SUBTERRANEAN MASQUERADE – In viaggio verso Est

Pubblicato il 26/11/2017 da

Il terzo album dei Subterranean Masquerade è stato una delle migliori sorprese musicali del 2017. Il loro mosaico fatto di world music, folk, avantgarde, progressive e musica estrema è pieno di fascino e ci permette di visitare, come dei metaforici viandanti, paesi lontani, dove i sensi vengono investiti da colori, suoni e profumi che parlano di terre esotiche e misteriose. Per raggiungere questo obbiettivo i Subterranean Masquerade non si pongono limiti, azzardando accostamenti inusuali e usando strumenti inconsueti in un contesto tipicamente heavy, come fiati o strumenti etnici tradizionali. Di fronte ad un lavoro di tale qualità, non potevamo perdere l’occasione di scambiare qualche parola con Tomer Pink, chitarrista e principale compositore della band, per cercare di conoscere meglio questa affascinante realtà multiculturale. 

CIAO TOMER, PRIMA DI TUTTO COMPLIMENTI PER IL VOSTRO ALBUM, UNO DEI MIGLIORI DELL’ANNO PER QUANTO MI RIGUARDA. TI VA DI PRESENTARE LA BAND E LA VOSTRA MUSICA AI NOSTRI LETTORI?
– Ciao, grazie delle belle parole, mi fanno molto piacere. I Subterranean Masquerade nascono un bel po’ di tempo fa, con lo scopo di dare vita alla musica che amo e, almeno spero, creare qualcosa che anche gli altri possano apprezzare. Il nostro primo lavoro è stato una cover in chiave gotica di “Cuts You Up” di Peter Murphy, ma poi ci siamo evoluti in una realtà diversa, una sorta di progressive metal psichedelico e semi-acustico. Oggi invece abbiamo aggiunto molte influenze legate alla world music e agli stili più disparati, dal metal estremo all’avanguardia jazz. .

PER FORTUNA QUESTA VOLTA NON ABBIAMO DOVUTO ASPETTARE TROPPI ANNI PER ASCOLTARE UN NUOVO ALBUM DEI SUBTERRANEAN MASQUERADE, EPPURE C’E’ STATO UN NOTEVOLE SALTO IN AVANTI RISPETTO ALLO SCORSO LAVORO, CHE GIA’ ERA OTTIMO. COME DESCRIVERESTI L’EVOLUZIONE DELLA BAND IN QUESTI ANNI?
– Avendo registrato sia “The Great Bazaar” che “Vagabond” come band indipendente, ci è voluto un bel po’ di tempo per completarli. Avevo pronti dei demo di “Vagabond” subito dopo la pubblicazione di “The Great Bazaar”, ma poi ci sono voluti due anni di lavoro per terminare la produzione. Credo che due anni sia il tempo ideale tra due dischi: ti dà la possibilità di lavorare sui dettagli ed affinare la musica fino a raggiungere un risultato pienamente soddisfacente. Naturalmente le persone cambiano con il passare degli anni e molte nuove influenze si fanno sentire nella musica, ma non è un lasso di tempo così ampio da farti cambiare fino a trasformarti in una band completamente diversa.

LA VOSTRA MUSICA UNISCE MOLTI STILI DIVERSI: COME TI PONI PER RIUSCIRE A DARE COERENZA AL TUO LAVORO?
– Ho composto tutte le musiche di “Vagabond” interamente nella mia mente prima di iniziare a lavorare con la chitarra. Questo è un metodo di lavoro ottimo per me, in quanto la mente non ha limiti. A volte può capitare di avere in mente una melodia perfetta che, però, non funziona all’atto pratico, una volta suonata con la chitarra, ma per fortuna non accade spesso!

L’ALBUM SVILUPPA IL TEMA DEL VIAGGIO, COME SPIEGA ANCHE IL TITOLO. CITANDO UN VECCHIO DISCO DEI CAMEL (“STATIONARY TRAVELLER” DEL 1984, NDR), POSSIAMO DIRE CHE LA MUSICA CI RENDE DEI ‘VIAGGIATORI STAZIONARI’?
– Sono totalmente d’accordo con te. Amo molto viaggiare e, quando non lo faccio, amo ascoltare musiche che mi riportino alla mente i miei viaggi. Sono molto legato all’India e alla sua cultura da parecchio tempo (infatti ho scritto là tutti i testi dei brani di “Vagabond”) e ho cercato di unire la totale libertà del viaggio nella mia musica.

VISTO CHE FAI RIFERIMENTO AI TESTI, CREDI CHE ABBIANO LA STESSA IMPORTANZA DELLA MUSICA NELL’ECONOMIA DELL’ALBUM?
– Ammetto di non essere un grande autore di testi. Credo, però, che siano importanti tanto quanto la musica e quindi cerco di fare del mio meglio per comporre dei testi abbastanza buoni da raccontare una storia.

