Gli Stormo hanno attraversato freneticamente la scena hardcore nazionale ed internazionale a partire dai primi vagiti, datati 2007.
Hanno lasciato un segno, seminato emozioni, ricordi, impressioni vivide in chi ha avuto la fortuna di incontrarli sul loro cammino: ascoltandone i dischi, o preferibilmente, venendone sovrastati dalla scatenata energia dei loro live.
Ora che sono adulti e di strada dietro di loro ne hanno tantissima – metaforicamente e fattivamente, considerando la mole di concerti tenuta finora – non si sono ancora stancati di affannarsi e dannarsi l’anima per la loro musica. “Tagli/Talee” rappresenta una delle opere più significative di questo lungo percorso, e ci regala una versione del quartetto feltrino particolarmente ruvida, contaminata, sperimentale.
Un album ancora una volta dai tempi stretti e urgenti, ma tutt’altro che trascurabile nei contenuti. Un vortice emozionale e di riflessioni ad ampio spettro che siamo andati a commentare e approfondire con il cantante Luca Rocco, per una serie di opinioni non banali sulla band e il mondo in cui è immersa.
PARE IERI CHE VI CONOSCEVAMO CON IL PRIMO ALBUM “SOSPESI NEL VUOTO BRUCEREMO IN UN ATTIMO E IL CERCHIO SARÀ CHIUSO”, ADESSO VI RITROVIAMO AL SESTO ALBUM “TAGLI/TALEE”, A UNDICI ANNI DA QUELL’ALBUM E A BEN DICIOTTO ANNI DAL PRIMO EP AUTOINTITOLATO.
COSA RIMANE NEEGLI STORMO DI OGGI DI QUEI GIOVANI RAGAZZI CHE NEL 2007 COMPIVANO IL PRIMO PASSO NEL MONDO DELLA MUSICA HARDCORE/METAL?
– Ho sempre visto Stormo come un fitto intreccio che non riguarda solo le quattro persone che ci suonano ma è composto dagli avvenimenti, dalle contingenze e dall’ambiente che attraversiamo; tutto questo trova una sintesi in dei punti (o nodi) precisi che sono i dischi. In questo, negli anni, non è cambiato molto; rimane un processo di decostruzione e successiva sintesi.
“TAGLI/TALEE”, COSÌ COME IL PRECEDENTE “ENDOCANNIBALISMO”, VI VEDE DAL MIO PUNTO DI VISTA PIÙ AMARI, CRUDI E NICHILISTI DI COME POTEVATE ESSERE NEI VOSTRI PRIMI ANNI DI ATTIVITÀ. COSA VI DÀ DI QUESTI TEMPI MAGGIORI ANGOSCE E QUAL È IL PRINCIPALE FILONE DI IDEE E PENSIERI CHE VI HA CONDOTTO A COMPORRE GLI ULTIMI DISCHI?
– Credo che gli ultimi due siano dischi molto diversi: “Tagli/Talee” si è scritto quasi da solo, per strada, ed è un disco che evidenzia la necessità di ascoltare, osservare e lasciare spazio alle cose per crescere. Non credo sia nichilista in questo, anche se comprendo bene che sia molto difficile fermarsi ed osservare di questi tempi. “Endocannibalismo” è il naturale step precedente a tutto questo, sia per le tematiche che per la composizione.
“TAGLI/TALEE” DAL LATO SONORO MI SEMBRA VADA A RAFFORZARE E APPESANTIRE ALCUNI CONCETTI ESPRESSI IN “ENDOCANNIBALISMO”: SE GIÀ ALLORA EMERGEVA SOPRATTUTTO IL LATO PIÙ METALLICO E CUPO DELLA VOSTRA PROPOSTA, LASCIANDO LIEVEMENTE IN SECONDO PIANO IL LATO EMOZIONALE, IL NUOVO ALBUM È ANCORA PIÙ DURO, SPIGOLOSO, PERSINO DISTURBANTE. A COSA SI DEVE QUESTO INTORBIDAMENTO DEL SUONO?
– Quest’ultimo disco ha sicuramente elementi più sperimentali rispetto al resto e credo che sia dovuto al processo di cui dicevamo prima, ovvero al lasciare emergere ed esistere anche ciò che potrebbe essere oggetto di turbamento. È stato importante anche lavorare con Diego Castioni (il nostro fonico live) nel suo studio Cabot Cove dove ci siamo accampati per una settimana. È lì dove svolgiamo la maggior parte delle nostre prove e ritrovare un ambiente sicuro dove muoverci con maggiore semplicità ci ha permesso di rafforzare alcuni elementi che contraddistinguono questo disco. Credo che continueremo su questa strada.
SECONDO VOI, COSA EMERGE DI DIVERSO E DI AGGIUNTIVO DEGLI STORMO IN QUESTO “TAGLI/TALEE”? COSA RIVELATE DI VOI STESSI IN QUESTO DISCO, CHE NON È PRESENTE IN QUANTO PRODOTTO FINO A “ENDOCANNIBALISMO?
