THE PINEAPPLE THIEF – A fresh new beginning

Pubblicato il 17/04/2019 da

La nuova era digitale ha sicuramente cambiato i rapporti. Quelli tra le persone, certamente. Questo è il tema del nuovo “Dissolution“, un altro bel lavoro per una delle formazioni progressive rock più in forma degli ultimi tempi. Ma questa nuova era ha anche cambiato i rapporti la musica stessa, il modo in cui la si concepisce e la si fruisce. In compagnia del leader Bruce Soord, a qualche giorno dall’esibizione in Santeria, Milano (report qui), abbiamo avuto modo di scambiare due chiacchere per comprendere quella che pare essere una nuova era per la band. L’innesto in pianta stabile di Gavin Harrison, sia come musicista che come compositore, ha infatti posto nuove carte sul tavolo per la formazione inglese. 

PARTIAMO DEL TITOLO DEL NUOVO LAVORO: “DISSOLUTION”. SI TRATTA DI CHIMICA, PRINCIPALMENTE, MA L’USO METAFORICO CHE NE FACCIAMO DIVENTA IL PRINCIPALE SIGNIFICATO, DICO BENE? 
– Quando ho scritto l’album – circa due anni fa – le cose nel mondo stavano diventando un po’ strane, diciamo. Le connessioni del social network, l’elezione di Trump, le fake news, e poi ancora le news sulla gente depressa che si fa del male: tutto ciò mi ha fatto riflettere molto sulle relazioni tra me e le persone che ho intorno e che ho avuto intorno nella mia vita. Nel mondo – comunque meraviglioso – in cui viviamo ciò che c’era di normale mi sembra si stia dissolvendo. Mi sembra tutto stia cambiando per sempre, attraverso questo mondo sempre iper-connesso. Questo è il tema dell’album. Voglio dire: parliamo di relazioni, di vita, di socialità e di come questo mondo in cui viviamo oggi abbia reso difficile tutta semplicità.

A PROPOSITO DI CONNESSIONI, C’E’ UNA CANZONE, LA MIA PREFERITA DEL DISCO, “SHED A LIGHT”, CHE CONTIENE UNO DEI MESSAGGI PIU’ IMPORTANTI IN QUESTO SENSO: ESSERE UN ESEMPIO PER GLI ALTRI, CONDIVIDERE UNA LUCE CHE SIA D’AIUTO.
– C’è un verso in questa canzone e anche in “Threatening War” che è stato scritto in questo senso. Voglio dire: certamente bisogna condividere un esempio di bontà e sincerità. Forse è solo un modo per ricordare a me stesso di smetterla di dire che questo mondo fa schifo e cercare della positività. Essere insieme come esseri umani, condividere la vita.

COME “DISSOLUTION” SI DIFFERENZIA, A TUO PARERE, DA “MAGNOLIA” O DA “YOUR WILDERNESS”? È COME SE CI FOSSE UN LATO PIU’ OSCURO ED AMARO, A MIO PARERE.
– Si, penso che “Magnolia” fosse più pop, a dire la verità. Anche il lavoro del precedente batterista era più rock rispetto a quello che, per esempio, fa Gavin (Harrison, ndr). Quando finimmo quel disco avvertimmo che era un album più rock e probabilmente ci siamo sentiti di fare qualcosa di diverso. Gavin ha avuto una grande influenza nel percorso. “Your Wilderness” è l’undicesimo album e avere avuto un nuovo input così forte è stato importante per noi. Movimentare le cose, ecco. Negli ultimi quattro anni, quindi, direi che il suo intervento sia stato decisivo. Naturalmente ci siamo trovati, a livello compositivo, sulla stessa linea d’onda ed è per questo che c’è questa ottima chimica tra noi. In “Your Wilderness” lui era ancora un session-musician ma ha comunque contribuito con delle idee. Qui, invece, Gavin era con noi fin dall’inizio e la sua partecipazione effettiva è stata sicuramente ancora maggiore ed importante. Questo ha portato le canzoni ad essere quello che sono diventate. Per quanto riguarda il lato più oscuro di cui parli, non penso sia stata una vera e propria scelta voluta. Un modo naturale di come si sono evolute.

SI, INFATTI VOLEVO PROPRIO CHIEDERTI IN CHE MODO IL CONTRIBUTO DI GAVIN HARRISON ABBIA INFLUENZATO LE COSE… E IN QUESTO SENSO: PUO’ “DISSOLUTION” RAPPRESENTARE UNA VERA E PROPRIA ERA DEI PINEAPPLE THIEF?
– Penso proprio di sì. Già con Gavin stiamo già parlando di cosa faremo nei prossimi anni e credo si stia già parlando in termini che si protraggono nel tempo. Quindi direi che è un’ottima cosa questa. Per me lui, come songwriter, ha messo il pezzo del puzzle che mancava. Nella band avere lui come batterista – che è uno dei migliori del mondo – e come compositore in maniera creativa è una cosa di possiamo andare fieri. Stiamo scrivendo canzoni per il prossimo album. Quindi, si, è un’era diversa per la band. Dal 1999 ad oggi posso dire che tutto questo è come un nuovo inizio (a fresh new beginning, ndr).