KJETIL NORDHUS HA FATTO UN LAVORO EGREGIO COME CANTANTE E IL SUO CONTRIBUTO DIVENTA SEMPRE PIU’ IMPORTANTE.
– Sono d’accordo, Kjetil è grandioso, qualunque cosa faccia, e il suo stile si abbina perfettamente al nostro. Lui si occupa delle voci pulite e se ascoltassi l’album con i testi sotto mano, vedresti come il suo lavoro sia vicino ad una performance teatrale. È in grado di cantare usando stili molto diversi, riuscendo a suonare naturale e completo in ciascuno di essi. Questo è molto importante per una band come la nostra, visti i continui cambi di atmosfera che si avvicendano nelle canzoni.

NELL’ALBUM CI SONO CANZONI IN CUI LA MELODIA PRINCIPALE E’ GUIDATA DA STRUMENTI INSOLITI, QUANTOMENO IN UN CONTESTO HEAVY. PENSO AD ESEMPIO AL CLARINETTO IN “DALED BAVOS”.
– “Daled Bavos” è basato su un’antica melodia folk della tradizione ebraica, quindi il clarinetto era particolarmente adatto, perché dà al brano quell’atmosfera tipica della musica klezmer. Mi piace registrare con degli strumenti diversi da quelli tipici del metal, l’importante è che funzionino. Sono convinto che da questo punto di vista la musica metal sia un po’ troppo conservatrice: ti diranno che degli ottoni non possono funzionare con le chitarre heavy. Ecco, non sono d’accordo e spero che l’album possa provare il contrario.

LA TUA MUSICA E’ FORTEMENTE INFLUENZATA DALLA MUSICA ORIENTALE. QUALE PENSI SIANO LE QUALITA’ CHE MAGARI MANCANO INVECE ALLA TRADIZIONE OCCIDENTALE?
– Non credo che la musica occidentale manchi di qualità, penso però che sia stato fatto quasi tutto e faccio fatica a trovare qualcosa di eccitante. Ho origini mediorientali e vivo in questa realtà, quindi naturalmente ne sono influenzato. È la musica che sento passare per radio, che vedo in TV la sera. È parte della nostra cultura.

IL MIO BRANO PREFERITO E’ “YOM KIPPUR”, CON QUEL BELLISSIMO FINALE CON IL SYNTH. TI VA DI PARLARMENE?
– Certo! “Yom Kippur” nella tradizione ebraica è un giorno che prevede un digiuno di ventiquattro ore, nel quale si chiede l’espiazione dei peccati commessi nell’anno. È un giorno che ti mette alla prova, da un punto di vista energetico e spirituale. La canzone racconta la storia di un uomo che compie una ricerca spirituale prima di questo giorno, portando avanti un dialogo immaginario con il diavolo e il suo angelo custode. Se leggi il testo, vedrai che si tratta proprio di una conversazione a tre. La parte con il synth arriva alla fine e rappresenta la conclusione di questa ricerca durata ventiquattro ore. Una sorta di episodio strambo dei “Looney Tunes” con un senso di sollievo nel finale.

NON POSSO FARE A MENO DI CHIEDERTI QUALCOSA ANCHE SULLA COVER DI “SPACE ODDITY” DI DAVID BOWIE. COME HAI LAVORATO ALL’ARRANGIAMENTO?
– In realtà non mi sono occupato io dell’arrangiamento di questa canzone, bensì Or Shalev, l’altro chitarrista del gruppo. L’idea di fondo era di portare tutto il dolore della morte di Bowie all’interno di una canzone che a prima vista può apparire allegra, mentre in realtà è molto cupa. In generale potremmo dire che “Vagabond” ha un’atmosfera abbastanza gioiosa, tranne che per “Space Oddity”, che si differenzia di molto. Per me è la conclusione perfetta del viaggio di “Vagabond”.

SE NON SBAGLIO L’ARTWORK DELL’ALBUM E’ STATO CURATO DA TRAVIS SMITH, MA LA COPERTINA E’ MOLTO DIVERSA DAL SUO STILE…
– In realtà Travis Smith non si è occupato della copertina, ma del layout e del resto del booklet. Stavo cercando da tempo un artwork che fosse adatto all’album e abbiamo provato molte soluzioni diverse. Alla fine abbiamo optato per una sorta di dipinto fatto a mano da un artista locale che si chiama Ben Danzig.

I VARI MEMBRI DELLA BAND PROVENGONO DA DIVERSE PARTI DEL MONDO. COME GESTITE LE DISTANZE GEOGRAFICHE?
– Grazie a dio ora c’è Facebook! Davvero, mi ricordo i tempi in cui ci si scambiava materiale in buste con su scritto ‘poi rimandami i francobolli’. Ora è diventato tutto più facile: ho uno studio semi-professionale, quindi posso creare facilmente dei demo prima delle registrazioni ufficiali. Ho mandato a Kjietil la musica e i testi in anticipo e poi lui è venuto a passare un po’ di tempo nella soleggiata Israele per registrare le sue parti.

ULTIMA DOMANDA: RIUSCIREMO A VEDERVI DAL VIVO IN ITALIA?
– Lo spero, stiamo lavorando al nostro tour europeo e mi auguro che passi anche per l’Italia. Non ci sono mai stato, quindi sarebbe bello! (I Subterranean Masquerade suoneranno di supporto agli Orphaned Land il 14 Marzo al Dagda Live Club di Retorbido ed il 15 Marzo al Jailbreak Club di Roma, ndR).

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