STRAPPING YOUNG LAD – I wake up screaming!

Pubblicato il 30/03/2005 da
 
Metti un pomeriggio a Milano. Metti un albergo dove soggiornano i laidi giocatori dell’Inter. Metti un canadese un po’ schizzato, felicemente rifocillato di cibo italiano, in libera uscita promozionale. Metti che quel canadese non è un uomo comune, ma uno che compone cose assurde come respira e che sul palco e nella vita sembra Giano Bifronte, uno dall’ambiguità genetica. Metti un’intervista con Devin Townsend, ovvero la quintessenza della stranezza: uno che sorride come il più inoffensivo dei vicini di casa, ma che nella musica (e nella vita) ha dato spazio a tutte le più intense o terribili pulsioni umane. Il buon Devin, calato nel nostro paese per la promozione di “Alien”, ultima poliedrica fatica partorita dagli Strapping Young Lad, si è intrattenuto ai microfoni di Metalitalia.com per una piacevole chiacchierata, che da “Alien” si è dipanata ai suoi mille progetti e alle sue personalissime opinioni sul mondo della musica, con l’anarchia mentale che lo distingue. È tempo, dunque, di introdurvi nel mondo in tempesta di Mr. Townsend e dei suoi Strapping Young Lad, da sempre alfieri dell’estremo di personalità. Sperando che facciano finalmente breccia in chi ancora non ha sperimentato le loro tortuose, feroci, filiazioni sonore.
 
 

SALVE DEVIN, È DAVVERO UN ONORE POTER PARLARE CON UN MUSICISTA DAI MILLE VOLTI COME TE! COMPLIMENTI PER IL DISCO, ENNESIMA GRADITA PROVA DELLA TUA CAPACITÀ E DELLA TUA INVENTIVA!
“Piacere mio! Sono contento che abbiano organizzato questa giornata di interviste dal vivo, sto benissimo in Italia, a pancia piena (di gnocchi alla sorrentina, ndR)! Potrei credere davvero di essere un musicista dai mille volti! Ti ringrazio dei complimenti per ‘Alien’, ma non chiedermi se sono contento di come è venuto… la mia soddisfazione è durata sì e no dieci minuti! (Più tardi dirà che ‘Accelerated Evolution’ della Devin Townsend Band gli è piaciuto giusto quattro settimane! ndR)”.
 
COMINCIAMO BENE! COME TUTTI I MUSICISTI NON SEI MAI SODDISFATTO COMPLETAMENTE DI COME SUONANO I TUOI LAVORI IN VERSIONE DEFINITIVA… MA DIECI MINUTI! TI VA DI SPIEGARE MEGLIO AI NOSTRI LETTORI COSA INTENDI?
“Sì, forse ho un po’ esagerato, considerando il tempo della gestazione e della realizzazione del disco… sono stato ingiusto! Il problema è che non so mai cosa rispondere a questa domanda, quindi gioco d’anticipo! Capisco che ai fan possa interessare come ci si senta, una volta messa la parola ‘fine’ su qualcosa che ti ha occupato per molto tempo, oppure come un musicista si rapporti alla sua opera, se riesca mai a vederla come qualcosa di veramente valido, se riesca a non stancarsene, a riconoscervisi sempre… ma per me è davvero difficile poter dare una risposta. Potrei dirti che, in questo preciso istante, dato che sono qui per promuovere ‘Alien’, credo nella sua potenzialità, nel fatto che sia un buon prodotto per la pubblicazione. Ma non credo che proverò mai la sensazione di aver realizzato il lavoro definitivo! Cerco sempre di impegnarmi in qualcos’altro, vado oltre, non mi fermo mai”.
 
