SPINESHANK – L’autodistruzione come verbo

Pubblicato il 20/01/2004 da


La “bomba” è esplosa di recente: Jonny Santos non è più il cantante degli Spineshank! All’epoca dell’intervista, nulla pre-annunciava tal cambiamento radicale, anzi! La band si dimostrò unita più che mai e, pur non sfoderando una prestazione memorabile, riuscì ad ottenere pieno successo. L’intervista che segue, alle cui domande ha risposto il batterista Tommy Decker, prende una piega diversa alla luce dei nuovi accadimenti. Niente può però cancellare il valore di una carriera fin qui ineccepibile e la bellezza di un disco quale “Self Destructive Pattern”. Ecco le parole di Tommy…


BENVENUTO IN ITALIA, TOMMY… SE NON ERRO PER LA VOSTRA PRIMA VOLTA! PER CHI ANCORA NON VI CONOSCE, VORRESTI RACCONTARCI LA NASCITA E LO SVILUPPO DELLA CREATURA SPINESHANK?
“Con piacere! Tutto iniziò nel 1996, quando, dalle ceneri di una band locale, io e gli altri ragazzi decidemmo di ripartire con maggior convinzione e voglia di fare, creando così gli Spineshank. Producemmo un demo, il quale venne ascoltato anche da membri di Fear Factory, Machine Head e Coal Chamber che, fortunatamente, apprezzarono quel lavoro e lo passarono ai tipi della Roadrunner. Dopo soli nove mesi dalla nascita del gruppo, eravamo già sotto contratto! Nel 1998, quindi, uscì ‘Strictly Diesel’, il nostro primo album, nel 2000 fu la volta di ‘The Height Of Callousness’, ed ora è toccato a ‘Self Destructive Pattern’. Ti confermo, inoltre, che questa è proprio la nostra prima volta in Italia, anche se è il quarto tour europeo a cui prendiamo parte… siamo sempre in giro a suonare ormai!”.

IL NUOVO DISCO MI E’ PIACIUTO DAVVERO MOLTISSIMO. COS’E’ CAMBIATO RISPETTO ALLE PRECEDENTI RELEASE?
“Non molto, a dire il vero. Noi, attraverso ogni release, abbiamo sempre cercato di elevare il nostro valore musicale a livelli superiori, inserendo sempre nuovi elementi. All’epoca del debut-album, gli Spineshank dovevano ancora trovare un’identità precisa, mentre nel secondo, dopo aver capito chi erano e cosa volevano essere, si sono messi a nudo e liberato la loro rabbia. In ‘Self Destructive Pattern’, la naturalezza con cui abbiamo composto i brani penso si faccia sentire, in quanto la nostra volontà è stata semplicemente quella di scrivere buone canzoni, senza pensare troppo a come sarebbero venute”.

QUALI  PENSIERI SI CELANO DIETRO UN TITOLO FORTE QUALE “SELF DESTRUCTIVE PATTERN”?
“Il titolo rispecchia esattamente quello che sono gli Spineshank in questo momento, oltre a definire il nostro più utilizzato metodo di composizione. Ti spiego: per comporre qualcosa di realmente emozionante ed intenso, noi quattro dobbiamo essere in condizioni di estremo disagio, ad un passo dalla distruzione totale. Solo così riusciamo a risollevarci prepotentemente, scrivendo canzoni che poi si rivelano essere le migliori, oppure suonando i migliori concerti. Dobbiamo essere sempre sotto pressione per riuscire a dare il massimo!”.

ARGOMENTO LYRICS: DI COSA VI PIACE PARLARE?
“Mah, la maggior parte dei nostri testi sono molto personali. Non ci interessa parlare di politica o degli eventi di cui è protagonista il mondo, in quanto pensiamo che ognuno abbia le sue idee e che le nostre non interessino più di tanto. Invece, è interessante analizzare gli stati d’animo che possono avvolgere le persone, soprattutto quelli più negativi ed alienanti, perché spesso anche noi ci troviamo in determinate situazioni… ci piace cimentarci in una sorta di auto-analisi, per non ‘perdere la testa’ del tutto”.

