Abbiamo raggiunto, per una piacevole intervista, Giovanni Valentino, il chitarrista, cantante e fondatore degli Apulian Blues Foundation: veramente disponibile come pochi, loquace e soprattutto ben disposto a svelarci ogni piccolo segreto della sua creatura, di certo unica nel suo genere e di assoluto interesse, come ampiamente segnalato in sede di recensione.
Come già si evince dal nome del gruppo, questi musicisti pugliesi si pongono come obiettivo il non facile compito di fondere il blues primigenio del Mississippi con lo stoner-doom degli ultimi decenni, lasciando però al contempo la porta aperta a ogni tipo di influenza e contaminazione.
Psichedelia, sludge, punk rock, ecco alcune delle ulteriori coordinate stilistiche che caratterizzano l’album di debutto della band, che, oltre a colpire e intrattenere l’ascoltatore, lascia intravedere anche i possibili risvolti che questo suono potrà assumere nel futuro, che ci auguriamo sia luminoso, come di certo meritano questi appassionati musicisti del nostro meridione.
CIAO E BENVENUTI! “TRADITIONAL SONGS OF LIFE, DEATH AND REBIRTH” È UN ALBUM COMPOSITO, POTRESTE RIASSUMERCI BREVEMENTE LA GENESI DELLE OTTO CANZONI CHE LO COMPONGONO?
– Ciao e grazie a voi di Metalitalia per questa intervista! L’idea alla base di tutto l’album è, continuando sulla scia del nostro primo EP, divulgare il blues delle origini, strappandolo dalla sua dimensione acustica e rurale, modernizzandolo ed unendolo con tempi dilatati e distorsioni massicce, ispirandoci alle sonorità stoner-doom che, a nostro avviso, già contengono quella formula ‘drone’ tipica del blues.
Ciò che più ci interessava era riuscire a rendere il connubio tra il sacro, attingendo dalla tradizione degli spiritual della cultura afroamericana di inizio Novecento, ed il profano, ispirandoci alle sonorità delle band stoner che più ci hanno influenzato, in una lotta tra ricerca salvifica di redenzione e consapevolezza che siamo tutti condannati a questa esistenza e che non vi è salvezza e redenzione da poter trovare.
RITENETE DI AVER TROVATO NELLA COMMISTIONE DI BLUES E STONER, CHE DEFINITE ‘DELTA STONER’, LA VOSTRA VIA DEFINITIVA? C’È SPAZIO PER UN’EVOLUZIONE NEL VOSTRO SUONO? SE SÌ, IN QUALE MODO?
– Certamente cerchiamo di fare della commistione tra questi due generi il nostro marchio di fabbrica, ma teniamo le porte aperte ad ogni tipo di influenza. Ultimamente, ad esempio, stiamo sperimentando con sonorità più ‘aperte’ e psichedeliche, cercando di non fossilizzarci all’interno di un’unica modalità espressiva. Crediamo che rinchiudersi da soli in una scatola che ci si è creati sia il primo chiodo nella bara per una band.
QUANTA PESO DATE AL MESSAGGIO VEICOLATO DAI TESTI? LO RITENETE CENTRALE O SECONDARIO NELL’ECONOMIA DI UN PEZZO MUSICALE?
– Questo è un punto molto interessante. Se c’è qualcosa che il blues delle origini ci insegna è che non c’è niente di più potente di un uomo con la sua chitarra e la sua voce che grida la sua disperazione contro il mondo intero.
Non neghiamo però la difficoltà di rapportarci ad una lingua che non è la nostra lingua madre e che oltretutto, nel caso del blues, si siano sviluppati un linguaggio e degli stilemi ormai consolidati e definiti, essendo ben consci che questi stessi stilemi rischiano di diventare spesso dei cliché in cui è molto facile cadere.
Diciamo quindi che consideriamo il testo di un brano come parte integrante del messaggio che si vuole veicolare e cerchiamo di approcciarci alla sua stesura con rispetto della tradizione, ma concedendoci qualche libertà espressiva.
