SWEVEN – Oltre la Morte

Pubblicato il 10/04/2020 da

Siamo solo ad aprile, ma “The Eternal Resonance”, prima fatica discografica degli Sweven, ha tutte le carte in regola per piazzarsi fra i migliori album del 2020 nelle solite classifiche di fine anno. Un album importante sotto ogni aspetto, quello concepito da Robert Andersson, ex frontman e compositore dei compianti death metaller svedesi Morbus Chron, il quale riprende varie tradizioni musicale e riesce, con incredibile sintesi, a far convivere il death metal con un afflato seventies/progressive rock. Una formula già sperimentata su “Sweven”, l’ultimo disco dei Morbus Chron, e qui ulteriormente sviluppata da un progetto che sembra avere in cantiere cose ancora più ambiziose. Ne parliamo con il principale protagonista, il gioviale Robert Andersson, raggiunto via mail un paio di settimane fa.

DA GRANDE FAN DEI MORBUS CHRON, NON NASCONDO DI AVERE PRESO MALE L’ANNUNCIO DEL VOSTRO SCIOGLIMENTO. ANCORA OGGI MI DOMANDO CHE COSA VI ABBIA PORTATO A QUELLA DECISIONE, SOPRATTUTTO DOPO UN GRAN LAVORO COME “SWEVEN”…
– Sono felice di sapere che la nostra musica fosse di tuo gradimento. Tutti noi siamo ancora assolutamente orgogliosi di quello che abbiamo realizzato con i Morbus Chron. Lo scioglimento è avvenuto in seguito a comunissime divergenze a livello creativo. Edvin (l’altro chitarrista della band, ndR) e il sottoscritto non eravamo più d’accordo su che direzione imboccare. Io volevo spingermi in avanti e creare quello che poi è diventato questo album, mentre lui aveva raggiunto il proprio limite. Siccome non potevo immaginare di andare avanti senza di lui, ho deciso di sciogliere la band in modo che entrambi potessimo guardare a quanto fatto assieme con la stessa soddisfazione.

COME VEDI OGGI “SWEVEN”? HAI UN’IDEA DELL’IMPATTO CHE ABBIA AVUTO SU FAN, STAMPA E COLLEGHI MUSICISTI?
– Ha senza dubbio avuto un impatto enorme su di me e sulle mie ambizioni sul fronte musicale. Non mi ero mai cimentato in qualcosa di tanto complesso prima di allora e sono orgoglioso di essere riuscito a dare vita ad un lavoro di quel calibro. Dopo quel disco mi sono più che mai convinto che la carriera per me fosse quella del musicista. Devo dire che non avevo alcuna aspettativa a livello di successo di pubblico, ma il responso è stato a dir poco fantastico al momento della pubblicazione e persino oggi continuo a sentire commenti positivi a riguardo. È tutto molto lusinghiero.

ORA TORNI CON QUESTO NUOVO GRUPPO CHE, GUARDA CASO, HAI CHIAMATO SWEVEN. SONO PASSATI DIVERSI ANNI DALLA PUBBLICAZIONE DEL SUDDETTO ALBUM E DALLO SCIOGLIMENTO DEI MORBUS CHRON. COSA HAI FATTO IN QUESTO LASSO DI TEMPO, OLTRE A COLLABORARE CON TEMISTO ED ENTOMBED?
– Il completamento dell’album ha in effetti subito molti ritardi. Non ho valutato benissimo certe cose e mi sono ritrovato a sprecare diverso tempo su alcuni dettagli. Questa musica ha iniziato a prendere forma già nel 2015. Ho continuato a scrivere e a produrre musica da allora, ma il disco si è davvero concretizzato solo poco tempo fa.

“THE ETERNAL RESONANCE” PRENDE CHIARAMENTE LE MOSSE DAL SOUND DEGLI ULTIMI MORBUS CHRON, ANCHE SE TUTTO SUONA ANCORA PIÙ AMBIZIOSO. QUANTO DI QUESTA MUSICA È STATA ORIGINARIAMENTE PENSATA PER I MORBUS CHRON?
– Una parte del materiale è in effetti stata scritta prima che la band cessasse di esistere, quindi si può dire che un po’ di questa musica avrebbe dovuto costituire il terzo album dei Morbus Chron. Gli altri membri della band non hanno però mai avuto modo di suonarla, era troppo presto. Il grosso delle canzoni sono state scritte nei due anni successivi allo scioglimento. Potrai quindi notare come la mia visione non sia cambiata nel corso del tempo: avevo in mente un determinato stile per un album e ho fatto in modo di completarlo. La differenza è che questa volta sono stato aiutato da musicisti diversi.

