SPIRIT ADRIFT – Un’emozione chiamata heavy metal

Pubblicato il 20/11/2020 da

Una personalità davvero suggestiva quella di Nate Garrett, anima e corpo del progetto chiamato Spirit Adrift. Una creatura che, oltre all’aspetto prettamente musicale, si manifesta attraverso le emozioni del suo mentore. Di base la musica è il riflesso delle sensazioni di chi la produce ma, nel caso della band americana, questo fattore è stato un tassello fondamentale in tutti e quattro gli album sinora realizzati. Ogni riff, ogni cambio di ritmo, ogni passaggio rispecchia l’andamento del ‘pensiero Garret’. E se nei primi tre lavori, la colonnina emotiva di Nate propendeva soprattutto verso il basso, nel recente “Enlightened In Eternity” uno slancio d’ottimismo ha inondato gli otto pezzi presenti. Positività scaturita dalla definitiva rinascita interiore dello stesso Garrett il quale, insieme all’amico drummer Markus Bryant, ha portato a termine un’opera davvero coinvolgente ed appassionante. Abbiamo raggiunto al telefono il buon Nate per scoprire più da vicino il suo particolarissimo mondo, contornato da un’unica e vera passione: quella per l’heavy metal.

CIAO NATE E BENVENUTO SULLE PAGINE DI METALITALIA.COM. PRIMA DI INIZIARE VOLEVO FARTI I COMPLIMENTI PER IL NUOVO ALBUM: ABBIAMO SEGUITO LA TUA STORIA MUSICALE E, SE I LAVORI PRECEDENTI ERANO COMUNQUE DI SPESSORE, “ENLIGHTENED IN ETERNITY” LI SUPERA ULTERIORMENTE. E QUINDI, PARTIAMO DIRETTAMENTE DALLA COVER: CI PUOI SPIEGARE COSA RAPPRESENTA L’IMMAGINE DI COPERTINA?
– Oh, grazie mille per i complimenti. La copertina fa riferimento alla prima canzone che ho scritto: è la traccia di apertura “Ride Into The Light”. L’idea mi è venuta mentre lavoravo ai vari riff: il brano si apre con il tipico tocco metal degli AC/DC anni ’80; una intro potente, che sentiresti all’interno di un classico album heavy metal; potente e trionfante. Ed è stato in quel momento che mi è venuto in mente il titolo ed ho avuto come una visione: un gruppo di persone a cavallo di ritorno da una vittoriosa battaglia contro i propri nemici.

HO NOTATO INOLTRE CHE, DIVERSAMENTE DAGLI ALTRI ALBUM, ANCHE IL LOGO DELLA BAND E’ CAMBIATO. C’E’ UN MOTIVO PARTICOLARE DIETRO QUESTA SCELTA?
– Spesso e volentieri, alcune scelte nascono semplicemente guardandosi intorno. Ed allora, mentre componevo “Ride Into The Light”, c’era questo vecchio disco rock’n’roll degli anni ’70 appoggiato sul tavolo: ho guardato la copertina ed il suo logo. Ed ecco quindi l’ispirazione; un tributo a quell’album e a quel decennio di musica. Sono un ragazzo di Detroit, del Michigan, cosa dire di più? Useremo il logo solo per questo nuovo lavoro, in quanto si tratta di uno specifico tributo a quel rock’n’roll di cui sono un grande fan.

COMPIENDO UN EXCURSUS LUNGO TUTTI I TUOI ALBUM, OGNI VOLTA SEMBRA DI COMPIERE UN VIAGGIO INTROSPETTIVO. COSA VOLEVI COMUNICARE CON L’ULTIMO “ENLIGHTENED IN ETERNITY”?
– Sì, ha ragione: la mia intenzione è proprio quella di inserire in ogni album uno scorcio autentico di quello che sto passando nella mia vita e le canzoni di questo disco, in particolare, le ho scritte durante una finestra personale piuttosto buona. Ho sentito molta pace interiore, ero contento, mi sentivo positivo e provavo molta speranza e felicità. Quindi volevo fare un disco che ispirasse le persone nello stesso modo in cui lo hanno fatto album come “Screaming For The Vengeance”, Powerslave”, “Heaven And Hell” o “Holy Diver”: narrazioni che ti danno energia, che ti trasmettono un messaggio come ‘insieme possiamo farcela’. Sì, la vita è dura, la vita è dolorosa, la vita è difficile. Ma insieme possiamo ribellarci e siamo invincibili, possiamo farcela. La cosa pazzesca è che ho scritto queste canzoni molto prima del coronavirus. Mi sento come se l’avessi previsto in un modo strano, ma ne sono davvero grato. Ho scritto un album incoraggiante!