OLTRE AL DELTA BLUES E ALLO STONER ANNI NOVANTA C’È QUALCHE ALTRA PARTICOLARE INFLUENZA NELLA VOSTRA MUSICA CHE VI SENTITE DI SEGNALARE?
– Senza dubbio tra le influenze che cerchiamo di riportare all’interno della band rientrano lo sludge, il grunge, l’alternative rock ed il punk rock, ma menzione d’onore va alla prima vera e propria ondata di musica rock sviluppatasi tra Inghilterra e Stati Uniti tra la seconda metà degli anni ‘60 ed i primi anni ‘70, comprensiva quindi del garage rock, come del beat, del revival blues che stava avendo luogo in quegli anni tra UK e USA, della prima ondata di gruppi britannici proto-heavy metal e del southern rock americano.
COSA VI ISPIRA MAGGIORMENTE NELLA VOSTRA CARRIERA DI MUSICISTI? QUALI OBIETTIVI VI PONETE DI FRONTE? COSA VI PIACE DI PIÙ E COSA MENO DI QUEST’ATTIVITÀ?
– La musica è un linguaggio universale e ciò che maggiormente ci spinge ad andare avanti è la volontà di riuscire a comunicare ciò che abbiamo da dire e cercare di trasmettere emozioni all’ascoltatore. Proprio per questo motivo il nostro obiettivo principale è riuscire a girare il più possibile, far arrivare la nostra musica a più gente possibile e perché no, riuscire magari a calcare palchi sempre più importanti, attinenti ai nostri generi di riferimento. Dall’altro lato però bisogna spesso scontrarsi con una mentalità provinciale, soprattutto, ahinoi, nel nostro Bel Paese, che considera la musica come mero intrattenimento consumistico e che non le attribuisce la giusta rilevanza artistica.
IL TERRITORIO IN CUI SIETE NATI E VIVETE INFLUENZA IN QUALCHE MANIERA LA VOSTRA MUSICA? IN CHE MODO?
– Siamo gente del Sud, e la nostra terra, ma soprattutto la gente che la anima, hanno avuto ed hanno tuttora un’influenza fondamentale nello scolpire le persone che siamo e di conseguenza la nostra visione del mondo e della musica. Non ci stancheremo mai di ripetere che la nostra sensibilità mediterranea è alla base del nostro progetto, sia dal punto di vista della sua genesi che nel nostro approccio.
Ci teniamo inoltre a specificare che probabilmente non saremmo qui se la nostra terra non avesse un panorama musicale underground incredibile, con una storia ed esponenti di tutto rispetto, che ci hanno formati da quando ci siamo avvicinati alla musica ed ai quali dobbiamo tutto. Cogliamo quindi l’occasione per levarci il cappello in segno di rispetto davanti a tutti coloro che hanno spinto e continuano a spingere la musica underground nel nostro territorio con passione e ‘cazzimma’, come si dice qui da noi.
QUALI SONO I VOSTRI RAPPORTI CON LA SCENA MUSICALE NAZIONALE? VI SENTITE INTEGRATI IN ESSA O PIUTTOSTO UNA REALTÀ A PARTE?
– Come dicevamo nella risposta precedente, grazie alla passione, all’impegno ed alla dedizione di diverse realtà del nostro territorio, tra band, collettivi ed organizzatori di eventi, la Puglia è una regione dove moltissime band ed artisti di tutto il panorama nazionale hanno trovato e trovano un luogo accogliente ed un pubblico molto caldo. Ciò ci ha dato modo di confrontarci e rapportarci sul palco con molte realtà diverse dalla nostra.
Inoltre, possiamo aggiungere, anche con una nota di orgoglio se ce lo permettete, di notare una buona risposta da parte del pubblico quando ci capita di varcare i confini della nostra regione e del Sud Italia. Quindi senza divagare troppo possiamo affermare che ci sentiamo perfettamente integrati.
