TEMPLE OF VOID – Doom tutto muscoli

Pubblicato il 28/08/2017 da

Dopo avere ben impressionato con il debut album “Of Terror and the Supernatural”, i death-doom metaller statunitensi Temple Of Void hanno replicato con “Lords Of Death”, secondo full-length di recente pubblicazione che li ha visti sia affinare il songwriting, sia indurire le loro trame grazie ad un aumento della componente old school death metal. Oggi una sorta di via di mezzo fra Asphyx e primi Paradise Lost, i Nostri, facendo leva su una buonissima ispirazione e una continua voglia di mettersi in gioco, possono davvero ambire a compiacere tanto gli amanti delle sonorità mortifere più quadrate, quanto i fan di certe oscure nenie Anni ’90. Andiamo a conoscere meglio questa interessante realtà con il disponibile chitarrista Alex Awn, uno dei principali compositori del Tempio…

CHI SONO I TEMPLE OF VOID? SIETE IN ATTIVITA’ DA POCHI ANNI MA “LORDS OF DEATH” E’ GIA’ IL VOSTRO SECONDO FULL-LENGTH ALBUM. RACCONTACI COME E’ NATA LA BAND…
“I Temple Of Void sono composti dal sottoscritto, Alex Awn, alla chitarra, da Brent Satterly al basso, da Jason Pearce alla batteria, da Mike Erdody alla voce e dal nostro nuovo secondo chitarrista Don Durr. Il gruppo è nato nel 2013: ho conosciuto il nostro vecchio chitarrista Eric Blanchard mentre ero in palestra, l’ho invitato a sollevare pesi con me e abbiamo presto avviato un’amicizia basata sull’esercizio fisico e sul metal. All’epoca eravamo entrambi coinvolti in altre band, ma ci siamo detti subito che, appena avremmo avuto tempo, avremmo provato a suonare insieme. Qualche mese dopo abbiamo finalmente dato il via al progetto, accordandoci con altri amici per suonare musica pesante e lenta. Il piano era di suonare death-doom, ma non abbiamo avuto le idee chiare su che stile adottare esattamente sino a quando non abbiamo iniziato a provare regolarmente. Una volta trovato il nostro sound, abbiamo registrato un demo e lo abbiamo ripubblicato tramite un paio di etichette europee; poi è stata la volta di un album e adesso siamo al secondo. Tra queste uscite siamo anche riusciti a suonare dal vivo nel Midwest e sulla East Coast degli States”.

PROVENITE DA DETROIT: COME DESCRIVERESTE LA SCENA DEATH E DOOM DELLA ZONA? VI SENTITE INFLUENZATI DAL LUOGO IN CUI VIVETE?
“La scena metal underground qui è piccola ma dura a morire. La zona metropolitana di Detroit è assai vasta, ma in proporzione alla grandezza della città la nostra scena può dirsi minuscola. Intendiamoci, se vai a vedere i Cannibal Corpse probabilmente il locale sarà da mille posti, ma un gruppo come gli Undergang attira al massimo cento persone. Detto questo, trovo che la qualità media delle nostre band non sia niente male. Vi è un bel mix di gruppi dallo stile tradizionale come White Magician e Demon Bitch, black metal band come Isenblast e Sauron, e death metal band come Perversion e Centenary. Il thrash è rappresentato dai Nuke, ma non bisogna dimenticare gli Acid Witch, ad oggi il gruppo più popolare dell’underground di Detroit. In generale vi è una bella atmosfera, tanta gente si dà da fare per organizzare show e supportare il movimento, soprattutto sul versante classic metal e old school death metal. La città poi ci ispira parecchio: Detroit vive da anni nel degrado e i suoi abitanti sono abituati a darsi man forte. Le avversità partoriscono sentimenti come innovazione e perseveranza. Venire da qui ti porta subito a sviluppare un’attitudine forte e un grande attaccamento ai valori underground. Siamo persone testarde e determinate. Detroit fa uscire quasi esclusivamente musica dura, sia essa techno, rap, rock o metal”.

