SVART VINTER – Il nero inverno della capitale

Pubblicato il 01/09/2025 da

Oltre all’eterna importanza storica e alle infinite bellezze artistiche, presenti in ogni suo angolo, quando si parla della nostra capitale, vocaboli come ‘caldo’ e ‘frenesia’, sono all’ordine del giorno.
Ecco perchè, analizzando la carta d’identità degli Svart Vinter, ci siamo un attimo sorpresi nel leggere “Roma” come luogo di origine.
Inverno? nero? freddo? isolamento? Imbattendoci poi nel loro ultimo lavoro “Isvind”, pubblicato lo scorso maggio, abbiamo scoperto come questi aggettivi rappresentino perfettamente il marchio black proposto dal quintetto capitolino. Atmosfere malinconiche, ricoperte da una melodia affascinante, a simboleggiare l’impetuosità delle montagne, il mistero delle foreste, sui quali si staglia sovrano il rapporto tra l’uomo e la natura.
Ne abbiamo parlato insieme ai due fondatori della band, Luca Gagnoni ed Emanuela Marino (entrambi chitarristi); con loro, sono intervenuti anche il bassista Jacopo Simonelli ed il cantante Andrea Maggioni. Buona lettura!

CIAO E BENVENUTI SU METALITALIA.COM. DOMANDA DI RITO: CHI SONO GLI SVART VINTER? POTETE FARCI UNA BREVE PRESENTAZIONE DELLA BAND?
Luca: – Gli Svart Vinter sono un gruppo che suona atmospheric black metal nato a Roma nel 2021. Il nostro sound si ispira alla scena black metal norvegese degli anni ’90, con influenze doom e death metal.
Abbiamo pubblicato il nostro album di debutto, “Mist”, nel 2022, seguito da “Isvind” nel 2025, entrambi accolti positivamente dalla critica.
La nostra musica esplora temi come la natura, l’isolamento e la lotta esistenziale, cercando di trasmettere emozioni profonde attraverso melodie cupe e atmosferiche.

CURIOSO IL VOSTO MONIKER: COME MAI AVETE SCELTO LA LINGUA NORVEGESE/SVEDESE PER IL NOME DELLA BAND? UN’ULTERIORE TESTIMONIANZA DEL GENERE CHE PROPONETE?
Emanuela: – Abbiamo scelto Svart Vinter, che significa ‘Inverno Nero’ in norvegese, per evocare l’atmosfera oscura e gelida della scena black metal scandinava.
La lingua nordica aggiunge autenticità e profondità al nostro nome, riflettendo il nostro legame che sentiamo di avere con le radici del genere e il nostro desiderio di immergere l’ascoltatore in un mondo di oscurità e riflessione.

LA MATRICE È QUELLA DEL BLACK ANNI ’90 MA SE DOVESTE FARE UN NOME, O NOMI, IN CIMA ALLA CLASSIFICA DELLE VOSTRE PREFERENZE CHI TROVIAMO?
Luca: – Oltre alle band pioniere del black metal scandinavo, una band che ci ha influenzato e che continua ad influenzare molto il nostro sound sono gli Mgła.

SAPPIAMO DEL VOSTRO PROGETTO PARALLELO FIRMATO VEIL OF CONSPIRACY: VI PIACE QUESTA DOPPIA VESTE ESTREMA, ANCH’ESSA DEDICATA ALLE FORME SENSORIALI DEL NOSTRO IO?
Emanuela: – I Veil of Conspiracy sono il progetto parallelo mio e di Luca Gagnoni, con il quale esploriamo sonorità più doom/death metal.
Anche se i due progetti sono distinti, condividono temi comuni come la riflessione sull’esistenza e sul dolore. Questa doppia veste ci permette di esprimere diverse sfaccettature della nostra creatività e di esplorare vari aspetti della musica estrema.

A PROPOSITO DI RIFLESSIONI, VENIAMO AL NUOVO “ISVIND”: CONFRONTANDOLO CON IL PRIMO “MIST” ABBIAMO NOTATO UN NOTEVOLE PASSO IN AVANTI, SIA NELLA STRUTTURA DEI BRANI, PIU’ RICCHI DI ATMOSFERA, SIA IN SEDE DI ESECUZIONE. COSA È CAMBIATO SECONDO VOI TRA “MIST” ED IL NUOVO LAVORO?
Andrea: – “Isvind” rappresenta un’evoluzione naturale rispetto a “Mist”. Abbiamo lavorato per arricchire le strutture dei brani, aggiungendo maggiore profondità atmosferica e migliorando la produzione.
Il risultato è un album più maturo e riflessivo, che speriamo possa risuonare negli ascoltatori a un livello più profondo.

LE RADICI DEL VOSTRO SOUND, COME DETTO, RICALCANO QUELLO DELLA SCENA BLACK NORVEGESE DI INIZIO ANNI ’90, TUTTAVIA SIETE STATI IN GRADO DI ARRICCHIRE DI PERSONALITA’ LA PROPOSTA FINALE. UNA SFIDA PORTATA A TERMINE, SODDISFATTI?
Luca: – Sì, siamo molto soddisfatti del risultato ottenuto.
Abbiamo cercato di rimanere fedeli alle radici del black metal, ma allo stesso tempo di riversare le nostre personalità e influenze nella musica. Crediamo che “Isvind” rifletta questa sintesi e siamo felici che sia stato accolto positivamente.