PARLANDO DI NUOVO INIZIO VOLEVO RACCONTARTI UN ANEDDOTO. POCHI ANNI FA, A MILANO, ERANO IN POCHI A SENTIRVI IN QUELLA DATA, E ORA C’È UN SOLD-OUT AL SANTERIA, NELLA STESSA CITTA’ E SOLAMENTE UN PAIO D’ANNI DOPO. CHE “DISSOLUTION” POSSA QUINDI ANCHE ESSERE CONSIDERATO ANCHE COME “AGGREGATION” IN QUESTO SENSO?
– Grande. Si. Era qualche anno fa, me lo ricordo. Sono contento tu ci fossi. Ci saranno state trenta/quaranta persone. Tornare indietro e sapere che ci saranno così tante persone mi fa stare davvero bene. E, naturalmente, mi fa ben sperare.

IO TI HO DETTO LA MIA. QUALE È INVECE LA TUA PREFERITA?
– Mi piace molto suonare “Threatening War” e “Shed A Light”, che in realtà abbiamo appena provato nel sound-check. Penso che però a Gavin piaccia un sacco “White Mist”: sai, un pezzo lungo e complesso. Mi fa ridere perché è difficile per lui e lo vedo sempre affaticarsi per farla venire bene. “Shed A Light” ha un momento intenso sempre, perché è intima e quando le luci vengono su di me al concerto è sempre una cosa emozionante. Almeno, per me, durante il set.

COSA PENSI LA MUSICA PROGRESSIVE DOVREBBE RAPPRESENTARE OGGI, IN UNO SCHEMA MUSICALE PIÙ AMPIO?
– Domanda difficile. Dire ‘progressive’ vuol dire un sacco di cose: è un genere che copre numerose influenze. Pensa al progressive-metal: non puoi paragonarci a quello che fanno Dream Theater o Tesseract, ad esempio. Potremmo, ad esempio, noi stessi, figurare in un magazine di progressive rock senza problemi. Quindi, come puoi capire, è piuttosto difficile parlarne a livello generale. Però, secondo me, il progressive rock dovrebbe essere contaminazione e sperimentazione: prendere dal rock e fare quello che ti pare. Canzoni lunghe, strutture più complesse e cose di questo genere. È comunque importante ricordarsi che una canzone deve essere d’impatto, deve avere la giusta melodia, il chorus che colpisce. Una canzone deve comunque emozionare e dire qualcosa, non importa se è complessa o meno. Per me e i Pineapple Thief è quindi un privilegio poterci associare oggi a questo tipo di progressive. C’è ancora tanto da dire, stando sempre attenti a non essere considerati solo musicisti super-tecnici, ma buoni compositori di musica.

PARLANDO DEI SEVENTIES INVECE: SO CHE AMI MOLTO I SUPERTRAMP, I CAMEL, ETC… MA VOLEVO CHIEDERTI COSA INVECE TI INTERESSA OGGI NELLA MUSICA CONTEMPORANEA?
– Anche qui è molto difficile. Cerco di stare un po’ staccato dagli ascolti di musica contemporanea per non esserne troppo influenzato. E comunque nella band abbiamo tutti gusti molto vari: Steve (Kitch, tastierista, ndr) è molto sull’elettronica, John (Sykes, basso, ndr) sul jazz, Gavin è un batterista jazz ma ascolta un sacco di rock. Io seguo un sacco il catalogo Kscope, Inside Out e questo filone di progressive. Mi piace un sacco Beck e il suo pop di qualità. Principalmente ascolto musica dove c’è la chitarra che ricopre un ruolo importante. Mi piace cogliere gli aspetti di sperimentazione per quello strumento.

COME PENSI CHE LE NUOVE PIATTAFORME ABBIANO CAMBIATO IL MODO IN CUI COMPONI E PRODUCI MUSICA?
– Per quanto mi riguarda compongo ancora nella formula di album. Credo anche che nel mondo del progressive questa cosa possa ancora funzionare. Ho però due gemelli di dodici anni e per loro è diverso. Non parlano in termini di album, parlano in termini di canzoni. Nulla è veramente collegato in termini di connessioni, tematiche, etc. Personalmente, comunque, non ci penso troppo. Questa cosa dello streaming ha completamente cambiato le cose, certamente. Il cambiamento chiave è che si è modificato l’assetto di come le band possono vivere di musica, bisogna puntare sui concerti, sul merchandise, su altre cose. Una cosa che ho sempre detestato, ad esempio, è vendere i VIP ticket, però ad un certo punto devi pensare alle finanze e ti devi ricredere su molte cose se vuoi che la band prosegua a fare quello che artisticamente vuole fare. Se le persone capissero quanto è complesso organizzare concerti e tour e tutto il resto capirebbero. Non posso comunque lamentarmi di nulla, per quanto mi riguarda. E posso ritenermi fortunato, sia come musicista che come membro di una band.

CI PUOI DIRE QUALCOSA SUI FUTURI PIANI DELLA BAND DUNQUE?
– Penso che faremo un tour negli Stati Uniti, per la prima volta. Lì sarà piuttosto complesso, per quello che ti ho detto poco fa, almeno. Gavin sta iniziando a scrivere nuova musica con noi quindi siamo piuttosto occupati con un sacco di roba.

 

 

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