SPOCK’S BEARD – Progressioni stilistiche

Pubblicato il 16/12/2006 da
 
“Spock’s Beard” è il terzo album della band americana dopo l’abbandono del leader Neal Morse, e contrariamente a quanto ci si poteva aspettare ci consegna una band in grande spolvero, attenta a non giocarsi i vecchi fan nonostante sia indirizzata verso una direzione più ‘easy’. La parola al simpatico batterista/cantante Nick D’Virgilio…
 
 

GLI ALBUM AUTO-INTITOLATI DI SOLITO SEGNANO UN PUNTO DI SVOLTA PER UNA BAND, RAPPRESENTANDO NELLA MAGGIOR PARTE DEI CASI ADDIRITTURA L’ALBUM DI DEBUTTO DOPO UNA SERIE DI DEMO. SEMBRA CHE CON “SPOCK’S BEARD” ABBIATE FINALMENTE CONSOLIDATO IL VOSTRO NUOVO SOUND, DOPO AVERNE TRACCIATO LE BASI NEI PRECEDENTI “FEEL EUPHORIA” E “OCTANE”…
“Secondo la mia opinione il nostro stile non è cambiato molto, nel senso che ci sentiamo perfettamente a nostro agio in questa nuova formazione, anche se poi nuovissima non è. Ora abbiamo trovato il modo perfetto per lavorare insieme. Ci conosciamo da una vita, sia personalmente che professionalmente, e così riusciamo a sfruttare al meglio tutte le singole idee che ci vengono”.
 
SEMBRA QUASI CHE IN ALCUNI MOMENTI DEL VOSTRO ALBUM VOGLIATE DELIBERATAMENTE PRENDERE LE DISTANZE DAL TIPICO SOUND PROGRESSIVE ROCK. MA NONOSTANTE TUTTO AVETE ANCORA INSERITO LA CLASSICA SUITE, QUI CHIAMATA “AS FAR AS THE MIND CAN SEE”. E’ UN MODO PER ATTIRARE I VECCHI FAN?
“Lo stile varia a seconda di qual è il compositore del pezzo. Dave (Meros, il bassista, ndR) per esempio è il più legato al prog, mentre io ed Alan (Morse, il chitarrista, ndR) scriviamo i pezzi più lineari, sia hard rock che pop. Ovviamente prendi la parola ‘pop’ con le pinze. Per quanto riguarda la suite, non ti saprei dire perché continuiamo a scrivere pezzi così lunghi. Ci viene semplicemente naturale, perché amiamo gettarci nella composizione di pezzi lunghi e ricchi di sfaccettature, per esprimere tutta la nostra creatività senza limiti né di stile né di tempo”.
 
PARLAVI DI HARD ROCK E DI POP, E COME NON CITARE L’INFLUENZA DEI DEEP PURPLE DI UN PEZZO COME “IS THIS LOVE” O LE SONORITA’ VICINE AGLI ULTIMI RED HOT CHILI PEPPERS DI “ALL THAT’S LEFT”. TUTTE INFLUENZE CHE ERANO PRESSOCHE’ ASSENTI NEI VOSTRI PRECEDENTI LAVORI…
“Le prime band a cui ho pensato quando mi sono messo a scrivere ‘Is This Love’ sono state appunto i Deep Purple ed i Cheap Trick, con quel loro modo di costruire groove magici. ‘All That’s Left’ suona come dici tu un po’ Red Hot Chili Peppers nel ritornello, mentre per il resto mi ricorda molto i Toto. E credo che Dave, che ha composto il pezzo, sarà d’accordo con noi”.
 
COME AVETE LAVORATO A QUESTO ALBUM? AVETE CHIESTO AIUTO A COMPOSITORI ESTERNI ALLA BAND, COSI’ COME ERA SUCCESSO NEGLI ULTIMI DUE ALBUM?
“Sì, anche questa volta ci siamo cascati (ride, ndR)! A parte gli scherzi, abbiamo creato un buon team di composizione, ed è un piacere creare musica insieme ai nostri amici John Boegehold (che è anche il nostro webmaster) e Dave Austmus. Conta anche che diamo il meglio di noi durante le jam session in sala prove, dalle quali scaturiscono la maggior parte delle idee che vanno a costituire le nostre canzoni finite”.
 
E COSA CI PUOI DIRE DEI TESTI DELL’ALBUM? NEL DETTAGLIO LA SUITE DI CHE COSA PARLA?
“Purtroppo non ti posso aiutare più di tanto, in quanto il testo della suite è stato composto interamente da John Boegehold, un uomo che ha sempre amato scrivere testi vaghi e talvolta criptici. Il consiglio che posso dare ai miei fan è di dare ognuno l’interpretazione che crede al pezzo (grazie!, ndR)”.
 
