SOULBURN – Oltre Dio, oltre la Terra

Pubblicato il 16/02/2017 da

“Earthless Pagan Spirit” è stato uno degli ultimi colpi sparati nel 2017 nella florida scena old-school death metal europea. Frutto del lavoro di musicisti navigati e che conoscono il genere come le loro tasche, l’ultimo lavoro in studio degli ex-Asphyx Bob Bagchus e Eric Daniels ha rappresentato un ulteriore passo avanti rispetto ai già validi concetti espressi in “The Suffocating Darkness”. La musica del combo olandese guarda alla tradizione death del proprio paese d’origine e in particolare alle precedenti esperienze del duo sul ponte di comando, ma si contraddistingue per la forte contaminazione col black metal e un epos sanguinario capace di tenere testa a quello di Primordial e Unleashed. Il chitarrista Eric Daniels ci ha espresso tutto il suo entusiasmo per i traguardi raggiunti, facendo intendere che vi sia ancora molto da dire da parte dei Soulburn in futuro.

NEGLI ULTIMI DUE ANNI AVETE AVUTO UNA LINE-UP STABILE E AVETE LAVORATO SENZA INTOPPI. SIETE SODDISFATTI DI QUEL CHE AVETE CREATO E DELLE ATTIVITÀ NELLE QUALI SIETE STATI COINVOLTI DAL 2014 AD OGGI?
“La line-up formatasi quando siamo ripartiti nel 2013 è rimasta la stessa negli anni seguenti. Nell’ultimo periodo per fortuna non abbiamo dovuto affrontare defezioni e la conseguente necessità di trovare qualche nuovo musicista. Siamo contenti di quello che abbiamo fatto, non ci possiamo lamentare”.

QUALI SONO STATI I PRINCIPALI VANTAGGI DEL NON AVER CAMBIATO GRUPPO DI LAVORO FRA “THE SUFFOCATING DARKNESS” E “EARTHLESS PAGAN SPIRIT”? QUALI SONO I PREGI PIÙ IMPORTANTI DI OGNI MEMBRO IN LINE-UP?
“Fra i membri della band c’è una forte comunanza di interessi, piace a tutti quanti noi l’extreme metal degli anni ’80, al quale cerchiamo di dare la nostra personale reinterpretazione. Tutti gli strumenti giocano la loro parte nel forgiare il nostro sound: Twan Van Geel ha svolto un lavoro eccellente con il suo basso e le sue vocals, Bob Bagchius ha fatto lo stesso alla batteria e anche la coppia di chitarre non è stata da meno. Non cambieremmo nulla dei nostri ultimi due dischi, c’è una forte connessione tra di loro e li apprezziamo entrambi senza distinzioni”.

PRIMA DEL 2013, LA VOSTRA STORIA È STATA PIÙ TURBOLENTA, CONTRADDISTINTA DA CAMBIAMENTI NEL MONIKER E CON UN CERTO ANDIRIVIENI DI MUSICISTI COINVOLTI NEL PROGETTO. CI POTETE SPIEGARE COS’È REALMENTE SUCCESSO IN QUEGLI ANNI, PRIMA DI RAGGIUNGERE L’ATTUALE SITUAZIONE DI STABILITÀ?
“A dire il vero non è successo molto. Ho iniziato a pensare ai Soulburn nel 1996 e ho chiesto a Bob se avesse voluto collaborare con me in questo nuovo progetto. Poi abbiamo contattato Wannes Gubbels per chiedergli di suonare il basso e cantare. Questa era la nostra line-up nel 1996. Quando è iniziata la seconda fase nella storia della band nel 2013, Wannes era troppo impegnato per far nuovamente parte dei Soulburn, così al suo posto abbiamo chiamato Remco (Kreft, seconda chitarra, ndR) e Twan. Come vedi, è avvenuto tutto in maniera abbastanza lineare”.

I SOULBURN PRENDONO LE MOSSE DA UNA COSTOLA DEGLI ASPHYX. QUALI SONO LE RAGIONI CHE HANNO PORTATO TE E BOB BAGCHUS A LASCIARE LA VOSTRA BAND PRECEDENTE? RITIENI ANCORA OGGI CHE SIA STATA UNA BUONA DECISIONE ABBRACCIARE IN TOTO LA CAUSA DEI SOULBURN E NON FAR PIÙ PARTE DEGLI ASPHYX?
“Dopo che siamo usciti dagli Asphyx non ci siamo occupati di nulla in fatto di musica per un paio d’anni. Quindi ho chiamato Bob e gli ho chiesto se volesse seguirmi in questa nuova avventura, che fin dall’inizio voleva avere l’impronta black/death che puoi sentire oggi. Volevamo suonare musica che sentissimo nostra su tutta la linea e che avessimo realmente a cuore. Così abbiamo iniziato a lavorare sul nostro primo album ‘Feeding On Angels’, uscito per Century Media nel 1998. Non mi pento della scelta fatta, nessuno ci ha messo pressioni all’epoca per registrare un altro disco sotto il nome di Asphyx, abbiamo potuto concepire ‘Feeding On Angels’ in modo molto rilassato”.