OK, MA CI SARÀ QUALCHE DISCO CHE TI PIACE CON UN MINIMO DI COSTANZA, HAI FATTO MILIONI DI COSE! E POI, COME LA METTI COL FATTO CHE, NONOSTANTE LA TUA, DICIAMO, “PRUDENZA” NELL’ENTUSIASMARTI, “CITY” SIA DA MOLTI CONSIDERATO COME UNO DEI MIGLIORI LAVORI ESTREMI DEGLI ANNI NOVANTA?
“Qui mi prendi veramente in contropiede! So, grazie a molti fan che mi scrivono, che ‘City’ è sempre in cima alle preferenze degli album degli Strapping Young Lad e, forse, ha un buon posto nell’opinione di chi ama il metal estremo. Ciò non può che farmi piacere, ma non è detto che io mi senta esattamente come il mio pubblico! Ti faccio un esempio: componendo ‘Alien’, mi sentivo di vivere tutto in maniera estrema; bere, fumare, mangiare, restare sveglio, incazzarmi, ridere… tutte le mie emozioni dovevano essere portate al parossismo mentre componevo e, successivamente, registravo. Quando tutto è finito, non mi sono bastati due mesi per capire, in modo distaccato, quello che avevo composto! E tutt’ora non so se il pubblico, ascoltando ‘Alien’, potrà capirlo! E se lo capirà e lo apprezzerà, mi sentirò così anch’io? Oppure sarò già inghiottito da un altro progetto che mi farà sembrare quest’ultimo non più così soddisfacente? Chi può dirlo? Per quanto riguarda i critici e i giornali di musica, non leggo più niente da anni, non so cosa pensino dei miei lavori, se li ritengano fondamentali o trascurabili, sinceramente mi importa poco. Comunque, tornando alla tua domanda, mi piacciono sempre abbastanza ‘Terria’ e ‘Infinity’, anche se il mio preferito, al 91% diciamo, resta un album di ambient music che ho reso disponibile sul mio sito” .
 
TORNIAMO AL COLLETTIVO STRAPPING YOUNG LAD E AD “ALIEN”: È VERO CHE, CONTRARIAMENTE AL PASSATO, IL LAVORO DI SONGWRITING È STATO IL FRUTTO DI UNA COLLABORAZIONE CON GLI ALTRI MEMBRI DELLA BAND? COME TI SEI TROVATO IN QUESTA SITUAZIONE, DATO CHE SEI ABITUATO A LAVORARE IN TOTALE INDIPENDENZA?
“Non ho la più pallida idea della motivazione, ma i promozionali che la Century Media ha inviato alla stampa riportano tutti questa informazione, purtroppo falsa! Per ‘Alien’ il lavoro compositivo si è diviso tra me e Gene Hoglan; insieme abbiamo scritto le parti di batteria e i riff portanti dei brani. Poi, come al solito, mi sono ritirato nel mio studio per curare la forma definitiva di tutto il materiale. Non vedo come avrebbe potuto esserci un lavoro collettivo, dato che Byron (Stroud, ndR) era sempre impegnatissimo con i Fear Factory e Jed (Simon ndR) si trovava negli States. Forse è stata una semplice svista da parte della label, dopotutto per il precedente album ‘SYL’ c’era stato un accenno di lavoro di gruppo sulla costruzione dei brani”.
BENISSIMO, CHIARITO L’EQUIVOCO, CONTINUI A ESSERE TU IL DEUS EX MACHINA DEGLI STRAPPING YOUNG LAD, ACCOMPAGNATO, COME SEMPRE, DA OTTIMI MUSICISTI! PERCHÈ QUESTA VOLTA NON AVETE RIPETUTO L’ESPERIENZA COLLETTIVA DI SONGWRITING?
“In realtà, oltre agli impegni innumerevoli che hanno impedito alla band di incontrarsi per delle vere sessioni compositive, c’è anche il fatto che ‘SYL’ lo considero davvero mediocre! Di sicuro non è colpa degli altri ragazzi, ma a volte riascoltandolo mi viene la pelle d’oca! (Unita a smorfia, e non in senso positivo! ndR). Non è in grado di emozionarmi come gli altri, forse perché il mio personale apporto è più limitato. E quella batteria dal suono così orribile! Avrei rimesso mano su quel disco un milione di volte! E siccome sono un maledetto, inguaribile perfezionista, preferisco lavorare da solo, così tutto il procedimento si snellisce e cambiare diventa più semplice, anche logisticamente. Il dramma è che cerco la perfezione, ma sono un uomo assolutamente imperfetto!”.
 
SENTI, DATO CHE SEMBRI UN UOMO SEMPRE IN CORSA CONTRO SE STESSO, SEMPRE ALLA RICERCA SCHIZZATA DI NUOVE SFIDE CHE OLTREPASSINO LE TUE POTENZIALITÁ… NON È CHE IL TITOLO “ALIEN” RISPECCHI UN PO’ LA TUA CONDIZIONE MENTALE E CREATIVA DECISAMENTE FUORI DALLE RIGHE?
“Effettivamente è un’interpretazione più che plausibile… poco dopo la scelta del titolo definitivo ho cominciato a temere che mi chiedessero se il disco aveva a che fare con omini verdi dello spazio e roba simile! È vero, alle volte mi sento un po’ alieno tra i miei simili, però penso dipenda da un fatto di sensibilità e soprattutto dal lavoro che faccio, che mi porta a vivere tutte le irregolarità dell’artista. L’album, in particolare, si riferisce a come mi sono sentito dopo averlo ascoltato la prima volta nella versione definitiva. Ero scioccato, non capivo ancora bene cosa fosse saltato fuori dal mio lavoro. Volevo rendere l’idea di estraneità e di follia che ho provato, e penso possa provare un ascoltatore, sentendo i dieci brani che lo compongono”.
 
