THE OFFERING – Hai visto l’elefante?

Pubblicato il 08/01/2023 da

Una domanda forse banale; sicuramente strana. Ma se entrerete nel mondo dei The Offering, e nell’ultimo loro album, “Seeing The Elephant”, potrete trovare una risposta al quesito o, più probabile, vi troverete di fronte ad una serie di riflessioni personali (e non), in grado di farvi sbarellare a livelli massimi. Metal o non metal? E che genere specifico? Qual è la proposta del quartetto statunitense, alle prese con una società americana sempre più allo sbando, contraddistinta da problemi decennali, acuiti ulteriormente dopo le proteste razziali esplose a Portland nel 2020? Del nuovo disco e di tutto il corollario che ha portato alla sua stesura ne abbiamo parlato con Nishad George, primo colpevole di questo ammasso sonoro ed esplosivo di emozioni ed Alex Richici, voce della personalissima critica a firma The Offering. Buona lettura!

RAGAZZI, BENVENUTI TRA LE PAGINE DI METALITALIA.COM. E ALLORA, QUALCHE SETTIMANA FA (l’intervista si è svolta a fine novembre, ndr) AVETE DATO ALLE STAMPE IL VOSTRO NUOVO “SEEING THE ELEPHANT”, DAVVERO ESPLOSIVO COME SOTTOLINEATO NELLA NOSTRA RECENSIONE. PRIME IMPRESSIONI DA PARTE VOSTRA? CONTENTI? SODDISFATTI?
Nishad: – Personalmente non so se arriverò mai al punto di essere pienamente soddisfatto. L’obiettivo è quello di migliorare, di pensare a come le cose possono andar meglio; sempre. E questo, me ne rendo conto, è una sorta di trappola perché poi ti trovi a parlare con persone, come te, che dicono cose carine nei confronti del disco; ciò significa che abbiamo lavorato bene, no? E’ stato comunque interessante vedere, leggere ed osservare la risposta della gente ai nostri primi singoli, ai testi delle varie canzoni, all’album. Quello che mi fa più piacere comunque è sentire che il motore si è nuovamente messo in moto e vedere persone che hanno preso il disco nelle loro mani, discutendo del nostro operato; è stato bello ricominciare dopo quello che abbiamo vissuto negli ultimi tre anni.

Alex: – Diciamo che è un album super polarizzante: ci sono coloro che lo adorano davvero, mentre altri si sono sentiti talmente offesi da ritenerlo pessimo; é davvero strano eh! Da parte nostra, ti assicuro che non avevamo progettato una cosa simile.

IL VOSTRO PRIMO ALBUM “HOME” AVEVA RACCOLTO PARECCHI CONSENSI POSITIVI; UNA VERA BOMBA, SORPRENDENTE. FORSE ALCUNI SI ASPETTAVANO UNA SORTA DI CONTINUUM DI QUEL DISCO. POSSIAMO DIRE CHE SONO RIMASTI UN PO SPIAZZATI? DA QUI L’EFFETTO POLARIZZANTE A CUI AVETE FATTO RIFERIMENTO?
Nishad: – Abbiamo sicuramente fatto incazzare quelle persone: e credo che il tutto sia nato soprattutto da quel polo di metallari incalliti, orgogliosi di certe sonorità dalle quali non ci si può discostare. Da qui l’effetto polarizzante. Qualcuno per “Home” ha parlato persino di power metal, per cui penso che alcuni dei nostri fan speravano in un altro album simile. ma non è questo il nostro percorso, il nostro pensiero; non è la nostra specialità.

A PROPOSITO, GIUSTO PER COMPLICARE ULTERIORMENTE LE COSE O, SE VOLETE, METTERE LE COSE IN CHIARO: QUAL E’, SE ESISTE, IL GENERE CHE PROPONETE?
Alex: – Metal, solo metal! Sono consapevole che un genere ben preciso porta con sé una determinata risposta emotiva ed è appunto per questa ragione che andiamo a toccare più versanti sonori così da cercare di far capire il nostro punto di vista. Per cui sì, suoniamo ogni tipo di metal.

CREDO SI TRATTI ANCHE DI UNA QUESTIONE DI SICUREZZA: SE RIESCO AD ETICHETTARTI, RIESCO A FARE MIA LA MUSICA, TI RICONOSCO E POSSO QUINDI DECIDERE SE APPREZZARTI O MENO. LA VOSTRA PROPOSTA INVECE RENDE LE COSE PIU’ DIFFICILI E QUINDI UN ASCOLTATORE HA BISOGNO DI PIU’ TEMPO PER INQUADRARVI O COMUNQUE PER PERCORRERE IL BINARIO CHE PIU’ SI AVVICINA ALLA VOSTRA MUSICA.
Nishad: – Oh certo, mi fa piacere che tu abbia avuto difficoltà; significa che abbiamo fatto le cose per bene e che, soprattutto, non siamo una band paragonabile ad un’altra oppure etichettabile in un genere o in un sottogenere ben preciso. Ultimamente, infatti, pur di catalogare un gruppo si è andata a creare una vastità di sottogeneri infinita, così da poterli incasellare con ordine.

