SUBTERRANEAN MASQUERADE – La ricerca di un accostamento perfetto

Pubblicato il 28/07/2021 da

Ancora una volta i Subterranean Masquerade ci hanno stupito, portandoci di nuovo in giro per il mondo, tra culture diverse e sonorità esotiche, sempre alla ricerca di soluzioni nuove, accostamenti inediti e sperimentazioni musicali. “Mountain Fever” è un lavoro eccellente, che rappresenta un nuovo punto di partenza per la band israeliana, complice anche l’arrivo in formazione di ‘Vidi’ Dolen, cantante poliedrico e talentuoso che ha raccolto l’eredità di Kjetil Nordhus, tornato ormai in forze nei suoi Green Carnation. Con molto piacere, quindi, abbiamo intervistato Shai Yallin e Or Shalev, tastierista e chitarrista della band, che ci hanno guidato alla scoperta del nuovo viaggio targato Subterranean Masquerade.

INIZIAMO QUESTA INTERVISTA FACENDO UN PASSO INDIETRO. “MOUNTAIN FEVER” E’ IL PRIMO ALBUM CHE VEDE DIETRO AL MICROFONO IL VOSTRO NUOVO CANTANTE ‘VIDI’ DOLEV. NON ERA FACILE RACCOGLIERE L’EREDITA’ DI UN GRANDE INTERPRETE COME KJETIL NORDHUS, MA ‘VIDI’ HA FATTO UN LAVORO EGREGIO. VI VA DI RACCONTARCI UN PO’ DEL SUO INGRESSO NELLA BAND E COME IL SUO ARRIVO ABBIA INFLUITO NELL’EVOLUZIONE DEI SUBTERRANEAN MASQUERADE?
Shai Yallin: – Quando ci siamo imbarcati nel tour di supporto a “Vagabond”, Kjetil era impegnato col ritorno dei Green Carnation e non avrebbe potuto partecipare al tour. Abbiamo iniziato a cercare un sostituto fino a che Tomer (il chitarrista e fondatore dei Subterranean Masquerade, ndR) non si è imbattuto in questo cantante israeliano completamente pazzo! Tomer si è messo dunque in contatto con Vidi, che vive in Danimarca ma che si trovava in quel periodo in Israele: ci siamo incontrati ed è stato subito chiaro a tutti come lui fosse la persona che stavamo cercando. Una volta rientrati dal tour ci siamo resi conto che Kjetil non avrebbe potuto prendere impegni con noi nel prossimo futuro e volevamo continuare la collaborazione con Vidi. Ci siamo separati da Kjetil in maniera del tutto amichevole e abbiamo chiesto a Vidi di entrare ufficialmente nella band.
Or Shalev: – L’ingresso di Vidi ci ha anche aiutato molto per tutto ciò che concerne il provare assieme. Quando c’era Kjetil dovevamo provare utilizzando delle tracce vocali preregistrate, perché ovviamente non era molto comodo per lui volare dalla Norvegia in Israele per le prove. Lavorando su “Mountain Fever”, Vidi ha avuto un ruolo importante anche nella stesura dei brani, visto che ha collaborato direttamente alla scrittura dei testi e alle melodie vocali, cosa che ha contribuito ad integrarlo ancora di più nella band. Questo ci ha reso più semplice anche la pre-produzione, permettendoci di giocare con idee nuove e arrangiamenti prima di entrare in studio.