NEL 2014 AVETE PUBBLICATO IL DEBUT ALBUM “OF TERROR AND THE SUPERNATURAL”, IL QUALE HA RACCOLTO MOLTI COMMENTI POSITIVI. COME VEDI QUEL DISCO OGGI?
“‘Of Terror…’ ha superato tutte le nostre aspettative. Ovviamente a noi piaceva molto, ma non puoi mai sapere come la gente reagirà ad un tuo disco. Abbiamo adottato una politica dei piccoli passi: inizialmente è uscito in CD per una piccola label tedesca, poi un nostro amico di Detroit lo ha stampato in vinile. Infine, un anno dopo, la Shadow Kingdom Records lo ha ristampato in CD e cassetta. Avevamo lavorato bene in sede di promozione all’epoca del demo e il disco ci ha fatto raggiungere un livello ancora superiore. Siamo orgogliosi del fatto che sia piaciuto a tanta gente. Penso che uno dei principali motivi sia la sua efficace miscela di death e puro doom metal: offre sia riff da headbanging, sia melodie malinconiche. Grazie a questo compromesso è riuscito a mettere d’accordo tanta gente. Si parla spesso di ‘atmosfera’ e credo che quell’elemento non manchi al nostro primo album. Approcciamo ogni lavoro come una raccolta di storie brevi: puoi vederli come un’antologia dell’orrore. Persino l’artwork è stato licenziato da Bruce Pennington: venne originariamente utilizzato per un’antologia di Lovecraft. Insomma, sono molto soddisfatto del disco e dei risultati che ha ottenuto. Oggi migliorerei solo il mixaggio per dare più risalto alla batteria”.

IL NUOVO “LORDS OF DEATH” E’ INVECE UN ALBUM PIU’ AGGRESSIVO E INTENSO. COME SPIEGHI QUESTO INDURIMENTO?
“Suonando live abbiamo imparato presto che certe canzoni suonavano meglio di altre. Dopo i primi show abbiamo iniziato ad estromettere dalla scaletta i pezzi più lenti e melodici per dare spazio a quelli più energici e death metal. Quando è giunto il momento di scrivere il secondo album, ci siamo ricordati della resa live e abbiamo fatto sì che il materiale fosse più vivace e aggressivo. Si tratta sempre di un album death-doom record, ma l’influenza degli Asphyx è più netta questa volta. Siamo ansiosi di suonare questi brani in concerto. Un’altra ragione per cui l’album suona più potente è perchè io ho composto più riff: Eric ha portato molta della melodia del debut album, ma per questa nuova opera non ha contribuito granchè. Tutti, in ogni caso, volevamo comporre canzoni che dal vivo opprimessero il pubblico e questo è ciò che abbiamo fatto”.

IN EFFETTI L’INFLUENZA DEGLI ASPHYX E’ DAVVERO EVIDENTE IN ALCUNI PASSAGGI. IN PASSATO INVECE SI TENDEVA AD ACCOSTARVI SOPRATTUTTO A PRIMI PARADISE LOST E HOODED MENACE…
“Hai perfettamente ragione. Durante la stesura del nuovo disco abbiamo spesso usato ‘Asphyx Riff 1’ o ‘Asphyx Riff 2’ per descrivere certi momenti, mentre quando abbiamo fondato il gruppo i Paradise Lost erano in cima alla mie fonti di ispirazione. Anzi, a ben vedere, tutti noi volevamo omaggiare il vecchio doom britannico e la scuola Peaceville. Questo è uno stile dal quale non vorrei mai staccarmi completamente. I Katatonia sono un’altra band a cui penso spesso, ma non credo che ci abbiano influenzato tanto quanto i Paradise Lost. Comunque, quando si è trattato di comporre ‘Lords Of Death’, mi sono ritrovato spesso ad ascoltare classici come Deicide, Morbid Angel e Cannibal Corpse: le mie playlist per la palestra erano piene di tipico old school death metal americano e queste sonorità sono presto finite nel nostro songwriting. In ogni caso, ascoltiamo tantissima musica: amiamo riscoprire i classici, ma siamo pure sempre alla ricerca di nuove realtà. E’ difficile spiegare tutte le nostre influenze. Ad esempio, nonostante il nostro stile sia profondamente diverso dal loro, posso dirti che ‘Burn My Eyes’ dei Machine Head è un album che fra di noi utilizziamo spesso per descrivere il tipo di riff o di struttura che abbiamo in mente. Non mi importa se certi personaggi lo reputeranno poco ‘cool’: siamo un gruppo di trentenni e quarantenni e la musica che ascoltavamo a metà anni Novanta ha ancora una certa rilevanza nel nostro modo di concepire un brano”.

