STIGMHATE – Black metal dalle molteplici tinte

Pubblicato il 08/04/2003 da

Ecco una nuova realtà italiana, un gruppo giovane ma dalle idee chiare e ben congeniate. Una band che, seppur ancorata ai dettami dello stile black metal, sa essere melodica, epica ed aggressiva allo stesso tempo. Questi Stigmhate della Pulsar Light Records escono con il loro debut “Satisfied By The Cruelty”, un lavoro maturo, un black metal ben suonato e tinto con interessanti spunti di natura molteplice, un cantiere ancora in fieri che potrà evolversi in un progetto veramente interessante. Il chitarrista dela band Isagal ci presenta la creatura Stigmhate.

COMPLIMENTI PER L’OTTIMO DEBUT ALBUM. VOI SIETE UNA BAND GIOVANE EPPURE CI SON VOLUTI IN PRATICA TRE ANNI PER L’USCITA DI QUESTO PRIMO LAVORO. PROBLEMI DI LINE-UP, METICOLOSITA’ NEL COMPORRE I BRANI O COSA?
“Innanzitutto ti ringrazio per il complimento, il processo che ha portato all’uscità di ‘Satisfied…’ è stato lungo, la band esiste dal ’99 ma abbiamo avuto cambi di line up, ci siamo fidati di persone che non erano in grado di impegnarsi seriamente alla band. Adesso siamo affiatati, e ci lega un rapporto di amicizia e rispetto. Sinceramente abbiamo voluto prendere del tempo per poter riuscire a comporre materiale che ci soddisfacesse pienamente e questo anche ha diluito i tempi. Comunque ora il disco è fuori!! Per il prossimo abbiamo già le idee chiare per come lavorare in modo massiccio e professionale”.

LA SCELTA DI REGISTRARE AI TEMPLE OF NOISE STUDIOS E’ DOVUTA AL FATTO CHE AMMIRATE IL SOUND DI PRECEDENTI LAVORI SVOLTISI LI’ O PER ALTRE RAGIONI?
“Sì, la scelta è stata fatta ascoltando i lavori fatti ai Temple of Noise, e poi la nostra etichetta ha prodotto diversi dischi lì. La collaborazione con Christian è stata professionale, è riuscito a capire fino in fondo che tipo di produzione volevamo e come dovesse essere il sound del disco, ha fatto un lavoro superlativo. In studio si è istaurato anche un rapporto di amicizia e questo ha facilitato il lavoro”.

L’ARTWORK E’ STATO AFFIDATO A FABBAN DEGLI ABORYM. COME MAI QUESTA SCELTA? NON CREDI CHE UNA BAND DEBBA PROVVEDERE DA SOLA ALL’ARTWORK DEL PROPRIO CD PER RAPPRESENTARE NEL MODO PIU’ ADERENTE LA MUSICA?
“In linea di massima è andata così, abbiamo chiesto a Fabban di aiutarci a realizzare l’artwork spiegandogli le nostre esigenze, poi quando ho visto le prime bozze ho capito che aveva centrato il messaggio di quello che volevamo. Se vedi l’artwork è molto accattivante ma allo stesso tempo particolare e fresco. Non volevamo avere un artwork già abusato e poi volevamo qualcosa di semplice e diretto come le nostre canzoni, vedi che c’è sempre un legame con la nostra musica, anche se non è stato realizzato in maniera pratica da noi. L’importante di queste collaborazioni è essere chiari e sapere cosa vuoi senza avere dubbi”.

PUR SUONANDO IN MODO VIOLENTO NON DISDEGNATE I PASSAGGI PIU’ CADENZATI E A TRATTI EPICI. COME VEDI L’ELEMENTO EPICO NEL BLACK METAL CHE NASCE COME GENERE TUTT’ALTRO CHE INCLINE A UN CERTO TIPO DI FEELING?
“Sinceramente, come hai detto tu, oltre che alla pura violenza fine a se stessa, cosa che non mi piace, in fase di songwriting non abbiamo perso di vista la parte melodica in quanto la melodia è alla base di ogni composizione. L’elemento epico può essere inserito in qualunque genere, la difficoltà è riuscire a trovare quell’anello di congiunzione, questo tipo di lavoro per quanto ci riguarda è stato fatto in fase di arrangiamento delle canzoni. Sì, posso dirti che alcune parti suonano epic, dipende da quale emozione suscita in te ascoltare il tutto, posso dirti anche che ci sono delle parti heavy, ma alla fine tutto viene equilibrato con gusto. Questo ti dà la prova che non siamo stati condizionati, abbiamo fatto ciò che ci piaceva e siamo stati liberi di creare un nostro stile, che certamente si evolverà col tempo. Come ho detto prima, quando hai le idee chiare puoi stare tranquillo e continuare per la tua strada”.