“VAGABOND” E’ STATO UN GRANDISSIMO LAVORO, CHE HA RACCOLTO CONSENSI DA PARTE DI TUTTI. COME SI VI SIETE POSTI NELLA SCRITTURA DEI NUOVI PEZZI?
Or Shalev: – Ti ringrazio. Per cominciare un album è il risultato dell’energia di tutti i membri della band. L’arrivo di Vidi ha portato un’ondata di energia e la nostra sinergia con lui ci ha portato sicuramente ad una evoluzione. Questo è evidente in “Mountain Fever”, dove Vidi ha avuto un ruolo maggiore nella composizione. Rispetto a “Vagabond”, “Mountain Fever” è forse più accattivante, con dei momenti che sanno essere epici ma con un tocco pop. Inoltre abbiamo incorporato nel nostro sound delle influenze della cosiddetta ‘americana’ (un genere musicale derivante dal country, ndR), una cosa che non avevamo mai fatto in passato. Credo che “Mountain Fever” sia un album meno di nicchia, che possa piacere ad un pubblico più vasto. E’ una cosa che ci fa piacere, ovviamente, ma non è stato qualcosa di programmato, quanto piuttosto un’evoluzione spontanea. Detto questo non è certamente “Abbey Road”, è comunque un album che rappresenta tutti i molteplici volti della nostra musica, anche quelli più perversi (vedi ad esempio “For The Leader, With String Music”).
Shai Yallin: – Penso anche che aver avuto la possibilità di fare un tour esteso prima di arrangiare “Mountain Fever” abbia avuto un impatto enorme sul nostro processo creativo, in quanto ci siamo trovati inconsciamente a lavorare tenendo già conto di come i nuovi brani possano suonare dal vivo. Ci ha aiutato a focalizzare meglio i nostri arrangiamenti, rendendo le canzoni più efficaci.

ANCORA UNA VOLTA IL VOSTRO ALBUM RAPPRESENTA UN BEL GIRO INTORNO AL MONDO. IN CHE MODO VENITE INFLUENZATI DALLE CULTURE DEGLI ALTRI PAESI? E’ IMPORTANTE PER VOI AVERE UN APPROCCIO “GLOBALE” ALLA MUSICA?
Or Shalev: – Da quando mi sono unito alla band, intorno al 2012, tutta la nostra produzione si è sempre concentrata intorno alla culture musicali del mondo. Quando componiamo una nuova parte per una canzone, non è raro che ci riferiamo ad essa come la sezione ‘indiana’ o ‘araba’ o ‘brasiliana’. Non credo che dietro ci sia una mentalità globale, piuttosto quella è una conseguenza. Si tratta piuttosto della pura e semplice passione per l’infinità di attitudini musicali riflesse nelle varie culture. Facendo un inevitabile paragone con il cibo, è come avere a disposizione una cucina piena di tutto, potendo contare poi sull’abilità necessaria per mescolare generi e stili: l’hummus Masala assieme a un hamburger di insetti e salsa all’ananas. Bellissimo. Questo è ciò che stiamo cercando, il mix perfetto. Certo, presi singolarmente sono già incredibili, ma presi e mescolati assieme generano qualcosa che non si era ancora visto. Sono sicuro che i maestri indiani non hanno mai pensato al metal mentre componevano la loro musica, eppure gli calza come un guanto. È lo stesso che succede anche nella tecnologia: la maggior parte delle invenzioni di oggi non sono tecnologie completamente nuove, quanto piuttosto la combinazione di strumenti esistenti. Penso che le persone si stiano rendendo conto di come il mondo sia pieno di bellezza e questa diversità sia un ingrediente meraviglioso per creare qualcosa di eccezionale e nuovo.

È INTERESSANTE, PERCHE’ NOI ABBIAMO TROVATO “MOUNTAIN FEVER” PIU’ ORGANICO E A FUOCO RISPETTO A “VAGABOND”, CHE INVECE ERA COSI’ COLORATO DA DIVENTARE A TRATTI ABBAGLIANTE. COSA NE PENSI?
Or Shalev: – Adoro sentire come la nostra musica venga percepita in maniera diversa dalle singole persone. Su questo ho sentito dire anche l’esatto contrario. Penso che perfino all’interno stesso della band potresti trovare contrasti e opinioni differenti. Personalmente sono d’accordo con te nel considerare “Mountain Fever” un’opera coesa, con un approccio olistico. Ha dei momenti estremi ma tenuti assieme da vibrazioni simili tra loro.