SONO D’ACCORDO CON TE, NATE: E’ UN MOMENTO DIFFICILE MA PENSO CHE, IN UN CERTO MODO, E’ ANCHE UNA POSSIBILITA’ DI FERMARCI DAL NEVROTICISMO DELLA VITA E PENSARE ALLE COSE A CUI TENIAMO MAGGIORMENTE
– Hai ragione al 101%, amico. So che il tuo paese è stato colpito molto duramente e quindi, la prospettiva che hai appena descritto è fondamentale. E spero che tutti possano vederla in questo modo.

POCO FA, HAI DETTO DI AVER SCRITTO IL NUOVO ALBUM IN UNA FINESTRA POSITIVA DELLA TUA VITA. CHE E’ ANCHE QUELLA CHE TRASPARE ALL’INTERNO DEI PEZZI: UNA MAGGIOR POSITIVITA’ RISPETTO AL PASSATO. LO CONFERMI?
– Sì, assolutamente. Come ho detto, quando ho scritto le varie canzoni mi sentivo davvero bene. Non c’era niente di veramente storto nella mia vita, il che era molto raro. Sono stato messo alla prova dopo aver scritto questi brani: io e mia moglie abbiamo perso il ​​nostro cane; lo abbiamo dovuto abbattere ed è stato tutto molto inaspettato. Per noi era come nostra figlia, l’amavamo moltissimo e le nostre vite ruotavano intorno a lei. È stato un vero test di positività: avevo appena predicato con gli “Spirit Adrift” circa l’aiutarsi a vicenda, ad affrontare le sfide della vita rimanendo positivi cercando di vedere il lato buono della sofferenza, per cui sarei stato un ipocrita se ne parlassi e non lo vivessi. Dovevo esserlo, dovevo essere positivo o non avrei potuto superare quell’esperienza.

TI CONFERMO COMUNQUE CHE QUESTA POSITIVITA’ E’ ARRIVATA ALL’ORECCHIO DELL’ASCOLTATORE. COME DEL RESTO E’ PALESE LA TUA PASSIONE VISCERALE PER L’HEAVY METAL IN TUTTE LE SUE FORME. QUANDO E’ NATO L’AMORE PER QUESTO MUSICA E QUAL E’ STATA LA BAND CHE TI HA FATTO SCATTARE LA MOLLA?
– Avevo dodici anni quando in televisione, sul canale VH1 credo, ho visto in azione i Black Sabbath con “Paranoid”; credo che fosse il 2000. La psichidelia di quel brano, la performance sul palco… Non sapevo cosa cazzo stavo sentendo. Non sapevo cosa vedevo. Non potevo credere a quello che stava succedendo. Mi ha solo fatto ‘qualcosa’. Mi ha fatto provare un tipo di eccitazione che non avevo mai provato prima e ho deciso che dovevo capire cosa fosse, e volevo essere coinvolto in quella cosa. Ho scoperto i Black Sabbath, che mi hanno poi portato ai Metallica, agli Slayer, ai Pantera e ai Judas Priest. Nel 2003, a quindici anni sono andato a vedere i Metallica, ho fatto crowdsurfing durante “Master of Puppets”; si, per l’intera canzone! James Hetfield mi ha indicato, come se fosse un sogno. E l’anno dopo cosa accade? Vado all’Ozzfest e quali sono le ultime tre band che suonano? Slayer, Judas Priest, Black Sabbath! Oh mio Dio! Slayer in formazione originale, i Judas nella formazione di “Painkiller” e i Sabbath nella formazione originale. E io avevo sedici anni!