– Come ti dicevo, per me i dischi sono punti di fissaggio in cui il moto di tutto ciò che ci circonda è fuso insieme in pochi minuti, poche parole, vario rumore. È la singolarità dopo il buco nero che si sparpaglia poi nel buco bianco e ricomincia da capo; c’è sempre tutto, in ogni disco.
DAL PUNTO DI VISTA LIRICO, PARTITE DA UN TITOLO FOCALIZZATO SULLE PIANTE E VI ALLARGATE NEI TITOLI DELLE CANZONI AD ALTRI ASPETTI DEL MONDO NATURALE. COSA LEGA LE DIVERSE TRACCE DELL’ALBUM? QUAL È L’IDEA CHE UNISCE I TESTI E SE, CI SONO ALCUNI, QUALI POTREBBERO ESSERE I LEGAMI CON LE LIRICHE DEGLI ALBUM PRECEDENTI?
-Il titolo descrive abbastanza analiticamente ciò di cui parla il disco, ovvero il tagliare qualcosa perché si rigeneri e ricresca. Il fatto che da un punto di vista concettuale sia un disco piuttosto contemplativo ha fatto sì che a livello testuale e di immaginario emergesse un chiaro rimando al mondo naturale in generale.
RIMANENDO SUL DISCORSO TESTI, VOI SIETE RIMASTI MOLTO LEGATI AL CANTATO IN ITALIANO, UN VOSTRO MARCHIO DI FABBRICA ANCHE PER VIA DI UN APPROCCIO METRICO MOLTO LIBERO E NON PER FORZA RICONDUCIBILE A UN USUALE CANTATO HARDCORE. MI PARE PERÒ CHE ANCHE SU QUESTO ASPETTO SIATE DIVENUTI UN PIZZICO PIÙ DIRETTI E TAGLIENTI. VOLONTÀ DI DISTACCARSI IN PARTE DAL PASSATO O È QUALCOSA AVVENUTO SENZA CHE VE NE ACCORGESTE?
– Mi sembra un complimento, quindi ti ringrazio: non so risponderti troppo precisamente però, rispetto a questo ho sempre agito in maniera piuttosto istintiva e fortunatamente l’equilibrio e l’intersecarsi delle varie parti è risultato abbastanza naturale.
OLTRE CHE AI DETTAGLI MUSICALI AVETE SEMPRE DATO RISALTO A UNA CONFEZIONE VISUALE MOLTO CURATA. IN “TAGLI/TALEE” È IL BIANCO IL COLORE DOMINANTE, MENTRE PER “ENDOCANNIBALISMO” I COLORI ERANO MOLTO SCURI, CON ARTWORK BASATO SUL LAVORO DELLA FOTOGRAFA CLAUDIA ANDUJAR PRESSO LA POPOLAZIONE DEGLI YANOMAMI, IN BRASILE. QUANTO È IMPORTANTE PER VOI RICERCARE UN ASPETTO VISIVO RICERCATO E PERSONALE, CHE POSSA ESPANDERE LA PERCEZIONE DI QUANTO COMUNICATO CON MUSICA E TESTI?
– La rappresentazione grafica del della musica e dei testi va a completarli ed è un pezzo d’importanza pari agli altri due. In questo caso volevamo una sintesi, una descrizione di ciò che veniva raccontato e Massimo Spadari l’ha fatto alla perfezione.
TORNANDO PER UN ATTIMO PROPRIO A “ENDOCANNIBALISMO”, COSA SI INTENDE CON IL TERMINE CHE DÀ IL TITOLO ALL’ALBUM?
– È una pratica funebre che era diffusa in varie parti del mondo; tra alcune popolazioni autoctone dell’Amazzonia mangiare parti del cadavere del defunto aveva il senso di liberarlo nuovamente nella foresta, perché potesse tornare ad essere parte del tutto. Una visione ecologica e al di lá dell’Io, che se vuoi si sviluppa conseguentemente nelle tematiche di questo nuovo lavoro.
AVETE FORMATO LA BAND QUANDO ERAVATE MOLTO GIOVANI, ADESSO CHE SIETE ADULTI E CON UN VISSUTO GIÀ IMPORTANTE ALLE SPALLE, COSA RAPPRESENTANO PER VOI GLI STORMO OGGI E QUALI SONO LE PRINCIPALI DIFFERENZE NELL’APPARTENERE A QUESTO GRUPPO OGGI, RISPETTO A QUANDO LO AVETE FORMATO?
– Principalmente l’età, sì: i cerotti riscaldanti in tour, il voltaren, il the verde delle cinque invece che un bel vodka tonic appena arrivati al locale. Però dai, ce la caviamo ancora piuttosto bene.
Abbiamo anche riscontrato una diminuzione dell’età media del pubblico ai concerti, che è una cosa che ci riempie di speranza su un necessario ricambio generazionale. Speriamo che questo si riverberi su più gente che ha voglia di fare e organizzare e suonare, c’è sempre bisogno di nuova linfa.
