STIGMA – Il conte Dracula!

Pubblicato il 02/05/2008 da

Delle nuove leve del metal tricolore gli Stigma hanno saputo distingersi come realtà davvero interessante: dopo le partecipazioni a festival prestigiosi, un contratto con un’etichetta internazionale ma soprattutto un debutto notevole come “When Midnight Strikes!” è sicuramente il caso di puntare i riflettori verso questi ragazzi e saperne un po’ di più sul loro conto, iniziando dal fenomeno MySpace e passando per gli horror di culto che hanno ispirato i loro testi. Ne parliamo con l’espansivo frontman Vlad…

 
VOGLIAMO INIZIARE CON UNA BREVE PRESENTAZIONE DELLA BAND?
“Certo! Come gran parte delle bands gli Stigma nascono all’inizio delle scuole superiori, nel nostro caso l’idea mi venne dopo che mi capitò tra le mani una compilation Burning Heart che conteneva il brano ‘Untruth’ dei Raised Fist, da lì infatti decisi che era finito il mio tempo da dedicare al punk rock, prendendo quindi la via dell’ hardcore old school prima e del metallo poi! Dopo un paio di anni spesi a suonare in zona e un demo reso volontariamente introvabile dato il valore dei brani in esso contenuti, io e Morgan decidemmo di ricominciare da capo e di cercare un altro bassista e un nuovo batterista alla fine dell’estate 2002. Di lì a breve, dopo aver divulgato l’annuncio e provato con alcuni musicisti locali, arrivarono Flavio e Stefano dando così inizio agli Stigma ‘versione metallo’! Nell’arco di dieci mesi scrivemmo i nostri primi cinque brani e registrammo ‘Metamorphosis’, il nostro primo ep autoprodotto, che divenne sold out nell’arco di pochi mesi, per poi dedicarci alle prime date fuori dalla provincia e, allo stesso tempo, alla stesura di due brani che potessero inquadrare meglio la nostra proposta e allo stesso tempo permetterci di presentare gli Stigma ad un pubblico pi vasto. ‘Epitaph Of Pain’, il nostro secondo ep, vide quindi la luce di lì a breve ed uscì in collaborazione con una piccola etichetta bolognese, la Nocturnal Brights Records, permettendoci di suonare in giro per gran parte del Bel Paese, oltre a darci la possibilità di esibirci al Wacken Open Air e al Metal Camp nell’estate del 2005. Di ritorno da quell’esperienza decidemmo di dedicarci alla scrittura dei brani che ora compongono ‘When Midnight Strikes!’, oltre ad insistere sul fronte live aprendo anche molti concerti di bands straniere, e un anno più tardi, nel tardo autunno 2006, prima con il supporto di un’etichetta australiana che dichiarò una presunta bancarotta a due settimane dal nostro ingresso in studio e poi con la firma del contratto e l’aiuto di Pivotal Rockordings, iniziammo i lavori in studio per registrare ‘When Midnight Strikes!’ presso i Db Studios di Ettore Rigotti, ultimando il tutto quasi un anno dopo con l’arrivo nella line up del secondo chitarrista Andrea. Questa è a grandi linee la nostra storia fino ad adesso”.
 
L’INQUADRAMENTO DI GENERE E’ ANTIPATICO MA NECESSARIO PER FARSI UN’IDEA DELLA VOSTRA PROPOSTA: A QUALE FILONE VI SENTITE DI APPARTENERE? ESISTONO ANALOGIE CON QUALCHE BAND IN PARTICOLARE?
“Beh, so che in parte è un po’ come tirarsi la zappa sui piedi, dato che sta diventando un trend molesto quasi quanto il metalcore, ma abbiamo sempre etichettato la nostra proposta come ‘deathcore’, perchè il nostro sound è sempre stato influenzato sia da bands di matrice death che da alcuni nomi della scena hardcore! Lungi da me l’affiancarci a gruppi come Suicide Silence, Job For A Cowboy o Whitechapell, anche perchè non penso ci siano grandi affinità tra la nostra proposta e la loro, ma resta il fatto che deathcore resta la definizione più consona alla nostra musica”.

COME SIETE ENTRATI IN CONTATTO CON LA PIVOTAL ROCKORDINGS?
QUALI SONO LE LORO ASPETTATIVE NEI VOSTRI CONFRONTI E QUALI LE VOSTRE NEI LORO?

“Tutto è nato, manco a dirlo, tramite My Space! Come ti ho accennato, a poche settimane dal nostro ingresso in studio, l’etichetta australiana con cui dovevamo firmare dichiarò una presunta bancarotta, lasciandoci senza il budget necessario per affrontare la registrazione e nessuna certezza per quanto riguardava la distribuzione di ‘When Midnight Strikes!’. Per fortuna, poche settimane dopo, l’A&R di Pivotal entrò in contatto con noi dicendo che era rimasto colpito dal vecchio ep, e da lì, dopo mille verifiche, altre proposte più e meno interessanti e mille scambi di e-mail arrivò la tanta attesa firma e l’inizio della nostra collaborazione. Per quanto riguarda le aspettative penso che da entrambe le parti ci sia la stessa gran voglia di fare e la stessa devozione al progetto, anche perchè l’impegno, sotto ogni punto di vista, è stato grandissimo da entrambe le parti! Tutti i ragazzi di Pivotal lavorano per noi full time, e per questo siamo davvero convinti che ci siano davvero poche indie che possono competere con loro, almeno per quanto concerne l’impegno e il supporto costante per ogni band del proprio roster”.