SUONATE UN DEATH METAL MOLTO INFLUENZATO DALL’EPIC METAL IN VERSIONE ESTREMA. DA DOVE ARRIVA TUTTO QUESTO INTERESSE E PASSIONE PER ATMOSFERE EROICHE E CRUDELI?
“Suoniamo un black/death dai tratti molto doom in alcuni casi, che è un po’ il genere che volevamo frequentare quando abbiamo formato la band. Ci piacciono le atmosfere molto cupe ed è forte in tutti noi l’attenzione per il materiale rilasciato da Celtic Frost, Bathory e Venom. Noi, come loro, siamo plumbei, misteriosi e satanici. Le fonti di ispirazione extramusicali guardano a film dell’orrore e thriller, oltre ad alcune serie tv. Ci piace far confluire nella nostra musica tematiche sataniche, di odio, psicosi, degenerazione. In generale, andiamo a trattare tematiche oscure e un po’ malate, sono quelle che si sposano meglio col nostro sound”.

A CHE COSA VI RIFERITE CON UN TITOLO COME “EARTHLESS PAGAN SPIRIT”?
“Earthless: oltre questo mondo. Pagan: oltre Dio. Spirit: un elemento di natura cosmica. Questi significati, collegati alla nostra musica, conferiscono alle nostre canzoni l’anima e l’atmosfera di cui necessitano”.

IN “EARTHLESS PAGAN SPIRIT” POSSIAMO ASCOLTARI DEGLI OTTIMI FRASEGGI DOOM, SPECIALMENTE IN “SPIRITED ASUNDER”, DOVE FANNO LA LORO COMPARSA DELLE CLEAN VOCALS MOLTO PROFONDE. COSA VI HA DATO L’ISPIRAZIONE PER QUESTE PARTI E QUAL È LA LORO FUNZIONE ALL’INTERNO DEI VOSTRI ALBUM?
“La canzone a cui fai riferimento è nata nella sala prove dove io e Bob siamo abituati a suonare assieme in lunghe jam. Bob è partito con un pattern di batteria e in breve io ho trovato gli accordi giusti per andargli dietro. Il pezzo è basato su due riff, niente di più, niente di meno. Ci piaceva molto la vibrazione che emanavano e attorno ad essi abbiamo costruito tutto quello che mancava per completare il pezzo. Twan ha scavato in profondità dentro sé stesso per concepire le sue linee vocali, credo si sia superato in questo caso, ispirazione e rabbia l’hanno portato a una prova veramente speciale all’interno della tracklist. Ogni idea che puoi sentire nei nostri album ci viene dal cuore, pura spontaneità, non c’è nessun calcolo o decisione presa a freddo dietro a quello che suoniamo. Vale per ‘Spirited Asunder’ come per le altre tracce composte finora”.

L’EPOS EVOCATO È STRETTAMENTE CONNESSO A DOLORE, SOFFERENZE, SPARGIMENTI DI SANGUE. EROISMO ATTRAVERSO I SACRIFICI. QUANTO DETTO È CIÒ CHE INTENDEVATE REALMENTE FAR IMMAGINARE A CHI VI ASCOLTA?
“Sì, possiamo dire che noi proclamiamo, impersoniamo un certo tipo di attitudine epica, non è che semplicemente la evochiamo con i nostri strumenti. Voce, testi e musica sono una cosa sola, non possono nemmeno essere scissi in elementi distinti. Tutto ruota attorno ai soggetti da te menzionati. Rappresentano i Soulburn nella loro forma più pura”.

QUALI PENSI CHE SIANO LE DIFFERENZE INTERCORRENTI FRA LA MUSICA DEI SOULBURN E QUELLA DI ASPHYX E GRAND SUPREME BLOOD COURT, LE VOSTRE PRECEDENTI BAND?
“Nei Grand Supreme Blood Court non sono più coinvolto. Era un progetto che ora è rimasto indietro nelle nostre priorità, siamo tutti impegnati con i nostri gruppi principali e per me in questo momento esistono soltanto i Soulburn! Posso convogliare tutta la mia ispirazione in loro ed è tutto quello di cui ho bisogno. Lo stile mio e di Bob lo puoi rinvenire chiaramente anche in quello che abbiamo suonato in passato, ma nei Soulburn tocchiamo sonorità più buie e affini al black metal. Abbiamo le nostre radici nel death metal, ma coi Soulburn tocchiamo anche altri aspetti e intraprendiamo una direzione diversa da tutto ciò che abbiamo fatto prima”.