VORREMMO CHIEDERVI UN COMMENTO PIU’ DETTAGLIATO SU TRE BRANI CHE CI HANNO MOLTO COLPITO: IL PRIMO E’ “MOUNTAIN FEVER”, POI “STILLNOX ORATORY” ED INFINE “MANGATA”. VI VA DI RACCONTARCI QUALCOSA SULLA NASCITA DI QUESTI TRE BRANI CHE RAPPRESENTANO UN PO’ UN RIASSIUNTO DI TUTTO IL SOUND DELL’ALBUM?
Shai Yallin: – “Mountain Fever” è stata una delle prime canzoni su cui ho lavorato. Tomer mi ha inviato una demo e mi ha chiesto di contribuire alla sezione strumentale centrale con dell’elettronica. Mi ha suggerito di provare ad ascoltare un artista inglese chiamato Ott, io l’ho fatto e quello che è venuto fuori è quel delirio di sintetizzatori che puoi sentire nella canzone. Da quel momento sono diventato un vero fan di Ott e considero il suo lavoro una grande influenza per me. Successivamente abbiamo deciso di suonare l’intro e una sezione centrale con dei sassofoni che hanno aggiunto un sapore balcanico alla canzone. Da un punto di vista lirico, si tratta di un brano che riflette sul malessere di ciascuno di noi. La febbre di cui parliamo è una condizione spirituale e mentale, è una canzone sul rimpianto e sul sentirsi impotenti, sul chiedere aiuto ad una persona che ci ha ferito, abbandonando ogni difesa e ammettendo i propri problemi. “Stillnox”, invece, è una canzone che è nata quasi da sola. E’ stato chiaro fin da subito come tutta la prima parte della canzone fosse perfetta per un Fender Rhodes, accompagnato da una sezione di archi. Successivamente gli archi diventano i veri protagonisti e una parte drammatica di pianoforte si unisce a completare il tutto. Tutti questi elementi sono stati aggiunti in una sola sessione, in una sorta di flusso di coscienza. La canzone parla di pillole per dormire e della dipendenza che possono causare e di come possano influire su una persona che non ha altra scelta se non quello di prenderle per riuscire a riposare. “Mångata”, infine, ha una storia interessante. Mi sono lasciato andare, aggiungendo strati su strati di tastiere e archi. La versione demo originale aveva un ritornello molto più breve, ma quando Vidi ha suggerito di raddoppiarlo, è emersa la necessità di costruirci intorno qualcosa di più interessante. Abbiamo quindi cancellato un paio di versi in modo che le tastiere potessero inserirsi in maniera graduale. Alla fine era proprio quello di cui aveva bisogno la canzone. “Mångata” è una parola svedese che si riferisce a come il riflesso della luna sul mare sembri disegnare una strada. A Vidi è piaciuta l’idea che, dovunque tu sia, attraverso il Mångata puoi sempre trovare una strada che ti riporti a casa, dove si trova il tuo cuore.

I SUBTERREANEAN MASQUERADE SONO UNA FORMAZIONE CHE NON TEME IL CAMBIAMENTO: OGNI ALBUM E’ RICONOSCIBILE MA DIVERSO DAGLI ALTRI. E’ IMPORTANTE PER VOI NON RIPETERVI MAI?
Or Shalev: – In un certo senso non possiamo ripeterci. Quando un album è concluso non sentiamo mai la necessità di fare qualcosa di simile. E’ un po’ come incontrare la tua fidanzata del liceo dopo vent’anni. Noi vogliamo esplorare, evolverci. Ci sono così tanti luoghi da visitare in cui non siamo mai stati. La musica, in un certo senso, è lo specchio delle nostre personalità e anche noi continuiamo a cambiare.