DA TITOLI, VIDEO E ARTWORK SI PUO’ DEDURRE FACILMENTE UN IMMAGINARIO ORRORIFICO CHE FA DA FILO CONDUTTORE: AVETE ANCHE UN MESSAGGIO PIU’ PROFONDO ALL’INTERNO DEI TESTI O AMATE SEMPLICEMENTE EVOCARE DETERMINATI SCENARI?
“When Midnight Strikes!” è un concept, e questo come hai avuto modo di notare, lo abbiamo voluto trasmettere anche a livello di artwork e videoclip. I testi, però, non sono da considerarsi come una storia narrata dalla prima canzone all’ultima, quanto invece come un tributo al primo cinema horror, quello per intenderci che va dal Nosferatu di Murnau fino ai classici impersonificati da Bela Lugosi e Boris Karloff. Nei testi si potranno trovare, quindi, riferimenti alle storie più celebri, trame da B-Movies e immagini rielaborate in chiave horrorifica, nessun messaggio nascosto in riferimento alla vita reale, solo tanta finzione”.

VOLETE CONSIGLIARCI UN FILM HORROR DAVVERO MERITEVOLE? (ANCHE PIU’ DI UNO!)
“Per me il meglio del meglio restano i vecchissimi film, come appunto il primo ‘Dracula’, ‘La Sposa di Frankenstein’ e ‘White Zombie’, perchè senza l’apporto di effetti speciali riescono a trasmettere sensazioni ed emozioni molto intense. Altri titoli storici, di cui mi è capitato di parlare proprio qualche giorno fa in un’altra intervista, sono i grandi film di Dario Argento, in particolar modo ‘Profondo Rosso’, ‘Suspiria’ e ‘Phenomena’, il mitico ‘Cena Con Un Vampiro”‘ di Lamberto Bava e il super sconvolgente ‘Cannibal Holocaust’, che va raccomandato solo ai fortissimi di stomaco”.

L’ESPERIENZA IN STUDIO E’ STATA DIVERSA DALLE PRECEDENTI?
VERSO QUALE OBIETTIVO VI SIETE FOCALIZZATI?

“A dire il vero ‘ni’! Avevamo lavorato con Ettore già ai tempi di ‘Epitaph Of Pain’, ma quanto fatto per ‘When Midnight Strikes!’ è stato sicuramente molto più intenso e meticoloso! Per quanto riguarda gli obiettivi, in realtà volevamo raggiungere una produzione di livello internazionale, senza però eccedere con i suoni finti e ‘plasticosi’ che vanno tanto di moda negli ultimi anni. Ad uno ascolto attento credo si possa notare, infatti, che il taglio del disco è più avvicinabile all’impostazione di bands quali At The Gates e Dissection, piuttosto che a quello dei dischi di Killswitch Engage e co., in cui tutto suona asettico e super pompato”.

IL VIDEO PER “I AM DRACULA” E’ DECISAMENTE BEN RIUSCITO: COM’E’ FINGERE DI SUONARE DAVANTI ALLE TELECAMERE? AVETE QUALCHE ANEDDOTO DA RACCONTARE RIGUARDO ALLE RIPRESE?
“Si, considerando il budget a disposizione e il fatto che era la nostra prima esperienza ‘davanti alle telecamere’ penso che il risultato finale sia più che buono. Volevamo realizzare un videoclip che fosse accostabile al concept, e per questo mi venne l’idea di chiedere in Comune l’autorizzazione ad usare una vecchia chiesetta sconsacrata del centro storico che sapevo sarebbe stata perfetta per rendere il clima dei vecchi film su cui si basano i testi. Una volta risolto il problema location, però, ci venne in mente che eravamo sprovvisti del Conte, così parlando una sera con i ragazzi mi venne in mente il mio professore di arte al liceo: dopo averlo contattato e sapendo di poter contare sul suo passato in ambito teatrale siamo riusciti a trovare un Dracula della Madonna! Per quanto riguarda le riprese tutto è durato un paio di giorni, in cui si sono alternate infinite scene della band in playback, riprese di comparse e Conte e il combattimento che vede come protagonista la bravissima breaker belga Metal Girl, anche lei arruolata a poche settimane dalle riprese per dare al video quel tocco di azione in più che davvero non guasta”.