VENIAMO QUINDI A “SEEING THE ELEPHANT” UNO DEGLI ELEMENTI CHE CI HA SUBITO COLPITO E’ SICURAMENTE LA SUA COPERTINA. IN SEDE DI RECENSIONE ABBIAMO PARLATO DI COME OGNI COLORE DELL’ELEFANTE RAPPRESENTA UN’EMOZIONE DIVERSA CHE PROVI ASCOLTANDO I VARI PEZZI. POTETE DIRCI QUALCOSA DI PIU’ IN MERITO ALLA COVER E AL TITOLO STESSO DEL VOSTRO DISCO?
Alex: – Dunque, partiamo dal titolo: “Seeing The Elephant” è una tipica frase americana usata durante la Guerra Civile e stava ad indicare il primo approccio dei soldati con il combattimento. “Vedere l’elefante” tuttavia può avere anche più significati, legati in qualche modo alle esperienze che ognuno di noi vive quotidianamente, imparando lezioni difficili da superare, che ti segnano, ma che ti danno modo di poterle affrontare con più determinazione in futuro.

Nishad: – Per quanto riguarda la parte artistica, partiamo dal fatto che, dopo aver avuto a disposizione tutti i titoli delle canzoni, abbiamo scelto proprio “Seeing The Elephant” per dare il nome definitivo all’album; ci siamo innamorati di questo pezzo. Un brano che rimanda alla vicenda dell’elefantessa indiana Mary: si tratta di una vecchia storia americana di elefanti da circo secondo la quale Mary uccise accidentalmente uno spettatore durante lo spettacolo. Un episodio che segnò la vita della povera elefantessa la quale venne impiccata davanti all’intera città, radunata appositamente per assistere al triste epilogo. Avremmo voluto utilizzare l’immagine relativa alla storia ma non volevamo rischiare di incappare in eventuali problemi di copyright, e così abbiamo contattato Taylor Adam, superbo artista digitale il quale ha realizzato un’opera che semplicemente adoro. Hai detto che hai sentito un’emozione diversa in base al colore rappresentato? Beh era uno degli obiettivi che ci eravamo prefissati: quell’elefante sembra minaccioso, contemplativo, in cui i colori possono dominarsi l’un l’altro così da smuovere l’intero spettro emotivo.

ESATTO, E POI QUEGLI OCCHI CHE SEMBRANO DUE FARI PUNTATI VERSO LA TUA PERSONALITA’, VESTITI DA GIUDICE. A PROPOSITO, CHI E’ L’ELEFANTE DEI NOSTRI GIORNI?
Alex: – Non c’è una domanda di riserva? (Ride e riflette, ndr) Fammi pensare… Penso che abbia molti significati ed è comunque il simbolo migliore per scatenare tutta quella serie di emozioni di cui parlavi.

PARLANDO SEMPRE DELLA TITLE-TRACK, POSTA IN QUELLA POSIZIONE, VA A CREARE UNA SORTA DI BREAK, DI SPEZZARE L’ALBUM IN DUE PARTI. DI COSA PARLA ESATTAMENTE IL PEZZO?
Alex: – I testi dei vari pezzi sono stati scritti durante le proteste avvenute nel 2020 a Portland, Oregon. Nel corso del lockdown infatti, gli Stati Uniti hanno avuto una sorta di resa dei conti con i diritti civili, in particolare con il movimento Black Lives Matter. Gli scontri si sono sempre più inaspriti, soprattutto durante quei cento giorni dove purtroppo la violenza è aumentata notevolmente. E quella canzone rappresenta il linguaggio di quel momento: è stato brutale e alla fine pure un ragazzo è stato linciato a Portland, motivo per cui l’ultima riga del brano è così pungente: “They came with guns, and all their games, they stained their badges, hide their names, and through the clouds, amongst the crowd, a black man’s lynched in vain“.

LA SCORSA SETTIMANA HO AVUTO MODO DI VEDERE IL VIDEO DEL SINGOLO “MY HEROINE”: L’HO TROVATO MOLTO PARTICOLARI E RICCO DI SIMBOLI. POTETE DIRCI QUALCOSA DI PIU’ IN MERITO?
Nishad: – Penso che sia uno dei testi più colorati che Alex abbia scritto nell’intero album: ci sono molte metafore ed è ricco, come hai detto, di immagini. Abbiamo cercato di presentare diversi temi, dal passato al moderno, dall’horror al grottesco. Anche in questo caso ci sono parecchie emozioni scatenanti mentre la canzone prosegue; l’obbiettivo era appunto quello di abbinare il simbolismo alle parole contenute nel testo della canzone.