DURANTE LA LAVORAZIONE DI UN ALBUM, INDUBBIAMENTE SARETE OBBLIGATI AD ASCOLTARLO FINO ALLO SFINIMENTO. MA COME VI SIETE COMPORTATE UNA VOLTA CHE L’ALBUM E’ COMPLETATO? HAI PIU’ SENTITO “SPOCK’S BEARD”?
“Sicuramente per qualche settimana dopo la fine delle registrazioni e del mixaggio non ne voglio neanche quasi sentire parlare. Voglio pensare ad altro, perché non voglio arrivare ad odiarlo. Sento questi pezzi ininterrottamente da marzo, per cui capirai che la cosa diventa quasi ossessiva. Ho ricominciato a sentire il CD ora per rientrare nel mood giusto per affrontare le interviste con voi giornalisti”.
 
QUAL E’ LA FASE DEL BUSINNESS CHE PREFERISCI? COMPOSIZIONE, REGISTRAZIONE, PROMOZIONE, TOUR O COS’ALTRO?
“Il processo di registrazione è sia buono che cattivo. Si alternano momenti divertenti e soddisfacenti a frangenti tediosi, specialmente quando si devono ripetere più volte alcuni take. C’è un sacco di tempo in cui stai in studio senza fare niente, semplicemente ascoltando le registrazioni di qualche tuo compagno. Il tour è sempre molto bello, ma comincia a pesare un po’ il fatto di viaggiare e di stare lontani dalla famiglia per molto, troppo tempo. Anche la promozione mi piace, perché ho modo di parlare della mia musica con tanta gente competente. Ti dirò, sono davvero felice di fare questo lavoro!”.
 
GIUSTO QUESTA MATTINA HO LETTO SUL FORUM DELL’INNER CIRCLE DI NEAL MORSE ALCUNE FRASI POCO CARINE NEI VOSTRI CONFRONTI: ALCUNI FAN (ANZI, EX-FAN) VI CONSIDERANO NIENTE DI PIU’ CHE UNA TRISTE COVER-BAND DI NEAL MORSE…
“Ognuno può dire ciò che vuole, ma ovviamente stanno dicendo una cazzata. Dal momento in cui Neal ha lasciato la band, noi siamo diventati una nuova realtà, e da allora è già passato qualche annetto. La ragione per cui ancora oggi abbiamo delle sonorità che possono ricordare il passato è perché anche allora eravamo un gruppo, ed ognuno metteva le proprie credenziali stilistiche nel sound della band, tanto sette-otto anni fa quanto adesso. E’ vero che Neal ha composto la maggior parte del nostro repertorio pre-split, ma è anche vero che senza di noi avrebbe avuto tutto un altro sound”.
 
OLTRE AL LAVORO CON LA TUA BAND, SEI UN RINOMATO TURNISTA NEL MONDO DEL PROG-POP-ROCK. COME TI TROVI IN QUESTA DOPPIA VESTE?
“Mi trovo molto bene. La cosa più importante per me è continuare a suonare, perché questo è il mio lavoro e so che una volta fermo le offerte cessano di arrivare. Considera anche che il fatto di suonare generi così diversi tra di loro mi fa crescere enormemente come musicista e come compositore”.
 
TORNANDO ALL’ANNOSO ARGOMENTO DELLO SPLIT CON NEAL MORSE, VORREI CHIEDERTI: DOVE CREDI CHE SAREBBERO ORA GLI SPOCK’S BEARD SE NEAL FOSSE RIMASTO NELLA BAND?
“Non ne ho idea. Eravamo molto affiatati appena prima che Neal se ne andasse, ed avevamo una ottima prospettiva per il futuro. Poi tutto è cambiato, ed abbiamo dovuto affrontare l’evenienza nel miglior modo possibile, per noi e per i nostri fan”.
 
HAI SENTITO QUALCUNO DEI SUOI ALBUM SOLISTI? IO LI TROVO STREPITOSI…
“Ho sentito il primo lavoro e parte del secondo. E’ sicuramente un grande artista, su questo non c’è mai stato alcun dubbio”.
 
VI VEDREMO IN ITALIA QUESTA VOLTA?
“Spero vivamente di sì. Stiamo ora finalizzando le date del tour. A marzo sarò in Italia per un clinic di batteria nella zona di Bologna, e spero di venire da voi anche con gli Spock’s Beard. Tutto dipenderà dalle vendite, come accade sempre in questi casi”.
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