SUONARE NEL CONTESTO ITALIANO E’ DAVVERO DIFFICILE: QUAL E’ L’OSTACOLO PIU’ GRANDE A CUI ANDATE IN CONTRO OGNI VOLTA CHE C’E’ DA SUONARE?
“In realtà, per me il problema maggiore è farsi considerare degli artisti, e per questo riuscire per lo meno a rendere la musica come una passione che si riesce ad autofinanziare senza dover sempre dare fondo ai propri risparmi per mantenere in vita il proprio progetto e potersi quindi togliere qualche soddisfazione. Molte bands si lamentano che mancano gli spazi, altre che suonano sempre gli stessi gruppi, secondo me invece è proprio l’aiuto che manca, non c’è quella ‘spinta’ e quel supporto che in molti altri paesi permette alle bands davvero determinate e talentuose di fare il passo tra l’underground più ‘under’ e la scena che conta senza dover ipotecare casa e famiglia”.

IN ITALIA SI PUO’ PARLARE DI “SCENA” HARDCORE/DEATHCORE?
“Si assolutamente! Come ben sai negli ultimi anni ci sono parecchi nomi che sono riusciti a ritagliarsi spazi importanti sia qui in Italia che all’estero, e questo, aggiunto al fenomeno My Space, ha fatto si che anche qui sia prima nato un interesse verso certe sonorità e poi quello che si può definire come un primo abbozzo di ‘scena’. Merito di questo va dato a bands come Slowmotion Apocalypse, To Kill, Kernel Zero, Abel Is Dying, The End Of Six Thousand Years, Awaken Demons, The Secret, Godless Crusade e gli ormai sciolti Browbeat oltre a tutti gli altri gruppi che con tanti sacrifici e tanta voglia di fare sono riusciti in parte ad abbattere lo stereotipo per cui gli italiani sono buoni solo a fare power metal!”.

SARESTE PRONTI (SE NON L’AVETE GIA’ FATTO) A MOLLARE TUTTO PER LA VITA IN TOUR?
“Per rispondere a questa domanda mi ricollego a quanto ti ho detto prima riguardo alle difficoltà che si riscontrano nell’esibirsi costantemente dal vivo. E’ ovvio che chi ama la musica e ha la fortuna di poter vedere i suoi sforzi distribuiti in ogni dove da un’etichetta discografica non si tirerebbe indietro davanti alla proposta di vivere di questo, ma quanti lascerebbero davvero tutto quanto per vivere dai 9 agli 11 mesi l’anno in tour sapendo che al primo intoppo non avrebbero niente e nessuno, se non famigliari e amici, che li potrebbero aiutare economicamente? In Italia, il paese dell’arte, perchè bisogna vivere con l’angoscia di sapere che, a meno che non si intraprenda la via del pop o si possa contare su famiglie pronte a supportare in eterno un sogno da ragazzi, non si potrà mai vivere e dar da vivere con la propria passione?”.

QUALI SONO I VOSTRI OBIETTIVI NEL BREVE PERIODO?
“Sicuramente quello di esibirci il più possibile e di supportare al meglio l’uscita del disco. Suoneremo in Italia da qui all’estate per poi affrontare almeno un paio di tour in giro per l’Europa entro fine anno. Da qualche settimana, inoltre, abbiamo già iniziato a mettere giù qualche idea per il prossimo disco… Insomma, non stiamo di certo con le mani in mano”.

VLAD, SEI UNO DEGLI ORGANIZZATORI DELL’INTERESSANTE BLOODSHED SUMMER FEST: L’APPUNTAMENTO RIMARRA’ INVARIATO NELLE INTENZIONI DEGLI ORGANIZZATORI?

“Ti ringrazio molto per questa domanda, sinceramente mi fa molto piacere che qualcuno si ricordi del fest e che lo reputi una buona iniziativa. L’idea mi venne un paio di estati fa insieme ad un caro amico e da allora ho sempre cercato di portare avanti il progetto realizzando due edizioni estive e due invernali! In origine il Bloodshed Festival voleva essere una vetrina per il meglio del meglio della scena death-metalcore italiana, dando ad ogni band lo spazio di esibirsi nelle migliori condizioni possibili, ma nel caso dell’ultima edizione estiva mi venne offerta l’occasione di poter vantare due headliners esteri d’eccezione come The Black Dahlia Murder e The Ocean che decisi comunque di affiancare a tre bands italiane, tra cui noi Stigma. Mi piacerebbe moltissimo poter portare avanti la cosa, anche perchè il clima che si creava tra tutte le bands nelle edizioni precedenti è stato davvero fantastico, ma ora come ora non ho più un locale dove poter organizzare il fest e, dopo essermi preso parecchi mal di pancia a causa del gestore con cui ho avuto a che fare in passato, vorrei avere qualche garanzia in più prima di dovermi di nuovo sobbarcare da solo tutti gli oneri che implica un festival come quello. Se qualcuno è interessato si faccia avanti!!”.

SUONARE IN UNA BAND DEATH METAL FA RIMEDIARE UN PO’ DI GNOCCA?
“Ahah, si si assolutamente! Scherzi a parte, noi siamo tutti felicemente fidanzati, ma va detto che il trend ha portato anche un sacco di ragazze nel giro dei concerti, e questo è sicuramente un bene!!”.

 
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