HAI PARLATO DI “PARANOID”: UN BRANO DAL RIFF SEMPLICISSIMO MA DANNATAMENTE DIRETTO, CHE TI COLPISCE E NON TI MOLLA PIU’. A TESTIMONIANZA CHE SPESSO PAGA MAGGIORMENTE LA SEMPLICITA’ PIUTTOSTO CHE LA CONTINUA RICERCA DI SPERIMENTAZIONE. COSA NE DICI?
– Sono d’accordissimo. Penso che a volte sia bello mettersi in mostra dimostrando quanto si è bravi a suonare. Tuttavia mi chiedo: quali sono i riff che la gente ricorda a distanza di cinquant’anni? “Iron Man”, “Smoke On The Water”, “Breaking The Law”. Insegna a un bambino di sei anni come suonare uno qualsiasi di quei riff; sono semplici e soprattutto li ‘sentirà’ immediatamente, ricordandoseli per parecchi anni. Ed è questa la cosa che più mi interessa: far provare qualcosa alle persone in modo che quando ascoltano la tua canzone, provino una sensazione che rimanga il più possibile nella loro vita. Possono ricordare la prima volta che l’hanno sentita, dove si trovavano, con chi erano, come si sentivano.

C’E’ UNA CANZONE NEL NUOVO ALBUM CHE PREFERISCI MAGGIORMENTE?
– No, sono pienamente orgoglioso di tutti i brani che compongono il disco. Devo comunque ammettere che la prima canzone è un’apertura perfetta; sono davvero felice del suo risultato. Con la mia voce ho fatto un qualcosa di un po’ diverso dal solito, cercando di avvicinarmi a tonalità più simili a Lemmy, Matt Pike o James Hetfield. Mi piace l’assolo e pure tutti i riff. Ma anche l’ultima canzone è molto speciale: è il brano più emozionante che abbiamo mai realizzato. Ho scritto quei testi poco prima che il mio cane morisse. È stata una situazione molto emotiva. Quindi, diciamo che il primo e l’ultimo pezzo sono speciali per me; in generale comunque sono soddisfatto di tutti i pezzi. Ho lavorato moltissimo su ogni singola canzone. Di solito, raramente ascolto la mia musica e quando mi è successo, con gli album precedenti, ho sempre avuto l’impressione che in quel determinato punto avrei potuto fare meglio. Per quanto riguarda invece “Enlightened In Eternity” non cambierei proprio nulla. Penso che abbiamo fatto è il nostro miglior album: amo ogni singola canzone.

ECCO, VOLEVO PROPRIO CHIEDERTI QUALCOSA IN PIU’ IN MERITO ALL’ULTIMO BRANO “REUNITED IN TEH VOID”: UN PEZZO EMOZIONANTE, DALL’IMPATTO EMOTIVO MOLTO FORTE, QUASI COMMUOVENTE.
– Proprio ieri stavo ascoltando “Reckless” dall’album “Turbo” dei Judas ed ho avuto la stessa sensazione: stavo piangendo! E “Reckless” è tutt’altro che triste: parla dell’essere invincibili, potenti, fottutamente fantastici.
Avevo una forza dentro che stava per esplodere, la pelle d’oca e mi veniva da piangere, lo giuro. Non si tratta dunque di tristezza ma solo dell’essere umano. Quando all’inizio si parlava di passione per l’heavy metal, è proprio questo che intendo: se non la vivi non puoi descriverla, ma quelle lacrime sono un segno importante di questa passione.

HAI ACCENNATO PRIMA ALLA TUA VOCE: RISPETTO AI LAVORI PRECEDENTI C’E’ STATO UN MIGLIORAMENTO CONTINUO DELLA TUA PRESTAZIONE VOCALE. CONCORDI?
– Direi di sì: era un’area su cui sapevo di poter migliorare. Ero consapevole di essere un chitarrista competente, di essere un cantautore competente ma volevo raggiungere lo stesso livello anche dal punto di vista vocale. E’ molto difficile trovare la tua voce. Certo, sarebbe stato molto più semplice fare la miglior imitazione di Ozzy, di Rob Halford o di James Hetfield, ma la cosa che mi interessava era trovare la mia voce. Da loro ho tratto sicuramente ispirazione ma l’unico modo per raggiungere l’obiettivo era quello di avere fiducia dei propri mezzi e soprattutto di non aver paura di far sentire all’ascoltatore le proprie emozioni attraverso la voce. Ed allora cos’è successo? Che mentre stavo registrando i demo per il nuovo album, la prima canzone che ho cantato è stata “Screaming From Beyond”. Mi sono svegliato una mattina, mi sono alzato dal letto, non ho bevuto acqua, non ho mangiato niente, non mi sono neppure lavato i denti. Sono entrato nella stanza dove ho il microfono e mi sono messo a registrare le parti vocali. Mi sono detto “Wow!”, era proprio quello cercavo, era perfetto. Non so come sia successo ma così è stato: la mia voce rifletteva esattamente il mio stato d’animo, e tutto ciò funzionava alla grande.