ALCUNI BRANI DEL NUOVO ALBUM, AD ESEMPIO “SMOTHERED” O “FORGOTTEN”, SONO DECISAMENTE MELODICI. LA SCELTA DI INSERIRE BRANI COSI’ ACCATTIVANTI E’ STATA STUDIATA O E’ FRUTTO DI SPONTANEITA’?
“Credo che la melodia sia sempre stata presente nel sound degli Spineshank, fin dagli esordi. Se consideriamo ‘The Height Of Callousness’, anche lì si possono trovare abbondanti dosi di melodia, in song come ‘Transparent’, ‘New Disease’, ‘Synthetic’, ‘Negative Space’. E ‘Asthmatic’, uno dei pezzi più pesanti che abbiamo mai scritto, ha un chorus melodico. Non è una novità per noi, è qualcosa che abbiamo sempre fatto… forse l’abbiamo fatto decisamente meglio in ‘Self Destructive Pattern’”.

SI POTREBBE DIRE, QUINDI, CHE ABBIATE ESTREMIZZATO ANCOR DI PIU’ IL VOSTRO SOUND?
“Sì, in un certo senso sì… io mi annoierei a sentire tre quarti d’ora di pura aggressione, oppure un disco traboccante di melodia, per cui abbiamo cercato di bilanciare tutto alla perfezione, rendendo le parti pesanti ancora più pesanti, vicine al death metal, in modo tale da far risaltare, poi, l’entrata in scena dello spezzone melodico… e viceversa, ovviamente!”.

COME PROCEDE IL TOUR?
“Direi benissimo! Stiamo visitando posti in cui non eravamo mai stati, come oggi in Italia oppure l’altro giorno in Portogallo, e il fatto che il pubblico ci dia enorme supporto mi riempie d’emozione ed eccitazione. Arrivare in luoghi sconosciuti e sapere che troverai gente che conosce a memoria i testi di quello che tu suoni ed esprimi, è semplicemente fantastico! Sono esperienze uniche!”.

COME GIUDICHI I VOSTRI COMPAGNI DI VIAGGIO, ILL NINO E CHIMAIRA?
“Che dire? Sono compagni di viaggio perfetti! Ci troviamo molto bene con loro e siamo buonissimi amici… non potremmo desiderare diversamente… qui è sempre festa!”.

IN FUTURO COSA DOVREMO ASPETTARCI DALLA TUA BAND?
“Avendo da poco pubblicato l’album nuovo ed essendoci imbarcati subito per questo tour, non abbiamo davvero avuto molto tempo per pensare al futuro, se non a quello immediato. Diciamo che siamo ancora ‘convalescenti’ dal parto di ‘Self Destructive Pattern’ (ride, nda). Penso, comunque, che appena avremo un attimo di pausa, le discussioni su quale direzione dovrà prendere il nostro sound inizieranno presto”.

HAI TROVATO PARTICOLARI DIFFERENZE TRA IL PUBBLICO EUROPEO E QUELLO DEGLI STATES?
“Be’, è strano… in qualche posto, non ho trovato molte differenze: negli States è molto ‘cool’ fare il ‘circle pit’ e anche in qualche occasione recente abbiamo avuto modo di testimoniarlo. In generale, ti posso dire che suonare di fronte a 15000 persone che saltano all’unisono, quando veniamo ospitati da grossi palazzetti, dà una carica ed un’energia enorme…”.

E’ TUTTO, TOMMY, TI RINGRAZIO! CONGEDATI PURE A TUO PIACERE…
“Grazie per il supporto! Saluto tutti i fan italiani e spero che stasera ci sia da divertirsi! Noi ce la metteremo tutta!”.

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