A PROPOSITO DI STRANEZZE: SU “ALIEN”, OLTRE AL NOTEVOLE MASSACRO SONORO DEGNAMENTE ORCHESTRATO – CHE DAGLI STRAPPING YOUNG LAD CI SI ASPETTA, ANZI, SI PRETENDE – COMPAIONO BRANI PIÙ MELODICI COME “TWO WEEKS” E “THALAMUS”, ABBASTANZA SIMILI ALLE SOLUZIONI CHE PROPONI IN ALBUM COME “TERRIA” E “INFINITY”. SEI STUFO DI DIVIDERE LE DUE ANIME PRINCIPALI DEL TUO STILE?
“Può essere… sinceramente penso di essere arrivato a un punto in cui non ha molto senso cercare a tutti i costi di imbrigliare quello che compongo in un progetto che sembra più adatto. Quello che le persone trovano in un album in cui è coinvolto Devin Townsend è semplicemente la musica di Devin Townsend, che in quel momento prova emozioni contrastanti e le mette nelle sue note. Forse anni fa ero più condizionato a livello creativo, forse spaventato dalla quantità di musica che componevo, così volevo imbrigliarla in progetti che avessero tutti un’identità ben definita. Nella mia mente c’era bisogno di un ordine che mi dicesse su quale band dirottare la violenza, su quale la melodia e così via. Ora ritengo di essermi liberato da questo condizionamento, voglio essere libero fino in fondo, voglio che i miei progetti abbiano semmai un’atmosfera di riferimento, non un modo esclusivo di comporre musica. Così gli Strapping Young Lad sono, nella mia mente, la creatura dell’oscurità, quella in cui anche un brano acustico come ‘Two Weeks’ può coprirsi di un’estrema e sinistra tristezza”.
 
DUNQUE, SE HO CAPITO BENE, NONOSTANTE TU NON TI PONGA PIÙ TROPPE LIMITAZIONI SU DOVE ANDRÀ A FINIRE QUELLO CHE COMPONI, OGNI PROGETTO MANTIENE PER TE UN’IDENTITÀ EMOTIVA DI RIFERIMENTO PROPRIA?
“Esattamente! Posso farti questo esempio: potresti considerare ‘Alien’ come il riflesso oscuro di un disco come ‘Infinity’, dato che è suonato con le tipiche caratteristiche della furia degli Strapping Young Lad. Una canzone melodica che penso per gli Strapping Young Lad avrà sempre qualcosa di differente rispetto a quelle previste per gli altri progetti, perché diversi saranno gli esecutori e diversa sarà anche la sensazione che vorrò trasmettere. Non trovo strano che gli Strapping Young Lad, gli autori di una tempesta com’era ‘City’, si cimentino occasionalmente sulla melodia. Sarà sempre a modo loro!”.
 
NON FAI CHE AVVALORARE IL FATTO CHE DA QUALUNQUE COSA PORTI IL TUO NOME, CI SI POSSA ASPETTARE DI TUTTO! IN PIÙ, OLTRE A DISINTERESSARTI DELLA STAMPA SPECIALIZZATA, IMMAGINO CHE NON SACRIFICHERESTI LA TUA LIBERTÀ NEMMENO AI DESIDERI DEI TUOI FAN…
“Hai perfettamente centrato il punto! Sono arrivato a trentadue anni, non voglio più alcun condizionamento di sorta. Oltretutto per me comporre musica è quasi un’esigenza fisica, non ne posso fare a meno e non saprei cos’altro fare nella vita se non potessi fare questo… probabilmente sarei un ospite fisso del manicomio! Mi sveglio, anche nel cuore della notte, e penso solo a registrare nuovo materiale; le canzoni che compaiono nell’abbondante gruppo dei miei progetti, sono le tessere di un mosaico di vita e di sensazioni che non avrei potuto né saputo esprimere altrimenti. E poi adoro fare solo questo, creare musica. Per questo non potrei sopportare di non essere libero, anche a costo di apparire bizzarro e incongruente alle orecchie dei fan. Ma ciascuna delle canzoni che compaiono su ogni mio disco è stata pensata per apparire unicamente su quel lavoro. È la mia logica”.
 