PRIMA DI PASSARE AI BRANI, BUTTIAMO UN OCCHIO ALLA COPERTINA: SAPPIAMO CHE SI TRATTA DI UNA FOTOGRAFIA SCATTATA DAL VOSTRO CANTANTE, ANDREA MAGGIONI. UN’IMMAGINE SEMPLICE MA CHE PORTA CON SÉ POTENZA E MAESTOSITA’, CON IL VOSTRO LOGO A CAPPEGGIARE LA VETTA DELLA MONTAGNA. UN ULTERIORE MESSAGGIO DA TRASMETTERE ALL’ASCOLTATORE?
Andrea: – Sì, quell’immagine è molto più di una copertina: è la manifestazione visiva del nostro suono, della nostra visione.
L’ho scattata dai Piani di Bobbio, in un momento in cui la Grigna Meridionale sembrava sospesa tra respiro e silenzio. La vetta, seminascosta da nubi fredde e persistenti, è apparsa subito come un simbolo perfetto del percorso interiore che “Isvind” racconta.
Abbiamo scelto di non manipolare troppo la foto: volevamo conservare quella crudezza naturale, quella freddezza reale, quasi tattile. Il bianco lattiginoso della nebbia e il nero roccioso della montagna si fondono come fanno le melodie e le dissonanze nei nostri brani. Il logo che si staglia in cima non è un gesto di conquista, ma una dichiarazione: siamo qui, fragili ma presenti, immersi nell’anima dell’inverno.

LA MELODIA È SICURAMENTE UNA DELLE ARMI VINCENTI DI “ISVIND”: COME SONO NATE LE IDEE DELLE VARIE TRAME CHE, INSIEME ALLE RITMICHE TRASCINANTI, VANNO A COMPORRE UN PERFETTO QUADRO ARTISTICO?
Luca: – Tutto è nato dalla mia solitudine creativa. Ogni brano di “Isvind” è germogliato dal mio sentire, in quelle ore silenziose in cui le melodie emergono come ombre dai boschi dell’inconscio.
Le idee hanno preso forma lentamente e sono poi state condivise con il resto della band, in uno spazio di ascolto e scambio profondo. Abbiamo dunque lavorato tutti insieme agli arrangiamenti.

SUL GRADINO DEL PODIO METTIAMO ANCHE LA VOCE DI ANDREA MAGGIONI: SCREAM SI’ MA SEMPRE BEN IN LINEA CON LE EMOZIONI TRASMESSE DAGLI STRUMENTI. COME GIUDICATE LA SUA PRESTAZIONE?
Jacopo: – Andrea ha fatto un lavoro straordinario con la sua voce. I suoi scream sono potenti e intensi, ma sempre in sintonia con l’atmosfera generale dell’album. La sua capacità di trasmettere emozioni attraverso la voce aggiunge un ulteriore strato di profondità alla nostra musica.

ASCOLTARE “ISVIND” È COME INTRAPRENDERE LA SCALATA IN CIMA ALLA FAMOSA MONTAGNA DELLA COPERTINA: LA FATICA, LA SPERANZA, L’ABBATTIMENTO, LA VOGLIA DI RIPRENDERSI. SENSAZIONI RIFLESSE NEI VARI BRANI. SI PARLA DEL RAPPORTO TRA LA NATURA E L’ESSERE UMANO: COME SIAMO MESSI SECONDO VOI?
Jacopo: – Nei nostri brani, esploriamo il rapporto tra l’essere umano e la natura, spesso rappresentata come una forza implacabile e indifferente. Tuttavia, vediamo anche nella natura una fonte di ispirazione e riflessione, un luogo dove possiamo confrontarci con noi stessi e trovare un senso di appartenenza. “Isvind” riflette questa dualità, mostrando sia la bellezza che la durezza del mondo naturale.

TRA I BRANI PIU’ RIUSCITI C’E’ SICURAMENTE “OF COLD AND GRIEF”. PERSONALMENTE HO APPREZZATO MOLTO ANCHE “TORMENT” E “MY LAST WINTER”. C’E’ UN BRANO AL QUALE SIETE PIU’ LEGATI?
Luca: – “Of Cold and Grief” è un brano a cui siamo particolarmente legati. Riflette il tema centrale dell’album: la lotta contro il dolore e la solitudine. Tuttavia, sentiamo una profonda connessione con ciascun brano del disco, perché ognuno rappresenta un aspetto diverso del nostro viaggio emotivo.

SVART VINTER, QUINTETTO DI ROMA, CITTA’ SICURAMENTE NON CELEBRE PER IL….FREDDO. COME SPIEGATE QUESTA SORTA DI OSSIMORO? INVERNO NERO… A ROMA? VENTI GLACIALI?
Emanuela: – Sì, è vero, Roma non è certo terra di ghiacci perenni o paesaggi innevati, ma il nostro ‘inverno nero’ nasce altrove. È un inverno interiore, fatto di silenzi, di malinconie che si sedimentano come brina sui vetri dell’anima.
Vivere in una città calda, luminosa e frenetica come Roma rende quasi necessario rifugiarsi in qualcosa di opposto, un mondo dove regni la quiete del gelo, l’introspezione, il distacco.

COMPATIBILMENTE CON I VOSTRI ALTRI PROGETTI, QUALI SONO I PROGRAMMI FUTURI (ANCHE LIVE) DEGLI SVART VINTER?
Luca: – Stiamo lavorando per portare “Isvind” sul palco nel modo più fedele possibile al suo spirito: non solo un concerto ma un’esperienza immersiva.

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