SYMBOLYC – Sofferenza Umana

Pubblicato il 07/04/2010 da

Eccoci di nuovo qui alla scoperta di qualche nuovo talento del nostro bel paese: questa volta è turno dei Symbolyc, estrosa formazione napoletana che ha da poco dato alle stampe il debutto “Engraved Flesh”. E’ il death metal il protagonista principale del suono dei campani che non disdegnano comunque incursioni in lidi prettamente thrash: senza perdere troppo tempo ad etichettare il genere proposto, “Engraved Flesh” è un album che, forte della sua aggressività ed intensità, mieterà senza grossi problemi numerose vittime. Ci siamo intrattenuti con Sossio “Sox” Aversana (chitarra) e Diego Laino (voce), che hanno risposto in maniera esaustiva ad ogni quesito che abbiamo posto e non si sono tirati indietro nel dire la loro sullo stato attuale della scena live italiana. Sicuri che non vi esimerete dall’ascoltare qualche sample sul loro MySpace, vi lasciamo all’intervista.

CIAO SOSSIO E DIEGO, BENVENUTI SU METALITALIA.COM. DOMANDA DI RITO PER LE BAND EMERGENTI: VI VA DI INTRODURRE I SYMBOLYC AI NOSTRI LETTORI?
Diego: “I Symbolyc sono una band death metal al cento per cento, una band che ha voluto fortemente virare su queste sonorità e su questo stile, seppur modificando le influenze stilistiche negli anni (come è giusto che sia per un gruppo agli esordi). Prendendo in esame il nostro esordio discografico, posso asserire che siamo una band né troppo moderna né troppo old, con riferimenti marcatamente thrash e diverse aperture melodiche. Il sound è comunque principalmente influenzato dal death europeo, in particolare quello polacco di Behemoth e Vader, con alcune delle parti cervellotiche dei Decapitated e passaggi mooolto marci di scuola floridiana. Per le vocals posso citare sicuramente Glenn Benton dei Deicide fine anni novanta in primis. Per farla breve, i Symbolyc sono una death metal band molto incazzata che vuole dire la sua nel panorama metal italico e non. Ascoltare per credere”.

COME TANTE BAND AVETE MOSSO I PRIMI PASSI PROPONENDO COVER DI BAND COME METALLICA E SEPULTURA: COME E QUANDO È NATA LA VOLONTÀ DI PROPORRE MUSICA PROPRIA E VIRARE VERSO COORDINATE PIÙ PROPRIAMENTE DEATH?
Sox: “Dopo un anno di cover è venuto quasi naturale iniziare ad approcciarsi a materiale personale, più che altro ci guardavamo intorno e vedevamo tanti ragazzi come noi avere progetti personali con musica e testi propri, e da quel momento abbiamo voluto metterci in gioco”.

PARTIAMO DAL TITOLO DELL’ALBUM: QUALE SIGNIFICATO ATTRIBUITE AD “ENGRAVED FLESH”? QUALI SONO LE TEMATICHE AFFRONTATE NEI TESTI DELL’ALBUM?
Diego: “‘Engraved Flesh’ nasce quasi come un concept album sulle sofferenze dell’uomo e sulla sua condizione di lotta interiore tra il bene e il male. I testi parlano proprio di questo, è una sorta di viaggio trascendentale tra le emozioni (perlopiù negative) dell’animo umano dove rabbia, paura, depressione, disperazione, follia, coscienza del fallimento, ma anche rivalsa, solitudine, insicurezza del futuro si alternano per guidare l’ascoltatore ‘entro i reami dell’umana consapevolezza’, se mi è concessa quest’autocitazione, dove l’uomo non ha più veli e mostra tutta la sua sofferenza senza il bisogno di mascherarla. Nella fattispecie il titolo significa ‘pelle incisa’, e l’incisione è quella che la vita giorno dopo giorno marca sulla nostra propria pelle”.

L’ALBUM ORMAI È DA TEMPO SUL MERCATO: QUALI RESPONSI AVETE OTTENUTO DA PUBBLICO E CRITICA? OLTRE CHE SUL TERRITORIO NAZIONALE COM’È STATO ACCOLTO ALL’ESTERO?
Diego: “L’album è stato autoprodotto l’anno scorso e ha avuto sicuramente un’esposizione limitata, perlopiù in Campania e ai live che abbiamo fatto tra la fine del 2008 e la metà del 2009. Poi è arrivato il contratto con My Kingdom Music che ha ristampato ‘Engraved Flesh’ nel mese di ottobre dell’anno scorso, quindi è presto per avere dei riscontri ben dettagliati. Sicuramente le recensioni raccolte in giro (tutte linkate sul nostro MySpace) sono state incoraggianti, sia in Italia che all’estero, e i primi dati di vendita ci hanno piuttosto sorpreso in positivo. L’album sta andando benone e non ci lamentiamo, ma vogliamo raggiungere degli step successivi e ci stiamo impegnando a fondo per poterlo fare”.

