“Sombre Gates” é il secondo album degli svedesi The Cold Existence, act sotto contratto con l’italiana Kolony Records. Il lavoro senza dubbio non é di quelli che rimarrà negli annali del metal, ma comunque ci mostra una band in grado di intessere melodie interessanti su di una struttura prettamente death black. Punto di riferimento imprescindibile dei nostri sono i Dissection, come ammette apertamente anche il leader Jan Sallander. Questa somiglianzaa però non toglie fascino alla proposta degli svedesi, che rimane convincente e divertente quanto basta. Con Jan in questa intervista parliamo della band, del nuovo album e dei vari retroscena che stanno dietro alla fase compositiva ed esecutiva, senza dimenticare di spendere una parola in ricordo di Jon Nödtveidt.

“Grazie amico, esaudirò subito la tua richiesta (ride, ndR). Tanto tempo fa, nel 1998, nella lontana terra di Svezia e più precisamente nella cittadina di Stenungsund, tre amici suonavano in due differenti band, gli old school death thrasher Devour ed i melodic deathster Cold. Io facevo parte di questi ultimi e quando alcuni vecchi membri mollarono chiamai gli altri due amici e ribattezzai la band The Cold Existence. Attualmente la line up è la seguente: Joakim Antonsson alla batteria, Thomas backelin alla chitarra solista, Robert Persson all’altra chitarra ed io, che sono Jan Sallander, al basso ed alla voce”.
DI COSA TRATTANO LE VOSTRE CANZONI? COSA VOLETE ESPRIMERE CON LA VOSTRA PROPOSTA MUSICALE?
“Gli argomenti sono molteplici, dai conflitti interni alle relazioni interpersonali, guerra, corruzione, richieste di aiuto, rabbia ed odio. La cosa più importante é quello che i testi rappresentano per te che li leggi e come ti relazionerai con essi. Amo le tematiche post-apocalittiche in quanto rappresentano uno specchio di come potrebbero andare le cose se non cambiamo il nostro stile di vita. Dobbiamo capire che la storia tende a ripetersi, quindi dobbiamo affrontare questa cosa e far seguire l’azione alle parole. La conoscenza è potere, ma non bisogna abusarne”.
COSA CI DICI RIGUARDO AL SONGWRITING?
“Per prima cosa butto giù le basi per la batteria e cerco di pensare come dovrebbero suonare dall’inizio alla fine. Poi improvviso alcuni riff con la chitarra in modo da poter poi selezionare quelli che meglio si legano con le ritmiche. A volte mi ci vogliono delle ore, altre volte dei giorni interi. Addirittura settimane se non trovo subito il giusto mood”.
COME SI SONO SVOLTE LE REGISTRAZIONI DI “SOMBRE GATES”?
“Abbiamo registrato agli Underground con Pelle Seather, un ragazzo magnifico che ha già registrato ottimi album con altrettanto ottime band. Per il mastering ci siamo rivolti al mago Andy La Rocque”.
COME SI E’ EVOLUTO IL VOSTRO SOUND DAGLI INIZI AD OGGI?
“Il sound è diventato più aggressivo, duro, più energico: si potrebbe descrivere come una botta nei coglioni data con un martello da guerra!”.
QUALI SONO LE BAND CHE VI HANNO MAGGIORMENTE ISPIRATO?
“I primi nomi che mi vengono in mente sono At The Gates, Dissection, Behemoth ed Hypocrisy”.
HAI GIUSTAMENTE CITATO I DISSECTION: COME HAI REAGITO QUANDO HAI SAPUTO DEL SUICIDIO DI JON NÖDTVEIDT?
“Generalmente non mi piace la gente che sceglie di suicidarsi, è un atto troppo triste. Certo, nel caso di Jon é stata una grave perdita per il death svedese, ma lui ha fatto la sua scelta senza rimorsi e la gente deve rispettare questa scelta. Ti dirò che la cosa non mi ha particolarmente sorpreso, dato che conoscevo il suo modo di pensare”.
CHE ASPETTATIVE AVETE PER “SOMBRE GATES”?
“‘Sombre Gates’ otterrà i risultati che merita, cioè una maggiore attenzione del pubblico rispetto al nostro esordio ‘The Essence’. Speriamo di raggiungere un numero di persone maggiore che non in passato, quindi se già ci conoscete fateci un po’ di promozione”.
AVETE UN NUOVO CONTRATTO CON L’ITALIANA KOLONY: SIETE SODDISFATTI DEL LORO LAVORO?
“Sì, siamo estremamente soddisfatti; hanno fatto tutto quello che c’era di fattibile per farci lavorare al meglio ed in più il dialogo con loro è sempre semplice e costruttivo, quindi ringraziamo tantissimo la Kolony per tutto il supporto che ci dà”.
DURANTE GLI ANNI AVETE CAMBIATO SPESSO LINE UP: COME MAI? E’ STATA SEMPRE UNA MOSSA NECESSARIA?
“Sì, è sempre stata una cosa necessaria, anche se non è mai stato semplice. Avere una band è come avere una relazione. I cambi di line up si spiegano così: le persone cambiano, le situazioni cambiano ed alcuni membri non avevano la volontà di sacrificarsi per mandare avanti la band. Altre volte è successo che qualcuno non era più interessato a suonare. Certa gente trova divertente suonare in garage, senza guardare se fai progressi ed evolvi come musicista, quindi suona per anni solo per divertimento. Quando abbiamo ottenuto un contratto discografico e le cose sono diventate serie, alcuni si sono tirati indietro, il tutto era diventato troppo grande per loro. Per me la band non è solo divertimento, è vita, è la volontà di avere qualcosa in cui credere”.
THOMAS BACKELIN HA SUONATO NEI LORD BELIAL: QUESTO VI HA CREATO PROBLEMI A LIVELLO ORGANIZZATIVO?
“In passato no di certo ed ora meno che mai, dato che i Lord belial si sono sciolti. Thomas ha suonato in una grande band ed è quindi un bene averlo con noi; personalmente ne sono molto orgoglioso”.
ORA CHE AVETE PUBBLICATO L’ALBUM QUALI SONO I VOSTRI PIANI PER IL FUTURO?
“Al momento sto lavorando su del nuovo materiale per il prossimo album; presto Thomas ed io proveremo a comporre qualcosa insieme, quindi si preannunciano tempi interessanti. Abbiamo in programma anche qualche concerto, come ad esempio il Rock City Open Air in Romania. Non vogliamo affrettare le cose, ci prendiamo tutto il tempo che ci serve”.
COME TI SEMBRA LA SCENA METAL DI OGGIGIORNO? C’E’ QUALCOSA CHE CAMBIERESTI O CHE MIGLIORERESTI?
“Vedo che ci sono tantissime band sulla scena; molte sono valide, altre meno. La maggior parte di questi gruppi non raggiungerà i propri obiettivi, anche se hanno del talento ed hanno lottato duro per sopravvivere. Molto dipende dalla fortuna e dai contatti che si hanno. Qui da noi in Scandinavia dieci o quindici anni fa era tutto più semplice ed i contratti fioccavano se suonavi black metal, uccidevi caproni e ti conciavi come un procione malvagio. Mi sento solo di dire ai giovani là fuori che non bisogna mai smettere di lottare per difendere ciò in cui credete!”.