IN PASSATO I MORBUS CHRON HANNO CITATO INFLUENZE PROVENIENTI DA UNA VASTA GAMMA DI STILI E GENERI MUSICALI, DAL DEATH METAL AL PROGRESSIVE ROCK. IMMAGINO TU POSSA FARE LO STESSO OGGI PARLANDO DEGLI SWEVEN. CHE COSA HAI ASCOLTATO NEL CORSO DELLA COMPOSIZIONE DI “THE ETERNAL RESONANCE”?
– Potrei citare numerosi artisti e gruppi che amo, ma non credo che questi abbiano avuto un reale impatto nella creazione di questo disco. Almeno non consciamente. Una delle cose che ha reso “Sweven”, il disco, un’opera particolare è stato il fatto che quando l’ho scritto mi trovavo in completa solitudine. Non ero in contatto con nessuno e non mi sono lasciato influenzare da nulla. Questo primo album targato Sweven è stato confezionato nello stesso modo. Ovviamente lungi da me affermare che io sia un artista speciale: come chiunque, sono il prodotto di ciò che ho ascoltato dalla mia infanzia ad oggi. Quello che voglio dire è che non riesco a citare un nome che più di altro sia riuscito ad influenzarmi.

COME È STATO IL PROCESSO DI SCRITTURA E REGISTRAZIONE DEL DISCO? SEMPLICE E SPONTANEO O DIFFICILE E DOLOROSO?
– Devo dire che è stato tutte quelle cose, anche se verso la fine la situazione si è fatta molto impegnativa e sfiancante. Se ci penso, la fase di composizione è stata piuttosto piacevole, anche perché mi sono spesso recato in luoghi isolati dove avrei potuto lavorare con calma. L’inizio delle registrazioni è anch’esso andato liscio, mentre verso la fine mi sono spesso arenato e ho impiegato molto tempo per risolvere dei problemi. L’ultimo 5% del disco ha rappresentato una vera tortura.

VI SONO DELLE DETERMINATE EMOZIONI, TEMI O IDEE CHE VOLEVI EVOCARE MENTRE COMPONEVI QUESTA MUSICA?
– Assolutamente sì. Quando compongo cerco sempre di innescare una certa risposta interiore. È difficile spiegare l’emozione a parole, ma lo capisco subito quando questa mi colpisce. È come prendere coscienza del fatto che nel mondo esista una bellezza profonda e, attraverso quella realizzazione, per un solo istante, tutto ciò che mi circonda svanisce e smette di avere importanza. È il misterioso potere della musica. Sono sicuro che puoi ricollegarti a qualcosa di simile quando ascolti la tua musica preferita. Comunque, non mi sento così ogni volta che ascolto le canzoni di “The Eternal Resonance”: purtroppo non è così che funzionano le cose. Devo essere sintonizzato sulla frequenza giusta, per così dire. Ma tutti questi brani sono riusciti a farmi provare quella sensazione almeno una volta in passato, ed è così che ho realizzato di essere sulla strada giusta.

GLI SWEVEN POSSONO ESSERE DEFINITI UNA DEATH METAL BAND SECONDO TE? TI SENTI VICINO A QUALCHE SCENA MUSICALE IN PARTICOLARE?
– Ho ancora l’impressione di suonare death metal: è un genere che è veramente radicato in me. In questa musica vi sono chiaramente degli aspetti che derivano dal death metal, mentre altri elementi sono molto più avventurosi. Credo che a questo punto sia difficile inserirci in un genere in particolare. Per noi non ha nemmeno grande importanza, ad essere sinceri.

TROVI ALLORA CHE GLI SWEVEN SIANO UNA BAND ORIGINALE? A TUO AVVISO QUANTO CONTA L’ORIGINALITÀ NELLA MUSICA?
– Diciamo che cerco di proporre musica personale e che faccio il possibile per non ripetermi. Non so se siamo veramente originali. Secondo me l’elemento fondamentale nella musica dovrebbe essere la sincerità: ognuno dovrebbe creare musica che arriva davvero dal cuore, senza fare calcoli. Spesso questa attitudine porta anche ad essere originali in modo spontaneo. Non credo che suonare con il solo intento di essere originali sia più di tanto costruttivo.

COME HAI IMPARATO A SUONARE? HAI QUALCHE TIPO DI FORMAZIONE CLASSICA ALLE SPALLE?
– No, ho imparato a suonare la chitarra da solo. Sto studiando musica per la prima volta proprio in questo periodo. Quando ho composto il disco e tutti i lavori precedenti non sapevo quasi nulla di teoria. Forse è stato meglio così: ho potuto trovare il mio stile senza lasciarmi condizionare da qualsiasi tipo di nozione.