NELLA VOSTRA MUSICA CI SONO SIMILITUDINI CON QUELLA DI MARDUK, PRIMORDIAL E UNLEASHED, RICHIAMATI PER IL TIPO DI MALVAGITÀ PROFUSO E L’ALONE EPICO. TI PIACCIONO QUESTI ENSEMBLE? RITIENI CHE ABBIANO EFFETTIVAMENTE DELLE AFFINITÀ CON I SOULBURN?
“Ci piacciono i gruppi citati ma non credo vi siano forti punti in comune fra noi e loro. Il tocco epico ci avvina a loro, quello sì, ma non ci vedo molto altro. Tieni conto che il disco è stato missato da Devo, il bass player dei Marduk, quindi una somiglianza con loro la puoi sentire proprio per il modo di combinare i suoni e l’approccio di Devo stesso. Ha svolto il suo compito magistralmente, tutto il processo di rifinitura del disco si è svolto in un’atmosfera di completo relax. Io e Bob ci siamo recati agli Endarker Studios in Svezia per missaggio e mastering e là abbiamo trascorso un periodo molto produttivo. Abbiamo deciso di rivolgerci a Devo dopo aver sentito l’ultimo album dei Marduk, ‘Frontschwein’. Eravamo entusiasti di come suonasse, grazie alla nostra casa discografica siamo entrati in contatto e siamo riusciti a lavorare assieme su ‘Earthless Pagan Spirit’”.

SUONATE CANZONI DALLA LUNGHEZZA MEDIA DI CINQUE-SEI MINUTI, NELLE QUALI EVITATE STRUTTURE COMPLESSE E PREFERITE UTILIZZARE IL MINUTAGGIO DISPONIBILE PER PERMETTERE AL FEELING DI CRESCERE IN INTENSITÀ UN PO’ PER VOLTA. INTERPRETATE IL SONGWRITING IN QUESTO SENSO, COME UN PERCORSO DI ANNICHILIMENTO E CREAZIONE DI PARTICOLARI SUGGESTIONI ALL’INTERNO DI OGNI BRANO?
“Pensiamo soltanto a come iniziare una canzone, se debba partire come un uptempo o più rallentata e doom. I riff di solito li scrivo quando sono a casa, da solo. Io e Bob prepariamo la base delle singole tracce, solo batteria e chitarra ritmica per dare una prima idea generale. Durante le prove registriamo versioni grezze dei pezzi e su quelle cerchiamo di aggiungerci gli arrangiamenti. Bob si occupa di quelli mentre io mi concentro sullo sviluppo dei riff. Remco e Twan rifiniscono quello che noi due abbiamo composto, gli danno il tocco finale e il tipo di approccio. Questa è la nostra usuale formula di scrittura. Non prestiamo attenzione alla durata del singolo brano, ci concentriamo sull’intero processo di scrittura senza avere in mente una durata prestabilita”.

L’ARTWORK DI “THE SUFFOCATING DARKNESS” AVEVA PER COLORE DOMINANTE IL NERO. IN QUELLO DI “EARTHLESS PAGAN SPIRIT” SPICCA IL COLORE BIANCO. C’È UNA RAGIONE PRECISA PER IL CONTRASTO TRA LE DUE COVER? C’È UN LINK TEMATICO CHE UNISCE I VOSTRI ULTIMI DUE ALBUM?
“No, la differenza cromatica citata non è dovuta a una ragione particolare. Abbiamo solo scelto un’altra immagine che ci piacesse per la copertina di ‘Earthless Pagan Spirit’. L’autore è Ferry Damen, un amico di Twan. Ha scattato una foto nella foresta e da lì è partito per l’elaborazione della cover. Ci è piaciuto il modo in cui ha inserito il nostro logo nell’immagine: l’ha messo al centro, una posizione non proprio usuale, visto che spesso il moniker di un gruppo è posizionato in alto o in un angolo, oppure nel margine basso. Desideravamo espressamente anche il logo dorato che puoi vedere. Dobbiamo fare i nostri complimenti alla Century Media per come si è occupata di ogni aspetto grafico. L’intero layout è stato curato da Twan e Ferry e anche da questo aspetto promana il particolare spirito che avvolge l’intero operato dei Soulburn”.

COSA STATE PIANIFICANDO PER IL FUTURO? QUALI SONO I VOSTRI PROGETTI PER IL 2017?
“Ci stiamo godendo l’uscita di ‘Earthless Pagan Spirit’. Abbiamo alcuni show fissati fino a giugno, potremo offrire la nostra musica a una discreta fetta dei nostri fan e farci conoscere a qualcuno che non sa chi siamo. Poi, inizieremo a lavorare con calma su del nuovo materiale e speriamo, nel frattempo, di venire a visitare anche l’Italia. Quando succederà, daremo tutto noi stessi per farvi vivere un grande show. Grazie per lo spazio che ci avete dedicato!”.

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