LA BELLA “THE SOUNDS OF URIZEN” SI DISCOSTA DAL VOSTRO GENERE. SI TRATTA DI UN CASO ISOLATO OPPURE E’ SINTOMO DEL FATTO CHE VI STATE APRENDO VERSO NUOVE INFLUENZE? “Ammetto che la canzone è nettamente diversa a livello di sound, il tutto è nato in quanto avevo questi riff che poi abbiamo sviluppato durante le prove prima delle recording session… come dicevo prima questa canzone è frutto delle molteplici influenze che noi abbiamo all’interno della band. Questo non significa che vogliamo ammorbidire il nostro sound o che vogliamo intraprendere strade diverse, abbiamo inserito questo brano nella tracklist per sorprendere l’ascoltatore, per dimostrare cioè che siamo capaci anche di creare un qualcosa di diverso e non solo picchiare. Penso che questo tipo di song sarà portato avanti anche per le prossime composizioni”.

COME CREDI SI POSSA PRESERVARE LA MUSICA BLACK METAL DALLA DECADENZA CHE HA SOTTERRATO TANTI GENERI MUSICALI?
“Penso che il black metal sia radicato in ogni persona che ha seguito questo filone dagli albori. Non penso che il black metal sia in decadenza anzi, adesso tante band stanno riuscendo a essere estreme introducendo diversi stili, avendo sempre come punto di riferimento lo stile primordiale. Non penso che il black metal prenderà lo stessa strada del death (l’opinione collettiva è che è morto), anzi, penso che anche questo stile possa in futuro dire ancora tante cose, si tratta di trovare quella nuova linfa vitale nel mescolare la creatività con le nuove tecnologie riuscendo a produrre nuovi stili”.

GIA’ NEI TITOLI DELLE CANZONI SONO PRESENTI I COLORI. QUALI SONO LE TINTE CHE POSSIEDE LA VOSTRA MUSICA? CREDI SIA LA MUSICA AD EVOCARE I COLORI OPPURE E’ LA NOSTRA NECESSITA’ DI DARE UN COLORE ANCHE ALLE SENSAZIONI CHE CI DONA LA MUSICA?
“I colori che rispecchiano la nostra musica sono diversi, in quanto a seconda del sentimento che ogni pezzo esprime puoi trarre il tuo colore-sentimento, ogni testo delle nostre song ha un suo significato di base, ho tratto spunto dalle mie esperienze personali, e il colore principale di tutto l’album è il nero, anche se per ogni sensazione questo colore-non colore può prendere diverse sfumature; non credo che all’interno ci siamo colori sbiaditi, ma solamente quei colori che possono essere da sfondo a quelle sensazioni di decadenza, di sofferenza, di crudeltà e morte”.

TRACCIA UN BILANCIO SINO AD OGGI DEL CAMMINO DEGLI STIGMHATE. IL VOSTRO SOUND E’ MOLTO NORDICO, CREDI CHE LA VISIBILITA’ DEL GRUPPO SAREBBE STATA DIVERSA SE FOSTE NATI IN UN ALTRO PAESE?
“Be’, siamo soddisfatti di come le cose a livello promozionale stanno andando, è presto ancora per fare bilanci, comunque non abbiamo nessuna pretesa, seguiremo la nostra strada con umiltà e voglia di andare avanti con le nostre idee. Il nostro sound, che tu definisci nordico, io credo che abbia anche molte influenze death metal-oriented, Bay Area per intenderci. A mio parere non c’entra il paese di origine, ma penso che se produci buona musica e hai un tuo stile e una tua idea radicata di come vuoi portare avanti la tua passione, puoi provenire dal paese più sperduto di questo mondo e stai sicuro che qualcuno alla fine ti considererà”.

COME VEDI LA SCENA METAL ITALIANA? QUAL E’ LA SUA CARENZA PRINCIPALE: MANCANZA DI QUALITA’ NELLE BAND OPPURE UNA MENTALITA’ MUSICALE E GESTIONALE SBAGLIATA?
“Noto che la scena italiana in questi ultimi anni è diventata molto professionale, da una parte ci sono band che meritano, dall’altra ci sono le rock star che pretendono o parlano parlano…..e poi il nulla. Un altro grosso problema è che se dai un tuo parere come critica costruttiva, molte persone sentono questo come un affronto o offesa verso la loro band. Questo porta a una disgregazione che conduce a una visione sfalsata sia a livello gestionale sia a livello di chi ascolta musica con passione. Come ti ho detto prima i principì di umiltà e rispetto sono cose fondamentali da non perdere mai e poi mai di vista”.

SIETE UNA BAND CHE VUOLE TRASMETTERE IL ‘VERBO’ ANCHE SUL PALCO O PREFERITE LAVORARE IN STUDIO? DOV’E’ SECONDO TE PIU’ FACILE INCARNARE LA VERA NATURA DELLA PROPRIA BAND?
“Sono due cose diverse, sul palco hai quella forza che ricevi quando le persone che ascoltano la tua musica ti fanno capire che piace, e allora sei contento di ciò. Poi è come un party, una festa alla quale puoi conoscere tanta gente, prendere spunto anche da consigli di altre band con più esperienza. Per quanto riguarda lavorare in studio e molto più difficile e stressante, in quanto devi essere concentrato, devi dare il massimo di te stesso per riuscire a fare le cose che tu hai in mente. E poi vedere come prende vita una tua canzone passo dopo passo ti entusiasma e pensi solo a quello. L’esperienza in studio ti dà un bagaglio di conoscenze che poi puoi sfruttare in qualsiasi modo in futuro”.

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