TROVATE DIFFICILE COMPORRE NUOVA MUSICA MUOVENDOVI IN QUESTO GENERE? C’E’ SEMPRE IL RISCHIO DI ASSOMIGLIARE TROPPO A QUALCUNO…
“Componiamo con la massima disinvoltura e non tolleriamo scorciatoie e riempitivi. Come dicevo, non siamo più giovanissimi e ormai sappiamo quali siano i nostri punti di forza come musicisti e come individui. Siamo un gruppo death-doom e a nostro avviso vi è tantissimo da esplorare nella commistione fra questi due generi. Non abbiamo paura di provare nuovi spunti e per adesso ci sentiamo molto ispirati. Inoltre l’arrivo di Don ci ha fatto davvero bene: è un ottimo chitarrista, sono anni che amo il suo modo di comporre riff. Non vedo l’ora di lavorare a nuova musica assieme a lui”.

COSA DISTINGUE UN’OTTIMA DEATH-DOOM METAL BAND DA UNA NELLA MEDIA, SECONDO TE?
“Le canzoni memorabili. Poche band in questo genere sono realmente in grado di comporre canzoni capaci di restare in testa. Non si tratta soltanto di suonare lenti o heavy, ma anche di creare qualcosa che la gente riesca a ricordare lasciandosi coinvolgere”.

COME VEDI LO STATO DI SALUTE DI QUESTO GENERE? PENSI CHE UNA BAND COME I TEMPLE OF VOID ABBIA PIU’ POSSIBILITA’ DI “AVERE SUCCESSO” OGGI RISPETTO AD ALCUNI ANNI FA? DOPO TUTTO, UN GRUPPO COME I PALLBEARER STA SCALANDO LE CLASSIFICHE, MENTRE VECCHI MAESTRI COME PARADISE LOST E MY DYING BRIDE SONO DI NUOVO MOLTO POPOLARI…
“Non saprei dirti. Forse vi è più interesse attorno a questo stile o a determinate band, ma in generale credo che vi sia voglia di musica estrema ma memorizzabile, qualcosa che anche noi cerchiamo di proporre. Il mercato è saturo di nuove uscite, veniamo inondati da questa enorme offerta, tutto è estremo in un modo o nell’altro; noi facciamo del nostro meglio per proporre brani death-doom semplici e catchy: non mettiamo troppi riff per canzone e non utilizziamo effetti speciali. Penso che molta gente abbia voglia di musica con questa attitudine, indipendentemente dalla popolarità del death metal o del doom”.

SICCOME LA VOSTRA MUSICA SI PONE SPESSO A META’ STRADA FRA DEATH E DOOM, PENSO CHE VI CAPITI SPESSO DI RICEVERE OFFERTE PER SUONARE IN CARTELLONI TENDENTI ALL’UNO O ALL’ALTRO STILE. AVETE QUALCOSA IN PROGRAMMA PER I PROSSIMI TEMPI? QUANTO E’ IMPORTANTE ESIBIRVI PER VOI?
“Suono in questa band con l’obiettivo di portare la nostra musica sul palco. Non lo farei altrimenti. Sono diventato padre circa un anno fa e negli ultimi tempi non abbiamo suonato spesso, ma per noi la dimensione live resta assai importante. Abbiamo suonato al pre-show del Maryland Deathfest assieme ai Ruinous ed è stato fantastico. Ci piace rendere ogni show un piccolo evento, quindi non siamo costantemente là fuori, ma presto ci impegneremo per promuovere questo nuovo album. Abbiamo in mente di arrivare in Europa nel 2018 e credo proprio che questo sogno si avvererà”.

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