COME È INIZIATO QUESTO VOSTRO SODALIZIO MUSICALE? POTRESTE CONDURCI ALL’ORIGINE DEGLI APULIAN BLUES FOUNDATION?
– La band è nata da una mia idea (Giovanni Valentino, voce e chitarra, ndr), che con una prima formazione registrai nel 2015 il primo EP “Vol. 1”. Da lì in poi si sono susseguiti moltissimi cambi di formazione che, è inutile negarlo, hanno dato una battuta d’arresto al progetto in termini di pubblicazioni, che però non ha mai interrotto l’attività live.
Con l’arrivo di Marco, il bassista, nel 2017, la band trova finalmente un nuovo membro stabile e l’arrivo di Cosimo alla batteria permette la registrazione del nostro full-length. Poco dopo la registrazione però Cosimo lascia la band per motivi personali lasciando il posto a Cipo che è il nostro attuale batterista.
SECONDO IL GRANDE COMPOSITORE AUSTRIACO GUSTAV MAHLER “TRADIZIONE È CUSTODIRE IL FUOCO, NON ADORARE LE CENERI”: VI TROVATE D’ACCORDO CON QUESTA AFFERMAZIONE? RITENERE SIA APPLICABILE AL VOSTRO APPROCCIO PECULIARE AL BLUES?
– Wow, grazie mille davvero per questa citazione che faremo sicuramente nostra in futuro, poiché pensiamo ci rappresenti perfettamente!
Uno degli obiettivi della band è sempre stato cercare di scimmiottare, passateci il termine, il meno possibile i grandi del passato, ma cercare piuttosto una propria identità nel rispetto della tradizione, mantenendone viva la fiamma.
Il mondo non ha bisogno di qualcuno che imiti pedissequamente Robert Johnson, Stevie Ray Vaughan, Clapton o Page. Loro sono e saranno per sempre unici ed ogni tentativo di emularli ai nostri occhi risulta triste, stantio ed un po’ svilente. Crediamo invece che trovare una propria vena espressiva e cercare di dire qualcosa nel proprio modo sia un’operazione molto più interessante e rispettosa, artisticamente parlando.
COME SONO I VOSTRI LIVE? COME LI DESCRIVERESTE A QUALCUNO CHE NON HA MAI ASSISTITO A UN VOSTRO CONCERTO?
– La componente live è per noi fondamentale. The Apulian Blues Foundation nasce con l’intento di essere una live band ed ogni brano viene composto sempre tenendo a mente la dimensione del live.
I nostri concerti sono caratterizzati da volumi importanti, presenza di full-stack, se la venue lo consente, e di grande intensità scenica, emotiva e di performance.
La più grande ispirazione da questo punto di vista e faro da seguire per chi vi scrive sono, parlando di influenze, The Who, che è stata, a mio avviso, a mani basse la più grande live band di tutti i tempi. Ovviamente non ci paragoneremmo mai a mostri sacri come loro – ed il nostro budget non ci consente la distruzione sistematica della strumentazione (risate, ndr) – ma diciamo che ci impegniamo il più possibile a mantenere viva quell’attitudine energica, scapestrata, ‘in your face’ e senza compromessi, tipica del rock‘n’roll.
QUALI SARANNO I VOSTRO PROSSIMI IMPEGNI? POTETE SVELARCI QUALCOSA SUL FUTURO PROSSIMO DEGLI APULIAN BLUES FOUNDATION?
– Al momento stiamo promuovendo il nostro nuovo album, “Traditional Songs About Life, Death and Rebirth”, che è disponibile su Bandcamp e sarà disponibile su tutte le piattaforme di streaming dal 26/11/2025 (l’intervista è stata raccolta nel periodo antecedente, ndr), e progettando i prossimi live ed un prossimo tour; quindi invitiamo tutti a seguirci per rimanere aggiornati e a non esitare a contattarci se ciò che sentite vi piace. Siamo inoltre già al lavoro per la stesura di nuovo materiale per il nostro prossimo disco.




