STORMKEEP – Il cammino del Veggente

Pubblicato il 02/09/2026 da

Innegabile che gli Stormkeep, band che vede tra i propri componenti membri di Blood Incantation e Wayfarer, siano stati tra le sorprese più interessanti della rinascita del black sinfonico col debutto “Tales Of Othertime”, che prendeva a piene mani dai capolavori degli anni Novanta.
Mescolando i tratti tipici del genere con una forte influenza dungeon synth e un concept fantasy affascinante, il gruppo si era già imposto all’attenzione di pubblico e critica, e con l’annuncio del nuovo “The Nocturnes Of Iswylm” sugli americani si è inevitabilmente creato un certo hype.
Il risultato di questi cinque anni di attesa è un lavoro il grado di spostare le coordinate della musica degli Stormkeep su binari meno diretti e più complessi rispetto al passato: invece di giocare sicuro con un “Tales Of Othertime” parte seconda, il recente album innesca un’evoluzione capace di abbandonare il dungeon synth in favore di orchestrazioni figlie del mondo delle colonne sonore, più complesse e integrate nelle strutture dei brani, più cupi e articolati. Una svolta che ha fatto storcere il naso a non pochi ascoltatori, ma che a noi ha invece convinto, dimostrando una voglia coraggiosa di andare oltre quella che poteva diventare una zona di comfort.
Ne abbiamo parlato con Isaac Faulk, già batterista di Wayfarer e Blood Incantation, il quale negli Stormkeep si occupa anche delle chitarre e della maggior parte della scrittura. Buona lettura.

CIAO RAGAZZI, BENVENUTI SU METALITALIA. “THE NOCTURNES OF ISWYLM” È FINALMENTE USCITO. COME VI SENTITE IN QUESTO MOMENTO, E COSA RAPPRESENTA QUESTO ALBUM PER VOI RISPETTO A TUTTO CIÒ CHE AVETE CREATO FINORA?
– Questo album è stato un vero e proprio viaggio da realizzare. Fin dal suo concepimento ci sono stati molti ostacoli da superare. Vedere finalmente l’album pubblicato è qualcosa che ci rende felici, le nostre ambizioni diventate realtà.

SONO PASSATI QUASI CINQUE ANNI DA “TALES OF OTHERTIME”. IN QUESTO LUNGO INTERVALLO, COME SI SONO EVOLUTE LE VOSTRE AMBIZIONI ARTISTICHE E LA VOSTRA VISIONE PER STORMKEEP?
– Per molti versi “Tales Of Othertime” è riuscito a fare ciò che si proponeva. Gli elementi dungeon synth si combinavano in un modo tangibile che aveva senso per noi, e per certi versi sentivamo di aver detto tutto ciò che dovevamo dire in quell’ambito. Perciò, nel corso degli ultimi cinque anni, per noi è stato importante capire come sarebbe stato il prossimo capitolo di Elda (ambientazione fantasy del primo disco, ndr). In quel periodo si sono formati interessi e idee, e ci si è aperta davanti una direzione.
Ad esempio il nostro interesse per il fantasy horror è cresciuto, così come il nostro interesse per sonorità sinfoniche più drammatiche. Questo si collega direttamente alla trama e a dove il Veggente si sarebbe trovato.

FIN DAL PRIMO ASCOLTO È CHIARO COME “THE NOCTURNES OF ISWYLM” POSSIEDA UN’ATMOSFERA MOLTO PIÙ CUPA E MALINCONICA RISPETTO AL SUO PREDECESSORE. QUANDO AVETE CAPITO CHE QUESTA NUOVA STORIA RICHIEDEVA UNA DIREZIONE COSÌ DIVERSA?
– Il precedente album si conclude in una situazione disperata. Il Veggente ha liberato la Regina dei Draghi dal suo sonno, e ora lei ha rivolto i suoi potenti poteri su tutta Elda. Inoltre il Veggente è stato maledetto con una fame draconica e il bisogno di consumare anime. Questa condizione ha gettato le basi per la trama e l’atmosfera dell’album.
Questa trama era chiara fin da subito, ma non è stata definita nel dettaglio fino a qualche anno dopo l’uscita di “Tales Of Othertime”.

IL CONCEPT SEMBRA ADDENTRARSI IN TEMI MOLTO PIÙ INTROSPETTIVI RISPETTO ALLA DIMENSIONE AVVENTUROSA E QUASI FIABESCA DI “TALES OF OTHERTIME”. COME È NATO IL DESIDERIO DI ESPLORARE ARGOMENTI COME LA FAME, IL DESIDERIO, LA CORRUZIONE E LA NATURA PREDATORIA DELL’UMANITÀ?
– Forse è attraverso il vivere, il maturare e l’osservare l’umanità. Forse deriva anche da influenze provenienti da altre forme d’arte.

QUANTO È IMPORTANTE L’ASPETTO NARRATIVO NEL VOSTRO PROCESSO DI SONGWRITING? LA STORIA VIENE PRIMA DELLA MUSICA, O I DUE ELEMENTI SI SVILUPPANO SIMULTANEAMENTE?
– Su “Tales Of Othertime” le trame arrivavano dopo che gran parte della musica era già stata scritta. Questa volta è successo il contrario: le trame si sono formate un po’ prima della musica. In ogni caso sono indissolubilmente legate, e il mondo di Elda influenza gli Stormkeep tanto quanto avviene il contrario.