COME NASCE SOLITAMENTE UN BRANO DEI SUBTERRANEAN MASQUERADE?
Or Shalev: – Nella maggior parte dei casi Tomer ci invia una bozza, a volte ci dà delle indicazioni su un’atmosfera generale, altre volte invece rimane appositamente vago, lasciando che siamo noi a rincorrere l’ignoto. Da quel punto in poi si tratta di un processo molto libero e aperto. Ciascuno di noi manda agli altri le sue parti e idee, cerchiamo di seguire una linea guida, in modo che tutti gli strumenti siano in armonia tra di loro ma succede spesso che alcune parti vengano registrate simultaneamente. E sai cosa ti dico? Funziona alla grande. C’è proprio un’alchimia tra di noi, non c’è niente da fare. A questo punto ci troviamo ancora nella fase di pre-produzione. Una volta arrivati in studio è un’altra la magia che scatta. Componiamo anche molte cose direttamente in studio. Dai ad un uomo una bottiglia di whiskey, tre/quattro giorni in una stanza isolata e tanto amore. Quello che ne esce è magia vera.

L’ALBUM E’ STATO PUBBLICATO IN OGNI FORMATO, COMPRESA UNA BELLISSIMA VERSIONE IN VINILE. PENSI CHE LA RINASCITA DEL VINILE POSSA ESSERE UNA BELLA OPPORTUNITA’ PER LE BAND IN UN MONDO DIGITALE FATTO DI STREAMING?
Shai Yallin: – “Credo che qualunque cosa di fisico tu riesca vendere sia un aiuto per la band in un mondo fatto di streaming. Ma tieni conto di una cosa: anche nel mondo dei CD le band guadagnavano poco o niente per singola copia venduta e per contro la tua possibilità di raggiungere il pubblico era limitata al numero di copie che potevi verosimilmente stampare e vendere. Personalmente stavo aspettando che l’industria musicale imboccasse la via dello streaming fin da quando ho scaricato il mio primo file mp3 alla fine degli anni Novanta.

CAMBIANDO ARGOMENTO PER UN MOMENTO, ABBIAMO VISTO CHE VIDI HA COLLABORATO ALLA REALIZZAZIONE DI UN NUOVO VIDEOGIOCO INDIE INTITOLATO “OF BIRD AND CAGE”. VI VA DI DIRCI QUALCOSA ANCHE SU QUESTO PROGETTO?
Shai Yallin: – “Of Bird And Cage” è un progetto rivoluzionario di una società indipendente, la Capricia Productions, con base a Gerusalemme. Questi ragazzi stanno cercando di portare un po’ dell’industria musicale metal dentro al mondo dei videogiochi e questo è il loro primo progetto, un gioco dalla forte componente narrativa basato su un concept di musica metal. Vidi ha collaborato doppiando il cattivo del gioco e siamo orgogliosi di far parte del roster degli artisti che compongono la colonna sonora del gioco, assieme a band come Epica, Within Temptation, ex membri dei Guns N’ Roses, Evanescence e molti altri. Vidi duetta con Kobra Paige dei Kobra And The Lotus, Danny Worsnop degli Asking Alexandria e Snowy Shaw. Se ti piace il metal sinfonico e oscuro e ti piacciono i videogiochi si tratta di un progetto da non perdere. Facciamo il tifo per i ragazzi di Capricia e speriamo che il loro progetto abbia successo. Dato che anche noi cerchiamo sempre di trovare qualcosa di nuovo in quello che facciamo, non possiamo che apprezzare ciò che stanno facendo. Non è mai facile essere il primo uomo sulla luna.

ORA CHE SI INIZIANO A FARE DEI TIMIDI TENTATIVI DI RITORNO ALLA NORMALITA’, STATE PROGRAMMANDO QUALCOSA A LIVELLO DI TOUR?
Shai Yallin: – “Parlando del 2021, abbiamo avuto uno show dedicato al lancio dell’album al primo di luglio, poi ci sarà il Maximum Rock festival a Bucarest a settembre e stiamo lavorando su diverse date in Israele. Viste le circostanze, speriamo davvero di riprendere un tour vero e proprio agli inizi del 2022.

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