A PROPOSITO DEL TUO STATO D’ANIMO, NELLA RECENSIONE DI “ENLIGHTENED IN ETERNITY” ABBIAMO DEFINITO LA TUA BAND COME UN MEZZO MUSICALE PER TRASMETTERE IL LATO PIU’ SENSIBILE DEL TUO EGO. SEI D’ACCORDO?
– Sì, fantastico, interessante questa tua interpretazione. Mi è sempre piaciuta la psicologia del resto il metal è incentrato sull’ego. E’ l’ego che ci spinge a suonare heavy metal e può essere una forza fondamentale per una buona ispirazione.

FACCIAMO UN ATTIMO IL PUNTO DELLA LINE-UP. INNANZITUTTO: QUAL E’ STATO IL CONTRIBUTO DI MARCUS BRYANT NEL NUOVO ALBUM?
– Beh, in “Enlightened In Eternity”, ha suonato tutte le parti di batteria in studio. All’inizio mi sono occupato io di tutte le parti strumentali, mentre in “Curse Of Conception” ho iniziato a coinvolgerlo finché in “Divided By Darkness” il lavoro di registrazione è passato definitivamente nelle sue mani. Io programmo la batteria al computer quando lavoro su demo, poi mi trovo con Marcus e mettiamo a punto il tutto attraverso la revisione di ogni canzone: se c’è qualcosa di programmato che non lo convince appieno, lo sistemiamo. Ormai è lui il batterista al 100%; un grande batterista con grandi idee.

ABBIAMO INOLTRE LETTO CHE NELL’ULTIMO PERIODO CI SONO STATI ALCUNI MOVIMENTI ALL’INTERNO DEL GRUPPO. COSA E’ AVVENUTO PER LA PRECISIONE?
– Spirit Adrift è iniziato come un progetto solista; nel tempo ho messo insieme una band. Successivamente sono entrato a far parte dei Gatecreeper. Volevo mantenere le due band totalmente separate perché sapevo che alla fine sarebbero state entrambe molto impegnate. Ma il ragazzo che suonava il basso negli Spirit Adrift non ha funzionato. Così Chase dei Gatecreeper ha iniziato a suonare il basso ma contemporaneamente il nostro chitarrista Jeff non è stato in grado di continuare con noi. Abbiamo fatto entrare Eric dai Gatecreeper, ma a questo punto ciò che inizialmente doveva essere diviso aveva in realtà ben tre membri condivisi. Ci siamo quindi incontrati, decidendo di seguire ognuno la propria strada: Eric e Jeff sono tornati esclusivamente nei Gatecreeper ed io ho fatto la scelta inversa con gli Spirit Adrift. Del resto le uniche persone che hanno suonato costantemente negli album di Spirit of Drift siamo io e Markus Bryant: Jeff, il nostro vecchio chitarrista ha collaborato sia per “Curse Of Conception” sia per “Divided By Darkness”, ma dall’inizio gli unici ragazzi ‘fissi’ diciamo, siamo io e Markus. Noi siamo la band!

E QUINDI PER I PROSSIMI LIVE, SI SPERA IL PRIMA POSSIBILE, COME VI ORGANIZZERETE?
– Nella performance streaming dello scorso 19 ottobre, abbiamo presentato due nuovi membri. Uno di loro è il fratello di Marcus, Preston. Ha suonato le tastiere negli ultimi due album in studio. Si, è un grande musicista e una persona fantastica. E poi c’è il nostro amico Sonny DeCarlo, da Phoenix. Abbiamo anche un’opzione in Europa per un bassista, che è il nostro booking agent e manager europeo. Si chiama Bruno: per cui quando andiamo in tour in Europa, sarà lui il nostro bassista mentre Sonny lo sarà negli Stati Uniti. Sperando ovviamente di tornare a suonare dal vivo anche perché ho già pronto una decina di canzoni nuove e, prima di registrare, sarebbe bello poter diffondere on stage il nuovo album.

SEI UN FIUME IN PIENA, NATE?
– (Ride, ndr) Esattamente. L’ispirazione non muore mai.

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