LA VOSTRA PROVENIENZA GEOGRAFICA COME PENSATE POSSA AVERE INFLUITO SULLA STORIA DELLA BAND? LA LONTANANZA DALLE SCENE METROPOLITANE L’AVETE VISSUTA SOLO COME UNO SVANTAGGIO, OPPURE NEL TEMPO NE AVETE COLTO ELEMENTI POSITIVI?
– Personalmente ricordo molto felicemente il primo periodo di Stormo; nel nostro piccolo paesino chiunque suonava in quel periodo, c’erano tante band, tutte che cercavano di fare molto rumore. C’era una sala prove del comune che era il piccolo centro di tutto. Ed era strano per noi venire chiamati fin dall’inizio in città che inizialmente ci sembravano distantissime. E poi, per fortuna, un po’ tutte le città e le persone che ci hanno sempre supportato sono diventate casa.
IL COVID E LE SUE CONSEGUENZE HANNO PER QUALCHE TEMPO STOPPATO LA VOSTRA ATTIVITÀ LIVE. CON L’USCITA DEL PRECEDENTE DISCO, MI PARE ABBIATE RIPRESO UN’ATTIVITÀ CONCERTISTICA PIUTTOSTO INTENSA. COME VI SIETE SENTITI A POTER SUONARE DI NUOVO DAL VIVO CON REGOLARITÀ? QUANTO HA PESATO SUI VOSTRI EQUILIBRI INTERNI E IL MODO DI VIVERE LA BAND IL PERIODO PIÙ STANZIALE E MENO DINAMICO A CUI HA COSTRETTO IL COVID?
– Credo che Stormo sia principalmente una live band, non avrebbero senso i dischi senza i concerti, non avrebbe senso fare ciò che facciamo senza i live. Non poterlo più fare per lungo tempo è stato molto complesso ma ci ha anche insegnato come scrivere a distanza ed a comunicare meglio. Comunque sia, i tour rimangono il cuore del progetto.
DI TUTTA LA VOSTRA INTENSISSIMA ATTIVITÀ LIVE, C’È QUALCHE CONCERTO CHE VI È RIMASTO PARTICOLARMENTE NEL CUORE, UNA CIRCOSTANZA CHE VI HA SEGNATO IN MODO INDELEBILE?
– Ogni data è un pezzetto che si aggiunge e da senso al percorso, sia in un grande festival che nello scantinato di un bunker antiatomico in Finlandia o in una fabbrica dismessa e senza elettricità in Lituania. I dettagli delle situazioni più controverse richiederebbero un lungo capitolo a parte.
E forse di alcuni è meglio che permanga solo la tradizione orale.
PER MOLTI IL VOSTRO ALBUM PIÙ RAPPRESENTATIVO RIMANE ANCORA “SOSPESI NEL VUOTO BRUCEREMO IN UN ATTIMO E IL CERCHIO SARÀ CHIUSO”, QUELLO CHE VI HA REALMENTE PORTATO ALL’ATTENZIONE DEL PUBBLICO DI SETTORE E CHE RIMANE LEGATO A UN PERIODO DI GRANDI ENTUSIASMI E UN’ATTIVITÀ LIVE DAVVERO MOLTO CORPOSA, CONSIDERATO INOLTRE CHE AI TEMPI ERAVATE MOLTO GIOVANI E GIÀ GIRAVATE TANTISSIMO, IN ITALIA E ALL’ESTERO.
COME GIUDICATE OGGI QUEL DISCO E QUEL PERIODO TEMPORALE, PER CERTI VERSI VICINO, PER ALTRI, VISTO ANCHE QUANTO ACCADUTO NEGLI ULTIMI ANNI, QUASI APPARTENENTE A UN’ALTRA ERA, MUSICALE E NON?
– “Sospesi…” per me é un bellissimo disco, rappresentativo di un momento, come lo sono alla fine anche gli altri per momenti diversi; è stato un inizio, un’inizio incredibile sicuramente, la cosa più difficile a volte e andare oltre l’inizio e sono molto felice del percorso in tutta la sua complessità.
VOLENDO ANALIZZARE TUTTA LA VOSTRA PRODUZIONE FINO AD ORA, QUALI PENSATE SIA LA VOSTRA PUBBLICAZIONE MEGLIO RIUSCITA, E QUELLA INVECE CHE RISENTENDOLA OGGI NON VI SODDISFA PIENAMENTE?
– In realtà nessuna. Ogni disco, ogni registrazione hanno una vita propria all’interno del nostro trascorso e segnano un punto fisso nel tempo e nello spazio. E allo stesso modo riprendono il concetto a livello sonoro. Forse i primi dischi erano più acerbi rispetto ai più recenti, ma proprio perché inseriti all’interno di un contesto temporale ben preciso ne vanno a cristallizzare un momento. Quindi nessuno di essi è né meglio né peggio degli altri, sono tutti rappresentativi di quello che è stato finora.