DAL 2003, ANNO DI FORMAZIONE DELLA BAND, AVETE PUBBLICATO DUE DEMO ED UN EP PRIMA DI ARRIVARE ALLA PUBBLICAZIONE DEL VOSTRO DEBUT: VI ANDREBBE DI CONDIVIDERE QUALCHE COMMENTO RIGUARDO LE VOSTRE PUBBLICAZIONI? MAGARI CON QUALCHE ANEDDOTO O RICORDO DELL’EPOCA…
Sox: “Il 2004, anno di pubblicazione di ‘Souls In The Dark’, è stato un periodo formidabile e carichissimo d’energia: vedere tra le mani questo primo prodotto creato da noi ci rendeva felicissimi. Tutto il periodo di costruzione dei pezzi, l’idea dell’artwork era tutto nuovo per noi e ci sentivamo al settimo cielo. Il periodo più brutto e incasinato è invece quello legato a ‘Wingless’: è stato dannato questo promo, abbiamo avuto diversi problemi con la line-up, non riuscivamo mai a beccare un cantante stabile, tanto che esistono due master del promo anche se poi in giro è stato pubblicato il secondo. Infine il periodo di ‘Within the Realms of Human Awareness’, che è strettamente legato all’uscita del debut, è stato un anno ricco di novità: prima di tutto concepire materiale per un album intero, entrare in uno studio più serio e prepararsi all’uscita di un lavoro di qualità. L’anno si è concluso con un cambio di line-up e l’entrata definitiva di Diego Laino alla voce: ora tutto va alla grande!”.

IMMAGINO CHE IL NOME DELLA BAND DERIVI DALL’ALBUM DEI DEATH: PERCHÉ AVETE SCELTO DI MODIFICARE SYMBOLIC IN SYMBOLYC? TROPPA CONCORRENZA O POSSIBILI AZIONI LEGALI?
Diego: “Volevo specificare che il nome non è un rimando ai Death, è nato da una serata alcolica, non spiaccicavamo una parola e da un discorso assurdo ci siamo ritrovati con questo nome. La scelta della doppia Y è nata invece dal fatto che ci siamo guardati intorno e notammo che esistevano già delle band con questo nome e puntavamo a qualcosa che potesse renderci unici”.

SIETE FINALMENTE ARRIVATI AL CONTRATTO CON UN’ETICHETTA: CHI HA FATTO IL PRIMO PASSO? COME VI SIETE MOSSI DOPO AVER PUBBLICATO IL VOSTRO LAVORO?
Diego: “Per quanto riguarda l’etichetta abbiamo avuto un tramite grazie a un nostro amico che ci ha assistito molte volte e che ci ha fatto da manager in diverse occasioni. Fissò un appuntamento con Francesco di MKM per fargli ascoltare il disco, e quest’ultimo decise subito di metterci sotto contratto. Iniziò così la nostra avventura con MKM, che speriamo possa essere ricca di soddisfazioni e di traguardi raggiunti”.

QUANTO INTERNET VI HA AIUTATI PER LA PROMOZIONE E DIFFUSIONE DEL MATERIALE? COME VI MUOVETE SUL FRONTE PROMOZIONALE?
Diego: “Internet è imprescindibile oggi come oggi per qualsiasi gruppo che si affaccia sulla musica suonata. Avere una pagina Myspace o Facebook è un aiuto veramente enorme, che secondo me va a sostituire il vecchio sito internet per velocità e immediatezza di esecuzione, ti permette di stare in contatto con le persone che ti seguono e con gli altri gruppi. Insomma, in una dimensione globale come quella della vita odierna, internet è il mezzo di comunicazione per eccellenza che ti permette di arrivare all’occhio e all’orecchio di migliaia di persone in tempi brevissimi”.

COME VI STATE MUOVENDO SUL FRONTE LIVE? C’È POSSIBILITÀ E LOCALI IN CUI ESIBIRVI NELLA VOSTRA ZONA?
Diego: “Guarda, nella nostra zona sono rimasti in pochi a organizzare metal e a tal proposito mi fregio (insieme a Sox e Umberto, un nostro grande amico) di far parte dell’unica organizzazione tutt’ora attiva per l’underground italico e campano, la Bloodlive events (www.myspace.com/bloodlivevents), con la quale organizziamo concerti con gruppi emergenti e non, con molta attenzione per i gruppi di Napoli e provincia e della Campania. Per quanto riguarda noi, abbiamo appena suonato al ‘Cold Night In Hell’, il festival organizzato da Trevor dei Sadist, che quest’ anno ha avuto come ospiti gli Obscura, e stiamo mettendo a punto le date per la nuova stagione e dovremmo essere presenti a molti festival italiani estivi. Speriamo di concretizzare il maggior numero di date possibili”.