NON TI È MAI CAPITATO CHE QUALCHE LABEL TI FACESSE DELLE PRESSIONI PER OTTENERE UN DISCO CON DETERMINATE CARATTERISTICHE, MAGARI FINALIZZATE A DELLE VENDITE MAGGIORI?
“Se ci avessero provato seriamente, mi sarei rifiutato di comporre nuovo materiale. È una condizione che non potrei mai tollerare. E forse ho così tanti progetti paralleli proprio per garantirmi tutta l’anarchia creativa di cui ho bisogno e anche tante possibilità diverse, in primis quella di poter vivere facendo quello che mi piace e che sono in grado di fare, cioè musica sempre e dovunque. Dell’opinione del mondo mi interessa relativamente e non per presunzione, ma semplicemente perché non scrivo musica né per compiacere me stesso né per compiacere terzi. Sono felicissimo se i miei album vengono acquistati e apprezzati, ma non è il mio principale obiettivo. Sono l’esatto opposto della rockstar! Certo, può capitare che i discografici tentino amichevolmente di suggerirmi soluzioni vantaggiose per i dischi in uscita, ma io gentilmente replico che non è mio interesse comporre a comando per essere sicuro di vendere, non sarei in grado di abbandonare la sincerità e le idee spontanee”.
UNA DELLE PAROLE CHE AMI PIÙ UTILIZZARE È ‘EVOLUZIONE’. COS’È CAMBIATO PER DEVIN DAI TEMPI DEL SUCCESSO DI “CITY”?
“Be’, oserei dire tutto! Ed è giusto così! Penso che starei malissimo se mi accorgessi che nella mia vita tutto è uguale a quando avevo ventitré anni e il successo di ‘City’ mi è piovuto addosso di colpo. Il cambiamento per me è una condizione molto positiva, sia a livello personale, che, conseguentemente, a livello artistico. Anche perché un tempo ero veramente incazzato con il mondo intero, ero pieno di una rabbia che aspettava solo di deflagrare. Ora i miei punti di vista sulla vita sono molto differenti, ho raggiunto equilibri diversi e anche la mia collera o i sentimenti estremi che nutrivo anni fa si sono fatti meno confusi, meno dispersivi, più chiari. Penso di essere molto cresciuto, ho dei bambini, una donna stupenda, nuove responsabilità. Penso che la mia musica ora rifletta un caos differente dai primi tempi. E ne sono contento, è la dimostrazione della mia evoluzione, del mio percorso umano. Così come non mi sono mai dato paletti nel comporre, non mi sono mai limitato nel vivere le cose fino in fondo. Questo mi ha portato ad essere molto onesto, sia nella vita, che nel lavoro e penso che da questa onestà di intenti e dalla voglia di mettersi sempre in gioco nascano i lavori artisticamente migliori. Naturalmente, c’è chi la penserà in maniera diametralmente opposta, come quelle band che amano proporre sempre le stesse cose, per non scontentare gruppi di fan che si aspettano la sicurezza del solito genere”.
 
MA PENSI CHE QUESTI GRUPPI SIANO RIPETITIVI DI PROPOSITO O CHE EFFETTIVAMENTE NON RIESCANO A FARE A MENO DI ESSERE SEMPRE UGUALI A SE STESSI?
“È una domanda molto difficile! Io penso che la progressione sia connaturata all’uomo, già solo la nostra età che cambia è una progressione. Poi, forse, non tutti riescono o vogliono trasformare il tempo che passa in crescita e cambiamento costruttivo, ma è un loro problema. Forse alcuni non si porranno nemmeno la questione, altri vivranno la loro musica in maniera insoddisfacente. Dipende dal grado di onestà che si mette in un lavoro in cui la materia prima di partenza siamo noi, le nostre più intime intuizioni. Non sempre è facile, altre volte è addirittura spiacevole, ma per me è un’urgenza inderogabile. Magari la prendo molto più seriamente di altri”.
 
