TESSERACT – Di nuovo in pista

Pubblicato il 01/06/2018 da

Non sembra esserci più alcun dubbio sulla qualità della musica proposta dai Tesseract, ancora una volta usciti vittoriosi da un buon album come “Sonder”, capace di integrare le varie intenzioni della band intraprese nel corso di questi anni e metterle in un organismo vitale ed efficace. Dietro al nuovo lavoro degli inglesi si nascondono le tematiche centrali della discografia di Acle Kahney, come quelle dell’annichilimento umano nei confronti dei sistemi globali di potere e di robotizzazione dell’individuo. In particolare qui abbiamo avuto modo di approfondire il discorso con James Monteith, brillante estro chitarristico della band, ma di poche parole.

 

PARTENDO DALL’INIZIO DI QUESTO NUOVO “SONDER”: IL TUTTO È NATO DA UN’IDEA O UN CONCEPT CHE C’ERA GIA’ PRIMA DELLE PARTITURE O È AVVENUTO IL CONTRARIO? 
– La musica che sentite è fatta di idea che si sono arricchite nel corso degli ultimi due anni. La maggior parte delle canzoni esisteva prima che il concept si fosse sviluppato. Ad ogni modo il concept si è modificato quando le canzoni si stavano modificato ed ecco perché c’è sinergia tra i due aspetti.

PER QUANTO SEMBRA DI PRIMO AVVISO LE IDEE TEMATICHE PRINCIPALI SONO QUELLE RICORRENTI NEL VOSTRO BACKGROUND LIRICO: INSIGNIFICANZA, SOLITUDINE, MONDO CONTEMPORANEO DOMINATO DA UOMINI POTENTI (“THE KINGS ARE ALL TOTALITARIAN AND CARNIVORE”) E LA CONDIZIONE UMANA DIPENDENTE DA QUESTO SCHIACCIAMENTO.
– Il tema globale di “Sonder” è la realizzazione che tutti intorno a te hanno una vita così interessante, dettagliata e complessa come la tua. Fondamentalmente si tratta di un messaggio dedicato al non essere concentrato solo su di sé.

“SONDER” E’ MOLTO DIVERSO NEL SUO FLUIRE, CON ALCUNI MOMENTI ED INTERLUDI E ALCUNI SPRAZZI DI GROWLING, SENZA CHE PERO’ SI SVILUPPI IN UNA LUNGA DURATA. AD ESEMPIO LE PARTI DI GROWL SONO ALLA SECONDA E ALLA PENULTIMA CANZONE. FANNO PARTE DI UN’INTENZIONE VERA E PROPRIA DI STRUTTURARE UN PERCORSO DI QUESTI 36 MINUTI?
– È venuto fuori semplicemente così… C’erano altre idee a cui stavamo lavorando, ma ha funzionato semplicemente con queste otto tracce.

LA COLLABORAZIONE CON IL SOUND ENGENEER AIDEN O’BRIEN È DIVENUTA PARTICOLARMENTE PRODUTTIVA. COME PENSI CHE IL SUO CONTRIBUTO POSSA AVER CAMBIATO IL SOUND DELLA BAND RISPETTO A “POLARIS”?
– “Polaris” era più che altro un rimettersi ancora su un furgoncino dopo che Dan si è riunito con noi, e “Sonder” è invece noi che calchiamo di nuovo la strada. “Polaris” era inoltre basato sulle canzoni, mentre “Sonder” è più concettuale, e molte tracce si immergono nelle successive, come una corrente.  In tutta onestà penso che sia stata una parte di passaggio da dove eravamo verso dove andremo d’ora in avanti. Il grande lavoro e l’immersione di Aiden ha contribuito a inserire molta atmosfera e un vibe generale.

COSA NE PENSI INVECE DEL REVIVAL DEL SOUND VINTAGE DI QUESTI ANNI? ANCHE E SOPRATTUTTO NELLA MUSICA PROGRESSIVe..
– Penso sia una cosa figa… Siamo in un periodo in cui molta della musica suona processata e precisa, dunque il sound classico può suonare rinfrescante.

HAI MAI SENTITO L’IMPULSO – O SOLO LO SPIRITO – DI APPROCCIARTI A “SONDER” IN UN MODO ATTRAVERSO CUI I FAN AVREBBERO POTUTO RICORDARE I PRIMI ALBUM? QUALCOSA CHE, PER ESEMPIO, SI ERA UN PO’ PERSA IN “POLARIS”. SEMBRA CHE QUI CI SIA EFFETTIVAMENTE UNA VOLONTÀ DI FARE UN RIEPILOGO DEI VOSTRI STILI, SENZA NATURALMENTE DIMENTICARE DI EVOLVERSI.
– Non è stata nostra intenzione, l’album è venuto fuori naturalmente con tutti gli elementi che volevamo includere in quel momento. Molti hanno detto che è un ritorno ad alcuni dei nostri vecchi sound, ed è figo che molti fan di vecchia data possano veramente pensarla così.

COSA PENSI SIA – O DOVREBBE ESSERE – LA MUSICA PROGRESSIVE OGGI?
– La musica progressive è tutta la musica che supera barriere e continua a sperimentare. Penso sia importante per tutti i generi musicali continuare a fare questo, almeno per essere interessanti e progredire in avanti.

COSA NE PENSI INVECE DELLA MUSICA INDIE (COME GENERE)? HA INFLUENZA SU DI VOI? SEMBRA CHE MOLTI (BRAVI) ARTISTI INGLESI SI POSSANO RITROVARE TRA LE RIGHE DEI VOSTRI NUOVI BRANI. 
– L’indie è una delle poche scene che non seguo. La trovo estremamente noiosa e parte di una moda temporanea. Mi piace la musica pop. Ma forse proprio perché non la comprendo!

E SUL POST-ROCK? ARPEGGI, PATTERN CANONICI E CRESCENDO?
– Adoro il post-rock. C’è una band nuova in UK che si chiamano Coldbones, sono tipo gli Explosions In The Sky, Mogwai, etc. Questo genere è stata una grande influenza sul mio crescere come persona e musicista perché ho trovato una freschezza di approccio negli arrangiamenti e nelle dinamiche.

QUESTA È PER I FAN PIÙ ATTENTI AL LATO TECNICO-MUSICALE: QUALE E’ LA CANZONE CHE SECONDO VOI È PIÙ COMPLESSA SOTTO QUESTO PIANO NEL VOSTRO REPERTORIO. O ANCORA DI PIÙ: IL PASSAGGIO PIÙ DIFFICILE.
– Ehm, nessuno nel nostro set live! “Eden” è complessa da fare giusta, ed ecco perché è un po’ che non la suoniamo live. Pensiamo comunque di rivisitarla un giorno.

COME VEDI I TESSERACT NEL PROSSIMO FUTURO? QUALCOSA GIA’ IN MENTE?
– Muoversi sempre in avanti e fare qualcosa di diverso con ogni album.

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