOSA CIRCA QUEST’ALTRO ASPETTO DEL TUO LAVORO IN AMBITO MUSICALE?
– Sì, mi piace molto fare il produttore e lavorare con altri artisti, ma dev’essere qualcosa che mi piaccia molto, qualcosa che m’ispira e penso di poter dare un’opportunità con il mio contributo ma devo dire che oggi ci sono tanti artisti con grande talento.

AVETE GIÀ PIANIFICATO DEI TOUR? VERRETE ANCHE IN ITALIA?
– Sì, faremo un tour mondiale e siamo molto eccitati di questo. Nei nostri piani c’è l’intento di fare tanti concerti e certo, c’è in programma di fare degli show in Italia, ma non so ancora le date, stiamo organizzando tutto e suggerisco ai nostri follower su Facebook, Twitter o Instagram di dare un’occhiata per avere maggiori informazioni sulle prossime date del tour.

SUONERETE PRINCIPALMENTE CANZONI DALL’ALBUM O PROPORRETE ANCHE MATERIALE DALLE VOSTRE BAND PASSATE?
-Tutto l’album dei Sons Of Apollo, poi assoli e un po’ di canzoni del passato ma non so ancora esattamente cosa.

CONCLUDEREI L’INTERVISTA CON UNA DOMANDA RIGUARDO MIKE PORTNOY E I DREAM THEATER: RICORDO ANCORA IL COMUNICATO STAMPA CHE ANNUNCIAVA IL TUO RIMPIAZZO CON JORDAN RUDESS. PENSANDO A QUELLA SITUAZIONE, QUALE SONO STATE LE TUE SENSAZIONI QUANDO MIKE È STATO CACCIATO DALLA BAND E COME VEDI QUESTA SITUAZIONE?
– Sai, allora io sono rimasto deluso perchè pensavo di aver fatto un buon lavoro e non credevo che potessero mandarmi via. Ovviamente adesso è tutto ok, io e Mike siamo amici, abbiamo parlato di tutte le divergenze e va tutto bene nei Sons Of Apollo.

 

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