SEMBRA QUASI CHE PER TE LA MUSICA SI ESAURISCA NELL’ATTO COMPOSITIVO E REALIZZATIVO. COSA PENSI DELLO SPETTACOLO DAL VIVO? COME TI SENTI QUANDO DEVI RIPROPORRE BRANI CHE MAGARI AL MOMENTO DETESTI E VORRESTI STRAVOLGERE? ESISTE ANCORA PER TE IL PIACERE DELL’IMPREVISTO, DEL CONTATTO CON I TUOI FAN, DELL’INTESA LIVE CON I TUOI COMPAGNI?
“Oddio, ecco un’altra domanda a cui devo rispondere una cosa non piacevole… no, non mi piace moltissimo stare su un palco. O meglio, non sopporto i tour interminabili e massacranti. Mi fanno perdere tutto l’entusiasmo e la concentrazione. L’ideale per me ora sarebbe fare un paio di date occasionalmente, nelle quali investire tutto me stesso per creare uno spettacolo veramente soddisfacente… anche se poi si tratterebbe di stare a letto ribaltato dalla stanchezza tutto il giorno successivo. Non ho più l’età…”.
 
NON ESAGERIAMO… ALLORA LA GENTE DEGLI ANNI OTTANTA COSA DOVREBBE DIRE? SALTANO ANCORA COME CAVALLETTE…
“Hanno tutta la mia ammirazione, ma personalmente neanche dal vivo mi sento una rockstar. Mi piace e mi gratifica vedere tutti i fan che mi seguono fedelmente, il loro entusiasmo sotto il palco, la loro voglia di assistere alle mie esibizioni… ma per me lo spettacolo dal vivo è un dispendio furioso di energia e di risorse… una cosa un po’ distruttiva… niente a che fare con le rockstar di cui si diceva, che si sentono perfettamente a loro agio e piene di energia sul palco”.
COMPLIMENTI PER LA SINCERITÀ! HAI DATO UNA RISPOSTA CHE A MOLTI POTRÀ SEMBRARE IMPOPOLARE. PENSI DI ANDARE IN TOUR PROSSIMAMENTE?
“Sì, è previsto un tour degli Strapping Young Lad con la Devin Townsend Band, dato che anche con quest’ultima ho un album in prossima uscita. Prometto che, nonostante le mie difficoltà, darò il massimo sul palco e non farò pentire chi ci supporta con costante stima e affetto!”.
 
QUALCHE ANTICIPAZIONE SUL PROSSIMO LAVORO DELLA DEVIN TOWNSEND BAND?
“Non sono il tipo che dà certezze… (non l’avevamo capito, sai? ndR), posso solo dirti che sarà molto diverso da ‘Accelerated Evolution’. Ma, del resto, tutti i miei lavori sono molto differenti l’uno dall’altro. Penso che la mia musica spiazzi ogni volta l’ascoltatore, e io sono felice di sorprendere, dividere, dare nuovi punti di vista. Non mi piacerebbe se tutti adorassero incondizionatamente quello che faccio… avrei un po’ la sensazione di non aver combinato niente di così buono! È meglio, tutto sommato, dividere le opinioni. Non potrei mai essere il tipo dell’eroe musicale universalmente condiviso”.
 
OLTRE AGLI INNUMEREVOLI PROGETTI CHE CURI, TI SEI INSERITO ANCHE NEL MONDO DELLA PRODUZIONE, CON OTTIMI ESITI E CRESCENTI RICHIESTE. COM’È QUEST’ESPERIENZA?
“Per uno abituato a decidere è un po’ strano! Però, prima di essere un musicista, sono un ascoltatore appassionato. Dunque, sentire cosa producono altri gruppi (Zimmer’s Hole, Lamb Of God, Soilwork, ndR) e magari dar loro consigli, è per me un grande arricchimento professionale. La cosa più interessante è lo scambio di idee che si crea parlando di musica. Sentire le opinioni altrui e condividere le proprie con i colleghi è una fonte inesauribile di stimolo. Quando lo faccio, la mia creatività migliora. Fare il produttore mi aiuta a dare nuova linfa alla mia musica. Ed è un’attività gratificante anche umanamente. E poi, sempre a proposito di progetti, ultimamente mi sono divertito un sacco a comporre la colonna sonora di un videogame. Non mi faccio mancare niente!”.
 
EH SÌ… DEVIN, PURTROPPO È ORA DI CHIUDERE LA NOSTRA CONVERSAZIONE. TI RINGRAZIO PER LA CORTESIA E PER LA BELLA INTERVISTA, LASCIO A TE LE ULTIME PAROLE…
“Grazie mille anche a te e a Metalitalia.com. Spero che tutti i fan dei miei progetti e degli Strapping Young Lad ricevano una bella scossa da ‘Alien’… ricordate, questa è unhealthy music for unhealthy minds! Ci si vede in tour!”.
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