IL PROTAGONISTA DELLA SAGA SUBISCE UNA TRASFORMAZIONE SIGNIFICATIVA NEL CORSO DI QUESTO NUOVO CAPITOLO. SENZA SVELARE TROPPO, QUALI SONO GLI ELEMENTI CHIAVE DEL SUO PERCORSO, E QUALI ASPETTI DELLA SUA EVOLUZIONE VI INTERESSAVA DI PIÙ RACCONTARE?
– Il Veggente è stato maledetto dalle proprie azioni: per certi versi una condizione con cui è facile identificarsi. L’inizio dell’album si apre con la presa di coscienza di questa maledizione.
Nel corso dell’album affronta diversi aspetti di questa condizione, mentre il mondo intorno a lui crolla sotto il dominio della Regina dei Draghi. Tutto questo porta al climax dell’album, in cui deve dare tutto sE stesso per sconfiggerla.

PARLANDO DI SONGWRITING, COME SI È SVILUPPATO IL PROCESSO COMPOSITIVO PER QUESTO ALBUM? AVEVATE GIÀ IN MENTE UNA DIREZIONE CHIARA, O AVETE LASCIATO CHE I NUOVI BRANI PRENDESSERO FORMA IN MODO PIÙ ORGANICO?
– Ogni canzone nasce in modo diverso. “The Black Dragons Of Iswylm”, ad esempio, l’ho scritta io da solo in un’unica sessione, mentre altre come “Ballad Of A Fallen Star” hanno richiesto molte sessioni con tutti i membri per essere completate.
A volte c’è una trama che vuole prendere forma, altre volte è l’energia del momento a emergere. Direi che l’aspetto più impegnativo, ancora una volta, sono state le tastiere e gli arrangiamenti orchestrali, che hanno richiesto molte ore di lavoro tra Lord Dahthar, il sottoscritto e Andrea Morgan.

“TALES OF OTHERTIME” È DIVENTATO, A SUO MODO, UNO DEGLI ALBUM DI RIFERIMENTO DEL MODERNO REVIVAL DEL SYMPHONIC BLACK METAL. AVETE MAI SENTITO LA PRESSIONE DELLA COSIDDETTA ‘SINDROME DEL SECONDO ALBUM’ MENTRE SCRIVEVATE QUESTO NUOVO DISCO?
– In un certo senso sì, ma come dicevo eravamo molto sicuri di aver realizzato con quell’album qualcosa di speciale. Perciò sarebbe stato assurdo provare a copiarlo o cercare di catturare di nuovo lo stesso fulmine in una bottiglia. Questo ci ha reso chiaro che il nuovo album doveva distinguersi da “Tales Of Othertime” e avere una propria identità.

UNA DELLE QUALITÀ CHE DISTINGUE GLI STORMKEEP È LA VOSTRA CAPACITÀ DI EVOCARE NOSTALGIA SENZA SUONARE SEMPLICEMENTE COME UN ATTO DI REVIVAL. COME BILANCIATE IL RISPETTO PER LA TRADIZIONE SYMPHONIC BLACK METAL CON IL DESIDERIO DI CREARE QUALCOSA DI PERSONALE E DISTINTIVO?
– Per me – e credo di parlare a nome di tutti i membri – gli Stormkeep hanno un sound unico e a sé stante. Certo, siamo influenzati da molti altri aspetti del black metal e anche della variante sinfonica, ma per noi è importante avere un’identità che vada oltre il semplice ‘ricordate gli anni ’90?’.
È facile cadere nella trappola della nostalgia, ma credo ci sia spazio per rendere omaggio restando comunque individuali.

GUARDANDO INDIETRO, C’È QUALCHE ELEMENTO DI “TALES OF OTHERTIME” CHE AVETE SCELTO DELIBERATAMENTE DI LASCIARVI ALLE SPALLE NEL CREARE QUESTO NUOVO DISCO?
– In particolare l’aspetto dungeon synth, e soprattutto gli interludi. Abbiamo pensato che sarebbe stata una nuova sfida scrivere brani più condensati e mettere di più in ognuno di essi, invece di affidarci a tracce più lunghe per riempire la durata dell’album.

LA COPERTINA REALIZZATA DA SIMON BISLEY SEMBRA DIRETTAMENTE COLLEGATA AGLI EVENTI NARRATI NELL’ALBUM. QUANTO È STATO IMPORTANTE TROVARE UN ARTISTA IN GRADO DI DARE VITA VISIVAMENTE AL MONDO DI ISWYLM?
– Sia “Tales Of Othertime” che “The Nocturnes Of Iswylm” hanno copertine che raffigurano una scena all’interno dell’album, quindi è molto importante che l’energia della storia venga trasmessa anche in quel senso.
Les Edwards ha fatto un lavoro straordinario sul primo album, ma da allora si è ritirato dalla pittura a tempo pieno; inoltre questo nuovo album ha un’atmosfera molto più gotica rispetto al precedente. Sono fan del lavoro di Bisley fin da quando ero giovane, e la sua immaginazione mi è sembrata catturare molto bene l’energia del nuovo album.

OGNI PROGETTO LEGATO AI BLOOD INCANTATION HA UN’IDENTITÀ FORTE E DISTINTIVA. COME GESTITE E SEPARATE LE VOSTRE IDEE CREATIVE TRA BAND E PROGETTI DIVERSI COME BLOOD INCANTATION, STORMKEEP E WAYFARER?
– Ogni band ha il proprio mondo, quindi è molto evidente quando qualcosa viene scritto per una piuttosto che per un’altra.

SE DOVESTE DESCRIVERE “THE NOCTURNES OF ISWYLM” CON TRE PAROLE CHE NE CATTURANO L’ESSENZA, QUALI SCEGLIERESTE?
– Drammatico, romantico, orrifico.

GRAZIE PER IL VOSTRO TEMPO. QUALI SONO I PROGETTI IMMEDIATI DEGLI STORMKEEP DOPO L’USCITA DELL’ALBUM?
– La storia del Veggente è un cammino difficile, ma non ancora finito.

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