THE LURKING FEAR – Il nero dell’anima

Pubblicato il 10/09/2017 da

Anche quando il rientro sulle scene del suo gruppo più famoso sembra ormai alle porte (gli At The Gates stanno completando i lavori sul loro atteso nuovo album), Tomas Lindberg non manca di farsi segnalare come un musicista particolarmente attivo e prolifico. I The Lurking Fear, recentemente arrivati all’esordio discografico con “Out of the Voiceless Grave”, sono l’ennesimo gruppo a vedere protagonista il noto cantante svedese: qui accompagnato da amici come Dread (Tormented, Edge Of Sanity, Disfear), Jonas Stålhammar (Bombs Of Hades, God Macabre), Adrian Erlandsson (At The Gates, The Haunted) e Fredrik Wallenberg (Skitsystem), Lindberg dà sfogo alla sua passione per il più marcio e tenebroso death metal di derivazione tardo ottantiana, chiamando in causa influenze che vanno dai primi Slayer ad Autopsy e Possessed. Abbiamo parlato dell’inizio di questa nuova avventura proprio con il diretto interessato in una breve chiacchierata su Skype…

COME SONO NATI I THE LURKING FEAR? RACCONTACI LA GENESI DI QUESTO TUO NUOVO PROGETTO…
– Prima di tutto, ci tengo a sottolineare come i The Lurking Fear siano una vera e propria band e non un semplice progetto parallelo. Non siamo nemmeno una cosiddetta ‘all star band’, come ho letto da qualche parte: siamo cinque musicisti che si sono ritrovati per suonare death metal nella maniera più spontanea possibile, senza alcuna intenzione di capitalizzare sulle mode del momento o sulla reputazione dei nostri gruppi principali. Siamo un gruppo nato per passione, un gruppo formato da cinque amici, ma anche un gruppo che ambisce a fare sul serio e ad offrire qualcosa di significativo.

COME VEDI I THE LURKING FEAR NELLA SCENA DEATH METAL ODIERNA? CHE COSA AVETE DA OFFRIRE RISPETTO AD ALTRE BAND DI QUESTO GENERE?
– Siamo entrati in contatto con questo genere musicale ormai trent’anni fa e lo suoniamo praticamente da allora, tuttavia non siamo una di quelle band forzatamente rètro che puoi sentire oggigiorno. Abbiamo cercato di non assomigliare a nessuna delle nostre vecchie formazioni e, al tempo stesso, di non ridurci ad una sorta di cover band di Autopsy o Entombed. Puoi chiaramente sentire quali siano le nostre influenze, ma credo che i vari stilemi siano stati assemblati in maniera personale, cercando di evitare dei canovacci ormai triti. D’altro canto, non siamo neppure un gruppo moderno: non amiamo le produzioni troppo fredde e digitali, nè quei tecnicismi in voga fra certe nuove leve. Penso che i The Lurking Fear si stiano ritagliando una loro nicchia: il tocco dei musicisti è inconfondibile e la mia voce è anch’essa piuttosto riconoscibile. Credo che questo album sia un buon punto di partenza per la creazione di qualcosa di ancora più personale.

SIETE TUTTI ATTIVI IN ALTRE DEATH METAL BAND: PERCHE’ NON AVETE OPTATO PER UN ALTRO GENERE QUANDO AVETE DECISO DI SUONARE INSIEME?
– Perchè amiamo il death metal. Queste sonorità sono nel nostro cuore da sempre e non ci stancheremo mai di proporle. Personalmente ho provato a cimentarmi in altri stili nella mia carriera: pensa ai The Great Deceiver, un gruppo più vicino alla scena hardcore e a quella industrial, ad esempio. Tuttavia, il death metal è il genere musicale che più amo e quello in cui mi trovo più a mio agio. Come ti dicevo, con gli altri ragazzi abbiamo deciso di suonarlo evitando di ricalcare formule simili a quelle di altri nostri gruppi: i The Lurking Fear infatti puntano molto sull’atmosfera, vi è una componente macabra che non puoi rintracciare in nessun’altra delle nostre formazioni. Abbiamo lavorato molto su questo aspetto.

GIUDICANDO DAI TITOLI, SEMBRA CHE TU ABBIA ADOTTATO UN APPROCCIO PIU’ MALVAGIO PER QUANTO RIGUARDA I TESTI. ALMENO RISPETTO AGLI AT THE GATES…
– I testi dei The Lurking Fear sono simili a quelli degli At The Gates per quanto riguarda la ricercatezza di certi termini: non amo scrivere testi molto diretti, preferisco lasciare qualcosa di astratto qua e là. Detto questo, la fonte di ispirazione è diversa: per questo album mi sono lasciato ispirare da un autore come Lovecraft, così come dalle sensazioni che le nostre melodie mi hanno provocato. Ho cercato di scrivere qualcosa di più disturbante e lugubre del solito, per dare un giusto complemento alla musica.

“OUT OF THE VOICELESS GRAVE” ESCE PER CENTURY MEDIA RECORDS: PENSI CHE UN GRUPPO COME IL VOSTRO SAREBBE RIUSCITO AD ESORDIRE DIRETTAMENTE PER UN’ETICHETTA TANTO IMPORTANTE SENZA LA PRESENZA DI PERSONALITA’ COME LA TUA?
– Non posso negare che il fatto di essere dei veterani di questa scena e di fare parte di realtà importanti ci abbia aiutato, ma, come ti dicevo, i The Lurking Fear non vogliono assolutamente porsi come una ‘super band’. Chi ci conosce sa che siamo persone umili e che hanno realmente a cuore queste sonorità e il circuito underground. Una casa discografica come la Century Media può senza dubbio fare la differenza su aspetti come la promozione e la distribuzione, ma la nostra fame e la nostra attitudine sono quelle di qualsiasi band emergente.

AVETE GIA’ TENUTO UN PAIO DI CONCERTI IN SVEZIA E IN ESTATE AVETE PROGRAMMATO DATE IN EUROPA CENTRALE. COS’ALTRO AVETE IN MENTE PER IL PROSSIMO FUTURO?
– Cercheremo di suonare live il più possibile, anche se tutti noi abbiamo vari impegni. Questa è musica che va suonata dal vivo e noi, come ti dicevo, ci sentiamo una vera band: non abbiamo intenzione di restare una meteora che opera solo in studio.

PENSI CHE PROPORRETE DELLE COVER PER ALLUNGARE LA VOSTRA SCALETTA?
– Non puntiamo a suonare subito da headliner, quindi il materiale originale che abbiamo a disposizione dovrebbe essere sufficiente a coprire un buon set. Non abbiamo pensato a delle cover, ma, se dovessimo optare per qualcosa di simile, di certo non andremmo a pescare dal repertorio delle nostre band. Credo che al massimo proveremmo ad omaggiare una delle nostre influenze.

E’ DIFFICILE NON FARTI UNA DOMANDA SUGLI AT THE GATES: COSA BOLLE IN PENTOLA IN QUEL DI GOTHENBURG?
– Il nuovo album sta prendendo forma e verrà sicuramente pubblicato nel 2018. Come sai, questa volta Anders non è della partita: i brani sono stati composti da Jonas e da Martin e per questo motivo credo che stilisticamente sarà un po’ diverso da “At War with Reality”. Non amo lasciare molte anticipazioni, ma sono convinto al 100% della bontà del materiale che abbiamo in lavorazione.

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