AVETE CONDIVISO IL PALCO CON MOLTE BAND INTERNAZIONALI FAMOSE COME VADER, DISMEMBER ED U.D.O., OLTRE AD UN’INFINITÀ DI REALTÀ LOCALI: DI QUALE BAND AVETE I RICORDI MIGLIORI?
Sox: “Per quanto mi riguarda il ricordo migliore è legato all’ estate 2009 con l’ apertura dell’edizione dell’Agglutination: arrivare ad una simile realtà e aprire per i Vader, una delle mie band preferite, è stata un’emozione indescrivibile!”.

LASCIAMO DA PARTE LA DIMENSIONE DELLA BAND: COME GIUDICATE L’ORGANIZZAZIONE DEGLI EVENTI IN ITALIA? COSA FUNZIONA E NON FUNZIONA SECONDO VOI?
Diego: “In Italia il metal non è che vada alla grande, a mio parere. Per diversi anni da spettatore e negli ultimi anche da musicista ho vissuto molti concerti e, escluso il Gods of Metal, non ho visto delle grandissime realtà. Posso citare tra le migliori il ‘Total Metal Fest’, a cui nel 2009 ho presenziato con uno stand con un amico, organizzato veramente in maniera impeccabile, con cambi di palco rapidissimi, dei suoni più che decenti, band con le palle e tanta bella gente del sud a riempire il locale fino all’esterno. Funzionano tutte le associazioni, webzine, gruppi autogestiti che credono in quello che fanno nonostante le mode e i tempi che corrono, non funzionano le persone e le associazioni che fanno pagare i musicisti per suonare, e tutti quelli che fanno i fighi perché hanno potere decisionale: posso mandarli tutti a ‘fanculo? (fai pure!, ndR) Il metal è passione sangue e sudore, non sfruttamento e disinteresse: ehm, ho esagerato?”.

ESSERE PARTE DI UNA BAND OVVIAMENTE È UN IMPEGNO, OLTRE CHE UNA PASSIONE: QUANTO TEMPO OCCUPANO I SYMBOLYC NELLE VOSTRE VITE?
Sox: “Ora che le cose si sono fatte più serie, restando sempre con i piedi per terra ovviamente, possiamo dire che il 90% del tempo è dedicato alla band a 360°”.

RIMANENDO NELL’UNDERGROUND E GESTENDO AUTONOMAMENTE SPESE, INVESTIMENTI COME LA REALIZZAZIONE DI UN CD E MERCHANDISING, SI RIESCE QUANTOMENO AD ARRIVARE AD UN EQUILIBRIO TRA SPESE E GUADAGNI?
Diego: “Be’, di sicuro i primi anni di lavoro sono tutti a perdere. Credo che nessun gruppo italiano (anche quelli che fanno i fighi) possa dire di vivere di musica per i primi dieci anni di attività. Noi stiamo investendo tanto da diversi anni e siamo pronti a farlo ancora: da qualche mese arrivano i primi guadagni di merchandising e dischi venduti, ma la strada è ancora lunga per poter parlare di utili. Speriamo di poter fare sempre meglio”.

QUALI SARANNO I PROSSIMI PASSI DEI SYMBOLYC?
Sox: “Siamo già al lavoro, stiamo mettendo giù nuovi riff e nuove idee per il successore di ‘Engraved Flesh’: stiamo lavorando parecchio e abbiamo parecchie idee chiare sul da farsi”.

VI RINGRAZIAMO PER LA DISPONIBILITÀ: POTETE CONCLUDERE COME MEGLIO CREDETE.
Diego: “Innanzitutto grazie a voi per l’ occasione che ci avete concesso… è davvero un grande onore. Vogliamo concludere salutando tutte le persone a cui vogliamo bene e che ci vogliono bene, tutti coloro che ci seguono e supportano ricordando loro che sono sempre nei nostri cuori, e vogliamo invitare tutti coloro che non ci conoscono ancora e che hanno voglia di frantumarsi il collo a furia di headbanging a passare per il nostro Space (se comprate l’album è meglio… eh eh!) e ovviamente a venirci a vedere in giro per l’Italia nel 2010. See you all on stage!”.

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