UNA DOMANDA PER ALEX: RISPETTO A “HOME” LA TUA VOCE E’ MIGLIORATA ULTERIORMENTE, SOPRATUTTO DAL PUNTO DI VISTA DELLA VERSATILITA’. HAI LAVORATO IN MODO DIVERSO SU DI ESSA IN QUESTI TRE ANNI OPPURE E’ LA NORMALE EVOLUZIONE DELLE COSE?
Alex: – Sai, non credo che la mia voce sia cambiata molto. Da parte mia cerco sempre di dare il massimo e di raggiungere la piena totalità con quanto offre la parte strumentale di una canzone e quindi se in un punto è meglio andare di ‘scream’ cerco di fare il meglio possibile con questo specifico timbro, altrimenti, se devo dare maggiore atmosfera e pathos, vedo di modellare la voce in tal senso. Devo dire che in “Seeing The Elephant”, Nish mi ha dato molta libertà in tal senso e credo che il grande cambiamento dell’album sia proprio questo continuo spaziare, sia sul piano strumentale sia, appunto, su quello vocale. Da qui il discorso che abbiamo affrontato in precedenza, relativamente al genere, o al non-genere che i The Offering propongono.

UN SOUND PARTICOLARE QUINDI, A TRATTI DAVVERO SPIAZZANTE: DA DOVE NASCE QUESTO MIX?
Nishad: – Beh è il risultato di un lavoro di gruppo. Personalmente, non faccio uso di droghe o robe simili, il mio cervello è abbastanza lineare e quindi tutto ciò che ascolti arriva direttamente dalla mia vita, fatta di esperienze e riflette esattamente questo mio viaggio. Sono di origini indiane ma cresciuto negli Stati Uniti, ho frequentato una scuola di matrice cristiana ma non sono cristiano: ho vissuto una serie di piccole esperienze che per forza di cose hanno contraddistinto la mia crescita, anche dal punto di vista musicale. Non sono mai stato in grado di ascoltare una band perché era alla moda, o troppo legato ad un genere particolare, thrash, punk o altro. Ho ascoltato di tutto, questo sì, ma ripeto, non sono mai stato ancorato ad un gruppo specifico; e questo si è riflettuto anche sull’utilizzo dello strumento che suona dentro la mia testa; ascolto cosa mi dice e lo traslo in musica. Ho sempre avuto questa libertà da quando ho iniziato a suonare la chitarra, volendo fare semplicemente musica. E fortunatamente, ho una band di ragazzi fantastici ed un cantante, come Alex, con il quale potresti praticamente cantare qualsiasi cosa. È fantastico, sono fortunato anzi, super fortunato.

TORNIAMO UN ATTIMO AI TESTI DELLE CANZONI: UNO DEI TEMI PRINCIPALI E’ SICURAMENTE QUELLO DELLA SOCIETA’ AMERICANA, VERSO LA QUALE PUNTATE IL DITO IN PIU’ DI UN’OCCASIONE.
Alex: – Durante il lockdown, molte persone hanno avuto il tempo di guardarsi intorno e vedere…

Nishad: – L’elefante?

Alex: – Sì, esatto, l’elefante, la cultura americana: vivo in una città che è diventata un punto centrale del tumulto politico del 2020. Quindi è stato facile, per me, camminare per strada e vedere tutti i problemi che l’America ha a livello nazionale: dai senzatetto alla tossicodipendenza, dai Black Lives Matter alle cariche della polizia sino alla corruzione generale. Voglio dire, è stato facile come lanciare un sasso e colpire qualcuno in testa!

UN DISCO IN CUI TROVIAMO BRANI DA CUI TRASUDANO ANCHE DIVERSI SPUNTI PERSONALI, INTIMI; NON E’ VERO NISHAD (l’album è stato completato una settimana prima che sua padre morisse, ndr)?
Nishad: – Mi sono arreso al fatto che non potevo controllare il mondo e ho affrontato questo nuovo lavoro con la mia band nel miglior modo possibile. Abbiamo finito l’album una settimana prima che mio padre se ne andasse, non prima però che potesse ascoltarlo. Mi ha detto che era il miglior album che avesse mai sentito da me.

ULTIMA DOMANDA: COME PROCEDE LA PROMOZIONE DI “SEEING THE ELEPHANT”?
Nishad: – Stiamo cercando di pianificare un tour per l’inizio del nuovo anno negli Stati Uniti e valutando di allargare il discorso anche in Europa, magari a metà o a fine del 2023; sarebbe davvero bello se riuscissimo a portare a termine un programma simile. Diciamo che in questo momento stiamo lavorando molto di più su lato online delle cose, cercando nuove collaborazioni così da dare maggior visibilità all’album.

0 commenti
I commenti esprimono il punto di vista e le opinioni del proprio autore e non quelle dei membri dello staff di Metalitalia.com e dei moderatori eccetto i commenti inseriti dagli stessi. L'utente concorda di non inviare messaggi abusivi, osceni, diffamatori, di odio, minatori, sessuali o che possano in altro modo violare qualunque legge applicabile. Inserendo messaggi di questo tipo l'utente verrà immediatamente e permanentemente escluso. L'utente concorda che i moderatori di Metalitalia.com hanno il diritto di rimuovere, modificare, o chiudere argomenti qualora si ritenga necessario. La Redazione di Metalitalia.com invita ad un uso costruttivo dei commenti.