TI CAPITA MAI DI AVERE DEI DUBBI QUANDO COMPONI?
– Sì, sono spesso eccitato dall’idea di iniziare a comporre nuova musica, ma altrettanto regolarmente mi capita di avere dei dubbi sulla reale qualità del mio operato. Passo molto tempo a valutare ogni composizione. Penso che sia inevitabile quando si è coinvolti così tanto nelle proprie passioni.

VI SONO DELLE CONVINZIONI POLITICHE, FILOSOFICHE O RELIGIOSE ALLA BASE DELLA TUA ARTE? VI È UNA SORTA DI CONCEPT DIETRO AI TUOI DISCHI?
– Al di fuori della musica sono un uomo piuttosto semplice. Un minimalista, forse. Oggi mi sento spesso un alieno. È importante mantenere un forte legame con le persone che contano davvero per me, ma devo dire che conduco una vita solitaria. Cerco sempre di staccarmi dalla società il più possibile. Sono cresciuto in un paese in cui la stragrande maggioranza delle persone è atea convinta e rientro anche io in questa categoria, tuttavia medito molto sul mistero di questa nostra esistenza. Probabilmente più di quanto dovrei. E ciò certamente colora alcuni tratti della mia musica e l’aspetto lirico.

PRIMA NON HAI SAPUTO DIRMI SE QUALCHE BAND O ARTISTA HA RAPPRESENTATO UNA VERA INFLUENZA SUI CONTENUTI DI “SWEVEN”. PUOI DIRMI ALMENO COSA STAI ASCOLTANDO IN QUESTO PERIODO?
– Fatico molto a concentrarmi su un singolo genere e devo dire che ascolto quasi sempre musica datata, oppure nuovi artisti che si rifanno ad un sound di parecchi anni fa. Le miei playlist tendono ad essere molto variegate. Di recente ho ascoltato spesso Radiohead, Obliteration, 1900 e Gösta Berlings Saga, per menzionare i primi che mi vengono in mente.

I MORBUS CHRON HANNO INIZIATO NEL 2007, QUINDI SI PUÒ DIRE CHE TU SIA UN MUSICISTA DA CIRCA TREDICI ANNI. QUALI SONO I TUOI RICORDI E LE TUE ESPERIENZE PREFERITE DI QUESTA PRIMA PARTE DI CARRIERA?
– Ho davvero tanti bellissimi ricordi. Certamente uno degli highlight è il primo contratto discografico, firmato da appena maggiorenne. Poi vorrei citare tutte le volte che ho ricevuto le copertine realizzate da Raul Gonzalez: mi sono sempre sentito come un bambino a Natale. Tuttavia credo che I momenti più importanti siano anche quelli più semplici: le camminate fatte riascoltando i demo in cuffia, trovare un nuovo riff e suonarlo all’infinito da solo… questi sono i momenti che mi piacerebbe sul serio rivivere.

ABBIAMO MENZIONATO GLI ENTOMBED PRIMA. DOPO AVERLI AIUTATI IN VESTE DI FRONTMAN NELLA CELEBRAZIONE DEL VENTICINQUESIMO ANNIVERSARIO DELL’USCITA DI “CLANDESTINE”, AVETE ALTRO IN PROGRAMMA INSIEME?
– Si è parlato di registrare nuova musica, ma sin dall’inizio ho detto loro che avrei partecipato solo ai due concerti per “Clandestine”. Spero davvero che possano trovare la persona giusta per loro, se mai decideranno di concretizzare quei piani.

COSA BOLLE IN PENTOLA PER SWEVEN, INVECE? SUONERETE MAI DAL VIVO, CORONAVIRUS PERMETTENDO?
– Voglio prima di tutto comporre nuova musica per un secondo album. Poi l’idea è di allargare la line-up e di pensare a tenere qualche concerto. Sperando ovviamente che nel frattempo la situazione migliori.

0 commenti
I commenti esprimono il punto di vista e le opinioni del proprio autore e non quelle dei membri dello staff di Metalitalia.com e dei moderatori eccetto i commenti inseriti dagli stessi. L'utente concorda di non inviare messaggi abusivi, osceni, diffamatori, di odio, minatori, sessuali o che possano in altro modo violare qualunque legge applicabile. Inserendo messaggi di questo tipo l'utente verrà immediatamente e permanentemente escluso. L'utente concorda che i moderatori di Metalitalia.com hanno il diritto di rimuovere, modificare, o chiudere argomenti qualora si ritenga necessario. La Redazione di Metalitalia.com invita ad un uso costruttivo dei commenti.